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Gli italiani
abbandonati di Tacuarembó (Uruguay)
Tra la radio internet e la ricerca di un contatto con la capitale che
non arriva
Marta Martinez Ambrosini,
segretaria del Circolo Italiano di Tacuarembó,
ci ha inviato: "... questa intervista che è stata pubblicata sul
Giornale "Gente d`Italia -Edizione Sudamerica… Cronache degli italiani
dal mondo ..." L'intervista-denuncia di Marta è stata rilasciata a
Federica Manzitti - Gente d’Italia e successivamente ripresa da altre
testate -
(PiLi)
TACUAREMBO (1 febbraio)
Per fortuna che c’è la rete. La provincia interna uruguyana, dove
risiedono tanti italodiscendenti recupera un contatto con il centro
delle attività istituzionali e culturali: Montevideo e il suo Comites,
il suo Consolato, le sue associazioni, solo grazie ad internet, e su
internet rilancia la propria identità.
“Loro qui non vengono - racconta Marta Martinez Ambrosini,
segretaria del Circolo Italiano di Tacuarembó - ci chiamano solo
quando hanno bisogno dei nostri voti e l’ultimo ambasciatore che abbiamo
visto era Egone Ratzenberger, più di dieci anni fa”. Tacuarembó
non ha più un console onorario da anni. I suoi italiani “che sono circa
un centinaio” devono far riferimento a Melo la cittadina a quasi 200
kilometri di distanza verso il confine brasiliano. Lì c’è la viceconsole
onoraria Beatrice Bellini, ma raggiungere la città è complicato e
mettersi in contatto con il Consolato di Montevideo non è semplice,
nonostante il servizio di posta elettronica attivato.
Per la verità Tacurembó ha potuto conoscere di
persona alcuni degli ultimi Consoli italiani come Palcido Vigo prima e
Michel Pala poi. Si attende la visita della nuova Console da poco
arrivata in Uruguay. Nel frattempo a titolo puramente volontario, “per
amore dell’Italia”, fa da punto di riferimento per gli italiani della
zona (una decina quelli nati nel Belpaese, circa 80 le famiglie iscritte
al Circolo italiano locale) la signora Martinez Ambrosini, professoressa
e segretaria che con internet e con un po’ di lavoro riesce a accorciare
le distanze tra la campagna e la città. La signora, che parla
perfettamente italiano ed è discendente di una famiglia di Varese da
domani, sabato 2 febbraio, lancerà nello spazio virtuale anche la
trasmissione radiofonica “Italia en Armonia” che da 16 anni conduce
sulla stazione Armonia FM (
www.radiotacuarembo.com
). E’ la sua attività di conduttrice radiofonica a farne un punto di
riferimento per la collettività locale. La trasmissione, che ha anche
vinto un premio per il giornalismo, dura un’ora ed è un appuntamento
fisso del sabato mattina per la stazione FM Armonia.
Un’ora di musica italiana, pescata dalla discoteca
personale, della tradizione e delle nuove generazioni - “...perché
voglio accontentare gli ascoltatori che hanno gusti ed esigenze diverse,
oggi è più facile con internet dare informazioni su
e dall’Italia. Anche quelle di servizio, sulle leggi, le normative , i
regolamenti e tutto quanto può essere utile a chi debba rivolgersi agli
uffici consolari. Insomma se non un ufficio in modulazione di frequenza,
per lo meno una bussola per chi vive in questa parte della profonda
campagna uruguayana".
“Ricordo una signora che viveva in una fattoria molto isolata
della zona - racconta - e che un giorno si è presentata in
radio. Voleva a tutti i costi parlare con me prima di andare a
Montevideo per richiedere il riconoscimento della cittadinanza. Aveva
bisogno di capire come funziona e voleva assolutamente che l’aiutassi.
Mi ha fatto molto piacere anche se ho dovute spiegarle che io non ho
nessun titolo ufficiale per potermi sostituire ai servizi istituzionali”.
Lo stesso Console Pala nella sua visita al dipartimento settentrionale
uruguayano aveva lasciato in casa Martinez Ambrosini un pacco di
documenti e moduli che potessero orientare gli utenti. Le fotocopie
continuano a girare e ad essere distribuite a chi ne ha bisogno.
Altre informazioni passano attraverso l’etere in quei 60 minuti di
“Italia en Armonia” che presto saranno on line. Ci sono, tra un brano e
l’altro notizie di servizio, di commento all’attualità italiana, o anche
solo di cultura e costume che aiutano a tenere vivo il legame tra gli
italo-discendenti ed il nostro paese. “Ci penso tutta la settimana
e nei ritagli di tempo mi preparo la trasmissione. Quando non posso
essere presente si manda musica italiana. Non si può fare diversamente
perché tutti sanno che quello è lo spazio italiano ed un punto di
riferimento importante”, racconta la Martinez.
Tacurembó ha quindi una sua identità italiana ben precisa che nella
professoressa ha un suo aspetto più visibile, ma si traduce per ogni
componente , magari meno esposto meno attivo, in un legame comunque
profondo e perseguito con forza con l’Italia e l’italianità.
La storia di questo legame che dalle campagne dell’Uruguay centro
settentrionale arrivano alla penisola del mediterraneo è curiosa.
Tacuarembó ha 51.224 abitanti censiti nel 2004, una vocazione per
l’agricoltura e l’allevamento che si sta volgendo alla forestazione e
all’ecoturismo. Secondo alcuni studi storici avrebbe dato i natali a
Carlos Gardel, l’icona nazionale del tango e della rivincita con
l’Argentina ( che invece lo dichiara come proprio). Gardel a sua volta
non sarebbe francese di origine, o perlomeno non solo, ma italiano. Il
nonno materno era Giovanni Battista Oliva, uno dei fondatori del circolo
italiano locale alla fine dell’Ottocento, nonché primo Console Onorario
d’Italia in loco.
Il Circolo ha quindi nobili natali e cerca di supplire come può alla
mancanza di contatto con la capitale. Montevideo invece è a 400
chilometri di distanza, ma sembrano di più visti dall’interno del paese.
Gli anziani sono piuttosto demoralizzati, le generazioni di mezzo come
quella della Martinez, che insegna italiano con il CASIU nei licei della
provincia, cercano di tenere in piedi la loro doppia identità culturale
tra l’Italia e l’Uruguay e di trasferirne qualcosa ai figli. I figli a
volte recepiscono, a volte no. Un esempio positivo e concreto è quello
delle borse di studio. Considerate da molti come un’occasione sprecata
per le nuove generazioni di vivere un’esperienza formativa, imparare e
intraprendere una strada professionale vincente, le borse di studio
italiane sono una delle cose più ambite tra gli italodiscendenti under
30. Eppure molte rimangono senza assegnatario.
Poi c’è l’eccezione E’ il caso di Gianfranco Martinez, figlio di Marta,
che proprio da Tacuarembó, e ancora con internet è riuscito ad aggirare
l’ostacolo e a creare un legame diretto con l’Università Cattolica di
Milano, prima solo per sé poi per altri ragazzi uruguayani della
provincia.
Gianfranco voleva frequentare il master dell’ateneo milanese in Economia
e Finanze. Li ha contattati, ha parlato con l’ufficio dell’area
internazionale, ha sostenuto la selezione e l’ha vinta. Poi ha scoperto
cosa sono i prezzi degli affitti a Milano e si è rifatto sotto per
chiedere un sussidio per l’alloggio e per il vitto. Lo ha ottenuto ed è
partito. Insomma, non è stato ad aspettare che il telefono squillasse
con una telefonata interurbana dalla capitale. Anche perché
probabilmente non avrebbe mai squillato. “L’esperienza che ha fatto in
Italia mio figlio è stata straordinariamente fruttuosa. Per lui perché
ha imparato molte cose”, racconta Marta, “si è legato ancora di più al
`paese di origine della nostra famiglia e al suo ritorno ha trovato un
buon posto di lavoro. Ma anche per gli altri”. Lo scorso anno, dopo aver
firmato un protocollo tra il Circolo Italiano e l’Università la
Cattolica, sono state distribuite, lontano da Montevideo, altre tre
borse di studio per altrettanti master a laureati con passaporto
italiano: uno in Economia e Finanze, uno nell’Alta Scuola
Internazionale, ed uno in Enologia. “Coinvolgere i ragazzi non è facile.
Abbiamo cominciato a parlarne alla radio, nelle televisioni locali e a
fare passaparola per spiegare quale meravigliosa occasione fosse”.
Nel 2006-2007 le borse di studio offerte per Uruguay ed Argentina erano
15 divise per aree disciplinari. Quest’anno il rinnovo del progetto è in
forse. I tagli, la crisi di governo a Roma, il cambio della guardia
negli uffici internazionali della Cattolica rendono incerta la
possibilità di mandare ancora dei ragazzi a Milano. Ma da Tacuarembó,
come da altre province si continua a lavorare. Qualcuno ogni tanto viene
a Montevideo e raccoglie informazioni, cerca di ottenere aggiornamenti
da riportare in campagna. Notizie da diffondere sulla stampa locale, ai
microfoni, con il tam tam, sulla rete. E se Montevideo non può andare a
Tacuarembó, dicono dalla provincia, che almeno vada su internet. Da
domani potrebbe sapere qualcosa di più sulle comunità italiane
dell’entroterra.
(Federica Manzitti- Gente d’Italia/Inform)
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