Mantovani nel Mondo     

 Storia

Risarcimento agli ex schiavi di Hitler?

 Si terrà martedì, in Tribunale a Mantova, la prima udienza del processo intentato da 44 reduci dalla prigionia contro il Governo tedesco. Gli ex  schiavi di Hitler, tutti militari italiani catturati dopo l'8 settembre 1943, chiedono un risarcimento per i due anni trascorsi a lavorare nelle fabbriche naziste, tra umiliazioni, stenti e privazioni di ogni genere. Il giudice dovrebbe limitarsi a prendere atto che nel procedimento si è inserito anche il governo italiano, citato da quello tedesco. Per questo il Tribunale virgiliano dovrebbe dichiarare la propria incompetenza a decidere sulla causa e annunciare il trasferimento del procedimento al Tribunale di  Brescia. Sarà in questa sede, dunque, che tra qualche mese, riprenderà il processo. Un punto a favore degli ex schiavi di Hitler è arrivato con la costituzione in giudizio dell'avvocatura dello Stato contro il governo tedesco che aveva chiamato in causa quello italiano. Come si ricorderà, alla citazione in tribunale presentata dai 44 reduci mantovani, la Merkel aveva  risposto di aver già versato i danni all'Italia, nell'ambito del trattato di pace; per questo i militari avrebbero dovuto rivolgersi all'Italia per avere ulteriori soldi. L'avvocatura dello Stato, invece, sostiene che la Germania ha sì versato all'Italia delle somme in base all'accordo del 1961, ma solo per coprire «partite commerciali e finanziarie» e non per risarcire il lavoro coatto degli ex soldati deportati in Germania. «Per noi questa è una prima vittoria» commenta Spartaco Gamba, ispiratore del ricorso. 
(dalla Gazzetta di Mantova )

per saperne di più : http://www.schiavidihitler.it"

La mostra itinerante

1939-1945: schiavi di Hitler
 lavoratori coatti e internati militari italiani a Hagen e in Renania -Vestfaliail
cammino di una mostra sui lavoratori coatti e internati  militari italiani
di Luigi Rossi

I quasi 600.000 IMI, internati tra l'8 settembre 1943 e la fine del secondo conflitto mondiale, sono costruttori di pace ed elemento necessario per la rinascita della Patria, libera e democratica. Le loro sofferenze, il martirio, la schiavizzazione, l'anelito alla Pace, lo scontro con i volontari e la subdola propaganda di regime che cercava di riportarli nelle schiere nazionalsocialiste e della Repubblica di Salò, ci dicono che si è di fronte ad un'Altra Resistenza che conta oltre 50.000 morti. Una particolare ignoranza del dramma dei lavoratori coatti e internati militari italiani regnava nella città in cui vivo e lavoro: lavoratori coatti e internati militari italiani a Hagen, grande centro industriale alle porte di Dortmund? La risposte erano: non ne sappiamo niente. Non crediamo. Lager per IMI e lavoratori coatti nella nostra città? Chi sa, forse. Risaltava la mancanza di studi e indagini, anche locali, sul tema, almeno fino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. Spiccava l'assenza di progetti, non solo tedeschi, diretti all'incontro con IMI e lavoratori coatti sopravvissuti per raccogliere testimonianze e documentazioni.

 A partire dall'autunno del 1999, per Hagen e la Ruhr, veniva alla luce una documentazione sorprendente: diari, testimonianze orali, fotografie, lettere. Dall'archivio della città risultò una lista di 52 italiani deceduti  il 2.12.1944 durante un bombardamento inglese: una morte orrenda. I resti furono cremati e inumati nel cimitero di Hagen-Delstern in una fossa comune con vittime di altre nazioni. Tra i materiali rinvenuti in Italia: le memorie di padre Giuseppe Barbero, allora giovane cappellano militare incaricato di assistere gli IMI nei Lager della Ruhr, stampate già tra il 1945-1946; i suoi appunti originali; l'elenco degli internati che egli sostenne nel momento del trapasso, con le cause del decesso; fotografie... Documenti conservati con amore dai coniugi  Pettiti di Centallo e messi a disposizione. Inoltre: le memorie del medico Guglielmo Dothel, forlivese, impegnato nei Campi di Lavoro per Italiani di Dortmund, Wetter e Hagen; la registrazione del Lager 341-Schmiedag di Hagen con ben 461 nominativi completi di luogo di nascita, residenza e stato di famiglia, grado e incarico nell'Arbeitslager; i racconti di alcuni ex-IMI che, nel marzo del 2001, vennero a farci visita e a raccontare ai nostri studenti, e alla cittadinanza di Hagen, quel che allora successe.

Sulla base di questa documentazione che denunciava contemporaneamente la situazione nelle altre città della Ruhr (Dortmund, Bochum, Witten Recklinghausen, Essen.) o della Marca (Iserlohn), i responsabili dell'Istituto scolastico nel quale opero si convinsero ch'era necessario confrontarsi con il passato. Si creò un Gruppo di Lavoro composto da studenti e insegnanti che iniziò ad organizzare particolari occasioni per attirare l'attenzione su quell'epoca di dolore. Il primo passo fu la lettura e la traduzione di alcune pagine delle memorie di padre Giuseppe Barbero, stampate a Torino tra il 1945-1946 (l'imprimatur è del Natale 1945). La croce tra i reticolati è un libricino intenso, umano  e di denuncia, forse la prima opera memorialistica e accusatoria dei crimini commessi sugli IMI. La lettura, fatta da studenti di origine italiana e dalla signora Marianne Hahn (che un anno più tardi presenterà al pubblico tedesco la traduzione dell'opera completa del cappellano centallese), si tenne negli spazi del Centro Studi Storici di Hagen.

Ero rimasto colpito dalla sincerità e schiettezza di questo giovane prete. Dalla descrizione del dolore e della morte. Dalle denunce rivolte a ufficiali (e qualche cappellano) italiani, ai civili tedeschi, ai responsabili dei Lager. Alle crude descrizioni dei Campi di Lavoro per italiani, polacchi e russi e francesi: cibo, igiene, violenza, morte, vendetta e pietà e fede. Quando mi capitarono nelle mani i quaderni sui quali trascrisse i dati degli IMI che aiutò nel trapasso, annotandone anche le cause della morte, rimasi scioccato. Ero di fronte al calvario di migliaia di soldati che avevano deciso di deporre le armi e di non combattere più. Essi affrontarono la morte per fame, per freddo, le percosse, polmonite, tubercolosi e meningite: dimenticati da tutti, massimamente odiati in quanto ritenuti traditori da questi e da quelli. Mi posi la domanda, con don Barbero: come può, chi depone le armi e sceglie definitivamente la Pace, venir considerato traditore?

La lettura al Centro Studi Storici fu il primo e decisivo passo. Il secondo, nel frattempo, stava maturando. Grazie alla lista completa dei 461 IMI internati nell'Arbeitslager 341 - Schmiedag di Hagen, ci mettemmo in contatto con 4 ex-internati e li invitammo per il marzo 2001 a visitare la nostra scuola e città, i luoghi del calvario, vale a dire l'acciaieria Schmiedag, ancora oggi in piena attività, a parlare con i nostri studenti, a incontrare la cittadinanza e il borgomastro. I signori Ivo Mantovani (Calderara di Reno, Bologna), Vinicio Mesturini  (Senigallia, Ancona), Mario Ortombina (Bovolone, Verona) e Anselmo Magnanini (Ficarolo, Rovigo) accettarono di buon grado. Per malattia solo il signor Magnanini dovette rinnuciare. Gli altri tre, con le mogli, furono nostri ospiti per una settimana. Giorni intensi dedicati alla memoria. Rimasero, quei giorni, indimenticabili per la città e la nostra scuola.

Mentre il nostro Istituto procedeva al ricupero del passato della nostra città, il Centro Studi Storici avviava ricerche ufficiali che sarebbero approdate alla mostra 1939-1945: lavoratori coatti a Hagen e nella Renania-Vestfalia. Si tratta della mostra che, integrata da capitoli che riguardano la realtà IMI, sta percorrendo l'Italia con il titolo Schiavi di Hitler, lavoratori coatti e internati militari italiani a Hagen e nella Renania - Vestaflia. Essa venne inaugurata nel settembre del 2002 e rimase esposta, con oggetti, documentazioni e ricostruzioni, fino al marzo del 2003 su uno spazio di 500 metri quadrati.

Per la città e la Regione venne alla luce una realtà incredibile: milioni di lavoratori coatti russi, polacchi, italiani, francesi, olandesi. furono schiavizzati e martirizzati nell'epoca del nazionalsocialismo. Hagen, come le altre città, era un unico Lager retto dalla violenza e da ferree direttive. La cittadinanza riconobbe che l'Inferno era sotto casa e che le baracche dei Lager, in molti casi, ospitarono centinaia d'immigrati nei primi due decenni che seguirono il secondo conflitto mondiale.

Nell'inverno-primavera del 2003 si decise di unire gli sforzi del nostro Istituto e del Centro Studi Storici. Si chiese ai Comuni italiani che collaborarono sin dal primo momento, tra questi Centallo, il paese di don Barbero, se desideravano partecipare al progetto che prevedeva di portare la mostra in Italia. Nel frattempo si prese contatto con altre Istituzioni italiane che accettarono di ospitare l'iniziativa. Tra le Istituzioni vorrei ricordare l'Istituto di Storia Contemporanea "P.A. Perretta" di Como che agli IMI ha dedicato e dedica molte energie e il Consiglio Regionale del Piemonte, con il Comitato Resistenza e Costituzione di Torino.

La tappa di Como vede in primo piano l'Istituto di Storia Contemporanea "P.A. Perretta", impegnato da anni nella rivalutazione e documentazione delle sofferenze e del martirio degli IMI. Il sito internet dell'Istituto, i dati d'archivio sul tema, ne hanno fatto una tappa obbligata. Siamo sicuri che l'Istituto saprà completare nel miglior modo ciò che è stato realizzato a Hagen. Aggiungo che tutto ciò non è nato per caso. La Gesamtschule F. Steinhoff è stato uno dei primi Istituti a far sì che la lingua di una minoranza, l'italiano, diventasse materia d'insegnamento. Da quasi 25 anni il nostro idioma viene insegnato, con successo, come seconda lingua straniera. Da qui sono partite iniziative didattiche e di ricerca che mettono in primo piano la persona, la cultura e la storia. Viaggi studio, progetti e ricerche storiche accompagnano la didattica quotidiana. Per dieci anni è stato scandagliato il passato alla ricerca dell'origine della presenza italiana nel Nordreno-Vestfalia: indagine approdata nel 1997 alla mostra Bella Forma, peltro e acciaio dal Piemonte che presentava le vicende dei peltrai piemontesi attivi nell'area di lingua e cultura tedesca tra 1500 e 1900.

Nel 2000 toccò al progetto Gelato & Gelatieri, in collaborazione con la Provincia di Belluno e l'Ente Fiere di Longarone. L'iniziativa Internati militari e lavoratori coatti italiani ha interessato gruppi di studio del nostro Istituto per il periodo 1999-2003. Le collaborazioni che hanno portato alla realizzazione e al tour italiano di 1939-1945: schiavi di Hitler, fanno ben sperare per un comune e responsabile futuro europeo. Un messaggio che viene affidato ai giovani e che viene da lontano: dalla Resistenza e dalla Pace originata dall'abbandono delle armi.

Luigi Rossi
http://www.schiavidihitler.it/Pagine_mostre/rossi.htm
 

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