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La difesa dell'arte passa
anche per Mantova
Ho partecipato volentieri sabato scorso all'iniziativa
svolta presso la nostra associata Edi Ravanini in Galleria Ferri 3 a
Mantova. Più che una iniziativa è stata una festa ironica a difesa
dell'arte e della libertà di espressione e cioè mettere dei braghettoni
a dei nudi artistici, come a suo tempo si fece con i personaggi del
Giudizio Universale di Michelangelo, a delle figure femminili di una
mostra di un pittore mantovano, Stefano Nardi. Questo dopo una violenta
polemica sui giornali con esposti verbali al comando dei vigili urbani
della città da parte di una scandalizzata signora arrivata persino ad
insultare la titolare
Edi Ravanini nel suo negozio paragonato ad un
pornoshop.

Se non fosse per la ben nota ironia di noi mantovani la cosa poteva
finire in carte bollata mentre invece alla fine è sfociata in un
brindisi ... dopo aver naturalmente messo le mutande alle donnine di
Stefano Nardi e dopo una bella esposizione da parte del critico d'arte
Carlo Micheli. Potrei anch'io citare altri esempi come Giulio Romano a
Palazzo Tè dove la Camera di Psiche e Amore , un capolavoro del '500 ci
consegna immagini forti e carnali seppur all'interno di una bellissima
fiaba mitologica. E' altro aspetto che mi ha reso la vicenda eticamente
insopportabile, riguarda l'atteggiamento verso le persone coinvolte. In
primis l'organizzatrice da noi sempre apprezzata, Edi Ravanini. Edi da
tre anni ha trasformato la sua profumeria in un salotto d'arte dove
espongono regolarmente pittrici mantovane, anche di adozione, e
collaborando a vari eventi artistici grazie al sostegno di amici e
sponsor,tra cui l'Amm, presentando al pubblico al di fuori dei circuiti
ufficiali e senza aiuti pubblici tanti personaggi che altrimenti
verrebbero consegnati all'oblio. Il vero peccato che sembra emergere
dalla vicenda ,al di là dei nudi,è un suo aspetto assolutamente
inammissibile, colto anche dall'amico Micheli, e cioè il semplice
fatto che una mostra d'arte che in altri luoghi preposti o in altri
ambiti socialmente o artisticamente più consoni non avrebbe scatenato
alcuna reazione, a quanto pare non è accettabile se organizzata in una
profumeria ,luogo considerato probabilmente poco consono. «Va ben, ma
at vurè mia paragunar la Capela Sistina con la vedrina dla profumarìa!».
Edi come tanti noi mantovani non può infatti evidenziare nobili origini
o appartenenze di censo elevato o di lobby cittadine. La nonna di Edi
,la Bice ,faceva la mondina come la mia e come quella di tanti mantovani
che nonostante le loro umili origini si sono fatti strada nella vita,
senza per quello dimenticare le proprie origini. Lo scandalo è che
persone normali si interessino d'arte o ne promuovano la sua diffusione.
Questo mi ricorda la visita a Mantova alla Celeste Galleria, strepitosa
mostra gonzaghesca visitata da 600mila persone,,da parte di un gruppo di
ragazzi latino americani di origine italiana con una guida che per
velocizzare la visita mi apostrofò bruscamente mentre mi appassionavo a
descrivere le opere presenti, dicendomi che tanto quei giovani non ne
capivano molto d'arte. Un atteggiamento che considerai stupido e
culturalmente arrogante. L'arte è e deve rimanere un patrimonio di
tutti.
Detto questo invito tutti a MANTOVA a vedere la mostra La Forza del
Bello,organizzata da Salvatore Settis riproponendo un articolo di Cinzia
Carlino apparso su
www.sullarte.it .
"Una mostra dedicata a La Forza del Bello,
all'arte greca - cioè - che conquistò l'Italia, come insegna la bella
lezione del Graecia capta ferum victorem cepit di Orazio. Come si formò
il Canone greco (forse troppo semplicisticamente indicato come Bello nel
titolo della mostra) e con quale Forza (ma anche questo termine ci piace
poco, forse perché con la Forza ci si impone, mentre la lezione greca
venne assorbita per volontà propria dai Romani) perdurò nei secoli.
Formazione (del bello), Romanizzazione (cioè industria della copia in
epoca romana), Collezionismo (e falsi di genio): queste a grandi linee
le tre sezioni del percorso, articolato - per la prima volta - non solo
negli spazi delle Fruttiere, ma anche nelle sale affrescate da Giulio
Romano. Una mostra nata dalla collaborazione - anche nei termini di
poderosi prestiti - con la Regione Siciliana che ospiterà, nel 2009 o
all'inizio del 2010, la seconda parte del discorso sulla scultura greca
iniziato proprio a Mantova. Salvatore Settis, curatore della
mostra insieme a Maria Luisa Catoni, ha enumerato gli eccezionali
prestiti ottenuti. E non vi è dubbio che siano pezzi di un inestimabile
valore e pregio artistico, riuniti per la prima volta tutti insieme.
Vogliamo citare solo, a scopo esemplificativo, la Niobide di Roma,
l'Apollo di Piombino che lascia il Louvre per la seconda volta, lo
Spinario dei Capitolini e alcuni pezzi recentemente recuperati, ed ora
in mostra al Quirinale, come il vaso di Euphronios. Si aspetta una
grande mostra, dunque, capace di coniugare il rapporto intellettuale,
cioè di ricostruzione del contesto, proprio delle mostre archeologiche,
a una relazione emotiva data dalla qualità delle opere, propria delle
mostre d'arte. Noi accogliamo la sfida: andremo a vedere come si
coniuga Giulio Romano con il Satiro di Mazara, gli stucchi
rinascimentali con gli originali bronzei o le copie romane. E
soprattutto andremo per ricordarci che la scultura greco-romana può
interessare, affascinare, istruire - perché no - e avere così un
fortissimo valore culturale. Forse molto di più di mostre-eventi dai
titoli accattivanti e vuoti. Bè, ecco, forse l'unica cosa che di questa
mostra non possiamo condividere è proprio il titolo: Socrate non avrebbe
mai avuto l'arroganza o l'impertinenza dei barbari di dire La Forza del
Bello. Avrebbe preferito sicuramente La Virtù del Canone.
La Forza del Bello L'arte greca conquista l'Italia - Mantova, Palazzo Te
dal 29 marzo al 6 luglio 2008
Cinzia Carlino
D.Marconcini
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