Mantovani nel Mondo     

EVENTI

25 aprile 2008
La manifestazione principale si è tenuta davanti al monumento alla Resistenza nei giardini di viale Piave


Video e foto di P.Liberati - Articoli tratti dalla Gazzetta di Mantova  


Il sindaco Brioni: è la festa di tutti e segna il riscatto della nazione
di Sandro Mortari

L’ha detto chiaro, il sindaco Fiorenza Brioni, nel suo intervento commemorativo, che cosa è il 25 Aprile. «E’una bella giornata, una festa per tutti gli italiani» ha affermato davanti al monumento alla Resistenza di viale Piave, durante la cerimonia per ricordare la liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista. «Il 25 aprile - ha aggiunto - è una data che fa da spartiacque tra gli anni dell’orrore, dell’umiliazione civile e morale e della disperazione e gli anni del riscatto, di un nuovo entusiasmo, della voglia di ricostruire e della rinascita». Insomma, «la Resistenza fu il primo atto costitutivo della nuova Italia»: una frase che sottolineava con forza l’atto della deposizione di corone d’alloro al monumento, omaggio ai caduti per la libertà.
Corone offerte da Comune, Prefettura, Provincia, Regione, Comunità ebraica e comitato delle associazioni combattentistiche e d’arma. Con il picchetto armato del Quarto missili e i labari e le bandiere dei reduci a far da ala, il primo cittadino ha messo in guardia dagli «sconquassi» internazionali che rischiano di minare dalle fondamenta quel «patto fondativo della nostra vita democratica basato sulla Costituzione». Questi «sconquassi» stanno producendo «insicurezza e paura nelle nuove generazioni» che possono essere «un pericolo per la nostra democrazia». Ecco perchè anche oggi, come successe 63 anni fa, «occorre reagire» ponendo mano, «tutti insieme», a «quel rinnovamento della vita istituzionale, politica e civile, senza il quale la comunità nazionale sarebbe esposta ad incognite e a crisi». E’ quello che il sindaco chiama «il nuovo patriottismo» nel quale far rivivere «il patto di unità nazionale, nella libertà e nella democrazia, nato dalla Resistenza e dalla Liberazione, grande e vitale risorsa della Costituzione repubblicana».
Messa. Anche la messa al campo celebrata da don Stefano, cappellano della Polizia, è stata l’occasione per esaltare il valore del 25 aprile. Nella sua omelia, il sacerdote ha ricordato che «il potere, se non è accompagnato da un argine morale ed etico, porta alla deriva e il 25 aprile ci insegna la rigenerazione della dignità e della giustizia, la fiducia dove c’è disperazione, la salvezza dove c’è morte».
Sinagoga. Dopo la deposizione di corone d’alloro al fanmedio, il sacrario dei caduti mantovani di tutte le guerre, la cerimonia di commemorazone si è spostata nella sinagoga di via Govi. Qui, uno dei momenti più commoventi della giornata quando Fabio Norsa, presidente della comunità ebraica mantovana, ha letto i nomi dei deportati ebrei nei lager nazisti e mai più tornati. Un elenco dolente che ha fatto risuonare, nel luogo di preghiera, i nomi agghiaccianti di Auschwitz, Flossenburg, Bergen Belsen, Mauthausen, e Ravensbruck.
Letture. Commovente anche la lettura di brani sulla Resistenza, lettere di condannati a morte dai nazifascisti o biglietti disperati lanciati dai deportati diretti in Germania su vagoni piombati. A far rivivere quel clima infernale la recitazione degli attori dell’Accademia Campogalliani.
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Viadana
L’orazione ufficiale, in piazza, ieri mattina è stata affidata al «patriota benemerito» Angelo Maria Boni: «Questa - ha detto - è una festa per tutti i democratici italiani, anche per coloro che non hanno mai voluto prendervi parte». Al pomeriggio, all’auditorium, recital basato sul racconto del partigiano Dino Bordonali, di Pomponesco.
Curtatone
 
Il sindaco Ezio Gatti, il vice Gibertini, gli assessori Visioli e Zani e i consiglieri Danieli e Scipioni con altre autorità hanno celebrato il 63º della Liberazione davanti al monumento ai caduti di Buscoldo. Visite anche alle lapidi marmoree di Ponte 21 e San Silvestro. A mezzogiorno pranzo popolare alla Cooperativa Bertani.
Felonica
 Come tradizione, a Felonica la celebrazione del 25 aprile ha assunto anche un significato ecumenico per la presenza delle due chiese, cattolica e valdese. Dopo la messa celebrata in chiesa da don Roberto Pedroni e l’intervento, davanti alle lapidi dei caduti a Palazzo Cavriani, di Fabrizio Zerbini per la comunità valdese, il sindaco Dante Maestri ha pronunciato il suo discorso commemorativo. La cerimonia si è conclusa con un’altra benedizione alle «Tre croci», la lapide sull’argine del Po verso Quatrelle, in memoria dei tre felonichesi uccisi il 24 aprile 1945.
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Dragoncello ricorda la battaglia con lanci di paracadutisti e fiori
«Non è fanatismo né militarismo, nessuna retorica ma solo il dovere civile e morale di onorare chi ha dato la vita per la Patria». Il presidente dell’Associazione nazionale paracadutisti sezione di Poggio Rusco, ten. Fabio Cavalli, ha descritto con queste parole lo spirito che ogni anno spinge centinaia di autorità civili, militari e cittadini a ritrovarsi, il 25 aprile, a Dragoncello. Là dove sorge l’Ara-monumento nazionale dei paracadutisti caduti per la Patria, eretto a metà degli anni 60 dall’Anpd’I di Mantova, e dove ogni anno si ricorda l’Operazione Herring, ultimo lancio di guerra che nella notte tra il 20 e il 21 aprile 1945 riempì di paracadutisti italiani questo lembo di pianura. Anche ieri la manifestazione si è festosamente conclusa con le calotte colorate che volteggiando in cielo, dopo il lancio da 3000 metri di quota, sono atterrate a pochi passi dalla folla. La manifestazione è iniziata con la deposizione di fiori alle lapidi ai caduti davanti al municipio e al cimitero nel capoluogo, poi a Dragoncello davanti a via Baccaro e a Cà Bruciata, che fu teatro dell’ultima battaglia della seconda guerra mondiale, a poche ore dalla liberazione. Quindi, all’Ara-monumento la manifestazione è entrata nel vivo con la messa, celebrata dal parroco don Tonino Frigo ed accompagnata dalla Corale Giovanile che, in occasione della ricorrenza, è giunta apposta da Condé sur Noireau, cittadina francese gemellata con Poggio Rusco. Carlo Benfatti, stasera alle 21 in biblioteca a Poggio, presenta la nuova edizione del suo libro Operazione Herring.
Roberta Bassoli

Solferino, rievocazione della battaglia
Varato il programma per la celebrazione del 150º anniversario

SOLFERINO
Sono già state definite le manifestazioni per la celebrazione del 150º anniversario della battaglia di Solferino e San Martino. Gli eventi che saranno proposti sono stati promossi dalle amministrazioni comunali di Solferino e Desenzano del Garda, oltre che dalla società Solferino e San Martino. Si terranno il prossimo anno nella settimana compresa tra sabato 20 giugno e domenica 28 dello stesso mese. Il programma di massima vede accanto agli eventi celebrativi ufficiali, una serie di iniziative culturali mirate a dare solennità alla settimana e coinvolgere i Comuni del comprensorio. Il 20 e 21 giugno a Desenzano, è previsto un convegno di studi intitolato «Dall’Unità d’Italia all’Europa Unita» a conclusione del quale verrà redatta una mozione da consegnare in forma solenne alle autorità presenti il 24 giugno. Il 23 giugno, negli alberghi e nelle case private di Solferino e Desenzano sono attese le autorità e gli ospiti stranieri. La giornata del 24 sarà dedicata alle celebrazioni ufficiali e ai discorsi delle autorità, con picchetti d’onore e saluto di rappresentanza delle Forze armate. Giovedi 25 giugno si terranno concerti di corpi bandistici locali mentre il 26 ci sarà una cena con ballo in costume risorgimentale. Sabato 27 giugno, grande fiaccolata della Croce Rossa sulla strada da Solferino a Castiglione delle Stiviere.
In occasione della celebrazione la Croce Rossa intende organizzare fra i Comuni di Solferino e Castiglione delle Stiviere un campo di accoglienza per le rappresentanze provenienti da tutti i Paesi nei quali è riconosciuta. Il giorno 28, a Solferino e San Martino si terrà la grande rievocazione storica della battaglia in colloborazione con i gruppi di figuranti militari italiani e stranieri.

Ponti Sul Mincio Reperti della Grande guerra in mostra fino al 1º maggio

Una mostra di reperti della I guerra mondiale: da oggi al 1º esposizione organizzata da Comune e associazione ‘Il Piave 1915-18’. L’occasione nasce grazie alla 63ª commemorazione della Battaglia di Monte Casale che si terrà il 1º maggio e giusto è sembrato esporre, nella Sala delle Colonne del centro storico, alcuni significativi ritrovamenti facenti parte delle collezioni private dei soci della ‘Piave 1915-18’. All’interno della mostra si potranno ammirare alcuni oggetti inediti ritrovati direttamente dai soci sui luoghi del conflitto e che mostrano la vita quotidiana dei soldati in guerra. Questi riguardano anche lo scontro di Monte Casale, che sarà ricordato giovedì, e che viene ricordato come l’ultimo fatto d’armi della II guerra mondiale. (a.v.)

Magnacavallo
S’intitola “Fanti tra i fuochi”, e riporta i diari di guerra di tre soldati partiti da Magnacavallo, l’ultimo libro di Danilo Bizzarri, maestro elementare in pensione, corrispondente della Gazzetta ed esperto di storia locale.
Si tratta di uno spaccato crudo e commovente delle giornate trascorse al fronte, raccontate da Ettore Baroni, Luigi Ghelli e Gino Bernardoni, chiamati alle armi, in fanteria, durante la prima e la seconda guerra mondiale. Rinvenuti i manoscritti attraverso le famiglie Bizzarri ne ha trascritto i testi e curato la pubblicazione. «Il primo diario fu scritto durante la prima guerra mondiale da Ettore Baroni, classe 1887, all’epoca capo stradino, sposato e con tre figli - racconta il maestro Bizzarri - Baroni proseguirà il diario 25 anni dopo, quando fu richiamato al fronte della Seconda Guerra mondiale insieme ai figli. Il racconto, pur costellato di errori, è di un’intensità straordinaria e narra della crudezza della vita militare: le fatiche, i sacrifici, la lotta contro il nemico e contro la morte sempre incombente, lo strazio per i compagni caduti, la fame sofferta, le malattie, le umiliazioni. Una narrazione affascinante nelle dettagliate descrizioni, anche ambientali ed etnografiche, accompagnata da forti sentimenti ed emozioni».
Ettore Baroni morì nel 1942, a causa dei postumi di una vita dura e sofferta.
Il secondo diario riportato nel libro “Fanti tra i fuochi” è di Luigi Ghelli, classe 1916, contadino partito a 25 anni. Scriveva su un quadernetto che portava sempre con sé a cui aveva dato il titolo “Diario di guerra del fronte balcanico”. «Con uno stile lineare ma coinvolgente Ghelli descrive il clima di angoscia e disperazione del fronte italiano - riferisce Bizzarri -, toccando le corde del sentimento con i suoi sospiri e il continuo volgersi verso la Patria. Non mancano episodi di terrore, di paura e anche qui la fame è sempre in agguato». Ghelli fu fatto prigioniero durante un conflitto a fuoco in Albania e venne condotto in Grecia, in un campo di prigionia a Creta, occupata dagli Inglesi.
L’ultimo manoscritto è una memoria del sergente Gino Bernardoni, benvoluto dai suoi soldati per la generosità e il coraggio. Il testo, che l’autore ha intitolato “Il mio racconto militare dal fronte russo”, descrive le battaglie combattute sul fronte sovietico dove riuscì a portare in salvo il suo plotone. Ferito dopo un accerchiamento, fece ritorno a casa ed è l’unico dei tre soldati ancora in vita.
A Danilo Bizzarri va riconosciuto il merito di aver riportato alla luce tre importanti testimonianze sulla vita e le sofferenze dei soldati italiani al fronte. Sindaco di Magnacavallo dal 1995 al 1999, Bizzarri è anche autore della trilogia “Immagini e memorie”, che illustra il 900 a Magnacavallo; del libro sul post-risorgimento “Per fortuna di loco” e di “Un romanzo chiamato Magna”, dedicato alla storia del calcio locale.
Roberta Bassoli

 

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