Il sindaco Brioni: è la festa di tutti e segna il riscatto
della nazione di Sandro Mortari
L’ha detto chiaro, il sindaco Fiorenza Brioni, nel suo intervento
commemorativo, che cosa è il 25 Aprile. «E’una bella giornata, una festa per
tutti gli italiani» ha affermato davanti al monumento alla Resistenza di
viale Piave, durante la cerimonia per ricordare la liberazione dell’Italia
dal giogo nazifascista. «Il 25 aprile - ha aggiunto - è una data che fa da
spartiacque tra gli anni dell’orrore, dell’umiliazione civile e morale e
della disperazione e gli anni del riscatto, di un nuovo entusiasmo, della
voglia di ricostruire e della rinascita». Insomma, «la Resistenza fu il
primo atto costitutivo della nuova Italia»: una frase che sottolineava con
forza l’atto della deposizione di corone d’alloro al monumento, omaggio ai
caduti per la libertà.
Corone offerte da Comune, Prefettura, Provincia, Regione, Comunità ebraica e
comitato delle associazioni combattentistiche e d’arma. Con il picchetto
armato del Quarto missili e i labari e le bandiere dei reduci a far da ala,
il primo cittadino ha messo in guardia dagli «sconquassi» internazionali che
rischiano di minare dalle fondamenta quel «patto fondativo della nostra vita
democratica basato sulla Costituzione». Questi «sconquassi» stanno
producendo «insicurezza e paura nelle nuove generazioni» che possono essere
«un pericolo per la nostra democrazia». Ecco perchè anche oggi, come
successe 63 anni fa, «occorre reagire» ponendo mano, «tutti insieme», a
«quel rinnovamento della vita istituzionale, politica e civile, senza il
quale la comunità nazionale sarebbe esposta ad incognite e a crisi». E’
quello che il sindaco chiama «il nuovo patriottismo» nel quale far rivivere
«il patto di unità nazionale, nella libertà e nella democrazia, nato dalla
Resistenza e dalla Liberazione, grande e vitale risorsa della Costituzione
repubblicana».
Messa. Anche la messa al campo celebrata da don Stefano, cappellano della
Polizia, è stata l’occasione per esaltare il valore del 25 aprile. Nella sua
omelia, il sacerdote ha ricordato che «il potere, se non è accompagnato da
un argine morale ed etico, porta alla deriva e il 25 aprile ci insegna la
rigenerazione della dignità e della giustizia, la fiducia dove c’è
disperazione, la salvezza dove c’è morte».
Sinagoga. Dopo la deposizione di corone d’alloro al fanmedio, il sacrario
dei caduti mantovani di tutte le guerre, la cerimonia di commemorazone si è
spostata nella sinagoga di via Govi. Qui, uno dei momenti più commoventi
della giornata quando Fabio Norsa, presidente della comunità ebraica
mantovana, ha letto i nomi dei deportati ebrei nei lager nazisti e mai più
tornati. Un elenco dolente che ha fatto risuonare, nel luogo di preghiera, i
nomi agghiaccianti di Auschwitz, Flossenburg, Bergen Belsen, Mauthausen, e
Ravensbruck.
Letture. Commovente anche la lettura di brani sulla Resistenza, lettere di
condannati a morte dai nazifascisti o biglietti disperati lanciati dai
deportati diretti in Germania su vagoni piombati. A far rivivere quel clima
infernale la recitazione degli attori dell’Accademia Campogalliani.
-------------- Viadana L’orazione ufficiale, in piazza, ieri mattina è stata affidata al
«patriota benemerito» Angelo Maria Boni: «Questa - ha detto - è una festa
per tutti i democratici italiani, anche per coloro che non hanno mai voluto
prendervi parte». Al pomeriggio, all’auditorium, recital basato sul racconto
del partigiano Dino Bordonali, di Pomponesco. Curtatone Il sindaco Ezio Gatti, il vice Gibertini, gli assessori Visioli e Zani
e i consiglieri Danieli e Scipioni con altre autorità hanno celebrato il 63º
della Liberazione davanti al monumento ai caduti di Buscoldo. Visite anche
alle lapidi marmoree di Ponte 21 e San Silvestro. A mezzogiorno pranzo
popolare alla Cooperativa Bertani. Felonica
Come tradizione, a Felonica la celebrazione del 25 aprile ha assunto anche
un significato ecumenico per la presenza delle due chiese, cattolica e
valdese. Dopo la messa celebrata in chiesa da don Roberto Pedroni e
l’intervento, davanti alle lapidi dei caduti a Palazzo Cavriani, di Fabrizio
Zerbini per la comunità valdese, il sindaco Dante Maestri ha pronunciato il
suo discorso commemorativo. La cerimonia si è conclusa con un’altra
benedizione alle «Tre croci», la lapide sull’argine del Po verso Quatrelle,
in memoria dei tre felonichesi uccisi il 24 aprile 1945.
------------ Dragoncello ricorda la battaglia con lanci di paracadutisti e fiori
«Non è fanatismo né militarismo, nessuna retorica ma solo il dovere civile e
morale di onorare chi ha dato la vita per la Patria». Il presidente
dell’Associazione nazionale paracadutisti sezione di Poggio Rusco, ten.
Fabio Cavalli, ha descritto con queste parole lo spirito che ogni anno
spinge centinaia di autorità civili, militari e cittadini a ritrovarsi, il
25 aprile, a Dragoncello. Là dove sorge l’Ara-monumento nazionale dei
paracadutisti caduti per la Patria, eretto a metà degli anni 60 dall’Anpd’I
di Mantova, e dove ogni anno si ricorda l’Operazione Herring, ultimo lancio
di guerra che nella notte tra il 20 e il 21 aprile 1945 riempì di
paracadutisti italiani questo lembo di pianura. Anche ieri la manifestazione
si è festosamente conclusa con le calotte colorate che volteggiando in
cielo, dopo il lancio da 3000 metri di quota, sono atterrate a pochi passi
dalla folla. La manifestazione è iniziata con la deposizione di fiori alle
lapidi ai caduti davanti al municipio e al cimitero nel capoluogo, poi a
Dragoncello davanti a via Baccaro e a Cà Bruciata, che fu teatro dell’ultima
battaglia della seconda guerra mondiale, a poche ore dalla liberazione.
Quindi, all’Ara-monumento la manifestazione è entrata nel vivo con la messa,
celebrata dal parroco don Tonino Frigo ed accompagnata dalla Corale
Giovanile che, in occasione della ricorrenza, è giunta apposta da Condé sur
Noireau, cittadina francese gemellata con Poggio Rusco. Carlo Benfatti,
stasera alle 21 in biblioteca a Poggio, presenta la nuova edizione del suo
libro Operazione Herring.
Roberta Bassoli
Solferino, rievocazione
della battaglia
Varato il programma per la celebrazione del 150º anniversario
SOLFERINO Sono già state definite le manifestazioni per la celebrazione del 150º
anniversario della battaglia di Solferino e San Martino. Gli eventi che
saranno proposti sono stati promossi dalle amministrazioni comunali di
Solferino e Desenzano del Garda, oltre che dalla società Solferino e San
Martino. Si terranno il prossimo anno nella settimana compresa tra sabato 20
giugno e domenica 28 dello stesso mese. Il programma di massima vede accanto
agli eventi celebrativi ufficiali, una serie di iniziative culturali mirate
a dare solennità alla settimana e coinvolgere i Comuni del comprensorio. Il
20 e 21 giugno a Desenzano, è previsto un convegno di studi intitolato
«Dall’Unità d’Italia all’Europa Unita» a conclusione del quale verrà redatta
una mozione da consegnare in forma solenne alle autorità presenti il 24
giugno. Il 23 giugno, negli alberghi e nelle case private di Solferino e
Desenzano sono attese le autorità e gli ospiti stranieri. La giornata del 24
sarà dedicata alle celebrazioni ufficiali e ai discorsi delle autorità, con
picchetti d’onore e saluto di rappresentanza delle Forze armate. Giovedi 25
giugno si terranno concerti di corpi bandistici locali mentre il 26 ci sarà
una cena con ballo in costume risorgimentale. Sabato 27 giugno, grande
fiaccolata della Croce Rossa sulla strada da Solferino a Castiglione delle
Stiviere.
In occasione della celebrazione la Croce Rossa intende organizzare fra i
Comuni di Solferino e Castiglione delle Stiviere un campo di accoglienza per
le rappresentanze provenienti da tutti i Paesi nei quali è riconosciuta. Il
giorno 28, a Solferino e San Martino si terrà la grande rievocazione storica
della battaglia in colloborazione con i gruppi di figuranti militari
italiani e stranieri.
Ponti Sul Mincio Reperti della Grande
guerra in mostra fino al 1º maggio
Una mostra di reperti della I guerra mondiale: da oggi al 1º esposizione
organizzata da Comune e associazione ‘Il Piave 1915-18’. L’occasione nasce
grazie alla 63ª commemorazione della Battaglia di Monte Casale che si terrà
il 1º maggio e giusto è sembrato esporre, nella Sala delle Colonne del
centro storico, alcuni significativi ritrovamenti facenti parte delle
collezioni private dei soci della ‘Piave 1915-18’. All’interno della mostra
si potranno ammirare alcuni oggetti inediti ritrovati direttamente dai soci
sui luoghi del conflitto e che mostrano la vita quotidiana dei soldati in
guerra. Questi riguardano anche lo scontro di Monte Casale, che sarà
ricordato giovedì, e che viene ricordato come l’ultimo fatto d’armi della II
guerra mondiale. (a.v.)
Magnacavallo
S’intitola “Fanti tra i fuochi”, e riporta i diari di guerra di tre soldati
partiti da Magnacavallo, l’ultimo libro di Danilo Bizzarri, maestro
elementare in pensione, corrispondente della Gazzetta ed esperto di storia
locale.
Si tratta di uno spaccato crudo e commovente delle giornate trascorse al
fronte, raccontate da Ettore Baroni, Luigi Ghelli e Gino Bernardoni,
chiamati alle armi, in fanteria, durante la prima e la seconda guerra
mondiale. Rinvenuti i manoscritti attraverso le famiglie Bizzarri ne ha
trascritto i testi e curato la pubblicazione. «Il primo diario fu scritto
durante la prima guerra mondiale da Ettore Baroni, classe 1887, all’epoca
capo stradino, sposato e con tre figli - racconta il maestro Bizzarri -
Baroni proseguirà il diario 25 anni dopo, quando fu richiamato al fronte
della Seconda Guerra mondiale insieme ai figli. Il racconto, pur costellato
di errori, è di un’intensità straordinaria e narra della crudezza della vita
militare: le fatiche, i sacrifici, la lotta contro il nemico e contro la
morte sempre incombente, lo strazio per i compagni caduti, la fame sofferta,
le malattie, le umiliazioni. Una narrazione affascinante nelle dettagliate
descrizioni, anche ambientali ed etnografiche, accompagnata da forti
sentimenti ed emozioni».
Ettore Baroni morì nel 1942, a causa dei postumi di una vita dura e
sofferta.
Il secondo diario riportato nel libro “Fanti tra i fuochi” è di Luigi Ghelli,
classe 1916, contadino partito a 25 anni. Scriveva su un quadernetto che
portava sempre con sé a cui aveva dato il titolo “Diario di guerra del
fronte balcanico”. «Con uno stile lineare ma coinvolgente Ghelli descrive il
clima di angoscia e disperazione del fronte italiano - riferisce Bizzarri -,
toccando le corde del sentimento con i suoi sospiri e il continuo volgersi
verso la Patria. Non mancano episodi di terrore, di paura e anche qui la
fame è sempre in agguato». Ghelli fu fatto prigioniero durante un conflitto
a fuoco in Albania e venne condotto in Grecia, in un campo di prigionia a
Creta, occupata dagli Inglesi.
L’ultimo manoscritto è una memoria del sergente Gino Bernardoni, benvoluto
dai suoi soldati per la generosità e il coraggio. Il testo, che l’autore ha
intitolato “Il mio racconto militare dal fronte russo”, descrive le
battaglie combattute sul fronte sovietico dove riuscì a portare in salvo il
suo plotone. Ferito dopo un accerchiamento, fece ritorno a casa ed è l’unico
dei tre soldati ancora in vita.
A Danilo Bizzarri va riconosciuto il merito di aver riportato alla luce tre
importanti testimonianze sulla vita e le sofferenze dei soldati italiani al
fronte. Sindaco di Magnacavallo dal 1995 al 1999, Bizzarri è anche autore
della trilogia “Immagini e memorie”, che illustra il 900 a Magnacavallo; del
libro sul post-risorgimento “Per fortuna di loco” e di “Un romanzo chiamato
Magna”, dedicato alla storia del calcio locale.
Roberta Bassoli