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La comunità mantovana si è raccolta, come ogni anno, nel
Duomo di Mantova a rendere
omaggio al suo Patrono. Nella giornata del 18 marzo
sotto l'altare maggiore del Duomo della città, l'urna trasparente
contenente il corpo incorrotto del Santo morto nel 1086, è rimasta aperta.
Una breve cronologia storica di Sant'Anselmo
Di origini nobili, i De' Bandagi, nacque a Milano
intorno al 1036. Fu dai genitori avviato agli studi, dimostratosi abile ed
ingegnoso oltre che umile e buono, fu condotto dallo zio Vescovo, a Lucca.
Qui giunto fu affidato a maestri di letteratura e scienza. Anselmo si
dimostrò subito versato nello studio e nella dialettica tanto che i
contemporanei ricorrevano a lui come ad un oracolo. Fu consacrato sacerdote.
In quegli anni (1061), vi era in atto una lotta di potere tra La Chiesa e
l'Impero. Dopo l'elezione a Sommo Pontefice dello zio, Papa Alessandro II°,
fu chiamato a Roma. Continuò ad essere d'esempio contro il mal costume e la
simonia con i suoi scritti e con le parole. Dopo la morte del papa
Alessandro II°, gli abitanti di Lucca lo disegnarono subito come degno
successore al ruolo di Vescovo della città. Non se ne conoscono le ragioni,
ma Anselmo fu investito in tale veste dall'Imperatore Enrico, prima ancora
che questi si riconciliasse con il Papa. Avendo saputo poi, del dispiacere
causato al Papa Gregorio con rimorso e dolore si ritirò per penitenza nel
convento di Polirone (S.Benedetto Po) ben risoluto a passarvi tutto il resto
della vita. Un ordine del Papa lo richiama all'ufficio Episcopale e alla
direzione di Matilde di Canossa. Egli doveva essere insieme Vescovo di Lucca
e consigliere della Contessa. Agli applausi iniziali ricevuti seguirono
furibondi crucifige, fu costretto ad abbandonare Lucca dopo che avevano
attentato alla sua vita. La via dell'esilio lo portò a Mantova che da quel
momento fu sua dilettissima città e seconda patria. Segue la Contessa
Matilde fin sui campi di battaglia e si prodiga per aiutare i deboli. Fu
nominato legato Pontificio per la Lombardia. Egli si sottopone al
massacrante incarico con alacrità e con zelo. Fa predicazioni, emette
editti e scrive lettere, ai più riottosi parla con tale vigore che vengono
ridotti o all'assenso o al silenzio. Mentre era intendo in tale opera, lo
colse la notizia della morte in esilio del Papa Gregorio. Fu tale il dolore
che da quel giorno desiderò intensamente di unirsi al Pontefice. Dopo pochi
mesi, logoro dalle fatiche, più che dall'età cadde a Mantova con grande
sfinimento. Mori il 18 marzo 1086. Tutta la città partecipo al dolore. Il
Santo aveva disposto che il suo corpo fosse sepolto in umiltà nel Monastero
di S.Benedetto. Durante il funerale, dall'imponente corteo di Vescovi,
prelati, dignitari e popolo si levò alta la voce del Vescovo di Sutri,
Bonizzone a proclamare che Anselmo non doveva lasciare Mantova, ma riposare
per sempre in mezzo a quelli che l'avevano amato e venerato come Santo. Con
il grido: "Dio lo vuole!", tutto il popolo approvò. La Contessa
Matilde, allora, ordinò che la salma fosse condotta in cattedrale, dove da
nove secoli riposa. Fu canonizzato l'anno successivo. Il suo corpo esumato
secoli dopo, fu trovato sorprendentemente integro. E tale è ancora oggi. Le
cronache d'epoca parlano di ottanta miracoli operati per intercessione del
Santo nei cinquanta giorni successivi alla sua morte. Scrisse nel 1886
S.E.Mons.G.Sarto allora Vescovo di Mantova e poi Papa con il nome di Pio X:
"Se in questa città avventurosa, ad Anselmo piacque il soggiorno,
piacque la tomba e l'altare ; se un segreto presentimento ci rassicura che
di noi lo prende un pensiero , che un tenero affetto per noi lo riscalda ,
riguardando col suo celestiale sorriso quanti gli sono devoti, implorerà
certamente per noi tutti quella benedizione che ci difenda ci conforti , ci
salvi."
PiLi
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