Mantovani nel Mondo             da: AISE

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 Il salasso sulle pensioni italiane riscosse in Argentina. 
Riscuotere la pensione italiana in Argentina costa, e costa anche molto.

Sulla base della documentazione che un pensionato mi ha concesso per dimostrare la realtà dei costi, espongo i fatti. 
Mese di dicembre 2006: pensione + 13ª mensilità. L’INPDAP invia per la riscossione 2.249 euro dall’Italia all’Argentina; a Buenos Aires giungono 2.246,36 euro (perché?) che vengono trasformati automaticamente in dollari USA al cambio del giorno di arrivo. 
La somma è, dunque, 2.961,82 dollari USA; su tale importo la Banca (in questo caso la BNL, ora HSBC) trattiene una percentuale del 1,15% per la propria commissione e su tale cifra viene addebitata al pensionato, l’IVA del 21%. 
Totale riscossione finale 2.921 dollari USA. L’ammontare finale appare chiaro: al pensionato vengono sottratti in totale, più di 50 dollari per poter riscuotere la propria pensione". 

Su L’eco d’Italia, settimanale edito a Buenos Aires diretto da Alessandro Cario, Vittorio Galli denuncia le disparità di trattamento cui vanno incontro i pensionati italiani in Argentina rispetto a quelli residenti in Italia. 
"Facciamo, ora, un conto sotto l’aspetto economico-bancario: dall’INPDAP Italia a Buenos Aires mancano già 2,64 euro. Prima domanda: perchè? Seconda domanda: chi è il beneficiario? Un funzionario di banca della BNL (ora HSBC) di Buenos Aires non sa darmi spiegazione: "arriva così dall’Italia", dice.
Andiamo avanti: l’importo in euro viene trasformato in dollari USA, così è, piaccia o no. Il dollaro USA non è una moneta italiana né argentina però il pensionato è costretto ad accettarla: prendere o lasciare.
Una considerazione: se dall’Italia viene inviata una somma in euro tramite una delle varie società di trasferimento di denaro, il ricevente riscuote l’importo in euro. Terza domanda: perchè per la pensione avviene diversamente?

Altra considerazione: dopo la trasformazione in dollari USA, la banca impone una commissione del 1,15% e su questa viene applicata l’IVA del 21%, sempre a carico del pensionato. Quarta domanda: cosa ha fatto di male il pensionato per dover pagare un’IVA su un servizio in favore della banca?
Dunque: il danno e la beffa, per non dirla in termini dialettali che sarebbero più efficaci ma volgari, per cui mi astengo dallo scriverli.

Ma vi è un altro conto da fare, sotto il profilo politico-sociale. Anzitutto, in Italia se una pensione, sia INPS, INPDAP o qualsivoglia, viene direttamente accreditata su un C/C bancario a scelta del pensionato, questi riceve esattamente lo stesso importo, netto, emesso dall’Ente pensionistico. A carico del pensionato non vi sono costi aggiuntivi di nessun genere. Invece, per riscuotere la stessa pensione italiana in Argentina, tutti i costi ricadono sul ricevente.

A questo punto è necessario, per non dire indispensabile, fare varie considerazioni: Perchè tale differenza tra cittadini italiani residenti in Italia e cittadini italiani residenti in Argentina? Su circa 1.600 pensioni riscosse nella sola città di Buenos Aires ad una media mensile (a parte la 13ª mensilità) di 600 dollari, la Banca riscuote – conti alla mano - circa 11.000 dollari mensili. Considerato che un impiegato bancario costa all’Istituto di credito circa 3.000 pesos, ossia 1.000 dollari mensili, questo significa che la Banca può pagare lo stipendio a 11 impiegati, ossia può mantenere in vita un’intera filiale solo per il servizio di pagamento delle pensioni italiane.

Ma ancora, sull’importo di 11.000 dollari, l’IVA applicata a carico del pensionato, è di 2.310 dollari che confluiscono nelle casse dell’erario argentino mentre la Banca ride, poiché l’imposta sul suo proprio guadagno la paga il pensionato. Ed é da fare un pensiero anche sulla quantità di euro che vengono trasmessi in Argentina dall’Italia per le pensioni: fonte "Fondazione Migrantes", é stato rilevato in 282 milioni di euro, l’importo per il 2006 inviato nella sola Argentina da parte degli Enti previdenziali italiani: lascio a tutti il calcolo sull’importo totale che introita la banca per tale servizio.

Dopo tante considerazioni, una riflessione: è corretto tutto questo? È lecito? È accettabile? Un pensionato italiano in Argentina è costretto a subire questa serie di iniquità senza poter ottenere una giusta considerazione? Le Banche sono autorizzate "sic et simpliciter" a guadagnare così tanto a danno dei pensionati italiani?

I pensionati che mi hanno parlato su questo argomento ed ai quali ho posto la domanda se ritenevano logico accettare tale imposizione, mi hanno risposto quasi tutti "che ci possiamo fare?" ritirandosi un po’ nelle spalle, con un sorriso amaro e lo sguardo fisso nel vuoto. Pensionati, gente senza difesa, senza un potere contrattuale. A questo punto il sangue inizia a bollire e metto da parte la correttezza per trasformare "il danno e la beffa" nel più diretto e semplicistico "cornuti e mazziati".

Mi faccio carico delle affermazioni e di quanto descritto in difesa degli indifesi e per sollecitare un concreto intervento che renda dignità, uguaglianza ed equità alle migliaia di italiani residenti all’estero che oggi sono pensionati ma anche a quanti lo saranno in futuro e dovranno subire il danno dovuto alla disparità di trattamento e la beffa di dover pagare un’IVA sulla propria pensione.

Mi rivolgo a quanti occupano posti di responsabilità in Patronati, COMITES, CGIE, Senatori e Deputati all’estero eletti nel Parlamento italiano, al Ministero degli Esteri, ai propugnatori degli interessi degli italiani all’estero: questo è un caso evidente sul quale intervenire per evitare un aberrante stato di cose! 

Nella trasmissione "Sportello Italia" del 28 ottobre 2006, l’intervenuto Direttore Generale dell’INPS, dr. Vittorio Crocco, aveva già ammesso tale discrasia ed aveva assicurato, da parte sua, l’interessamento affinché l’Istituto si facesse carico del costo di tale operazione, ma fino ad oggi nulla è cambiato. Ed anche i supremi rappresentanti dell’INPDAP, dott. Marchione, Ponti ed Abbadessa, che sono intervenuti nella trasmissione sempre di "Sportello Italia" del 23 dicembre 2006, hanno solo fatto mostra di sé, ma senza nessun risultato utile. 
A mio parere, per dare soluzione al problema, sono possibili due strade: o gli Istituti pensionistici si fanno effettivamente carico dell’onere, o alle Banche operanti deve essere corrisposta una percentuale inferiore.
Ed ancora, per i buoni rapporti tra i Governi Italiano ed Argentino, dovrebbe essere sanata l’illecita applicazione dell’IVA a carico dei pensionati: questi non sono né consumatori finali, né tanto meno soggetti commerciali.

Dunque, o l’IVA la paga la Banca (dato che la Banca è la beneficiaria della commissione) o lo Stato argentino, tramite i corrispondenti rappresentanti politici italiani, emette una norma di applicazione dell’IVA a carico della Banca oppure ne dà esenzione sugli importi delle pensioni che ricevono i cittadini italiani residenti in Argentina. 
Ciò, sia al fine di equiparare il trattamento pensionistico dei residenti in Italia, sia per equità con gli stessi pensionati argentini: tale disparità nella corresponsione della pensione è veramente assurda per non dire illecita. Non conosco la situazione negli altri Stati nei quali risiedono pensionati italiani e gradirei sapere qual è la loro posizione.

Aspetto una risposta, un commento, una critica, un contributo da parte dei paladini degli italiani all’estero, ma non mi limiterò ad una saggistica sul tema; proseguirò nella campagna di riconoscimento di un’ingiustizia in ogni possibile sede amministrativa, legislativa e giuridica, sperando però, nella saggezza e nel senso di responsabilità di quanti sono preposti nei competenti Organismi". (aise)

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