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Riaperta la Chiesa della Madonna della Vittoria

Senza cerimonie sfarzose il 18 marzo è stata riaperta la Chiesa della Vittoria, spostate le transenne mentre alcuni operai continuavano a sistemare la strada adiacente l'ingresso, vi è stato l'ingresso delle autorità e del pubblico convenuto. L'apertura, nonostante non siano terminati i lavori in atto, è stato voluto dagli Amici di Palazzo te e dei Musei mantovani che ne stanno curando i restauri, dall'Amministrazione Provinciale ad integrazione della Mostra dedicata al Mantegna e dal Comune di Mantova proprietario dello stabile. A presenziare l'illustrazione dei lavori eseguiti fino ad oggi e alle nuove scoperte venute alla luce nei sondaggi effettuati al piano superiore  vi erano le massime autorità provinciali oltre a vari studiosi e numerosi cittadini. La Chiesa aperta precedentemente nel 2001, nel piano terra presenta porzioni di affreschi principalmente nelle sei fornici di sostegno le cui basi poggiano su sostegni decorati in cotto , ma la sorpresauno degli affreschi della volta principale è nella porzione alta che fu divisa da un solaio nel 1877 e da allora in uso ad una scuola oggi refettorio dell'Asilo Bozzi. I sondaggi effettuati sia nella volta che nelle pareti hanno evidenziato la ricchezza del decoro che è ancora nascosto sotto ben 9 strati di intonaci e pitture. Nelle volte a crociera sono emersi affreschi di medaglioni al cui interno sono raffigurati Santi, le figure emerse sono state identificate come coloro che sono considerati i Santi guida della Chiesa, sia quella Orientale che quella Romana. L'intervento del presidente della Circoscrizione 1 Ongari ha voluto evidenziare la possibilità che l'intera struttura della parte alta della chiesa, oggi occupati dall'asilo, potrebbero ritornare a far parte della chiesa. Questo grazie alla disponibilità proprio della circoscrizione, offrendo in cambio alcuni ambienti della propria sede che è adiacente sia all'asilo che alla chiesa. L'unico intralcio al ripristino totale della campata originaria della chiesa è la volontà della soprintendenza, che reputando "storiche" le travature inserite nel 1877 ne impedisce lo smantellamento. Credo che una delle soluzioni potrebbe essere quella di salvare come dice un vecchio detto "capra e cavoli" e cioè: lasciare dalla parte dell'ingresso qualche metro di travatura  con il relativo pavimento superiore, mentre la restante porzione si aprirebbe completamente,  permettendo di vedere la volta. Da tanti esempi che abbiamo sotto gli occhi in giro per la città,  personalmente credo che difficilmente si arriverà ad una soluzione simile.
       Chiaventi (Ass.re Comune), Orlandini (Ass.re Provincia),  Fontanili (Pres.te Provincia)  Pedrazzoli (Ass.re provincia)
 Alcune delle autorità intervenute foto a sinistra, da sinistra: Chiaventi (Ass.re Comune), Orlandini (Ass.re Provincia),  Fontanili (Pres.te Provincia)  Pedrazzoli (Ass.re provincia) foto a destra, in primo piano:  il presidente della circoscrizione1, Ongari illustra gli ambienti,sullo sfondo il presidente della Provincia e Don Manzoli. Foto sotto a sinistra Il prof. Bassotti mentre illustra gli affreschi, a destra il dott. Ferlisi uno degli studiosi che si occupa degli studi sugli affreschi e che  ha curato la mostra sul Mantegna.
   
 Il prof. Bassotti   il dott. Ferlisi   una parte di affresco portato alla luce dai sondaggi
Le vicende legate alla Chiesa
Due sono gli antefatti alla costruzione della chiesa e all’esecuzione della pala: una presunta offesa alla religione cristiana e la battaglia di Fornovo. Daniele Norsa commerciante ebreo si si trasferisce da Villafranca (Verona) a Mantova, ponendosi sotto la protezione di Francesco II e acquista una casa presso la chiesa di San Simone. Norsa ritiene che alcune figure sacre affrescate sulla parete esterna della sua casa, essendo ebreo, non consone alla sua immagine e con la scusa che possano essere sfregiate in odio alla sua persona ottiene, dietro cospicuo pagamento dalla Curia Vescovile, l’autorizzazione per rimuoverle. Negli stessi giorni (1495) dopo la rimozione, durante una processione la gente prende di mira la casa, danneggiandola. Francesco II, assente da Mantova perchè al comando dell’esercito costituito dagli stati italiani, combatte a Fornovo sul Taro contro l’esercito francese, guidato da Carlo VIII, viene informato dei fatti, scrive al fratello Sigismondo perchè l’ebreo, colpevole di "inzuria verso la Madonna e i Santi raspati" dalla sua casa, faccia ridipingere l’immagine più bella di prima. Dopo la battaglia  dall’esito dubbio,(6 luglio 1495) ma che  viene celebrata come una importante vittoria italiana, Francesco II  è esaltato come liberatore, riceve da frate Redini una missiva in gli si propone, sulla base di un’ispirazione divina, di costruire una chiesa dedicata a Santa Maria della Vittoria. Redini oltre a consigliare la costruzione della chiesa propone anche l'esecuzione di una pala d'altare da affidare al Mantegna. Gia nel mese di agosto del 1495 i lavoriUna ricostruzione della parete d'altare con il dipinto -liberatiarts- per la chiesa sono iniziati e affidata la commissione al Mantegna  e da una lettera che Sigismondo scrive a Francesco II si apprende che i costi sono accollati al Norsa che ha prontamente versato un risarcimento di cui una parte è stata anticipata al Mantegna per il dipinto. Il 6 luglio 1496, un anno esatto dopo la battaglia di Fornovo, la pala lascia lo studio di Andrea Mantegna per essere trasportata nella chiesa. Il dipinto, posto su un carro riccamente ornato, accompagnato da cantori, viene portato come in una processione, dalla casa del Mantegna fino alla chiesa della Madonna della Vittoria. La pala vi rimane fino all'arrivo delle truppe napoleoniche che conquistata la città nel 1797 la trasportano a Parigi unitamente ad altri capolavori depredati in tutta Italia. La chiesa, sconsacrata nella circostanza, affronta un lungo periodo di abbandono. Nel 1877 il Genio militare del regno divide l’interno in due piani e apre nuove finestre. La parte superiore viene concessa in uso alla scuola comunale, ora asilo Buozzi. Nella parte inferiore la porta originaria viene ampliata, mentre sul fianco, dove vi era la porticina secondaria, per iniziativa dello scultore Paganini che aveva istallato il suo studio nella parte inferiore dell’edificio, viene aperto un portone ad arco neogotico. Nel Novecento l’edificio è occupato da un’officina di cromatura che vi rimarrà fino agli anni 80, e solo nell’ultimo decennio del secolo hanno inizio i lavori di restauro, tuttora in corso, demandati dal Comune agli Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani.
 

La Pala d'altare raffigurante la Madonna della Vittoria, oggi conservata al museo del Louvre
(e dal cui sito web è tratta la foto sotto)
 I personaggi raffigurati nella Pala

- Al centro la Madonna col Bambino.
Francesco II attribuiva a un intervento della Vergine la sua salvezza sul campo di battaglia di Fornovo
- A sinistra, in primo piano, Francesco II
- A destra, inginocchiata, S. Elisabetta con S.Giovannino
- A sinistra in secondo piano S. Michele Arcangelo
   
patrono delle vittorie spirituali
- A destra  S. Giorgio,
  con la lancia spezzata, patrono delle vittorie nel combattimento fisico

- Alle spalle di san Giorgio, San Longino, il soldato romano
che trafisse il costato di Cristo sulla croce e che in seguito, convertitosi, giunse a Mantova portando una reliquia del Preziosissimo Sangue

- Sullo sfondo a sinistra, Sant’Andrea, al quale è intitolata la basilica in cui si conserva la reliquia del Preziosissimo Sangue
- Sulla predella, a finto bassorilievo, sono raffigurati tre episodi della Genesi
 I simboli principali, riferibili soprattutto alla Vergine:
- perle, conchiglia: purezza di Maria
- corallo: protezione dal male
- nodo senza fine (nella spalliera del trono): unione, fedeltà
- pappagalli: nascita di Gesù senza peccato originale
- garofano (in mano al Bambino): amore divino
- sfere di cristallo: verginità
- arancio e il limone: alludono alla Madonna, perché portano nel medesimo momento il fiore e il frutto, allo stesso modo in cui la Madonna è al contempo vergine e madre.

La mostra nella casa del Mantegna
 nel V° centenario della Morte dell'artista padovano

La mostra vuol essere una ricostruzione fedele dell'epoca in cui l'artista è vissuto, epoca in cui la Mantova dei Gonzaga stava acquisendo un'importanza politico-culturale crescente. Questa ricostruzione è arricchita da scritti, incunaboli, medaglie, monete bassorilievi, busti, ceramiche, vestiti e armi. Di rilievo oltre al dipinto del volto di Cristo "Il Redentore", sapientemente contrapposto ad un Cristo in cotto attribuito allo stesso Mantegna, i bronzetti, tra i quali spicca quello raffigurante Marsia tramutato in San Sebastiano attribuito  al Mantegna recentemente. Al piano superiore vengono mostrate con un sistema  multimediale la Camera degli Sposi e la  ricostruzione della chiesa della Vittoria. Maxi schermi che permettono di notare ed apprezzare  particolari difficilmente visibili dal vivo. Anche nella sezione dedicata  a "I trionfi di Cesare"  i dipinti si possono ammirare nella loro completezza evidenziandone significati e particolari. Una visione che nemmeno dal vivo, a Hempton Court è possibile vedere, dato che gli originali sono tenuti in una penombra che ne mortifica la visione.  Altra ricostruzione teorica ma di grande effetto, quella dello laboratorio dell'artista, con le scansie colme di vasi contenenti i materiale per i colori e svariati materiali di corredo e sopra ad un cavalletto una tela con i contorni del Cristo Morto (quello conservato a Brera) pronta ... per ricevere le prime pennellate ... per saperne di più: Mostra sul Mantegna

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