Mantovani nel Mondo           Elezioni politiche 2006.          

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Le Province italiane riusciranno ad entrare in Parlamento ?
di Daniele Marconcini

In Italia le aree metropolitane delle grandi città eleggevano il 70% dei parlamentari italiani , mentre l'altro 30% veniva eletto con il voto degli elettori di provincia, caratterizzati dalla presenza di ben 6.000 piccoli comuni che rappresentano l'ossatura democratica del nostro paese (e a volte anche quella economica e sociale).

Questo avveniva per un fatto puramente numerico legato alla consistenza del corpo elettorale che portava ad eleggere, ad esempio, con i soli elettori dell'area di Milano un numero di parlamentari pari a quelli eletti nell'intera Regione Toscana.
Ora la nuova legge elettorale ridisegnando i collegi su base regionale e abolendo la preferenze, rischia di cancellare un' ulteriore quota di rappresentanti istituzionali delle realtà locali a favore delle aree metropolitane, fatto questo che nel passato e in tempi recenti si è tradotto spesso in minori attenzioni per le province e i comuni con un sostegno non adeguato alle loro economie,anche rispetto alla politica sulle infrastrutture tutta
rivolta alle grandi opere.
Questo dovrebbe indurre ad una generale riflessione sull'effettiva rappresentatività che dovrebbe essere assicurata a tutti i territori nelle istituzioni nazionali che, a mio avviso, con questa legge elettorale rischiano in
parte di "sparire" dal Parlamento italiano e non solo: anche le elezioni regionali non sempre garantiscono la presenza di tutte le province, in quanto il sistema elettorale vigente per le Regioni, previsto dalla legislazione
statale, risulta inidoneo ad assicurare in ogni caso la rappresentanza consiliare di tutte le circoscrizioni elettorali (Province).
Vale per tutti l'esempio di Sondrio che alle ultime elezioni regionali lombarde dello scorso 3-4 aprile, è rimasta esclusa dalla rappresentanza di propri candidati in Consiglio regionale, perdendo l’unico seggio (dei 64 disponibili con sistema proporzionale) assegnato prima del voto sulla base del rapporto tra la popolazione della Provincia e quella complessiva regionale. Un tema che dovrà essere sicuramente affrontato nella prossima legislatura .

Tornando al nuovo sistema elettorale e tralasciando l'analisi delle nuove circoscrizioni , funzionali alla nuova legge, vorrei svolgere alcune considerazioni sulla scomparsa delle preferenze. La nuova legge proporzionale prevede infatti liste bloccate per cui gli elettori voteranno per un partito senza la possibilità di indicare alcun nome.
Bisogna ricordare che anche il maggioritario uninominale era, di fatto, un sistema con liste bloccate composte da un solo nome ma parliamoci chiaro, la mancanza di preferenze ha fatto comodo a tutti i capi partito di entrambe le coalizioni in lizza da destra a sinistra, passando per il centro, sia perché sono state emarginate le sempre più evidenti spinte centrifughe regionali o locali dei vari Governatori e gruppi dirigenti di partito periferici e sia per garantire collegi sicuri a personalità nazionali, non sempre disponibili a mettersi in gioco con il proprio elettorato. Le liste bloccate danno infatti molte chance di elezione ai candidati che occupano le prime posizioni.
Costoro non hanno incentivi a fare campagna elettorale in prima persona perché verrebbero eletti comunque.

Anche nel precedente sistema (in cui il 25 per cento dei parlamentari veniva eletto col metodo proporzionale),
alcuni candidati nei collegi uninominali di fatto si garantivano l’elezione con una collocazione ai primi posti delle liste proporzionali. Analogamente, gli ultimi nelle liste hanno scarsi incentivi a fare campagna elettorale, visto
che la loro probabilità di essere eletti è minima. Gli unici candidati che mantengono un forte incentivo sono quelli “at the watermark”, ovvero quelli la cui posizione nella lista corrisponde al numero atteso di eletti per il
partito.

Tutto questo sta producendo due effetti, a mio avviso, molto gravi per una democrazia che si dichiara partecipativa, rappresentativa e federalista. Il primo è che il radicamento nel territorio dei candidati e dei partiti che li supportano sarà un fattore meno importante rispetto al passato, il  secondo che viene esclusa la libera scelta da parte dei cittadini di indicare i propri rappresentanti da mandare in Parlamento penalizzando quelle realtà, come le province italiane, dove i problemi spesso non sono né di destra e né di sinistra.
Questo disincentivando la partecipazione diretta degli elettori alla campagna politica, a favore di una competizione tutta mediatica concentrata sulle qualità (vere o presunte) dei programmi e dei leader nazionali piuttosto che sulle credenziali dei singoli candidati, appiattendo totalmente la campagna elettorale svolta oramai più su parole d'ordine che sui programmi veri con il rischio di un maggiore astensionismo.

A tale proposito nel concludere vorrei citare i dieci comandamenti, scherzosi ma non troppo, tratti dalla Rete, che un candidato di destra, centro o sinistra, dovrebbe assolutamente rispettare partecipando alle elezioni
politiche del 2006 :

  1. Ogni candidato deve citare la presenza di estremisti nelle liste avversarie: disobbedienti eversivi o no-global violenti nelle liste di centro-sinistra, indagati dalla giustizia o neofascisti in quelle di centro-destra.
  2. Ogni candidato deve parlare della sicurezza dei cittadini e dell'immigrazione, confermando o smentendo un legame causa-effetto tra le due problematiche .
  3. Ogni candidato, qualunque cosa succeda e con chiunque parli, donna, bambino, suora, senzatetto, pensionato, cassintegrato, disoccupato, imprenditore, farmacista, deve dire cosa ne pensa dei PACS.
  4. Ogni candidato deve dire che gli affari vanno separati dalla politica.
  5. Ogni candidato deve dire che bisogna ridurre le tasse ma che le devono pagare tutti.
  6. Ogni candidato deve dire almeno una volta la parola "comunisti", per dirne bene o male o che non esistono, ma comunque la deve dire e lo stesso per la parola "Berlusconi".
  7. Ogni candidato deve dire che la laicità è importante, Chiesa e Stato sono separati a cui aggiungerà la parola famiglia se cattolico e diritti della donna se laico.
  8. Ogni candidato deve dire il meno possibile la parola "Europa", perché l'euro porta male.
  9. Ogni candidato deve dire almeno 50 volte la parola Italia in 10 minuti.
  10. Ogni candidato deve avere un sondaggio pronto che gli dà sicuramente la vittoria.

Daniele Marconcini
Presidente A.M.M.

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