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GIOVANE SCRITTORE MANTOVANO IN BRASILE SULLE TRACCE DALLA CANZONE D'AUTORE LATINA

E' in uscita nei prossimi giorni "La canzone d'autore latina", edito dalla Bastogi Editrice italiana, nella collana Aironi, scritto da Fabio Veneri, giovane redattore del sito web "Lombardi nel Mondo", che ha all'attivo diverse collaborazioni con testate cartacee e on line. Dopo una recente esperienza redazionale in Brasile, Fabio, rientrato a Mantova, si è fatto promotore di iniziative che coinvolgono la comunità latino americana in loco ed è, inoltre, responsabile di un segretariato sociale per gli italiani in America Latina. L'oggetto del saggio è l'universo dei cantautori latino americani, spagnoli e portoghesi. Un libro, dunque, che accompagna il lettore, mano nella mano, alla scoperta di un panorama musicale spesso trascurato in Italia, che sottende anche un diverso modo di fare musica.

Italian Network ha intervistato questo giovane scrittore per domandare dettagli in merito al suo ultimo lavoro editoriale.
D.-Come ti sei avvicinato a questo argomento e cosa di esso ti ha affascinato maggiormente?
VENERI:-Per quanto possa sembrare sorprendente, non mi sono avvicinato alla musica latino americana dopo aver conosciuto l'America Latina, ma è successo esattamente il contrario.
Circa otto anni fa ho comprato un vecchio cd di Antonio Carlos Jobim, il padre della bossa nova e da lì in avanti non ho più lasciato questa musica e anzi la mia passione per l'America Latina è cresciuta ed ha abbracciato quasi tutti gli aspetti della cultura di questo continente.
D.-Quali sono gli autori e le canzoni che consiglieresti a chi non conosce la musica latino americana per scoprirla ed apprezzarla?
VENERI:-Nel mio libro vengono recensiti 44 autori, quelli che ho ritenuto imprescindibili. Tra questi, senza dubbio nomi che risaltano, sono quelli dei brasiliani Caetano Veloso e Chico Buarque, noti anche al pubblico italiano. Meno noto al pubblico italiano, ma forse la stella più lucente di tutto il movimento della nuova canzone latino americana, è il cubano Silvio Rodriguez.
Per quanto riguarda le canzoni, il libro offre moltissimi spunti di ascolto, vengono descritte più di 190 canzoni, tutte da ascoltare e meditare.
D.-Quando affermi, sulla quarta di copertina che "l'America Latina rimane il luogo dove la parola dell'artista si identifica con le aspirazioni, gli ideali, le lotte e le frustrazioni di un popolo", c'è un intento polemico nei confronti della musica contemporanea in generale e italiana, in particolare?
VENERI:-Più che cercare di polemizzare, direi che semplicemente constato che buona parte della musica inglese/americana e anche della musica italiana ha rinunciato a comunicare.Oramai gran parte della musica che gira per le radio è asettica, afasica, non spinge alla riflessione e, quello che è più triste, nemmeno a comunicare una sensazione.  Le canzoni di cui parlo sono nate con altri intenti, e credo che sortiscano altri effetti su chi le ascolta. In ogni caso, è chiaro, anche in Italia, c'è chi esce da questo giro vizioso: certo è poco visibile.
D.-Cosa credi che la musica latino americana rappresenti nel panorama musicale mondiale sempre più conformista e commerciale?
VENERI:-C'è chi dice che la musica latino americana rappresenta l'unica credibile e possibile alternativa allo strapotere della musica anglosassone. Questa affermazione ha ovviamente un senso se si considera le centinaia di milioni di persone che parlano spagnolo e portoghese. Per coloro che non parlano queste due lingue, la musica latina esercita comunque un grande fascino, che senza dubbio è il fascino dell'esotico, del tropicale. In questo libro vorrei mettere in evidenza che oltre a questo, la canzone latina significa anche coscienza sociale, tradizioni, lotta per un mondo diverso.
D.-Quale è il rapporto delle giovani generazioni con questo tipo di sonorità?
VENERI:-Se ci riferiamo ai giovani italiani, e parliamo in generale delle sonorità latine, direi che il rapporto è legato al ballo, quindi alla diffusione della salsa, della bachata, del merengue nelle nostre discoteche.
Se, invece, parliamo dei giovani latino americani, e ci riferiamo alla canzone sociale di cui parlo nel libro, si può sicuramente dire che i mezzi espressivi e musicali per rappresentare le proprie idee sono oggi diversi da quelli di quarant'anni fa; spesso la canzone d'autore rimane una musica clandestina, ma se trent'anni fa lo era perché censurata dalle dittature, oggi lo è perché spesso è fuori dai mezzi di comunicazione di massa e vive dentro circoli o ambienti ristretti, assume quasi una forma sotterranea. Ma esiste, è viva e rimane ancora oggi la voce più credibile con cui si esprimono i popoli latino americani.
Viviana Pansa
(15/03/2005-/V.E.P./Italian Network)

La canzone d’autore latina

Sarà presto nelle librerie il primo “sforzo editoriale” di Fabio Veneri  intitolato “La canzone d’autore latina”.
Edito dalla Bastogi Editrice Italiana (www.bastogi.it), nella collana Aironi dedicata alla musica. Il libro, di cui in anteprima riportiamo l’immagine della copertina e il testo in quarta di copertina, sarà tra breve nelle principali librerie.
"L’universo dei cantautori latino americani, spagnoli e portoghesi è l’oggetto di questo saggio. Il libro nasce per colmare la quasi totale assenza di letteratura sull’argomento in Italia e per stimolare l’ascolto di questo genere così vicino alla nostra sensibilità. Sappiamo che l'America Latina rappresenta nell’immaginario dell’uomo europeo il rifugio sicuro dove rigenerare le proprie motivazioni ed ispirazioni; l’America Latina raffigura un modello culturale in cui l'artista-stregone ha ancora la capacità di fermare il mondo per un attimo e creare opere d’arte che trasudano colore e profumi; l'America Latina rimane il luogo dove la parola dell’artista si identifica con le aspirazioni, gli ideali, le lotte e le frustrazioni di un popolo. Se queste considerazioni sono ormai assodate per quanto riguarda la letteratura, lo stesso non si può dire della canzone d’autore che nel nostro paese è sempre rimasta in ombra. Della musica latina penetrano soltanto gli aspetti più facilmente commerciabili, o quelli che tentano ammiccamenti furbi e civettuoli con il pop anglo-sassone e con le sue regole. Eppure in quello sterminato territorio che va dal Rio Bravo fino alla Patagonia (senza dimenticare le madrepatrie, Spagna e Portogallo) la canzone è molto di più che un oggetto di consumo usa e getta. La canzone rappresenta una forma di resistenza culturale ed il veicolo che dà voce alla speranza che “un altro mondo sia possibile”.
 

 

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