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Ancora una riprova sulla scarsa considerazione che gode la lingua italiana in Europa (e nel mondo). Oggi, a tre anni di distanza dalla pubblicazione sul Corriere di un articolo dal titolo "Sempre più Italiano nel mondo"(sotto)  in cui si ipotizza un aumento dello studio dell'italiano, il presente (e il futuro) non sembra così ottimistico. Nonostante l'Italia sia uno dei Paesi fondatori della Comunità Europea i testi editi nella lingua di Dante latitano...basta dare un'occhiata al sito ufficiale dell'EE.UU. e cercare qualche informazione.  Pietro Liberati webmaster. 


La lingua italiana perde terreno in Europa

La lingua italiana perde terreno in Europa, e la competenza degli Italiani per quanto riguarda le lingue straniere è tra le più basse del Vecchio Continente. E' quanto emerge dal sondaggio Eurobarometro pubblicato in occasione della Giornata Europea delle Lingue 2005, celebrata il 26 settembre scorso. In base a quanto è emerso dal sondaggio, se il 50% della popolazione europea dichiara di potersi esprimere in una lingua straniera, la percentuale "precipita" in Italia, toccando il 36%, a pari merito con la Spagna ed il Portogallo, e davanti alla Gran Bretagna (30%). Fa inoltre riflettere il fatto che ben 8 su 10 dei nuovi Paesi dell'UE si trovano al di sopra della media: tra questi la Lettonia con il 93% seguita dalla Lituania (90%), dalla Slovenia (89%), e dall'Estonia (87%).
L'inglese è la lingua straniera più conosciuta (un terzo degli Europei la conosce come seconda lingua), seguita dal tedesco e dal francese; a seguire, lo spagnolo, al quarto posto, e il russo, che fa il suo ingresso in quinta posizione, scalzando l'italiano, che "slitta" al sesto, e risulta parlato solo dal 2% dei cittadini UE.
Sono soprattutto gli studenti a conoscere le lingue: 8 su 10 dichiarano di essere in grado di utilizzare almeno una lingua straniera – un dato che fa seguito al fatto che la percentuale di alunni della scuola elementare che studiano almeno una lingua straniera è cresciuta in tutti i Paesi, e nella maggior parte degli Stati membri, i programmi scolastici offrono agli studenti la possibilità di imparare almeno due lingue straniere durante la scuola dell'obbligo.
Organizzata per la prima volta nel 2001 dal Consiglio d'Europa, la Giornata Europea delle Lingue mira a promuovere l'apprendimento delle lingue ed a sottolineare l'importanza della diversità linguistica attraverso una serie di manifestazioni organizzate quest'anno in 36 Paesi europei. All'insegnamento delle lingue, l'Unione Europea dedica ogni anno 30 milioni di euro, attraverso programmi come Socrates e Leonardo da Vinci, che prevedono scambi tra scuole, formazione di insegnanti ed iniziative di sensibilizzazione.
da www.italiplanet.it


Quello che scrissi al responsabile per l'Italia del sito EUROPA :
-----Original Message-----
From: Pietro
Sent: samedi 1 novembre 2003 23:07
To: PRESS EUROPA-WEBMASTER
Subject: Notizie "fresche in Italiano"

Trovo inaccettabile che non siano pubblicate uniformemente le notizie in italiano, al pari della lingua inglese o francese, in alcuni casi anche dello spagnolo, è vergognoso, poi si parla tanto di rilancio della cultura e lingua italiana nel mondo! Ma se non siamo capaci nemmeno da dentro le istituzioni a farlo al pari dei partner Europei poi cosa pretendiamo ??
Grazie dell'attenzione (se vi sarà da parte Vostra )
Pietro Liberati Mantova

E la risposta ...
----- Original Message -----
From: Europawebmaster@cec.eu.int
Sent: Tuesday, November 04, 2003 2:38 PM
Subject: RE: Notizie "fresche in Italiano"

Egregio Signore,
La ringraziamo per il suo e-mail. La Commissione europea pubblica sistematicamente i documenti ufficiali in tutte le 11 lingue ufficiali dell'Unione europea (non  è vero, guardare il sito per verificare! ndr). Il sito EUROPA, però, contiene, oltre ai documenti ufficiali, un'enorme quantità di altre informazioni di carattere generale o specialistico. La Commissione si è sempre adoperata per presentare tali informazioni nel maggior numero di lingue possibile al fine di renderle accessibili ad un pubblico quanto più vasto possibile (balle!! ndr). Tuttavia, ciò non è sempre fattibile in quanto richiede risorse finanziarie, umane e tecniche supplementari.  (no coment!! ndr)  Le assicuriamo che facciamo tutto il possibile per soddisfare i visitatori di EUROPA, migliorando costantemente la qualità del sito e presentando le informazioni nel maggior numero di lingue possibile. Nell'augurarle una piacevole navigazione nel nostro sito, restiamo a sua disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti. Distinti saluti,
Dimitris POLITIS
EUROPA Webmaster Team
Ogni ulteriore commento credo sia superfluo ....


Questo era l'articolo sulla lingua italiana nel mondo pubblicato sul Corriere della Sera nel 2002 in cui si prospettava un ampliamento del nostro idioma.

Sempre più italiano nel mondo
La nostra lingua tra le prime cinque più studiate. 
di ANTONIO MAGLIO

Tullio De Mauro 
Nel 1995 gli studenti iscritti ai corsi di lingua italiana all'estero erano 33.065, nel Duemila sono saliti a 45.699 (+38,2 per cento); sempre all'estero, i corsi organizzati nel 1995 erano 2.346 con l'impiego di 628 insegnanti; nel Duemila sono stati 3.684 (+57 per cento) con 686 inegnanti (+8,4 per cento). I dati sono contenuti nell'indagine "Italiano 2000" che Tullio De Mauro, uno dei più autorevoli studiosi di linguistica italiana (è stato anche ministro della Pubblica Istruzione), ha condotto per conto del Ministero degli Esteri sulle motivazioni che spingono gli stranieri a studiare la nostra lingua. Da quell'indagine, che De Mauro ha realizzato con un gruppo di ricerca dell'Università per Stranieri di Siena (Massimo Vedovelli, Monica Barni e Lorenzo Miraglia) risulta che l'italiano è tra le prime cinque lingue straniere più studiate nel mondo. È alle spalle dell'inarrivabile inglese e ancora lontano dal francese (che tuttavia è in netto declino), ma quasi alla pari con tedesco e spagnolo. È una notizia che ridà vigore a quanti fino a ieri intonavano il "De Profundis" per l'italiano, considerato vittima predestinata della globalizzazione, e che oggi si affrettano a capire il perché di tanta vitalità. Ma non è una notizia inaspettata. C'erano già delle indicazioni positive: quelle sul peso specifico della nostra lingua, per esempio, che risulta al 19° posto tra quelle parlate nel mondo mentre la popolazione italiana è appena l'1 per cento di quella mondiale; o i dati relativi alle pagine Internet, il 3 per cento delle quali è scritto in italiano, cifra considerevole se si pensa che la rete è nata da pochi anni ed è quasi tutta anglofona.
L'indagine "Italiano 2000" è stata condotta negli Istituti Italiani di Cultura, coinvolti per la raccolta dei dati relativi non solo alle proprie iniziative, ma anche a quelle degli altri organismi che gestiscono all'estero i corsi di italiano. 
SUL FINIRE degli anni Settanta, l'Istituto per l'Enciclopedia Italiana affidò a Ignazio Baldelli un'altra indagine per capire le motivazioni che spingevano gli stranieri a studiare la nostra lingua. Baldelli accertò che si trattava di motivazioni culturali: si studiava l'italiano perché è la lingua dell'arte, della musica, della grande letteratura, ma anche della scienza di Galilei. 

L'indagine di Tullio De Mauro ha individuato nuove motivazioni: restano ancora quelle culturali - il che vuol dire che il legame tra l'italiano e la sua tradizione è sempre forte -, ma ce ne sono di nuove. Quasi uno studente su quattro, per esempio, frequenta i corsi di italiano per motivi di lavoro: con la conquista da parte del Made in Italy di mercati sempre più vasti, con l'aumento delle partnership tra imprese italiane e imprese straniere, conoscere la nostra lingua significa avere più ampie possibilità di lavoro perché la si può utilizzare nei processi economico-produttivi. In gergo si dice "spendibilità sociale di una lingua", e quella dell'italiano si rivela alta. POI CI SONO motivazioni collegate al turismo, al commercio, alla creatività delle nuove produzioni industriali (auto, moda, mobili), allo stile di vita, alla gastronomia. Infine ci sono le motivazioni personali: il partner italiano o di origine italiana. A tutto va aggiunta la preparazione degli insegnanti.  In sintesi - e utilizzando le parole di Tullio De Mauro - la conoscenza dell'italiano da parte di uno straniero "può essere un investimento culturale, come via per un diretto contatto con la nostra cultura; un investimento formativo, per coloro che intendono svolgere la propria formazione nel sistema scolastico e universitario italiano; un investimento economico, per chi decide di darsi una professionalità centrata sulla nostra lingua; un investimento in termini di lingua d'uso". È sempre De Mauro che spiega cosa ha portato alla riscoperta della nostra lingua: "Negli ultimi decenni è mutata l'immagine del nostro Paese fra gli stranieri. L'Italia ha conquistato un ruolo di rilievo (come sistema sociale, produttivo, culturale, linguistico) nel panorama internazionale". E continua: "Gran parte delle manifestazioni contemporanee della società e del sistema produttivo italiano sono apprezzate dagli stranieri perché sono capaci di continuare nell'oggi e nelle forme della modernità un sistema di valori che viene considerato come intrinseco dell'identità italiana". Insomma, il sistema-Italia è sempre più presente all'estero e conquista gli stranieri.

Da lingua della vergogna a lingua del successo
Il caso-Australia spiegato da Nevin Pecorelli e da Carlo Coen:
 
la straordinaria avanzata dell'italiano in tutte le scuole 

Nevin Pecorelli 
Oggi l'italiano è la seconda lingua più parlata in Australia. Viene dopo l'inglese e prima del greco e del cantonese. Ma fino a una quarantina di anni fa era inesistente: la legge vietava agli stranieri di usare la propria lingua in pubblico, e tuttavia non c'erano interpreti negli uffici né corsi di inglese. Era questa una delle tante manifestazioni di ostilità messe in atto dalla "White Australia" per difendersi dagli intrusi, che erano gli immigrati. E siccome il maggior numero di loro veniva dall'Italia, ecco che l'italiano lo si insegnava e lo si imparava fra le quattro mura domestiche. Un po' poco. Ma non potevano fare altrimenti i "bugs" (vermi), come venivano deliziosamente apostrofati i nostri connazionali. La svolta venne a metà degli anni Sessanta quando i più illuminati tra i politici australiani cominciarono a pensare agli immigrati come a una risorsa. Non si parlava ancora di multiculturalismo (sarebbe venuto più tardi, sul finire degli anni Settanta), ma di assimilazione, concetto rozzo, preferibile comunque al rifiuto astioso che la "White Australia" riservava a chi la stava aiutando a uscire dall'insularità economica e culturale. Fu nel 1968 che Joe Abiuso (Senior Master of Modern Languages nella scuola superiore di Brunswick e Senior Assistant Coordinator of Modern Languages in quella di Fitzroy) pubblicò il primo libro di didattica dell'italiano, "Enjoy Italian". "Ebbe subito successo", dice Nevin Pecorelli, studiosa di linguistica, che ha insegnato italiano in una scuola di Wangaratta nello Stato australiano del Victoria, "tant'è che ebbe due ristampe, nel 1971 e nel 1974. Quel testo è uno spartiacque tra il prima e il dopo, come dire tra l'intolleranza verso gli italiani e la loro accettazione. E agli inizi degli anni Ottanta lo studio della nostra lingua venne introdotto ufficialmente nei curricula scolastici. Tuttavia proprio allora cominciarono le difficoltà". In che senso? "In molti sensi. Furono in molti a ritenere che l'introduzione dell'italiano nei curricula scolastici fosse una iniziativa di tipo sociointegrativo piuttosto che culturale: veniva considerata un contentino per gente che comunque era destinata a finire nel grande calderone del mainstream anglosassone. Poi c'erano difficoltà oggettive che riguardavano l'insegnamento: mentre in quegli anni in Italia la televisione aveva già completato il processo di unificazione linguistica del Paese, in Australia si era ancora all'anno zero. Il bagaglio linguistico di quelli che erano arrivati laggiù a partire dagli anni Cinquanta era soprattutto il dialetto: insegnare l'italiano ad essi o ai loro figli significava quasi insegnare un'altra lingua straniera".

Una strategia d'attacco per l'italiano
La situazione negli Stati Uniti. 
La nostra lingua ha sconfitto secolari stereotipi offensivi. 
Parlano Simone Marchesi e Edoardo Lebano 

Edoardo Lebano 
Prendiamo a caso qualche perla dai giornali americani.  "Non c'è mai stata, da quando New York venne fondata, una classe così bassa e ignorante tra gli immigrati come gli italiani meridionali" (New York Times, 5 marzo 1882). "Questi spioni e vigliacchi siciliani, discendenti di banditi e assassini, che hanno portato in questo paese gli istituti dei fuorilegge, le pratiche degli sgozzatori, l'omertà delle società del loro paese, sono per noi un flagello senza remissione" (New York Times, 12 marzo 1891). "C'è una gran quantità di malattie organiche in Italia e molte deformazioni, molti zoppi e ciechi, molti con gli occhi malati. Questi, da bambini, vengono esibiti dai loro genitori o parenti per attirare la pietà e l'elemosina dei passanti". (Leslie's Illustrated, 23 marzo 1901). "Si suppone che l'italiano è un grande criminale. L'Italia è prima in Europa per i suoi crimini violenti" (New York Times, 14 maggio 1909). "Non abbiamo bisogno in questo paese dell'uomo con la zappa, sporco della terra che scava e guidato da una mente minimamente superiore a quella del bue, di cui è fratello" (North American Revue, maggio 1925).
L'Italic Studies Institute di New York ha esaminato un paio di anni fa oltre mille pellicole girate a Hollywood dal 1928 in poi in cui ci sono personaggi o scene riguardanti gli italiani. Solo il 27 per cento dei film rimanda un'immagine positiva; per il restante 73 per cento gli italiani sono criminali, anzitutto, e poi rozzi, buffoni, stupidi e bigotti. Se oggi il New York Times non si sognerebbe di scrivere (si spera) quello che scriveva un secolo fa, nell'immaginario collettivo degli americani è rimasto a lungo lo stereotipo negativo dell'immigrato italiano. Lo dimostra il cinema, che è lo specchio più fedele dell'immaginario collettivo. Qualche esempio: in "Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?", film del 1972 ambientato a Ischia, ci sono un untuoso direttore d'albergo, un cameriere siciliano ricattatore, i contadini complici che fanno sparire i cadaveri e l'immancabile cameriera meridionale con i baffi. E in "Harlem Nights" (1989) il corrottissimo sergente della polizia si chiama Phil Cantone, che non è un cognome scandinavo.

Antonio Maglio

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