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DAL VENEZUELA: UN ESEMPIO DI SOLIDARIETÀ

La nostra rappresentante Marta Carrer ha incontrato ed intervistato la fondatrice del FAIV che si occupa di aiutare gli indigenti di origine italiana in Venezuela con il contributo della provincia di Pescara.

Signora Francesca, quando è arrivata in Venezuela?


Il tre dicembre del 1958. Dopo la maturità decisi di raggiungere mio fratello maggiore che viveva a Caracas da cinque anni. In Italia la situazione economica era difficile, c’era poco lavoro, la guerra aveva piegato il paese e la ripresa era molto lenta per questo mio fratello, dopo gli studi, decise di espatriare e tentare la fortuna in una terra che offriva lavoro e opportunità, questo era quanto scrivevano gli emigrati dal Venezuela. Qualche anno dopo mi sono lanciata all’avventura anch’io, ho preso la nave e sono partita. Nessun emigrato è preparato ad affrontare quello che incontrerà: una nuova terra, una nuova cultura, un nuovo modo di vivere, molti sono i cambi, tante le difficoltà che si presentano. Bisogna essere forti perché non si può contare sulla famiglia, sugli affetti. Anni di grande nostalgia.

Come vi ha accolti il Venezuela, cosa offriva questo Paese all’emigrante?

Un Paese meraviglioso, generoso, con possibilità reali di lavoro perché era una terra nuova, giovane dove c’era tutto da fare. Sapevo che si sarebbe potuto lavorare e guadagnare, il bolivar aveva un potere d’acquisto molto forte: lavoravo e potevo mandare i soldi a casa per aiutare la famiglia. All’inizio ho trovato occupazione come ragioniera in una ditta italo-venezuelana. Ho cominciato a lavorare, a risparmiare ma anche a godere privilegi che in Italia non mi potevo permettere viste le difficoltà che aveva la mia famiglia. Per dei problemi di salute dopo due anni sono dovuta rientrare in Italia dove ho iniziato a lavorare in una ditta di automobili a Pescara. Poi mi sono sposata, ho avuto un figlio e dopo dieci mesi per mancanza di lavoro la mia famiglia ed io abbiamo deciso di andare in Venezuela. Era il 1965. Durante i primi anni abbiamo fatto vari lavori da dipendenti per diverse ditte, poi abbiamo aperto una nostra impresa: mio marito nel campo della costruzione di linee elettriche esterne ed io ho aperto uno studio commercialista per piccole imprese. Siamo riusciti a crearci una buona posizione, quello che si risparmiava lo abbiamo incominciato ad investire in immobili, possiamo dire di aver raggiunto un buon grado di benessere anche se ci è costato grandi sforzi e sacrifici.

È passato del tempo da allora, è cambiato il paese, quali trasformazioni ha attraversato la comunità italiana in questi anni?

Tutti gli italiani che sono venuti qui hanno fatto grandi sacrifici per raggiungere una buona posizione economica. C’è stato chi ha fatto tantissimo e chi ha fatto poco ma tutti hanno sempre inviato denaro in Italia. Inoltre abbiamo investito in Italia, abbiamo importato i prodotti italiani e li abbiamo fatti conoscere al Venezuela, questo non è stato un grande vantaggio per il nostro Paese? Con queste parole voglio ricordare che tutti gli italiani nel mondo hanno dato una spinta importante all’industria italiana, all’economia perché noi non abbiamo mai dimenticato la nostra patria, la nostra cultura e abbiamo sempre contribuito con i nostri sacrifici al suo sviluppo. Per questo oggi l’Italia non può abbandonare quegli emigranti che per l’attuale situazione socio-economica del paese sono caduti nell’indigenza. Il Venezuela dopo anni in cui tutti hanno vissuto in un relativo benessere, sta vivendo una crisi economica e sociale rilevante. A causa di questa situazione alcuni imprenditori, dopo anni di sacrifici, sono stati costretti a chiudere le proprie aziende, altri a ridurre drammaticamente la produzione, altri ancora a cambiare settore produttivo. Anche noi ci siamo trovati costretti a chiudere le nostre imprese. Molti sono oggi gli anziani disoccupati, senza cure mediche, senza assistenza sociale. I loro figli e nipoti cercano di rientrare in Italia, ripercorrendo al contrario il tragitto già faticosamente percorso dai loro genitori e nonni. Cresce l’indigenza.

Da qui il desiderio di aiutare i connazionali indigenti e di fondare FAIV?

Tutto è nato dalla lettura di un articolo pubblicato da un giornale italiano su una famiglia di origine abruzzese in uno stato di indigenza in Venezuela. Mi trovavo in Italia, per cui mi recai alla redazione del giornale per chiedere maggiori informazioni su questa famiglia. Ho iniziato a informarmi, a fare una ricerca e una volta in Venezuela mi sono accorta che questa situazione era reale e diffusa e ho iniziato ad andare ai pranzi per i poveri che organizza la Missione Cattolica Italiana di Caracas e ho scoperto che erano molti gli italiani indigenti. Mi sono chiesta che cosa si potesse fare e che aiuti dare, per cui durante il successivo viaggio in Italia ho deciso di fondare l’associazione FAIV, costituita il quattro di ottobre del 2004 e sostenuta dalla provincia di Pescara. Abbiamo iniziato ad aiutare con questi fondi gli indigenti in Venezuela, finora abbiamo seguito personalmente una cinquantina di casi pagando medicine, rette scolastiche, sussidi per comprare alimenti ecc.: in questi ultimi anni le richieste sono aumentate ma è molto difficile reperire i finanziamenti per dare risposte immediate a questa emergenza.

Quali sono le sue speranze per il futuro?

Poter aiutare queste persone sensibilizzando le istituzioni pubbliche in Italia sulla grave emergenza sanitaria che sta colpendo molti nostri anziani e molte famiglie che non possono pagarsi le cure mediche, i medicinali. A tal proposito, ringrazio l’Associazione Mantovani nel Mondo che, in collaborazione con i Lombardi in Venezuela, sta studiando la possibilità di avviare dei progetti per aiutare gli indigenti di origine italiana in Venezuela.
Abbiamo bisogno di dare visibilità ad un problema che finora non ha ricevuto la giusta attenzione, sono sicura che un lavoro ben coordinato e serio permetterà di raggiungere questi obiettivi.

dal Venezuela Marta Carrer
Associazione Mantovani nel Mondo

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