COMUNICATO AMM

BRASILE

Ancora sulla CITTADINANZA
 Incertezza sui diritti, cosa fare ?

In seguito all'articolo "PERDITA DELLA CITTADINANZA INTERVENGA IL MINISTRO TREMAGLIA PER CHIARIRE LE PROCEDURE" pubblicato in queste pagine e da varie agenzie di stampa, pubblichiamo la presa di posizione di M. Alessio e la risposta di Daniele Marconcini estensore dell'articolo predetto.

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Mi lascia perplesso che un uomo esperto come che Daniele Marconcini, il solerte difensore dei Mantovani e dei Lombardi nel mondo, esperto di emigrazione ma certamente anche di cose italiane, si mostri tanto scandalizzato per i recenti casi di revoche di cittadinanze italiane, che (osserva fra l'altro) implicano la "sconfessione di precedenti procedure amministrative senza che nessuno ne risponda, pure in presenza di evidenti danni materiali e morali....", e "una discrezionalità che non tiene conto di possibili conflitti con altri organi dello stato, e spesso si basa sull'interpretazione di leggi che nemmeno la Corte Costituzionale ha chiarito del tutto".

Possibile che egli non sappia che in Italia la confusione normativa, e la conseguente irresponsabilità da parte di tutti gli organi dello stato, non solo amministrativi ma anche giudiziari, è ormai una realtà consolidata e universalmente accettata, a parte la malinconica eccezione dei radicali e qualche caso particolare in cui qualcuno per una volta non sta al gioco e alza la voce, in stile Mussolini Scicolone? E venga a citare proprio la Corte Costituzionale, cioè un organo afflitto da problemi di legittimità finanche nella sua composizione?

Io cerco da anni di spiegare ai nostri connazionali all'estero che purtroppo l'Italia di oggi, a partire dagli anni '70, e sempre più rapidamente negli ultimi anni, è stata investita da un uragano di leggi e leggine incongrue e spesso contraddittorie, che nella foga di accontentare tutti i più disparati interessi e gusti, hanno finito per minare ogni certezza del diritto, consegnando la società ai gruppi di pressione organizzati e svuotando di autorità e credibilità le istituzioni pubbliche e gli stessi partiti politici.

E' una realtà che risulta assai difficile accettare, sia da parte degli emigrati propriamente detti, ancora legati a quel che l'Italia era o appariva fino agli anni '60 - un paese povero, ma relativamente serio - sia da parte dei discendenti di remoti antenati italici, nati e cresciuti in paesi come quelli sudamericani, ancor oggi poveri e magari corrotti, ma comunque seri, abituati a distinguere nettamente tra legalità e delinquenza. Purtroppo però ci sono anche, fra i discendenti, quelli a cui la spregiudicatezza italiana piace fin troppo, e fanno finta di non vederla proprio perché pensano di poterne approfittare, destreggiandosi fra i gruppi e le fazioni.

Davanti a una situazione così degradata, la sola cosa da fare e prenderne atto e accettare le cose come stanno. Non serve invocare Tremaglia, come una specie di "Deus ex machina", o addirittura Filomena Narducci, che c'entra ben poco. Tanto meno c'è da illudersi negli effetti delle interrogazioni parlamentari, che in genere rivelano, già dalle imprecisioni con cui sono formulate, lo scarso interesse dei presentatori, inclusi più benintenzionati, come il volonteroso Zacchera..

Questo tipo di sollecitazioni velleitariamente centraliste, non possono che tradursi in ulteriori leggine o istruzioni interpretative che finiscono per creare più problemi di quanti ne risolvano. Credo che la sola strada sia quella che vado indicando fin dalla disputa dell'anno scorso con Stefano Calcara, e ho ribadito recentemente in relazione al caso Nardelli: promuovere istanze di concertazione e coordinamento interpretativo "orizzontale" tra gli operatori pubblici tenuti ad applicare la giungla normativa, e le rappresentanze organizzate dell'utenza che in quella giungla deve sopravvivere. Le istituzioni centrali dovrebbero invece concentrarsi nella titanica impresa della potatura e ripulitura delle norme: non si può pretendere che intervengano ogni volta sulla scorta degli incidenti che continuamente si verificano. E, a proposito di concertazione e coordinamento: chi o che cosa si oppone all'entrata in funzione del sistema di messaggistica protetta e diretta tra uffici consolari, questure e comuni, che tecnicamente era già pronto e collaudato nel 2002? Non si fa che strombazzare i progressi dell'informatica nella Pubblica Amministrazione, ma sembra che l'effettiva applicazione di tali progressi sia frenata dalle resistenze di mille feudi burocratici, timorosi che venga scalfito il loro sempre più inutile e irrisorio potere.

M. Alessio



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Egregio signor Alessio le premetto subito che non mi appassiona affatto partecipare a Forum di discussione nei quali vengano dibattute le questioni con schermaglie verbali e nella quali il dire non si accompagna coerentemente al fare, specialmente nelle sedi competenti.

Non mi interessa parlare di tutto e di tutti,rispondendo a destra e a manca come certi opinionisti impegnati a parlarsi addosso senza un filo logico che porti a delle conclusioni certe.

Non lo dico nè per superbia nè per supponenza ma semplicemente perchè non ho tempo da perdere a fronte di una operatività impellente, dovuta alle attività messe in campo con la mia Associazione e altri impegni politico-istituzionali che mi assorbono fortemente,considerato che la mia attività a favore dell'emigrazione italiana nel mondo è assolutamente volontaria.

Essendo comunque stato chiamato in causa pubblicamente con giudizi assolutamente non condivisibili alle questioni da me sollevate, non mi sottrarrò comunque a risponderle nella speranza che le mie spiegazioni siano esaustive e non ci portino a lunghi e noiosi dibattiti che non interesserebbero nessuno.

Innanzitutto lei mi scrive senza conoscere la mia storia personale e politica e il modo con cui mi approccio ai problemi.

Ritengo quindi di premetterle che concepisco il primato della politica e delle istituzioni sulla pubblica amministrazione,in quanto in essi stanno i soggetti della rappresentanza civile ed etica dei cittadini ritenendo inoltre, quando si parla di leggi e normativa, che la forma sia sempre sostanza.

Cio' significa che quando la pubblica amministrazione non è messa nelle condizioni di agire con certezza del diritto o non dà buona prova di sé ,sta alla politica e alle istituzioni dare le adeguate risposte legislative nelle forme costituzionalmente e legislativamente previste.

Questo vale ancor di più quando si entra in tema di diritti civili (e la perdita della cittadinanza rientra pienamente in questo fondamentale ambito).

Io ho sollevato quindi alcune questioni di principio che non possono essere liquidate genericamente in una semplice presa d'atto accettando le cose così "come stanno" come da lei proposto.

Se a un cittadino italiano all'estero, si toglie la cittadinanza senza aver notificato allo stesso le motivazioni e senza aver acquisito ulteriori elementi a sostegno del provvedimento da altri enti competenti per materia, a me sembra un'enormità giuridica e lesiva dei diritti all'autotutela individuale.

A questo va aggiunto che il funzionario pubblico che applica la decadenza del diritto di cittadinanza è a mio avviso in obbligo di segnalare eventuali difformità e quindi responsabilità di chi ha attuato i provvedimenti precedenti e se questo espone la pubblica amministrazione a possibili rivalse legali ed economiche , ciò deve comportare un'azione d'ufficio per stabilire la correttezza dei procedimenti e l'assenza di possibili abusi da parte delle istanze superiori.

Ora il problema è chi interviene su questo,a parte il cittadino interessato in sede legale.

Essendovi competenze sia del Ministero degli Esteri,sia del Ministero degli Interni ho reputato interpellare il Ministero degli Italiani nel Mondo e non l'ho fatto ,come lei crede solo scrivendo un articolo per le Agenzie di Stampa o appellandomi genericamente al Ministro Tremaglia,ma formalmente per tutelare la nostra corregionale in Uruguay dando tra l'altro un giudizio nel merito delle questioni.

Questo perché quello che si dice deve poi trovare concretezza in atti formali. Non mi interessa in questo momento dibattere dal punto di vista sociologico ,come da lei fatto sulla confusione normativa italiana e sulla arretratezza di certe questioni in Sud America, ma risolvere un problema posto da una cittadina che ha perso i suoi diritti civili.

Problema che se risolto può fare giurisprudenza nella materia ,attivando meccanismi regolamentari chiarificatrici.

Questo perché il fenomeno non può essere regolato dalla discrezionalità interpretativa del funzionario pubblico come par di capire dai casi sollevati.

Quello che lei dice e cioè quello di "promuovere istanze di concertazione e coordinamento interpretativo "orizzontale" tra gli operatori pubblici tenuti ad applicare la giungla normativa, e le rappresentanze organizzate dell'utenza che in quella giungla deve sopravvivere..."mi sembra un'affermazione assai generica che non chiarisce i né i soggetti né luoghi in cui tutto ciò deve avvenire né sembra comprensibile la sua affermazione che non" non si può pretendere che intervengano ogni volta sulla scorta degli incidenti che continuamente si verificano."

Se per lei perdere la cittadinanza è un incidente la discussione è già finita,specialmente se viene applicata ad un cittadino senza notorietà e perfettamente sconosciuto ai più e che quindi pare di capire privo di personalità giuridica.

Per me il diritto all'autotutela nei propri diritti civili e sacrosanta anche quando riguarda un singolo cittadino... per lei  no?

Se poi agire politicamente con parlamentari e rappresentanti del C.g.i.e. è per lei altrettanto inutile l'unica strada a cui il suo ragionamento porta è quello di appellarsi all'italico "stellone" o di sperare di avere la forza legale di far valere le proprie ragioni.

Concludo nel ribadirle due cose. La prima è che che preferisco indignarmi che scandalizzarmi e la seconda che non mi sento il difensore di nessuno ma semmai il rappresentante di determinate istanze dell'Emigrazione, a volte con poca modestia ma spesso con molta umiltà.

La saluto
Daniele Marconcini




 

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