COMUNICATO AMM

BRASILE

PERDITA DELLA CITTADINANZA
 INTERVENGA IL MINISTRO TREMAGLIA PER CHIARIRE LE PROCEDURE

Mia madre Marta Ambrosini Malnati nata a Varese nel 1923 si è sposata in Uruguay con un cittadino uruguaiano il 16 giugno 1951. Nell`anno 1952 - mia madre (per ragioni personali) decise di chiedere la cittadinanza uruguaiana. Il 23 Luglio 1952 - la "Corte Electoral di Montevideo" in seduta ordinaria concedette la cittadinanza uruguaiana a mia madre. Ma, il documento "Carta de Ciudadanìa" venne compilato e firmato dalle Autorità della Corte il Giorno 07 Agosto 1952. Mia madre non era ancora a conoscenza della sua nuova cittadinanza quando il giorno 06 Agosto 1952 -nacqui io. Ciò nonostante il mio Atto di Nascita recita : nata di madre italiana. Sorse però un vero problema di interpretazione. Per alcuni -non avevo diritto alla cittadinanza Jus sanguinis -per altri sì .
Nel 1992 -mia madre si presentò al Consolato Italiano di Montevideo e dichiarò di voler riottenere la cittadinanza italiana davanti alla Console Dott.ssa Anna Panciera. Poco tempo dopo mi presentai al Consolato -e in una riunione avuta con il Sig. Ambasciatore Dott. Egone Ratzemberger e il Console Dott. Placido Vigo - decisero di inviare la mia pratica al Municipio di Varese (da dove proveniva mia madre) e finalmente mi venne concessa la cittadinanza tanto desiderata. Passarono così 10 anni senza nessun problema. L'anno scorso mi presentai al Consolato di Montevideo per rinnovare il mio Passaporto - e,  con molta sorpresa mi sentii rispondere che dopo aver controllato la mia Pratica -io non avevo diritto alla cittadinanza italiana.
Capirà la mia disperazione: ho avuto la cittadinanza italiana fino al 2003 quando un attuale Ufficiale del Consolato italiano di Montevideo ha considerato e interpretato che "io non avevo diritto" e così ha deciso di cancellare la mia cittadinanza dopo 10 anni per una questione di interpretazione. Cosa faccio adesso io?
Rimango così oppure chiedo aiuto? Possibile che nessuno mi sappia spiegare cosa devo fare? -A chi devo rivolgermi? Resto in attesa di opinioni e suggerimenti. Sono davvero molto preoccupata perchè il tempo passa e questo rischia di rimanere nel dimenticatoio.
Non ho nessuna intenzione di trasferirmi in Italia ma dopo 10 anni di aver avuto questo diritto com'è possibile che mi venga tolto perchè una persona (che non è il Console) decide che a me la cittadinanza non spetta più? E per di più -la persona del Consolato che ha fatto tutto -ha già inviato al Municipio di Varese la lettera con la richiesta della mia cancellazione.  Dopo 10 anni non più italiana, quando non ho fatto altro che diffondere italianità nel posto dove abito. Faccio l'insegnante di Lingua italiana (da 30 anni), faccio la segretaria dell'Associazione locale e collaboro con la collettività aiutando a tutti quelli che desiderano indicazioni sul da fare per ottenere la cittadinanza italiana -quasi un lavoro di volontariato perché qui -a Tacuarembò -non c'è nessuna Agenzia Consolare -ne vice -Consolato. E poi conduco un Programma Radiofonico su un’emittente locale (ormai da 13 anni) dal nome "Italia en Armonia" dove diffondo notizie italiane e musica italiana -ecc.ecc... in sintesi -la mia vita dedicata a diffondere italianità -e mi succede questo. So che il Ministro Tremaglia si interessa ai problemi degli italiani all'estero. Capisco che la questione della cittadinanza è di esclusiva competenza del Console - perchè credo sia il solo che può riconoscere o disconoscere questo fatto. Ma se il Ministro viene a conoscenza dell'accaduto - forse qualcosa potrebbe cambiare. Almeno è la mia speranza che è sempre l'ultima a morire. Dott. Marconcini -La ringrazio della Sua risposta e del Suo interessamento.
Marta Ambrosini
email : italarm@adinet.com.uy

DICHIARAZIONE DI DANIELE MARCONCINI

In poche settimane per la seconda volta mi sono trovato di fronte a due revoche della cittadinanza. Una portata con gran clamore all'attenzione delle cronache, riguardante il Consigliere del CGIE argentino di Bahia Blanda (Argentina) Francisco Fardelli e l'altra da parte una nostra corregionale dall'Uruguay. In ambedue si dovrebbe innanzitutto, prima di dare dei giudizi in un senso o in un altro, verificare la documentazione individuando procedure e modalità con relative motivazioni. Sbaglieremmo però, se a tale prudenza non dessimo un successivo giudizio politico ed istituzionale da porre all'attenzione all'Autorità di Governo nazionale competente per i necessari adeguamenti e chiarimenti sia dal punto vista amministrativo che legislativo.
In ambedue i casi sembra di poter subito dover costatare due elementi lesivi dei diritti civili ed individuali degli interessati: l'apertura di procedimenti amministrativi su situazioni acquisite, senza contestazioni formali agli interessati mettendoli di fronte al fatto compiuto (e quindi con l'impossibilità di una difesa legale nei termini e nei tempi previsti dalla legge), in secondo luogo la sconfessione di precedenti procedure amministrative senza che nessuno ne risponda pur essendo chiaramente in presenza di evidenti danni materiali e morali a cui potrebbe essere chiamata a rispondere la Pubblica Amministrazione.
Una discrezionalità che non tiene conto di possibili conflitti di competenza con altri organi dello Stato, come ad esempio i Comuni, e che spesso si basa sull'interpretazioni di leggi che nemmeno la Corte Costituzionale ha chiarito del tutto.
Per questo occorre disciplinare urgentemente la materia con procedure che tutelino sia il cittadino di origine italiana, residente all'estero, e sia chi deve applicare la legge dello Stato. Questo indipendente dalla notorietà dell'interessato ma in base ai diritti sanciti dalla Costituzione. Il caso di Marta Ambrosini deve essere chiarito allo stesso modo di quello di Francisco Nardelli (a cui va la mia solidarietà dopo aver avuto conferma dal Comune di Trento di essere a tutti gli effetti cittadino italiano).
Per quanto riguarda la signora Ambrosini per quello che possiamo capire dalla sua comunicazione, possiamo rifarci alla procedura necessaria per ottenere il riconoscimento e cioè alla Circolare del Ministero dell’interno n. K.28/1 dell’8 aprile 1991, considerata pienamente valida anche dopo l’entrata in vigore della legge 91/1992.
La cittadinanza della donna italiana, regolata prima dal codice civile del 1865 e successivamente ripresa dalla Legge 555 del 1912, era vincolata a quella del marito: in particolare, l’art. 10, comma 3, della citata legge, prevedeva la perdita della cittadinanza italiana nel caso in cui questa si fosse sposata ad uno straniero.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 87 del 16 aprile 1975, sancì l’incostituzionalità del 3° comma del citato art. 10, nella parte in cui prevedeva la perdita della cittadinanza, indipendentemente dalla volontà dell’interessata, per la donna italiana che acquistava la naturalità straniera del coniuge per effetto di matrimonio. La successiva riforma del diritto di famiglia (Legge 151 del 1975) tenne in considerazione l’orientamento della Corte Costituzionale: così l’art. 25 introdusse l’art. 143 ter del codice civile che, unitamente all’art. 219 richiedeva un’espressa manifestazione di volontà da parte della donna per la scelta del suo status civitatis.
L' Art. 143 ter codice civile afferma che la moglie conserva la cittadinanza italiana, salvo sua espressa rinunzia, anche se per effetto del matrimonio o del mutamento di cittadinanza da parte del marito assume una cittadinanza straniera.
L' Art. 219 L. 151/75 afferma che "la donna che, per effetto di matrimonio con straniero o di mutamento di cittadinanza da parte del marito, ha perduto la cittadinanza italiana prima dell’entrata in vigore della presente legge, la riacquista con dichiarazione resa all’autorità competente… ...
Dopo varie pronunce giurisprudenziali e da ultimo il parere dell’Avvocatura Generale dello Stato del 23.06.2000 - al quale fa seguito la circolare del Ministero dell’Interno K.60.1/5 dell’8 gennaio 2001 - si è stabilito che gli effetti della sentenza n. 87 del 1975 retroagiscono al 1° gennaio 1948 tanto che la dichiarazione di cui al citato art. 219 non determina il riacquisto della cittadinanza italiana, ma disciplina solo le condizioni per poter esercitare i diritti connessi alla detenzione dello status civitatis.
Ne consegue: che le nostre connazionali, coniugate con cittadino straniero a decorrere dal 1° gennaio 1948 o il cui coniuge l’ha perduta dopo il 1° gennaio 1948, non sono incorse automaticamente nella perdita della cittadinanza italiana. Se andassimo poi a scavare in altre sentenze della Corte Costituzionale, troveremmo certamente ulteriori sentenze che tutelano i figli anche di cittadini italiani costretti a rinunciare formalmente alla propria cittadinanza, causa le legislazioni dei paesi di accoglienza.
Non capiamo quindi la perdita della cittadinanza da parte della nostra corregionale Marta Ambrosini, giustamente in possesso tra l'altro di un certificato di nascita da cittadina italiana.
Per questo abbiamo chiesto un intervento del Ministro Tremaglia e della rappresentante del CGIE in Uruguay Filomena Narducci per chiarire questa incresciosa vicenda che se non verrà affrontata, faremo approdare al Parlamento con le opportune interrogazioni al Governo.
Vicenda che se pur trovasse le più ampie giustificazioni amministrative, certamente evidenzia una forte carenza al diritto alla tutela dei cittadini interessati da questi provvedimenti.


Daniele Marconcini
Presidente dell'AMM
Rappresentante del consiglio Regionale Lombardo nella Consulta dell'Emigrazione

 

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