ottobre  2004                                         

      TRIESTE 

 Festeggiati cinquant’anni d’emigrazione in Australia


Trieste, mia bella
dal Messaggero di S.Antonio

Dalla Stazione Marittima di Trieste a Port Melbourne per commemorare  il primo viaggio della Castel Verde. 
Centinaia di triestini e giuliano-dalmati uniti nel ricordo della loro città. 

di Germano Spagnolo 

MELBOURNE
I grandi luoghi di partenza e d’arrivo vibrano di un’atmosfera particolare, come se le emozioni di milioni di persone fossero ancora sospese nell’aria densa di ricordi, di pianti e grida di giubilo. È così soprattutto nei porti, e ritornarvi anche per una visita di svago è un’esperienza Trieste, 20 agosto 1956. Partenza per l'Australia di una nave carica di corregionali. commovente. Lo è stato per centinaia di triestini e giuliano-dalmati che si sono ritrovati al porto di Melbourne per ricordare il 50° anniversario del primo viaggio della nave Castel Verde che, partendo da Trieste il 15 marzo 1954, portava in Australia ben 600 persone, quasi tutti giovani. Era l’inizio di un fenomeno, l’emigrazione triestina, sconosciuto fino ad allora, e che sarebbe stato di dimensioni gigantesche. Secondo gli uffici anagrafici, furono 18.647 i triestini che fra il 1954 e il 1961 lasciarono la loro città per emigrare all’estero. Il 45% di loro scelse l’Australia. Era un’emigrazione diversa da quella del resto d’Italia: era formata da operai specializzati, tecnici, impiegati dell’amministrazione pubblica: Poste, Ferrovie, Polizia, Tribunali, ecc. E tutta cittadina , cioè propria del cuore di Trieste. 
Ma anche Trieste, con l’emigrazione, doveva conoscere l’esperienza della mobilità umana nell’aspetto dello sradicamento forzato, della spinta verso paesi lontani e inizialmente inospitali, alla pari dei connazionali del Veneto e delle regioni del Sud Italia che, alla fine dell’Ottocento, erano partiti alla volta del Sud America o delle miniere di carbone della Germania; e, all’inizio del secolo, per gli Stati Uniti e il Canada. 
L’Australia era ancora più lontana, disabitata, misteriosa, e per di più anglofona. Trieste era stata lo sbocco sul mare dell’Impero austro-ungarico, e all’inizio del Novecento era l’ottavo porto più importante del mondo. Il principe Massimiliano aveva edificato, non lontano dal centro della città, il Castello di Miramare (nido d’amore costruito invano lo chiamerà il Carducci). Trieste era signorile, intellettuale, multietnica e multiculturale, luogo d’incontro di religioni diverse, polo d’attrazione di alcuni dei migliori letterati e poeti d’Europa; vi convivevano serenamente serbi e italiani, cristiani ed ebrei. L’alone di gloria e benessere si era rarefatto e poi sparito con i tragici eventi della Seconda Guerra mondiale. La fine dell’«occupazione alleata», durata fino al 1953, aveva messo in ginocchio un’economia fiorente.
La cerimonia a Port Melbourne ha riecheggiato quella tenutasi, in marzo, a Trieste dove una rappresentanza di triestini del primo viaggio australiano era stata invitata per ricordare la partenza ma anche per confermare come la lontananza non abbia scalfito minimamente i sentimenti d’amore e d’orgoglio per la città d’origine.
A Port Melbourne, su invito della Federazione dei Circoli Giuliano-Dalmati d’Australia che ha organizzato l’incontro e di cui è presidente Angelo Cecchi, sono intervenute anche le associazioni e i circoli istriani e fiumani, e tante persone che, pur non aderendo a club sociali, si sono sentite in dovere di pagare un tributo a parenti e ad amici defunti che erano a bordo della Castel Verde. Il grande salone di Station Pier, sopraelevato e prospiciente il mare, era stato addobbato con le bandiere dell’Italia e dell’Australia, e quella alabardata di Trieste, dell’Istria e Fiume, e anche dei singoli circoli presenti. Una mostra fotografica e i poster della Giornata della Memoria ricordavano scene indimenticabili di partenze dolorose e gli sbarchi con le «coperture» date dai giornali di Melbourne. Ina Viti, segretaria della Federazione e del Circolo Fiumano di Melbourne ha illustrato il significato della cerimonia, e ha presentato gli ospiti tra cui il ministro per la Cittadinanza e gli Affari Multiculturali, Gary Hardgrave; il viceconsole Maurizio Dialuce; il parlamentare Lilly D’Ambrosio in rappresentanza del governo del Victoria.
L’intervento di commemorazione del 50° anniversario, è stato fatto da Angelo Cecchi con una chiara descrizione dei fatti correlati alla partenza dei primi emigranti. «Il fischio della sirena della Castel Verde alla Stazione Marittima non era una musica dolce – ha detto Cecchi – ma il segnale di un doloroso addio alla città di Trieste. Altre navi: Toscana, Castelfelice, Toscanelli, Aurelia, Fairsea, Flaminia, Oceania, con oltre 50 viaggi porteranno in Australia migliaia di triestini, il meglio della gioventù. E prima ancora erano stati i fiumani, i polesani, gli zaratini, gli istriani ad abbandonare la loro terra. Sono ricordi brucianti. Ma in Australia abbiamo trovato sicurezza, libertà, democrazia, opportunità di lavoro e successo». 
«Non possiamo dimenticare le difficoltà degli inizi e anche le umiliazioni dovute alla barriera della lingua e alle incomprensioni, ma pian piano ci siamo adattati al modo di vivere all’australiana, e siamo diventati amici anche della birra e del football. Siamo orgogliosi dei traguardi raggiunti e della nostra partecipazione alla vita australiana in tutti i settori dell’economia, dello sport e dell’arte. Troviamo triestini professionisti dello sport, della giurisprudenza, della medicina, dell’architettura. Molti dei nostri figli, nati in Australia, si sono sposati con giovani australiani e possono godere il meglio di entrambe le culture».
È verità assodata che i triestini si siano fatti onore in diversi campi. La lista sarebbe lunga, ma vale la pena nominarne alcuni, a dimostrazione dell’impatto positivo che hanno avuto nella società australiana: Gianfranco Gresciani, il più qualificato storico dell’emigrazione giuliano-dalmata; Dario Nelli, vicedirettore del quotidiano Il Globo e la moglie Adriana Nelli ricercatrice presso la Victoria University e autrice di diversi saggi sull’emigrazione; Mauro Sandrin, direttore dell’Istituto di Ricerca dell’Austin Hospital, ricercatore e saggista di fama mondiale; Enrico Pimpini, fiumano, per decenni intrattenitore a bordo delle navi della flotta Lauro, direttore per anni della sezione italiana del programma radiofonico multiculturale nazionale; Erminio Smrekar architetto a cui si devono molti edifici di Melbourne, è colui che ha introdotto un taglio di stile mediterraneo nella fredda architettura cittadina; Bianca Baldassi presidente dell’Associazione dei Circoli Pensionati Italiani del Victoria; Domenico De Clario, pittore vincitore del Premio Italia sezione artistica Italiani all’Estero; Armando Severi, pittore, scultore, fotografo; l’avvocato Dino De Marchi, maggiore dell’esercito australiano e veterano del Vietnam; Luciano Sandrin, velista che ha fatto il giro del mondo in solitario; Mark Occhilupo, campione del mondo di surf. Nello sport di squadra merita una menzione «La Triestina» di Melbourne: una delle componenti di maggior rilievo nel panorama calcistico italo-australiano degli anni Settanta e Ottanta.
I club sociali sono fiorenti: a Melbourne oltre al Trieste Club vi sono due associazioni istriane, due dei fiumani, il Circolo Jadera degli zaratini che per tanti anni ha avuto come presidente Vittorio Tognon e a cui si deve anche il Vespa Club; l’Associazione degli ex poliziotti (Venezia Giulia Police Force). È un tessuto sociale che ha permesso alla comunità triestina nel suo insieme di inserirsi bene in Australia.
Aggiungiamo una condizione fisica eccellente, quella dei triestini, che si traduce in «longevità». Proprio nel mese di giugno, sono stati festeggiati i cento anni della signora Gisella Grescini. Era nata nel 1904, l’anno in cui il giovane irlandese James Joyce iniziava il suo soggiorno a Trieste, e tra un’osteria e l’altra stendeva le prime pagine del capolavoro Ulisse ; anche il poeta Umberto Saba, ventunenne nel 1904, seduto al tavolo del Caffé Tergeste scriveva poesie e decantava la «scontrosa grazia» di Trieste.

Tratto dal  Messaggero di Sant'Antonio 

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