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 Incontro con il popolo delle nuvole : i Saharawi

E' chiamata la Repubblica di sabbia quella parte del deserto del sud-ovest
del Marocco che gli accordi del 1991 hanno assegnato ai saharawi. Che
attendono di votare un referendum già rinviato 27 volte.

Hamada vuol dire letteralmente il deserto. E' il territorio del sud-ovest dell'Algeria dove, da 27 anni, vive in campi profughi il popolo dai Saharawi. Da 11 anni aspettano di poter votare, sotto l'egida dell'ONU, in un referendum per l'autodeterminazione e l'indipendenza. I saharawi e la loro Repubblica Araba Democratica si contendono con il Marocco il Sahara Occidentale, ricco di petrolio, fosfato e uranio. È l'ultimo caso di decolonizzazione nel continente africano. Un caso ancora aperto. 
Con poca acqua e con temperature che in estate superano i 50° all'ombra i centocinquantamila e 430 saharawi (il 56% hanno meno di 18 anni) aspettano di potersi pronunciare con il voto per decidere le sorti del territorio conteso con il Marocco del Sahara Occidentale. Il referendum fu previsto dalla risoluzione 69 del 1991 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a seguito degli accordi tra i Marocco e il Polisario del 30 agosto 1988. Inizialmente fissata nel settembre del 1992, la consultazione è stata rimandata ben 29 volte perché ancora non è chiaro chi sarà ammesso alle votazione. L'accordo di pace ha sancito la fine di un conflitto che durava dal 1976. da quando la Mancia Verde, ispiratà dall'allora re del Marocco Hassan II, portò 350 mila marocchini a occupare rivendicandolo come parte
integrante del suo territorio nazionale, il Sahara Occidentale.
Oggi, nei campi è presente la seconda generazione di saharawi che non ha mai vissuto nella terra contesa. Il tentativo è quello di portare avanti una vita normale con il pensiero fisso sulla transitorietà dell'attuale situazione. Questa speranza ha portato i saharawi ha dare ai campi i nomi delle principali città di provenienza: El Aaiun, Smara, Ausert e Dakla. I saharawi hanno fondato, il 27 febbraio del 1976 la Repubblica Araba Saharawi Democratica e si sono dati un governo, un primo ministro e un presidente (Mohamed Abdel Aziz). Hanno rappresentanti alle Nazioni Unite e nei principali Paesi del mondo a svolgere attività di lobbying per la loro causa.
La solidarietà europea ed italiana si manifesta con un programma di accoglienza di bambini Saharawi per un paio di mesi presso famiglie ed associazioni .
E' il caso del'Associazione Fadel Ismael (dal nome di un eroe per l'indipendenza saharawi) che in collaborazione con l'Amministrazione Provinciale di Mantova ha accolto 11 bambini dagli 8 ai 9 anni, provenienti  dalle tendopoli del deserto algerino.

Nel corso di una serata offerta dal Dopolavoro del Petrolchimico Polimeri Europa, presso l'ARCI Virgilio di Mantova, il Presidente dell'Associazione dei Mantovani nel Mondo Daniele Marconcini, rappresentante del Consiglio Regionale Lombardo nella Consulta dell'Emigrazione ha incontrato la delegazione che accompagnava i bambini per iniziare un rapporto di
collaborazione umanitaria e sociale.
Marconcini ha dichiarato che "questo incontro è stato di grande valore morale e simbolico, in quanto i saharawi sono costretti a vivere in una situazione drammatica di migranti permanenti senza patria. Essi ci ricordano situazioni totalmente dimenticate,specialmente in Africa, che dovrebbero essere portate al'attenzione dell'opinione pubblica ed affrontate concretamente dai governi nazionali e dalla comunità internazionale. Nel concreto valuteremo quali aiuti possiamo mettere in campo per queste popolazioni,specialmente dal punto di vista sanitario sensibilizzando le istituzioni regionali e locali,rompendo così quel muro di silenzio che da sempre nasconde una vicenda che da anni aspetta una soluzione politica e sociale.Ai bambini che abbiamo incontrato occorre dare un futuro migliore".

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