Italiani nel mondo 

  News 2004

GLI ITALIANI NELLA DDR : 
PERSEGUITATI IMPRIGIONATI UCCISI MA NON RISARCITI

 da IL CORRIERE D’ITALIA DI FRANCOFORTE l'intervista a ANNAMaria MINUTILLI 


In una recente ricerca, la storica dell'università di Bari, Anna Maria Minutilli, ha trattato i casi degli italiani caduti sul muro di Berlino o comunque perseguitati negli ultimi cinquant'anni dal regime comunista della Germania Democratica (DDR). Emergono così i casi di Elena Sciascia, Graziano Bertussin, Vittorio Palmieri, Benito Corghi, Pietro Porcu ed altri ; il caso del carcere di Bautzen. Sul piano dei risarcimenti, per questa gente non c'è assolutamente nulla : è l'amara sentenza contro cui ancora un gruppo di italiani prova a battersi. Il direttore del "Corriere d'Italia" di Francoforte, Mauro Montanari, ha incontrato la ricercatrice e ne' venuta fuori un'interessante testimonianza storica che uscirà sul numero di giovedì 28 ottobre prossimo. Ne anticipiamo di seguito il testo.

d. - Dottoressa Minutilli, anzitutto come sono partite le Sue ricerche?
Sono partite dopo che ho incrociato un sito internet in cui si parlava di italiani nel territorio della allora Germania Democratica; volevo capire qual'era la loro situazione nella DDR. Scoprii che 1500 italiani, figli e nipoti della emigrazione di fine Ottocento e inizio Novecento, vivevano nella Germania dell'Est; molti di essi erano perseguitati politici dal regime comunista. Ciò perché all'epoca ci voleva ben poco per essere additati come spie. Tra gli altri mi è capitato poi di incontrare un gruppo di medici appartenente al movimento cattolico dei Focolarini; costoro avevano scelto di operare nella Germania dell'Est. Nonostante la carenza di medici nel regime, questi nostri connazionali erano controllati rigorosamente anche mentre svolgevano il loro lavoro. Un controllo non solo opprimente, ma soprattutto rischioso. Da un momento all'altro si poteva, per un nonnulla e dopo un processo sommario, essere mandati in esilio, per esempio in Unione Sovietica nel migliore dei casi. Peraltro anche le prigioni della DDR erano conosciuste per la loro durezza.
r. - A parte perè questi casi particolari, qual'era il 'normale' rapporto tra italiani e Repubblica Democratica Tedesca?
Succedeva in particolare prima della costruzione del Muro. Alcuni connazionali si adoperarono per far fuggire o espatriare amici e conoscenti dalla Germania Est. Costoro, se catturati, venivano sottoposti a processi sommari, a violenze fisiche e psicologiche di ogni tipo. Vorrei citare tra gli altri la signora Elena Sciascia, ancora oggi in condizioni fisiche disastrose, con problemi cerebrali, Vive in agonia a Berlino, dimenticata da tutti, compresi il governo italiano e l'amabascita. È il caso più eclatante. La signora Sciascia non aveva fatto nulla, salvo avere "l'intenzione" di aiutare un'amica. Fu scoperta e interrogata con metodi di estrema violenza, fino ad estorcerle una confessione. La stessa cosa accadde a Graziano Bertussin, condannato a 10 anni di reclusione per spionaggio soltanto perché si era permesso di fotografare l'ambasciata vietnamita. Voglio citare anche la figura di Benito Corghi, autotrasportatore, che viaggiava con il suo camion regolarmente tra le due Germanie e che una volta, lasciato il posto di frontiera, si accorse che c'era stato un errore nella trasmissione dei documenti. Allora, piuttosto che girare tutto il camion, preferì scendere e percorrere a piedi quei pochi metri che lo separavano dal gabbiotto delle guardie. Fu fucilato e ucciso senza che avesse avuto nemmeno il tempo di capirne il motivo. Vorrei citare inoltre il caso di Vittorio Palmieri, un montatore elettricista emigrato in Germania agli inizi degli anni Sessanta. Come gli altri stranieri aveva la possibilità di attraversare abbastanza facilmente il transito. Una volta un amico lo pregò di portare dall'altra parte un libro; Palmieri ingenuamente accettò, fu fermato e il cosiddetto 'libro' si rivelò invece un agglomerato di carte geografiche con segni particolari, cerchietti rossi intorno a quartieri e città, e così via. C'erano all'epoca a Berlino Est alcuni agenti che avevano proprio il compito di circuire gli stranieri, quindi accusarli per poi poterli ricattare. Tra essi molte piacenti ragazze, verso le quali molti ingenui italiani dimostravano di avere un debole. Erano molti gli italiani che negli anni Sessanta e oltre avevano la Fräulein oltre cortina, e non furono pochi i casi in cui una storia del genere finì in un processo politico dagli esiti scontati a danno dei connazionali.

d. - Ci sono stati anche alcuni episodi di solidarietà..
r. - Le rispondo subito, ma prima vorrei fare un inciso. Non vorrei che le mie ricerche e le mie parole prendessero un significato politico o, peggio di parte; questo tengo a sottolinearlo, perché esse sono ben facilmente strumentalizzabili. Come storica, faccio del mio lavoro semplicemente un servizio alla verità. Detto questo, vorrei rispondere e fare presente anche cose positive accadute, per esempio catene di solidarietà. Cito il caso di Mimmo Sesta e Luigi Spina, allora studenti dell'università di Amburgo e Berlino. Essi scavarono un tunnel lungo 126 metri che, sotto la Bernauer Straße, attraversava il muro, con sbocco nella Rheinberger Straße a Berlino Est. Con questo tunnel, il 14 settembre 1962, 29 cittadini dell'Est poterono rifugiarsi ad ovest. È il più eclatante degli episodi di solidarietà. Ce ne sono stati naturalmente molti altri.

d. - Come vivono ora questi italiani perseguitati?
r. - Alcuni anni fa c'è stato un incontro tra gli ex detenuti del carcere di Bautzen; tra costoro c'erano parecchi italiani. È stato un incontro importante per diverse ragioni. Sono uscite storie di persecuzioni varie. Tra le vittime c'era anche un sardo, un operaio, Pietro Porcu, che negli anni Settanta era stato imprigionato e segregato per mesi. Contro di lui era stata mossa un'accusa pesante: terrorismo e commercio di uomini. In Realtà Porcu aveva cercato di far fuggire alcune persone, tra cui la sua amica Brigitte Boch, che risiedeva a Berlino Est. Anche il caso della Fräulein indicativo. Di queste storie ce ne sono moltissime. Gli italiani di allora erano estremamente sprovveduti rispetto alla realtà politica dell'epoca, e molti pagarono duramente questa ingenuità. Lei mi chiedeva che fine hanno fatto costoro. Bene: Porcu morì nell'82 a Berlino a quarantacinque anni per infarto, proprio a seguito dei traumi subiti nel penitenziario di Bautzen. Tra quessi che subirono profondi traumi, voglio ricordare anche anche il siciliano Ernesto De Possilis, nato a Licata, il quale fu riconosciuto reo di aver calunniato lo Stato dei lavoratori e dei contadini della Repubblica Democratica Tedesca.

d. - Parlando di Bautzen mi viene in mente un paragone con i campi di lavoro di epoca nazista. Si può fare un paragone del genere?
r. - In un altro mio lavoro come storica mi è capitato di girare l'Italia per incontrare i superstiti dei campi di lavoro nazisti; ho raccolto delle informazioni preziose a tutti i livelli. Sono rimasta impressionata dalle molte somiglianze nelle situazioni dei Lager e quella di Bautzen e delle altre prigioni nella DDR, costruite tra l'altro spesso proprio sui Lager. Non voglio fare paragoni, perché le due cose sono storicamente diverse. Tuttavia, ripeto, senza avere l'intenzione di fare alcun revisionismo, le somiglianze le ho trovate anch'io. 

d. - Come stiamo sul piano dei risarcimento per queste vittime?
r. - Sul piano dei risarcimenti, per questa gente non c'è assolutamente nulla. Sono stati sensibilizzati sia questo governo sia quello precedente; alcuni come Bertussin stanno facendo una lotta senza quartiere, ma i risultati sono nulli. Non c'è niente per nessuno. Peraltro mi pare che anche la Germania sia piuttosto refrattaria a pagare per gli errori commessi in passato.
Mi viene in mente che uno dei ministri dell'attuale governo federale, prima della caduta del muro esponente importante della Chiesa Evangelica ad Est, è stato certificato come informatore di rilievo (IM) del regime comunista di allora. Allora vorrei tornare con i paragoni storici. Dopo la caduta del nazismo, molti ebbero l'impressione che si tendesse a colpire con processi spettacolari come quello di Norimberga sono le alte gerarchie del nazismo, per far passare intatto tutto il quadro intermedio dell'antico regime alla nuova Repubblica Federale. È avvenuto questo anche a Est dopo la caduta del Muro?
Credo anch'io che si tenda in Germania a colpire la punta e a lasciare inalterato l'apparato; i quadri intermedi della DDR sono passati nell'apparato dello Stato della Repubblica Federale. Io ho scritto una biografia di Conrad Adenauer. Anche in quella ricerca mi accorsi come, negli apparati della nuova Repubblica Federale, ci fossero parecchi gerarchi nazisti. La stessa cosa è accaduta dopo la caduta del muro. E' così e sarà sempre così. All'epoca, come giustificazione, fu detto che, comunque, in epoca nazista, erano stati tutti nazisti, quindi era difficile andare a cercare gli oppositori. Credo che negli anni Novanta sia successa la stessa cosa con la Germania Est. Nei quadri sono sopravvissuti gli stessi
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Mauro Montanari
Direttore Responsabile del mensile “Il Corriere d’Italia” di Francoforte

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