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  Il diritto alla Memoria 

10 febbraio 2004,
 “Giornatadella Memoria dell’Esodo degli Istriani, Fiumani e Dalmati”

PIERO TARTICCHIO
Scrittore, pittore, pubblicista
Residenza del Cantone, 761 – 20090 Milano 2 Segrate (MI)
Tel/fax 02. 26410573 – e-mail - tarticchio@hotmail.com 


Lettera aperta
al Dott. Mario Giacomo Dutto
Direttore Scolastico Regionale
della Lombardia
Piazza Diaz, 6 - Milano

Il diritto alla Memoria
Io, Piero Tarticchio esule da Pola -Presidente del Centro di Cultura Giuliano Dalmata, Consigliere dell’ANVGD del Comitato Provinciale di Milano, Direttore della Redazione milanese de “L’Arena di Pola”, giornale fondato nel 1945, nonché autore del simbolo della diaspora- per onorare i martiri delle foibe -tra i quali mio padre Lodovico - e le centinaia di migliaia di esuli dimenticati, chiedo che il 10 febbraio 2004, “Giornata della Memoria dell’Esodo degli Istriani, Fiumani e Dalmati”, in tutte le scuole italiane si ricordino quei tragici avvenimenti. Molti atti di barbarie sono stati commessi nell'ultima guerra. Di quelle atrocità si è occupata la giustizia internazionale, indagando e scoprendo: nomi, date, luoghi e testimonianze. Con l'imputazione di crimini contro l'umanità sono stati istruiti processi e condannati mandanti e carnefici. Il nazismo ha avuto la sua Norimberga e Resistenza e Olocausto sono costantemente ricordati. Altre sciagure nazionali si sono consumate nel dopoguerra, ma per oscuri giochi di potere e convenienze di parte sono cadute nell’oblio; tra queste le Foibe e l’Esodo degli Istriani, Fiumani e Dalmati.
Il popolo degli esuli, da oltre mezzo secolo, vive in un limbo di speranze, di promesse elettorali non mantenute e di ambigue strumentalizzazioni politiche. Per il martirio degli infoibati, per la perdita dolorosa della loro terra, per l'umiliazione patita nei ghetti dei campi profughi, i sopravvissuti aspettano ancora che giustizia venga fatta. Un'immane tragedia si è consumata nell’indifferenza. La responsabilità è di quanti hanno taciuto, e il tacere è la colpa più grave di coloro che hanno fatto cultura nel nostro Paese. Oggi, anche se con ritardo, tante personalità politiche e del giornalismo (Fassino, Fini, Violante, Bellaspiga, Fertilio, Mieli, Oliva, Pansa, Petacco, Stella, ecc.) riconoscono gli eccidi delle foibe istriane e la pulizia etnica messa in atto dai titini ai danni della popolazione giuliano-dalmata, autoctona da secoli sulla loro terra. La furia revanscista e nazionalista slava, fu una scelta politica programmata scientificamente con lo scopo di balcanizzare la penisola istriana, prima latina, poi bizantina e veneta per oltre due millenni. Sono davvero pochi gli italiani che conoscono quegli avvenimenti, conclusisi con un esodo di massa. La quasi totalità degli abitanti dell’Istria di Fiume e della Dalmazia fu costretta a piegarsi al diktat imposto dai vincitori. Un’intera popolazione dovette recidere le proprie radici per non sottostare alla schiavitù di un regime che imponeva nuove ideologie, inibiva le tradizioni, aboliva i diritti umani, confiscava ogni proprietà e decretava l’ateismo di stato.
Gli esuli furono accolti in Patria con diffidenza e ostilità, da connazionali che li accusarono di essere reazionari e fascisti. L’Italia del dopoguerra non era preparata a ricevere un’ondata di profughi di proporzione biblica: un esercito di disperati che, per sopravvivere alle soperchierie della storia dovette disperdersi in tutto il mondo, perdendo la propria identità. Con il suo sacrificio la gente giulia ha pagato il debito di guerra per la sconfitta di tutti gli italiani. Un ignoto istriano, con l’animo straziato dell’esule, ha scritto: “...le candele per noi accese si stanno spegnendo ad una ad una. La notte volge al termine, né ci sarà l’alba. Un giorno, forse, si parlerà di un popolo che per vivere libero andò a morire lontano; lontano dal proprio mare e dalla propria terra, che vista dall’alto sembra un cuore insanguinato”.
A 57 anni dall’esodo, gli istriani, i fiumani e i dalmati chiedono: il diritto alla Memoria, di entrare nella Storia ufficiale del nostro Paese e di essere ricordati il 10 febbraio. Data in cui, nel 1947 a Parigi venne firmato il Trattato di Pace con il quale l’Italia dovette cedere alla Jugoslavia di Tito quattro quinti della Venezia Giulia e la Dalmazia. Un capitolo dell’accordo prevedeva che coloro che lì erano nati e vissuti per generazioni dovessero optare se diventare jugoslavi e rimanere sulla propria terra o per restare italiani lasciarla per sempre. Oltre 350.000 persone intrapresero la via dell’esilio per continuare a vivere libere. A tale proposito Indro Montanelli in un suo editoriale scrisse : “...gli esuli meritano il nostro rispetto perché sono doppiamente italiani, prima per nascita poi per scelta”.
Verrà mai il giorno in cui le Foibe e l’Esodo verranno ricordate alla pari della Resistenza e dell’Olocausto?

Con stima.
Piero Tarticchio
Segrate, 5 febbraio 2004 

 

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