Mantovani nel Mondo:  EUROPA

     ottobre  2004 

I GIOVANI E LA NUOVA EUROPA 
Padova, sabato 25 settembre 2004 Sala delle Conferenze
Chiostro della Magnolia Basilica del Santo, Padova


Esperti, docenti, studenti e rappresentanti di associazioni si confrontano su mobilità, stage, soggiorni di studio e prospettive di lavoro all'estero per le nuove generazioni di italiani e italofoni.

Come cambia la fisionomia della mobilità in Europa? È un tema di stringente attualità che oggi interessa milioni di giovani italiani, in patria e all'estero. Con l'entrata di dieci nuovi Paesi nell'Unione - oggi estesa dal Baltico al Mediterraneo -, il "Villaggio Europa", prima ancora del villaggio globale, ci chiama a riflettere sulle tendenze e sui contenuti di una rivoluzione culturale e sociale silenziosa ma epocale.
L'Europa del terzo millennio si costruirà non solo sui libri, ma anche sulla circolazione di idee e professioni, di lavoratori e scienziati, e troverà nei giovani i principali vettori di un nuovo modello di diffusione, distribuzione e condivisione della cultura. 
Nei gangli più reconditi e ramificati del mondo del lavoro, andranno ad inserirsi nuove leve che faranno germogliare, dall'interno, la nuova società europea. Perciò è lecito attendersi una palingenesi culturale che si rifletterà nel campo del linguaggio, dei costumi e dei rapporti umani. Un patrimonio di valori che rafforzerà la nostra identità ma che certamente dovrà confrontarsi con i principi di ogni cittadino, e anche con quelli di popoli e culture non europee destinate ad interagire con le future generazioni. 
Analoga sorte toccherà ai giovani oriundi italiani che sempre più numerosi si rivolgono alle nostre ambasciate, ai consolati e alle associazioni dei connazionali nel mondo, per poter maturare esperienze di studio e lavoro in Italia e in Europa. Una sfida che si rinnova in questa sorta di "emigrazione di ritorno", e che punta a consolidare i rapporti con i Paesi e le culture d'origine, cui questi giovani fanno riferimento e che sono ormai inscritte nel loro Dna culturale.
In questo contesto si fa predominante il ruolo dei mass media. In tale contesto vogliamo ricordare il "Messaggero di sant' Antonio" - edizione italiana per l'estero e i periodici di un gruppo di associazioni che, negli ultimi anni, hanno dedicato, con tenacia e passione, iniziative e spazi di discussione sempre più ampi dedicati ai giovani. Ai mass media e al mondo associazionistico tocca infatti l'onere d'informare e orientare le nuove generazioni circa gli obiettivi della formazione scolastica e universitaria, e le possibilità di lavoro offerte da enti pubblici e privati in Italia e all'estero. 
Crediamo che da questo impegno comune possa nascere una diffusa e più radicata identità culturale italiana ed europea, capace di riaggregare le migliori risorse intellettuali e umane della nostra comunità nel mondo.
Dr.Armando Traini Presidente del Sodalizio Abruzzese Molisano di Padova
Padre Luciano Segafreddo
"Messaggero di sant'Antonio", edizione italiana per l'estero. 

"I giovani e la nuova Europa", la  RELAZIONE di DANIELE MARCONCINI

Oggi ho constatato molto ottimismo nei confronti dell'Europa mentre appare evidente che essa è ancora poco percepita dagli italiani; immaginiamoci quindi come sia "sentita" dai giovani d'origine italiana che vivono all'estero i quali, a mio avviso, ancora ignorano la portata di una realtà sopranazionale che sta assumendo un ruolo politico e sociale sempre più di preminenza rispetto alle singole nazioni.
Vengo alle tematiche del mio intervento.

L'ASSOCIAZIONISMO ITALIANO ALL'ESTERO - LE PROPOSTE A.M.M.
Si è parlato della crisi dell'associazionismo degli italiani all'estero, un aspetto molto importante e da non sottovalutare. Quando si va all'estero si vedono le nostre associazioni storiche non più frequentate dai giovani pur avendo un notevolissimo patrimonio, anche strutturale, di risorse e di relazioni.  Questi chiedono infatti dei servizi che non vengono spesso erogati adeguatamente o per nulla messi a disposizione.
A suo tempo le nostre associazioni furono il presupposto per unire i primi italiani che migrarono affrontando le loro necessità con le Società di mutuo soccorso, gli ospedali: strumenti di collegamento, di informazione e servizi sociali. Attualmente, soprattutto in Paesi strutturalmente in crisi, i giovani non si avvicinano più all'associazionismo italiano, spesso ripiegato nella sola difesa della memoria e dell'identità, impossibilitato nel dare reali mezzi di sviluppo sociale a delle generazioni interessate ad un futuro meno tribolato.
E' per questo che la Regione Lombardia, su nostra proposta, ha finanziato un progetto per formare dei dirigenti del volontariato, affinché siano in grado di fare dei progetti. E' stata una missione quasi impossibile che però ha impegnato ben 17 rappresentanti dell'organizzazione lombarda per spiegare come si realizzano dei progetti sociali allo scopo di avvicinare nostri emigrati, soprattutto i giovani ad un associazionismo solidale che affrontasse la realtà quotidiana e i problemi che ne conseguono. Non è stato facile coinvolgere questi nostri rappresentanti in simili progetti in cui spesso deve prevalere una conoscenza della giurisprudenza, delle leggi e della burocrazia italiana: quella nazionale e poi quella regionale e locale. Il nostro primo obiettivo è stato dunque di avvicinare i giovani, creare degli elementi con i quali si svolge un'attività non solo culturale ma progettuale, in cui la cultura è all'interno di alcuni elementi di servizio.
L'UNIVERSITA' PER GLI ITALIANI NEL MONDO
Il secondo progetto che abbiamo portato avanti riguarda un'iniziativa della nostra associazione inerente gli accordi tra il Politecnico di Milano e le Università brasiliane e argentine per favorire l'arrivo di studenti Erasmus in Italia con un minimo di aiuto. La motivazione di tali accordi è partita dalla constatazione che chi viene a studiare in Italia lo fa perché solo se ha le possibilità economiche, mentre tanti altri giovani oriundi non riescono a venire in Italia perché senza risorse finanziarie, anche a causa del mancato utilizzo dei Fondi europei preposti. Come Presidente dell'Associazione Mantovani nel Mondo, sono andato a Bruxelles interpellando la responsabile dell'Ufficio che finanzia i progetti universitari per l'America Latina. Ho così amaramente scoperto che esistono i progetti "Alban", che finanziano borse di studio per dottorati di ricerca in Italia di laureati provenienti dall'America Latina; ma delle 200 borse di studio, solo una è arrivata in Italia. Questa è una cosa che ci deve far riflettere, perché vuol dire che abbiamo un sistema universitario italiano e una controparte che non riesce a produrre elementi a sostegno dei giovani che vogliono venire a studiare nel nostro Paese. Dobbiamo anche pensare che vi sono situazioni aggiuntive che aumentano le difficoltà di studio in Italia. Recentemente ho letto un articolo che rivelava come a Milano sia quasi impossibile studiare per il carovita e il caro-prezzi degli affitti. Il Politecnico di Milano è estremamente preoccupato perché vi è una spinta ad andare soprattutto negli Stati Uniti. E questo è un altro elemento su cui dobbiamo riflettere. Se il sistema universitario italiano non si adegua, noi avremo moltissimi concittadini che alla fine decideranno di mandare i propri figli fuori dall'Europa. Esiste già nelle comunità italiane all'estero di una contrapposizione all'interno delle famiglie su quale modello culturale scegliere, e molto spesso il modello culturale che si sceglie è quello che ti dà la possibilità di accedere all'università. Questo è un elemento che sta veramente preoccupando anche una fascia di connazionali: gli imprenditori residenti all'estero.
I BISOGNI DELLA NUOVA EMIGRAZIONE IMPRENDITORIALE
Noi abbiamo parlato dei discendenti, degli emigrati degli anni cinquanta. Dobbiamo anche parlare in modo forse un po' più approfondito di chi è emigrato negli ultimi dieci-quindici anni. Paradossalmente sono gli emigrati che dal punto di vista dei servizi sono i più esposti, pur essendo già radicati nel Paese d'accoglienza. Prendiamo, come esempio, il Costarica dove abbiamo organizzato un incontro : 200 mila sono i discendenti italiani, 20 mila gli imprenditori presenti, dei quali 3500 residenti. I 20 mila imprenditori che sono là attendono servizi per i loro figli, soprattutto per accedere alle università italiane.
E' una realtà imprenditoriale indispensabile per far funzionare l'economia italiana anche nell'attuale momento di crisi. Dobbiamo quindi essere attenti anche agli effetti delle nostre iniziative. Ci stiamo preoccupando giustamente dei discendenti, però bisogna anche non dimenticarsi dei questa emigrazione di alto livello tecnico che è andata in vari Paesi e che rischia di staccarsi dall'Italia.
L'INFORMAZIONE DALLE COMUNITA'ALL'ESTERO - DIFENDIAMO L'ITALIANO NELLA NUOVA EUROPA
Ultimo elemento: l'informazione. La maggior parte delle iniziative che si svolgono a livello editoriale e giornalistico si svolgono soprattutto in Italia e molto spesso senza dare voce direttamente all'associazionismo. Noi abbiamo creato il portale dei "Lombardi nel mondo", con delle redazioni giornalistiche all'estero, cercando di coinvolgere e far parlare i giovani. In questo contesto abbiamo inserito una parte europea. Ma notiamo un problema emergente di accesso a questa nuova Europa. I 25 Paesi che aderiscono all'Unione europea devono certamente dialogare. Ma in che modo e in quale idioma ad esempio? 
La cosa non è di poco conto per le implicazioni sociali e culturali che ciò comporta. Vi è in sede di Parlamento Europeo infatti una grande discussione su quali lingue adottare e guarda caso quelle che stanno prevalendo e che potrebbero essere diventare ufficiali per tutti sono: l'inglese, il francese, il tedesco. Gli spagnoli stanno tentando di mantenere la loro lingua, mentre sembra che gli italiani non siano molto impegnati a far sì che ci sia anche l'italiano. 
Accedere all'Europa per un giovane italiano vorrà dire quindi saper l'inglese; stessa cosa per un giovane oriundo che vive all'estero, obbligato a conoscere l'inglese. Già ora, ogni volta che apriamo un sito dell'Ue, non tutto è in italiano. Ciò comporterà certamente un elemento culturale che si inserirà nella italianità dei giovani oriundi residenti all'estero di cui bisognerà tenere conto. Questi elementi di riflessione ci servono per dire che parlando dei progetti che riguardano "i giovani e la nuova Europa" siamo all'anno zero, a cominciare dalla accessibilità delle fonti informative. 
LE NUOVE BARRIERE PER CHI RIENTRA IN ITALIA
Dopo il voto degli italiani all'estero, non esiste nessun tipo di legislazione a supporto del cittadino in termini di servizi paragonabili quelli di chi risiede in Italia. Il giovane che arriva in Italia, se non è cittadino italiano, è fortemente in difficoltà. Non abbiamo i permessi di soggiorno dei cittadini discendenti di italiani che vengono qui, che possano essere trasformati in permessi di studio. Se i giovani vogliono venire all'università per fare formazione, non possono farlo facilmente. 
Io ho provato a fare l'extra comunitario: mi sono messo in fila in un ufficio della Questura. Non riuscivo a capire quando toccava a quelli che dovevano essere regolarizzati o a quelli che avevano bisogno del permesso di soggiorno. Sottolineo anche quest'esperienza per evidenziare che l'emigrazione e i problemi dei nuovi migranti, non possono essere solo problemi di polizia o di ordine pubblico. Dobbiamo portare il livello amministrativo ai comuni, alle province, alle prefetture perché in questo momento noi non riusciamo nemmeno a far lavorare la gente che viene in Italia in modo regolare.
Il rinnovo dei permessi di soggiorno per lavoro hanno tempi di attesa tali che spesso capita nel frattempo, a chi perde l'occupazione, di diventare passibile di espulsione, quando si sa che molti svolgono attività a tempo determinato o stagionale.
E questo colpisce duramente anche gli oriundi italiani rientrati da Argentina, Brasile e da altri Paesi, in attesa di cittadinanza e a cui non è consentito nel frattempo lavorare. Mesi e mesi per avere perfezionata la pratica.
Concludo affermando che il volontariato fa certamente molto, ma le istituzioni devono fare molto di di più. 
C'E' BISOGNO DI UN CGIE CHE COLLABORI MAGGIORMENTE CON LE REGIONI
Mi appello al Segretario del CGIE per esprimere, da parte di chi come me rappresenta una Consulta regionale, il grande divario tra chi rappresenta gli italiani all'estero, come il CGIE, e le Consulte regionali. In fondo abbiamo visto che chi agisce in modo molto più efficace all'interno della realtà italiana all'estero sono proprio le Regioni. 
Regioni che faticano addirittura ad assistere ai lavori del CGIE. Nella Conferenza degli italiani all'estero "Stato - Regioni", c'erano un centinaio di posti già prenotati e a numero chiuso, preclusi addirittura ai consiglieri regionali.
E' difficile quindi partecipare e dare un contributo anche nei momenti di elaborazione dei progetti per gli emigrati. Molto spesso si inviano i funzionari e non si chiamano i rappresentanti delle Consulte e delle più importanti associazioni. Facciamo in modo che nelle varie riunioni del CGIE quando soprattutto si programma - ci sia anche la rappresentanza regionale dell'emigrazione italiana nel mondo, realtà oggi di frontiera, impegnata fortemente in Italia e all'estero nel discutere i problemi reali della gente.

Daniele Marconcini 
Rappresentante del Consiglio Regionale Lombardo nella Consulta dell'Emigrazione
Presidente dell'Associazione Mantovani nel Mondo


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