2004                             

ASSOCIAZIONE

REPORTAGE DAL CILE 
di FABIO VENERI 

Gia pubblicati sul sito www.lombardinelmondo.org

Secondo una stima approssimativa di Padre Giuseppe Tomasi della Parrocchia Italiana di Santiago, i lombardi nella capitale cilena sono almeno 250-300; il numero ovviamente si moltiplica se consideriamo il paese nella sua interezza, anche se non si conoscono cifre ufficiali. Numericamente inferiori ai liguri e ai piemontesi, sono comunque una comunità che negli anni si è distinta per la propria operosità e per la propria concretezza. Un esempio su tutti è quello della famiglia Arrigoni, che lavora nel campo del ferro ed in questo settore sono leader nazionali. Gli Arrigoni sono di origini bergamasche e negli anni passati hanno dato un grosso impulso all'associazionismo lombardo in Cile. 
Oggi l'Associazione Lombarda di Santiago del Cile vive un momento di impasse, di stancamento, questo almeno è quanto ci viene riferito presso la Parrocchia Italiana: alcuni avvicendamenti dirigenziali non hanno prodotto i risultati attesi. La sede, oggi ancora presso la Parrocchia Italiana, anche se ormai sbarrata e chiusa al pubblico, è in procinto di spostarsi. In ogni caso, pare che la attività culturali lombarde siano sempre state meno intense che quelle di altre realtà associazionistiche regionali: secondo il Padre Tomasi, questo è un riflesso della mentalità concreta del lombardo, che non ama ritrovarsi per una cena o per una cantata, ma solo per progetti di ampio respiro.
Da ricordare che il Presidente della Regione Lombardia Formigoni è stato qualche anno fa in visita alla Parrocchia Italiana, lasciando di sé un buon ricordo e promettendo interventi assistenziali. Per concludere, tratti lombardi sono presenti in varia parte del paese, a volte più evidenti, a volte più nascosti. Capita dunque di uscire dalla casa del grande poeta Pablo Neruda a Valparaiso, e che qualche ambulante del luogo provi a vendere una maglietta del Cile (certamente non di elevata qualità), marcata "Milano". A giudizio dello stesso ambulante, si tratta di qualche lombardo che lavora nel campo della moda. Un lombardo che con ogni probabilità non ha mai conosciuto via Montenapoleone.

Come ci riferisce Italo Cantele, presidente degli imprenditori veneti in Cile, gli italiani iscritti all'AIRE in Cile sono 5.000, quindi un numero decisamente ridotto rispetto, per esempio, all'Argentina. Questo non significa tuttavia che in questa sottile striscia di terra di circa lunga 6.000 km non abbia nei propri cromosomi una forte marca di italianità.
Il Cile ha accolto durante la sua storia sia italiani che giunsero direttamente dallo stivale, sia italiani che arrivarono in seconda battuta dall'Argentina in cerca di nuova fortuna. La tappa da cui parte il nostro tour è la "Escuela Italiana" di Santiago, istituzione privata che si avvale di più sedi a seconda dell'età degli studenti e all'interno della quale l'italiano è una lingua obbligatoria. E' all'interno del cortile della sede di Avenida Apoquindo che incontriamo alcuni ragazzi che giocano a pallone e che ci raccontano delle loro origini italiane, piemontesi e liguri in particolare. Dicono di conoscere anche lombardi, tra i loro compagni di classe e tra i docenti. Dalla "Escuela" all'"Estadio Italiano" il cammino è breve e retto, sempre seguendo l'immensa Avenida Apoquindo: la struttura denominata "Estadio" è uno splendido spazio ricreativo di 6000 ettari che annovera 2000 soci di cui il 50% di origine italiana. Il circolo è molto esclusivo perché la retta da pagare è alta e non tutta la popolazione se la può permettere. Lo Stadio vanta campi da tennis, piscine coperte, palestre, campi da basket e una immensa e sfarzosa hall che apre ai piani superiori della struttura. Al principio della hall incontriamo Duilio Bolsi, professore di italiano molto noto nella capitale e istrionico animatore della vita culturale italiana a Santiago. Duilio, originario di Borgomanero (No), è venuto per la prima volta in Cile più di trenta anni fa. Durante il suo periodo di studente ha trovato l'amore, e da allora ha decise di vivere in questo paese. "Posso dire inoltre di avere un legame con la Lombardia" dice Duilio "nel senso che alcuni degli alunni che vengono a studiare italiano presso la scuola all'interno dello stadio sono poi diretti a studiare presso Università Lombarde. Per esempio, abbiamo avuto ragazze che poi sono partite per Mantova." "Lo stadio italiano" continua Duilio "è un istituto di cultura prestigioso: per questa struttura sono passati grandi nomi dello spettacolo: Ornella Muti, Bobby Solo, Raffaella Carra, Roberto Baggio, e tanti altri" Duilio ci mostra orgoglioso le foto. Salutiamo Duilio, che ci consegna un paio di consigli per completare il nostro tour: passare per Plaza Italia, un immensa piazza che oramai è diventata il punto di ritrovo nelle giornate di festa nazionale, soprattutto in seguito a successi sportivi e che rappresenta anche un punto panoramico, nelle giornate di cielo terso, per scorgere le catene montuose andine più vicine alla capitale. Il secondo consiglio è quello di visitare la Parrocchia Italiana, in cui il Padre Giuseppe Tomasi da anni svolge un'intensa attività a favore della comunità italiana. La Parrocchia, devota alla Madonna di Pompei, è stata creata nel 1954.Da ricordare che nella cappella interna alla Parrocchia si celebra ancora oggi, alle ore 11, tutti i giorni, la messa in italiano. 

Se, fermandovi a mangiare nella mensa della Compañia Italia de Bomberos (Pompieri) di Santiago del Cile, chiederete dell'acqua, senza subbio vi risponderanno che qui l'acqua non manca. Il buon umore è di casa in quest'ambiente accogliente e familiare e la lingua italiana aleggia nell'aria, spesso mescolata allo spagnolo in un gramelot colorito.
Il buon umore lascia spazio alla professionalità nei momenti in cui i pompieri ricevono l'allarme: la Compagnia Italiana, la n.11 della Grande Santiago, fa parte di una rete di caserme che assicurano la copertura di tutta la città e l'intervento in massimo 3 minuti dalla ricezione dell'allarme. La Compagnia di Pompieri Italiani a Santiago è stata fondata nel 1914, ultima per data delle 5 storiche compagnie italiane presenti in Cile. Da allora solo volontari italiani hanno fatto parte di questa compagnia che oggi conta 87 operativi. Ci racconta il giovane Ricardo Buzzetti, "tenente di terzo grado", che la storia della "Compagnia è ricca di avvenimenti importanti: il suo fondatore si chiama Germano Tenderlini, partito volontario in difesa del fronte italiano sia durante la prima che durante la seconda Guerra Mondiale; al primo martire, caduto durante un incendio, sono state dedicate numeroso autopompe. La prima autopompa moderna è arrivata all'incirca a metà degli anni '50".  Oggi la compagnia è formata da volontari la cui origine è in prevalenza piemontese o ligure. Prima di salutarci, Ricardo si lascia andare ad un ultima riflessione: "Oggi gli incendi sono meno frequenti che un tempo in virtù di controlli architettonici più rigidi e della migliore qualità dei materiali". Poi all'improvviso scatta l'allarme e non c'è nemmeno il tempo per una stretta di mano: i pompieri si sono già cambiati i vestiti e stanno per uscire.

Valparaiso, primo porto del Cile per importanza, patrimonio mondiale dell'Unesco in quanto testimonianza di sviluppo architettonico coloniale del diciannovesimo secolo, è una città che porta delle forti tracce italiane nel proprio impianto urbano, arroccato e difeso. Valparaiso è una città verticale, proprio come Genova, e proprio genovesi sono partiti la maggioranza degli emigranti italiani partiti per costruire ed abitare questo porto. Anche se qua, a differenza di Buenos Aires, non esiste un quartiere universalmente identificato come quello "dei genovesi" (nella città portegna è ovviamente la Boca), diversi tratti ricordano la presenza ligure: per le strade, ad esempio, immancabile, insieme alla pizza, è la "fainà", una parente non troppo lontana della farinata genovese (ed effettivamente fainà è come viene chiamata la farinata in dialetto ligure). Inoltre, la figura chiave di tutta l'emigrazione italiana in Cile è il Capitan Pastene, un ammiraglio genovese della corona di Spagna che per primo esplorò alcune parti meridionali del Cile a partire dal 1534. Le strade parlano italiano anche attraverso i monumenti e le piazze, o i giardini come per esempio il "Parque Italia", dove per l'appunto è ospitata la statua di Pastene, oltreché quella della lupa capitolina. Senza dubbio uno dei più chiari segni di italianità che permangono nel porto cileno è la "Scuola Italiana". Di chiara matrice fascista nella costruzione, è una delle più importanti nel suo genere di tutto il Cile. Oggi, a differenza di un tempo, non è più necessario che nelle proprie vene scorra sangue italiano per esservi ammessi; ciò non toglie che il vincolo con l'Italia rimane fortissimo e si può cogliere a pieno parlando con i ragazzi o analizzando i loro piani di studi. Le tre materie fondamentali di questo collegio sono infatti castigliano, matematica e per l'appunto italiano. L'italiano si riparte in lingua italiana, storia italiana e cultura italiana. Oggi una percentuale che varia dal 30 al 50% degli iscritti è di origine italiana. Ultima notazione, anche a Valparaiso è presente una delle 5 divisioni dei pompieri italiani in Cile, da ormai cento anni impegnati attivamente a livello volontario.

Fabio Veneri 
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