II Assemblea Plenaria CGIE (7-10 dicembre 2004)

 CGIE

Il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (C.G.I.E.), istituito con Legge 6 novembre 1989 n. 368 (modificata dalla Legge 18 giugno 1998, n. 198) e disciplinato dal regolamento attuativo di cui al D.P.R. 14 settembre 1998, n. 329, è il consulente del Governo e del Parlamento sui grandi temi di interesse per gli italiani all'estero.

Esso deriva la sua legittimità rappresentativa dall'elezione diretta da parte dei componenti dei Comites nel mondo e rappresenta un importante passo nel processo di sviluppo della "partecipazione" attiva alla vita politica del paese da parte delle collettività italiane nel mondo e allo stesso tempo costituisce l'organismo essenziale per il loro collegamento permanente con l'Italia e le sue istituzioni. Presidente è il Ministro degli Esteri On. Franco Frattini. Il CGIE si compone di 94 Consiglieri, di cui 65 eletti direttamente all'estero e 29 di nomina governativa.I suoi organi istituzionali sono il Comitato di Presidenza (composto dal Segretario Generale, quattro Vice Segretari Generali e 11 rappresentanti delle varie aree), le Commissioni Tematiche, le Commissioni Continentali, i Gruppi di Lavoro e l'Assemblea Plenaria.Il CGIE è stato completamente rinnovato il 26 giugno 2004, mentre le elezioni alle cariche interne elettive sono state effettuate il 27 luglio 2004.   Segretario del CGIE è il Ministro Plenipotenziario Torquato Cardilli .

Consiglio Generale degli Italiani all’ Estero Ministero degli Affari Esteri

Intervento del Ministro degli Esteri, Gianfranco Fini

 Esprime il proprio dispiacere per aver avuto l’opportunità di partecipare alla sessione del CGIE soltanto nell’ultima giornata, ma è allo stesso tempo lieto per essere riuscito a onorare questo impegno, a cui teneva moltissimo, nonostante numerosi altri e concomitanti impegni in Italia e all’estero.
Il suo stato d’animo dipende anzitutto da un’antica e sempre rinnovata amicizia nei confronti del Ministro per gli Italiani nel Mondo, in secondo luogo perché è consapevole dell’importanza che la comunità dei connazionali che vivono al di fuori del territorio nazionale ha acquistato.
Si vive in una fase storica in cui risulta sempre più evidente la necessità di “fare squadra”, come ha opportunamente detto il Capo dello Stato reduce da una importante missione politica, culturale ed economica nella lontana terra di Cina. La globalizzazione impone infatti ad ogni comunità di agire in modo sinergico, per affrontare al meglio la competizione che essa comporta. Insomma, non è più il tempo dei solisti, delle individualità, delle eccellenze. La globalizzazione è una grande opportunità, ma comporta anche notevoli rischi.
L’Italia, che è un grande Paese, ma una media potenza, può competere alla pari con gli altri soltanto se fa squadra. Da questo punto di vista c’è un ritardo culturale non nel Parlamento, ma nella percezione della società. Se si adopera l’espressione “fase squadra” si pensa sempre alle istituzioni in senso lato. Intanto, da questo punto di vista sono state negli ultimi tempi introdotte trasformazioni profonde, tanto che molte competenze sono state attribuite in via esclusiva alle Regioni. Fare squadra però significa coinvolgere, oltre che l’assetto istituzionale del Paese, anche le rappresentanze delle istituzioni italiane nel mondo e tutti coloro che rappresentano l’Italia per la loro capacità imprenditoriale.
Il grande successo della missione del Presidente Ciampi in Cina non è dipeso soltanto dal fatto che il Governo fosse rappresentato ad alto livello e che il Capo dello Stato ha un grande carisma e un grande rispetto in ogni parte del mondo, ma anche dal fatto che la delegazione era accompagnata da un numero notevole di imprenditori autorevoli.
Fare squadra non vuol dire soltanto coinvolgere le imprese che esportano il made in Italy, ma anche quelle che si impegnano a portare il lavoro italiano nel mondo e gli opinion leaders. Occorre infine lavorare strettamente con i connazionali che vivono e lavorano al di fuori dei confini nazionali.
E’ perfettamente consapevole della necessità di instaurare un rapporto sinergico con gli italiani nel mondo, perché da questo possono derivare benefici immensi al sistema-Paese.
Non ci si può rivolgere agli italiani nel mondo soltanto in nome dei sentimenti, facendo un ragionamento di tipo politico: se l’Italia vuole competere al meglio nella globalizzazione, sfruttare al massimo le sue potenzialità, conquistare spazi ulteriori di mercato, deve diffondere e difendere la sua identità. Questo è un elemento che arricchisce la comunità internazionale: ovunque essere italiano significa saper vivere, saper valorizzare gli elementi culturali più profondi della storia italiana. La diffusione dell’identità e della cultura nazionale è un valore aggiunto per ogni società in cui opera una comunità di italiani, non solo un motivo di orgoglio. Nell’epoca della globalizzazione occorre certamente conoscere la lingua della tecnologia e della comunità scientifica, ma al tempo stesso occorre difendere l’idioma di Dante.
Occorre attrezzarsi per sostenere le sfide della globalizzazione, senza limitarsi alla soddisfazione per i risultati già raggiunti. Una conquista storica è stata quella del riconoscimento del diritto di voto agli italiani residenti all’estero. Ma da questo punto di vista esistono certamente dei problemi. Leggerò certamente la Relazione di apertura della sessione del CGIE, ma ne conosco già in parte i problemi, se non altro per l’attività politica e parlamentare che ho svolto. Ho chiesto al Presidente dei Consiglio di procedere alla convocazione della seconda riunione della Conferenza Permanente Stato-Regioni-CGIE, proprio perché alcuni problemi possano essere risolti in quella sede.
Il problema più urgente da risolvere è quello degli elenchi degli aventi diritto al voto. Affronterò tale problema insieme con il Ministro Tremaglia e il Ministro Pisanu, proprio per evitare che si creino situazioni paradossali, ad esempio che chi ha il diritto di voto non riesca ad esercitarlo e chi lo ha perduto o non avverte più la necessità di esercitarlo, ma continui a essere inserito negli elenchi di coloro i quali quel diritto hanno. E’ fondamentale conoscere la platea degli aventi diritto all’elettorato attivo, ma anche passivo, proprio perché la presenza nel futuro Parlamento di Deputati e Senatori eletti nella circoscrizione estero non è un regalo fatto al Ministro Tremaglia, ma un investimento che il Parlamento italiano fa sulle potenzialità e sulle risorse che al sistema-Paese possono giungere dal lavoro degli italiani residenti all’estero.
Ma di problemi ce ne sono anche su altri fronti, a cominciare dalla rete consolare all’estero, rimasta ancora strutturata sulla base di parametri dettati dalla situazione storica di molti decenni fa. E’ la rete diplomatica nel suo complesso che va profondamente ripensata tenendo conto dei nuovi bisogni emergenti ed anche del ruolo acquisito da altri istituti, non solo quelli preposti al commercio estero, ma anche ad esempio dagli Istituti di Cultura, o in Europa, dalle famiglie politiche e sindacali transnazionali. Di fatto, all’interno dell’Unione Europea i confini non esistono più, tanto che i cittadini europei eleggono oggi un Parlamento comune che sta acquistando nuovi spazi politici. Ci si deve dunque interrogare oggi su cosa significhi essere italiani e nello stesso tempo europei, posto che non vi può essere dicotomia fra queste due situazioni. Si tratta di un punto da approfondire anche in sede CGIE. In effetti, gli italiani residenti oggi in Belgio o in Germania non vivono la stessa condizione dei loro connazionali che vivono in Australia o in Sud America. La costruzione dell’Unione Europea è la grande novità storica del secondo do dopoguerra, una novità che cambia radicalmente tutti gli scenari.
L’Italia è cresciuta e si trova ora definitivamente fuori dal dopoguerra. Anche in tema di migrazioni, essa si confronta oggi con due fenomeni che costituiscono un’assoluta novità. Il primo di essi è che l’Italia, da Paese di emigrazione è diventato un Paese di immigrazione. L’esperienza diretta vissuta dagli italiani dei due fenomeni li pone in una situazione del tutto particolare, e con una sensibilità nei confronti dei problemi vissuti dai propri connazionali decenni fa e che oggi sono vissuti da quanti ospita all’interno dei propri confini. E’ per questo che, come ha sostenuto giustamente il Ministro Tremaglia, gli italiani non potranno mai prendersela con quanti vengono oggi in Italia a cercare lavoro. E’ una sensibilità che egli ha inteso espressamente segnalare nell’incontro di Orano della settimana scorsa tra i Paesi del Mediterraneo, europei ed africani, sensibilità compresa ed apprezzata da questi ultimi.
Il secondo fenomeno, del tutto nuovo nell’esperienza storica, è quello del ritorno dei figli e dei nipoti di quanti sono emigrati molti anni fa in altri Continenti. Oggi, gli “oriundi” sentono la necessità, anche per motivi economici, di tornare nella terra dei padri. Anche nei confronti di questa parte della comunità italiana occorre mostrare la stessa attenzione che si dedica a quanti continuano a risiedere in Paesi stranieri.
Tali due fenomeni rendono più complessa la situazione e richiedono proposte innovative, come quella che egli qualche tempo fa formulò per offrire una corsia privilegiata nel mercato del lavoro italiano agli emigrati di ritorno: allora questa proposta suscitò scalpore ed anche immotivato scandalo. Ma è indispensabile che la madre Patria non si volti dall’altra parte quando i cittadini che versano in situazione di bisogno chiedono di ritornare. Ciò fa venire in mente la drammatica situazione economico-sociale dell’Argentina: nel novero delle iniziative che con urgenza devono essere assunte vi è senz’altro, in sintonia con le autorità di Buenos Aires, la necessità di individuare delle risposte concrete a tale crisi che non può vedere l’Italia distratta. Più in generale, il problema della solidarietà e della giustizia sociale è un tema che fortunatamente fa parte del patrimonio dei valori condiviso da tutti gli italiani; vi è però un ostacolo molto difficile da superare ed è quello posto dalla scarsità di risorse disponibili. In una condizione finanziaria meno difficile di quella attuale, il Ministro Tremaglia chiese ed ottenne dal Consiglio dei Ministri una misura della stessa importanza storica del diritto di voto conquistato degli italiani residenti all’estero, ovvero l’equiparazione del trattamento pensionistico tra i residenti all’estero e i residenti in Italia. Anche se inevitabilmente si è costretti a registrare difficoltà applicative rispetto a tale misura, per la prima volta si è riusciti ad affermare un principio che riconosce pienezza di diritti e di doveri, senza discriminazioni tra cittadini di serie A e di serie B.
Un punto deve essere definitivamente chiarito. Sentire amore di Patria, cioè amore verso la terra dei propri padri, non significa in alcun modo nutrire una vocazione nazionalistica. Vi è fra i due concetti una profonda differenza culturale. La tragica storia del secolo appena trascorso ha mostrato come il nazionalismo, e cioè il sentimento di superiorità della propria Patria rispetto a tutte le altre, sia stato la fonte di persecuzioni, di discriminazioni e delle due guerre mondiali imposte al mondo dall’Europa. Oggi amore di Patria significa difendere la propria identità in uno scenario dominato dalla globalizzazione non solo economica, ma anche culturale, con i connessi pericoli di massificazione e indistinzione. Uno dei più belli articoli della nuova Costituzione europea è quello che segnala come l’unità europea si costruisca sulle sue diversità. Gli italiani perciò debbono sentirsi orgogliosi di essere tali, preservando le proprie radici storiche all’interno di quella più grande Patria che è diventata l’Europa.
In qualità di Presidente del CGIE, mi augura che nell’ambito del Consiglio sia possibile confrontarsi con ricchezza di spunti anche pluralistici, proprio per rispondere al grande compito di rappresentare quella parte di comunità italiana che, pur vivendo geograficamente lontano dalla Patria, deve essere in grado di partecipare a pieno titolo al dibattito pubblico italiano. Se dunque Parlamento, Governo e partiti fanno la loro parte allo scenario istituzionale, anche il CGIE deve essere in grado con identica convinzione e determinazione di esercitare le proprie competenze e di svolgere il proprio ruolo.
Gianfranco Fini 
Ministro degli Esteri

15 dicembre 2004
II Assemblea Plenaria CGIE (7/10 dicembre 2004) Relazione del Comitato di Presidenza
Intervento del Segretario Generale, Franco Narducci

(GRTV) Mi è particolarmente gradito ritrovarvi di nuovo all’Assemblea del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, la prima dopo il rinnovo del Consiglio e delle sue cariche interne. Porgo un cordialissimo saluto a tutti e desidero ringraziare vivamente i rappresentanti del Parlamento, delle Regioni, degli Enti locali e dell’Amministrazione presenti alla nostra assemblea nonostante il ponte per la festività di domani. Abbiamo avviato ieri i lavori di questa sessione che si annuncia di grande interesse per gli impegnativi temi posti all’ordine del giorno. Vorrei esordire esprimendo un auspicio per un aspetto che sta a cuore a tutti i consiglieri, cioè che in futuro il CGIE possa riunirsi sempre al Ministero degli Affari Esteri, nella sua naturale collocazione. Abbiamo un Consiglio rinnovato a metà, ma a gran parte dei nuovi Consiglieri sono sconosciuti i nostri uffici ospitati nell’edificio delle Farnesina. Come ho accennato, le tematiche all’ordine del giorno di questa sessione sono particolarmente rilevanti per le comunità italiane all’estero e avremmo desiderato sottoporle a viva voce all’attenzione del Governo, assente in questa prima giornata dei nostri lavori per le note ragioni. Il Ministro degli Affari Esteri Gianfranco Fini è in Cina con il Presidente della Repubblica e aprirà i lavori venerdì mattina, mentre il Ministro per gli italiani nel mondo Mirko Tremaglia interverrà giovedì mattina.
Le comunità italiane all’estero
Le comunità italiane all’estero, proprio perché diffuse in ogni continente, sono sintonizzate sulle tensioni e sulle ansie del nostro tempo. Il 3° millennio non poteva iniziare peggio di così. Le situazioni drammatiche hanno superato la soglia di se stesse e il difficile e delicato passaggio che stanno attraversando le società di molti paesi in cui vivono nostri connazionali ci spinge a cercare risposte che facciamo fatica a costruire. Penso in modo particolare alle crisi economiche e alla lunga stagnazione e purtroppo anche al fatto che a oggi manca una chiara indicazione di cambiamento di prospettiva. Penso ai connazionali anziani che vivono nei paesi dell’america latina, alla loro condizione, a quello che ci dicono le statistiche e molto di più alle tante testimonianze che le statistiche, anche quelle sui rientri in Patria, non sono in condizione di rappresentare. E penso al dramma dei sequestrati in Venezuela e alle loro famiglie: 42 sequestrati finora e se non erro quattro sono ancora nelle mani dei sequestratori.
Vi sono situazioni drammatiche delle nostre comunità che sono state discusse a lungo in alcune recenti riunioni continentali e sono ampiamente testimoniate sulla stampa italiana all’estero di origine regionale. Tanto più non comprendiamo i fatti denunciati da un grande quotidiano italiano, quando accade cioè che in un paese come il Venezuela, dove la povertà miete vittime anche tra la popolosa comunità italiana, si restituisca al MAE la somma di 100 mila Euro destinati all’assistenza dei connazionali indigenti, risorse che da almeno quattro anni hanno visto il CGIE prodigarsi affinché la Legge Finanziaria recepisse di volta in volta la necessità di maggiori risorse da destinare al capitolo dell’assistenza diretta. Si sta facendo poi sempre più forte il grido d’allarme, captato soprattutto dagli Enti di Patronato, per le numerose richieste di restituzione degli “indebiti” accertati con l’operazione “Red estero” sulle maggiorazioni sociali. Si tratta di somme che spesso consistono anche in 3 - 4 mila dollari, che i riceventi hanno speso e non sono in grado di restituire, anche perché l’indebito trae parzialmente origine della conversione dei redditi locali in euro fissata due anni fa, allorché la moneta europea non aveva il valore attuale. Siamo di fronte ad un esempio - quello della maggiorazione sociale - concepito per aiutare e sostenere i pensionati anziani residenti all’estero, che in questi casi sta producendo ora l’effetto contrario a quello che ne aveva ispirato la concezione. Occorrono a questo punto soluzioni e mi auguro che possano scaturire anche dalla discussione che si preannuncia per oggi pomeriggio. Con un fremito d’orgoglio, si dovrebbero richiamare anche le situazioni di successo delle nostre comunità, che sono tante e spesso in rapporto diretto con il nostro Paese, per il quale siamo sempre stati risorsa, forse poco strategica, e mai un problema. E’ vero invece che vi è una nuova dimensione che caratterizza la nostra presenza in molti paesi, fortemente connaturata con i processi di internazionalizzazione: chi vive all’estero è un’antenna del contesto di partenza e di riferimento! Il nostro Paese deve allora avere la capacità di far riferimento con tutti i soggetti pubblici e privati che si occupano del sistema Italia all’estero, alla nostra rete di presenze, alle nostre reti di sostegno di cui fanno parte anche gli organismi di rappresentanza, nel fermo convincimento - come ha sottolineato il Ministro Frattini nel suo messaggio di commiato “che proprio i nostri connazionali rappresentano un elemento di forza decisivo per il successo del sistema Italia ne! mondo della globalizzazione”. 
Il finanziamento ai Comites
Eppure non mancano le contraddizioni e le incoraggianti parole del Ministro non possono farci dimenticare quanto è avvenuto questa estate nell’ambito della manovra di finanza pubblica, in particolare con la decurtazione dei finanziamenti ad un rilevante numero di Comites, per un importo pari a 1140000 Euro. Un atto che ha provocato soprattutto una crisi di fiducia tra gli eletti di questi organismi che all’epoca erano stati insediati da pochi mesi. In questi ultimi giorni abbiamo espresso comprensibile soddisfazione per il decreto emanato dal Governo grazie all’impegno profuso dal ministro Tremaglia, con cui si reintegra la somma decurtata dal decreto taglia spesa. Ma non bisogna diminuire l’attenzione fino a quando non sarà approvata la legge di assestamento del bilancio dello Stato. Per convincersene è sufficiente scorrere l’elenco degli emendamenti al decreto fiscale in discussione nella Commissione Bilancio al Senato: tra le proposte emendative presentate sulla cosiddetta manovrina, ne figurano due della Lega, a firma del Vicepresidente di Palazzo Madama, il Senatore Francesco Moro, volte a cancellare o per lo meno a dimezzare il finanziamento tolto ai 37 Comites nello scorso mese di luglio. Vogliamo augurare fermamente che la proposta emendativa venga respinta, perché il triplice passaggio - frustrazione per la decurtazione, soddisfazione per la restituzione e depressione per la ri-decurtazione - sarebbe insopportabile. Ma anche difficile da spiegare ai Comites colpiti.
La legge finanziaria 2005
Con molta probabilità la vicenda politica italiana si riflette anche sulle politiche verso gli italiani all’estero e la legge finanziaria 2005 conferma questa impressione. È questa la convinzione che abbiamo maturato attraverso gli incontri istituzionali intrapresi dal Comitato di Presidenza, e soprattutto attraverso l’allarme generalizzato espresso dalle ambasciate nei paesi in cui viviamo.
La nostra rete consolare non ha subito soltanto il taglio del personale assunto a contratto, ha subito anche la contrazione degli organici rappresentati da! personale di ruolo. Chi rientra al Ministero non viene più rimpiazzato e si riducono in tal modo i costi. Le risorse finanziarie del MAE sono diminuite non solo per il taglio sulle spese di funzionamento, bensì anche per la riduzione delle uscite imputabili al personale, come si può rilevare dal bilancio del MAE. Le prospettive per i servizi alle comunità italiane all’estero non sono dunque confortanti e saremo confrontati con un ulteriore peggioramento. Non vorrei che le nostre prese di posizioni fossero interpretate come le solite geremiadi degli emigrati. Non è così e chi segue le vicende degli italiani all’estero ne ha consapevolezza indipendentemente dalle sue simpatie per il CGIE e per i Comites. D’altronde su questi temi abbiamo assistito al trasferimento della protesta qui in Italia, inscenata da un gruppo di giovani stanchi di attendere da anni una risposta alla loro domanda di cittadinanza.
I servizi consolati
La situazione della rete consolare in America Latina e in altre zone del mondo è semplicemente drammatica e non possiamo consolarci con la prospettiva dei digitatori: come dice la parola, digitano, immettono dati nel computer e sicuramente non possono rimpiazzare le competenze acquisite dai contrattisti, che andranno perse. Il nostro rammarico è accresciuto anche dal fatto che nonostante gli innumerevoli ordini del giorno approvati da assemblee plenarie e commissioni continentali, regolarmente inviati ai gruppi parlamentari e alle Direzioni Generali del MAE, giacciono in Parlamento ben tre progetti di legge sulla cittadinanza, e nessun parlamentare si è premurato di interpellare il CGIE e acquisirne il parere su una materia che riteniamo di conoscere nel dettaglio, perché ne viviamo le conseguenze e gli effetti.
Tornando alla Finanziaria, ci pare che i problemi esposti risiedano già nella contraddizione che caratterizza la pianificazione predisposta dal MAE e le risorse effettivamente allocate con la Legge Finanziaria 2005. Ci pare inoltre, e lo denunciamo, che il taglio di risorse subito dal MAE sia, come già avvenuto in passato, più cospicuo di quello subito da altri Ministeri. Negli incontri avuti dalle delegazioni del CGIE con le rispettive ambasciate in questi ultimissimi mesi, ci siamo interrogati su quali servizi debbano essere erogati e a quale ruolo debba assolvere la rete consolare. Abbiamo offerto le nostre riflessioni nella individuazione a di soluzioni, che in ogni caso devono essere ricercate, perché le competenze alla rete sono aumentate di numero e sono più complesse. Vorrei citare l’esempio dei visti Schengen e la mole di lavoro ad essi connessa.
L’anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero
Ma soprattutto è il problema dell’anagrafe quello più scottante. Le relazioni presentate dal Governo nelle due ultime riunioni del Comitato di Presidenza del CGIE hanno evidenziato ancora una volta i problemi senza nascondersi dietro al classico dito. Sappiamo che le differenze sono ancora enormi nonostante gli sforzi fatti dall’entrata in vigore della legge 459 e nonostante la unificazione mediante procedure di allineamento informatico tra le due banche dati, che come ha sostenuto il Governo “hanno successivamente aggiornato e migliorato l’elenco, sia per quanto riguarda la qualità che la quantità dei dati”.  Dobbiamo forse attenderci risultati risolutivi dalla nuova operazione di allineamento delle due banche dati che si concluderà nella metà di questo mese e che determinerà l’aggiornamento dell’elenco unico dei cittadini italiani all’estero? Siamo scettici e le informazioni che ci giungono dai consolati rafforzano il nostro scetticismo, avvalorato anche dalle incomprensibili contraddizioni rilevate nelle tre tornate elettorali effettuate in poco più di un anno. In materia di anagrafe occorre prendere una decisione e per quanto ci concerne ribadiamo i concetti sostenuti nell’assemblea dello scorso mese di luglio e nell’audizione del CGIE alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul voto all’estero: soltanto l’anagrafe consolare con i suoi 4 milioni e oltre di connazionali iscritti, può garantire la regolarità del voto in questa prima tornata e soddisfare il diritto al voto dei nostri connazionali all’estero. E in pari tempo dobbiamo ribadire come questo diritto sia sacrosanto anche per i nostri cittadini in Canada, chiedendo al Governo e alla rete diplomatica di continuare nello sforzo di negoziazione con le autorità canadesi. Manca all’incirca un anno e mezzo alle elezioni politiche del 2006 e non si può rimandare ancora la decisione sulla via da seguire. Vogliamo anche ribadire che l’effettività del voto all’estero è una conquista positiva che deve avere ricadute positive sulle comunità e che occorre avviare da subito una campagna d’informazione istituzionale per valorizzare questa conquista, ma anche per creare le condizioni di una competizione democratica con tutte le garanzie richieste.
Gli enti di patronato e il loro ruolo all’estero
L’ordine del giorno dei nostri lavori riserva l’intero pomeriggio alla riflessione e al dibattito sul molo degli Enti di Patronato per le comunità italiane all’estero. Un molo che col passare degli anni è divenuto insostituibile ed ha sopperito alle storiche mancanze di attenzione del nostro Stato verso i suoi cittadini emigrati. Un ruolo che ha anche subito e seguito le evoluzioni e l’affermarsi di una nuova domanda sociale, che pone interrogativi complessi ed ha fatto emergere nuovi bisogni. Gli Enti di Patronato non si sono nascosti dietro alle norme e alle leggi ed hanno offerto competenze e disponibilità per dare risposta a succitate necessità. Vogliamo interpretare anche sotto questo profilo lo spazio di discussione di oggi pomeriggio e non solo come ricerca di certezze sul futuro della loro presenza operativa all’estero, anche se i due aspetti sono indubbiamente in stretta relazione. Tanto più stigmatizziamo l’assenza del Ministero del Lavoro, invitato a partecipare ai nostri lavori, e ci delude il fatto che non abbia trovato il tempo di ascoltarci e di intervenire al dibattito, e non abbia avuto la sensibilità di inviare un proprio rappresentante. Non ci riteniamo cittadini di serie B e non abbiamo bisogno di ribadire che il Welfare riguarda anche noi. 
La riforma della legge 153
Mi avvio a concludere questo intervento con un breve accenno ad un altro punto caldo di questa sessione dei lavori, la riforma della legge 153. Con ciò il Comitato di Presidenza non intende anticipare il lavoro che vedrà impegnata domani la Commissione tematica, che già tanto ha fatto in questo ambito. Desidera unicamente ribadire alcuni punti di vista avallati in un passato recente dall’Assemblea Plenaria. 

  • Esprimiamo prima di tutto insoddisfazione per la scarsa considerazione che il gruppo di lavoro interministeriale e l’Amministrazione hanno riservato alla bozza di legge elaborata dal CGIE nel mese di dicembre 2003, frutto di una lunga riflessione che aveva coinvolto anche i summenzionati livelli di responsabilità.
  • ribadiamo un aspetto imprescindibile, cioè quello della centralità dei Piani Paesi, un riferimento che nella bozza presentata dall’Amministrazione non traspare.
  • non rileviamo nella legge quei criteri di flessibilità da noi sempre chiesti con insistenza, motivandoli.

Ci pare che il progetto di “promozione della lingua italiana” emerga con scarsa efficacia e con delle assonanze rispetto ai propositi manifestati non da ultimo nelle settimane della lingua italiana nel mondo. Ci pare che non dobbiamo produrre cultura italiana, esiste già, ma dobbiamo promuoverla. La riforma della legge 153 non può prefigurarsi come un progetto di forte privatizzazione che distruggerebbe la vasta rete solidarietà e di sostegno creata dagli italiani emigrati e che ha consentito di mantenere vivo l’interesse verso la nostra lingua e la nostra cultura e sostiene tuttora diecine di migliaia di giovani nella frequenza dei corsi di lingua e cultura italiana.
Cari consiglieri,
fino a qualche anno fa per le vicende degli italiani residenti all’estero c’era il cosiddetto “pacchetto emigrazione”, forse bisogna rispolverarlo. Molte leggi che ci riguardano non avanzano e nemmeno veniamo interpellati per quello che ci compete e che sancisce la nostra legge istitutiva. Nel percorso di riforma degli Istituti italiani di cultura siamo ancora alle audizioni, mentre è trascorso di nuovo un anno e nulla sappiamo sull’esito del bando per la Formazione professionale. Abbiamo chiesto informazioni ma non abbiamo ottenuto risposta. L’indifferenza nasce probabilmente dalla volontà precisa di abbandonare il campo nel momento in cui l’economia va male e si disegnano altri scenari.
Mi avvio a concludere questo intervento toccando il tasto dei giovani italiani all’estero e con una semplice comunicazione: venerdì mattina sarà presentata l’indagine voluta dal CGIE è finalmente approdata a conclusione. Il prossimo obiettivo è mobilitare risorse e fantasia per organizzare la famosa Conferenza dei giovani italiani all’estero che di questi passi rischia di invecchiare irrimediabilmente.
Consentitemi di concludere questo intervento con un sintetico richiamo interamente rivolto al nostro interno.
Il Consiglio non ha esaurito il proprio ruolo e né tanto meno ha le batterie scariche.
Ha ancora una grande forza e capacità di esprimere concettualità, ricerche e di far sentire la propria voce nei Paesi che ospitano le nostre comunità e di intervenire nei processi di integrazione e politici che li riguardano.
Ed è ancora in grado di esprimere un dissenso istituzionale bigolare, equidistante, una ragione in più per spingerci con decisione a difendere l’autonomia del CGIE.
Buon lavoro a tutti.
Comitato di Presidenza del CGIE
Franco Narducci
(Segretario Generale)

II Assemblea Plenaria CGIE RELAZIONE DI GOVERNO

 

Intervento del Ministro Plenipotenziario Adriano Benedetti

Signor Segretario Generale, Signori Consiglieri, Onorevoli membri del Parlamento,
mi sento particolarmente onorato di avere il compito di leggere, in assenza dell’On. Ministro e dei Sottosegretari di Stato tutti impegnati all’estero, la Relazione di Governo e di porgere quindi il più caloroso saluto in occasione dei lavori di questa Assemblea Plenaria, che si svolge a pochi giorni dall’ insediamento quale Ministro degli Affari Esteri, e quindi Presidente del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, dell’On. Gianfranco Fini.
L’incontro odierno ci offre l’occasione per fare il punto sull’attività del Governo nei confronti delle collettività residenti all’estero, soffermandoci sulle realizzazioni ottenute e sugli appuntamenti futuri; per raccogliere i vostri suggerimenti e le vostre indicazioni che, come già avvenuto nel passato, costituiscono motivo di riflessione e di stimolo per il Ministero degli Esteri e le altre Istanze governative.
Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero è un Organismo il cui molo di sintesi politica fra le strutture di base della collettività e le Autorità centrali va sottolineato; le sue competenze consultive su tutte le questioni che interessano le comunità all’esterno sono state esercitate con spirito costruttivo e propositivo e le valutazioni espresse sono state; e saranno, fattore di impulso per l’attività del Governo. Il C.G.I.E. è stato rinnovato di recente, attraverso un procedimento elettorale che si è svolto nel mondo in un clima sereno e le varie Commissioni Continentali si sono già riunite ed hanno prodotto i loro documenti. A voi tutti va il più cordiale augurio di buon lavoro, che va esteso ovviamente anche ai Consiglieri di nomina governativa: personalità selezionate - nel rispetto delle esigenze di pluralismo - in ragione della loro competenza e del concreto coinvolgimento in favore delle collettività residenti all’estero.
L’assunzione dell’incarico di Ministro degli Affari Esteri da parte dell’On. Fini cade in un momento storico nel quale il nostro Paese è impegnato su più versanti: la sfida, posta dalla nostra vocazione e dal delicato frangente attuale, è di intensificare gli sforzi della diplomazia italiana a sostegno dell’obiettivo di costruire un’Europa che sia soggetto politico forte e autorevole e, al tempo steso, alleato serio e affidabile degli Stati Uniti.
La serrata competizione commerciale, conseguenza dell’abbattimento delle frontiere tradizionali e della globalizzazione, pone a diretto confronto tra loro non più i singoli prodotti, bensì i sistemi-Paese nella loro interezza: in questo quadro, va moltiplicato il nostro impegno per valorizzare il made in Italy, fatto non solo di merci, ma anche di una cultura e di uno stile di vita apprezzati ed invidiati in tutto il mondo.
I connazionali residenti all’estero costituiscono da tempo i migliori rappresentanti di questo grande patrimonio umano, culturale ed economico che l’Italia ha saputo esprimere e diffondere. Ad essi il Governo guarda con rispetto e stima, adoperandosi per porre in essere adeguate politiche tese a rafforzare i legami che li uniscono ad una Patria alla quale essi hanno saputo dare tanto. Gli anni trascorsi testimoniano gli sforzi profusi per rendere sempre più forte la voce delle collettività espatriate: abbiamo assistito a profonde trasformazioni che hanno radicalmente cambiato il quadro normativo di riferimento e posto le premesse per una ormai piena partecipazione degli Italian i all’estero alla vita politica nazionale.
La Legge 459/2001 rappresenta il punto di avvio di questo processo che riconosce ai nostri connazionali residenti all’estero, per la prima volta nella loro storia, il diritto di esercitare il voto per corrispondenza. Potranno in tal modo finalmente concorrere alle decisioni che verranno assunte nel nostro Paese e che, direttamente o indirettamente, li riguarderanno; in rapida successione abbiamo assistito a due importanti appuntamenti elettorali che hanno costituito il banco di prova della legge 459: le consultazioni referendarie il 15 giugno 2003 ed il rinnovo dei Com.It.Es. il 26 marzo 2004. La risposta dei nostri connazionali è stata assai positiva, con percentuali di partecipazione nell’insieme inattese. I due eventi elettorali consentono di trarre alcune conclusioni:

  • innanzitutto la giustezza della scelta compiuta dal Governo e dal Legislatore di introdurre il voto per corrispondenza: il nuovo meccanismo ha reso più semplici le modalità per esercitare il proprio diritto e quindi ha concorso ad aumentare la partecipazione dei votanti;
  • in secondo luogo, l’efficacia della macchina organizzativa, allestita permanentemente presso la Farnesina: la struttura ha ben funzionato, riuscendo a gestire le complesse procedure che hanno interessato l’intera Rete diplomatico- consolare;
  • infine, ma è proprio questo l’aspetto che si desidera sottolineare con maggior forza in questa sede, la risposta delle nostre collettività che, ancora una volta, hanno dimostrato quanto sia ancora forte il loro attaccamento al nostro Paese, del quale esse si sentono parte a pieno titolo.

Anche le elezioni per il rinnovo Parlamento europeo - che hanno interessato i soli cittadini residenti nei Paesi dell’Unione e che si sono svolte con il ricorso al sistema di voto tradizionale dei seggi costituiti in loco - ha offerto indicazioni, interessanti, perché la minore affluenza rispetto alle elezioni del 1999 indirettamente conferma la validità del metodo di voto per corrispondenza; d’altro canto, l’elevato numero di “optanti” costituisce prova ulteriore dell’inserimento dei nostri connazionali nelle società di accoglienza.
Sono indicazioni di grande importanza politica, che palesano la fondatezza della scelta di fondo compiuta dal Governo e dal Parlamento di coinvolgere pienamente le collettività all’estero nella vita politica nazionale; approccio, questo, che troverà la sua più compiuta manifestazione in occasione delle prossime elezioni politiche, quando i cittadini italiani residenti fuori dei confini nazionali saranno chiamati ad esprimere i propri parlamentari. L’appuntamento. che abbiamo davanti ha una portata storica: noi tutti, ciascuno per il proprio ruolo, dobbiamo prepararci con assunzione di responsabilità e spirito costruttivo, per assicurare che esso si svolga nel migliore dei modi.
Ma gli anni trascorsi sono stati ricchi di novità anche sotto un profilo normativo: oltre alla già citata legge 459, va ricordata la recente riforma dei Com.It.Es., varata con la L. 286 del 23 ottobre 2003. Il Legislatore ha fatto propria l’impostazione innovativa indicata dal Governo tesa a rivitalizzare le attività dei Comitati attraverso un insieme di nuovi strumenti operativi, che accresceranno la loro visibilità anche nei confronti dello Stato ospitante. Inoltre, si è inteso conseguire un più equilibrato rapporto fra Autorità consolare e Com.It.Es. che - ciascuno nell’ambito delle competenze fissate dalla normativa - devono accrescere il livello della collaborazione per dare risposte ai bisogni avvertiti dalle nostre collettività.
Infine, ed è questo il terzo motivo ispiratore della Legge, si tende a far sì che i Comitati sappiano promuovere un maggiore inserimento delle nostre collettività nei Paesi di accoglienza, valorizzando, al contempo, la loro identità storica e culturale.
Fino ad ora, la riforma dei Com.It.Es. si è dimostrata uno strumento operativo assai efficace: secondo quanto viene riferito dalla Rete diplomatico-consolare alla competente Direzione Generale, il quadro è senz’altro positivo e gli Uffici istituzionali e gli Organismi rappresentativi si stanno nell’insieme muovendo in pieno accordo e con identità di vedute.
Passando alle tematiche culturali, sempre più diffusa è la conoscenza della lingua italiana, studiata ed apprezzata ovunque: il numero degli studenti è in costante crescita in tutte le realtà. Il Governo ha la piena consapevolezza che i corsi di lingua e di cultura costituiscono, per il Ministero degli Affari Esteri e per l’intero Paese,, uno degli interventi più qualificanti rivolti alle nostre comunità, proprio per la forza che hanno di mantenere vivo il legame esistente fra l’Italia ed i nostri concittadini residenti fuori dei confini nazionali. Tuffo ciò è ancora più vero per i giovani di terza o quarta generazione che, nati all’estero, non possono usufruire di altri canali per l’apprendimento dell’italiano. Siamo in presenza di un fenomeno significativo, che ci stiamo preparando a gestire al meglio; per questo occorrerà mettere mano con urgenza alla legge 153, che risale all’ormai lontano 1971 (successivamente recepita dal D. lgs. 297 del 1994) ed è ormai inadeguata.
Negli anni scorsi, il Ministero degli Esteri ha elaborato a più riprese proposte di revisione della legge senza che si sia riusciti, per vari motivi, a realizzare tale auspicata riforma. Attualmente, è in corso presso la competente Direzione Generale una approfondita riflessione volta a definire un nuovo progetto di riforma della legge 153; una bozza iniziale è stata esaminata in molteplici occasioni da due distinti gruppi di lavoro che sono giunti alla formulazione di due diverse ipotesi di progetto di legge: la prima frutto dell’attività di un tavolo interministeriale (MAB-MIM), la seconda della Commissione tematica Scuola e Cultura del C.G.I.E..
La prima ipotesi di revisione normativa, di carattere esclusivamente tecnico e senza alcuna investitura governativa, è volta in primo luogo a coinvolgere e responsabilizzare sempre più gli Enti Gestori dei corsi ed è caratterizzata dai seguenti punti fondamentali;

  • trasformazione dell’attuale “sistema di contributi” in un “sistema di finanziamenti” degli Enti Gestori;
  • rafforzamento dei ruolo e del contingente dei dirigenti scolastici con l’istituzione della figura del “Coordinatore dei servizi” presso 12 Rappresentanze Diplomatiche scelte con Decreto del Ministro degli Affari Esteri;
  • introduzione dell’obbligo di certificazione di qualità per gli Enti Gestori che ricevono finanziamenti dal MAE;
  • ipotesi di progressivo riassorbimento del contingente degli insegnanti di ruolo inviati dal M.I.U.R. presso le Sedi estere dove si svolgono i corsi di lingua e cultura italiana.

La competente Direzione Generale ha recentemente consegnato al C.G.I.E. il testo della bozza elaborata dal gruppo di lavoro interministeriale, proponendo la costituzione di un tavolo congiunto M.A.E.-C.G.I.E. incaricato di definire un testo concordato. Siamo fiduciosi che anche questa riforma, così importante per imprimere nuovo slancio alla nostra promozione linguistica, possa essere realizzata in tempi ragionevolmente brevi. Il settore delle istituzioni ed iniziative scolastiche comprende anche le scuole italiane all’estero e le sezioni italiane presso le scuole straniere ed europee.
L’attuale rete scolastica è composta da 162 scuole italiane, di cui solo 21 statali e 121 sezioni italiane presso scuole straniere, internazionali ed europee, per un totale di 283 istituzioni in 46 Paesi. L’utenza complessiva della rete scolastica - che va dalla materna alla secondaria superiore - per l’anno accademico 2003/2004 è di 32.955 alunni, con una presenza di studenti stranieri molto elevata. 
Delle 283 scuole, la maggior parte si concentra, analogamente a quanto avviene per gli Istituti di Cultura, in Europa (164). Seguono le Americhe (72), il Mediterraneo e Medio Oriente (28), l’Africa sub-sahariana (17), l’Asia e Oceania (2). La tendenza sopra descritta, che vede un costante aumento della presenza di studenti stranieri nelle istituzioni scolastiche italiane all’estero, non fa che sottolineare l’importanza di tale strumento ai fini della diffusione della lingua e della. cultura italiana nel mondo. Intervenendo nel momento della formazione scolastica, tale azione è destinata a creare legami di lunga durata tra gli studenti stranieri e l’Italia, con importanti ritorni di lungo periodo in campo politico ed economico. Per queste ragioni, a partire dagli anni ‘90, si è scelto di promuovere le Sezioni bilingui presso istituzioni scolastiche straniere. La formula biculturale, sia nelle scuole italiane che in quelle straniere, rappresenta senza dubbio il futuro della scuola italiana, soprattutto in Europa, sia come strumento di politica culturale presso le comunità estere, sia per il miglior mantenimento dell’identità culturale in cittadini italiani o di origine italiana che sono oggi cittadini europei e cittadini del mondo.
Il panorama che abbiamo davanti non è fatto solo di realizzazioni importanti e di traguardi raggiunti o prossimi: i problemi e le sfide non mancano e con essi siamo chiamati a misuraci nell’immediato futuro. In materia elettorale è ben nota la grave discrepanza fra i dati contenuti nelle anagrafi consolati e quelli dell’elenco elaborato dal Ministero dell’Interno, circostanza che ha impedito a molti cittadini residenti all’estero di esercitare il loro diritto di voto nelle ultime consultazioni, malgrado fossero in possesso dei requisiti di legge. Per dare una risposta al problema, della cui gravità c’è piena consapevolezza, un “Comitato interministeriale anagrafico-elettorale” ha già iniziato in maniera proficua e spedita la sua attività: oltre ai tavoli più propriamente tecnici, è stato istituito un apposito gruppo normativo, incaricato di riesaminare l’intera normativa afferente, in modo diretto ed indiretto, al voto all’estero; il suo compito è quello di individuare e proporre interventi migliorativi e/o correttivi delle leggi e dei provvedimenti vigenti in materia anagrafico-elettorale.
Soluzioni migliorative vengono poi ricercate anche entro l’attuale quadro di riferimento normativo: in particolare, si sta procedendo ad una ulteriore operazione di allineamento dei dati dei connazionali residenti all’estero rispettivamente contenuti nelle AIRE dei comuni italiani e negli schedari consolari; la particolarità di tale nuova operazione è quella di adottare criteri di allineamento più elastici da un punto di vista statistico-informatico che, pur garantendo la certezza sull’identità ed univocità dei nominativi, consenta una maggiore probabilità di allineamento. Solo al termine di questa operazione sarà possibile decidere, in base alla percentuale del miglioramento ottenuto in termini di maggiori allineamenti, se sia opportuno o meno cambiare l’attuale sistema di elaborazione dell’elenco unico dei cittadini residenti all’estero, da cui si ricava l’elenco degli elettori.
In definitiva, sono stati avviati e si trovano già a buon punto diversi tavoli di lavoro in materia di voto all’estero, composti da esperti sia di questo Ministero che di quelli dell’Interno, degli Italiani nel Mondo e dell’Innovazione e Tecnologie, oltre che da rappresentanti dei Comuni. I risultati che ne deriveranno, dovrebbero garantire che i prossimi eventi elettorali possano svolgersi in modo regolare, con il superamento di quegli ostacoli che la prima esperienza dell’esercizio del voto per i connazionali all’estero aveva evidenziato.
Come noto, rimane poi aperta la questione dell’esercizio di voto della comunità italiana in Canada; con le Autorità di Ottawa il Governo italiano ha da tempo concluso la prevista intesa che, ai sensi della vigente normativa, costituisce il presupposto necessario per consentire ai nostri connazionali all’estero di votare per corrispondenza. Tuttavia, siffatta intesa, mentre garantisce che i cittadini italiani non subiranno alcun pregiudizio per il fatto di partecipare ai voto, rinvia ad ulteriori consultazioni la definizione delle conseguenze derivanti dall’esercizio dell’elettorato passivo. Su tale ultimo punto la situazione è ancora in una fase interlocutoria, per le perplessità manifestate finora dalle Autorità canadesi, per le quali la materia riveste evidentemente carattere di particolare delicatezza e sensibilità. Tutta la questione è attentamente seguita dal Governo italiano che, a tutti i livelli, non perde occasione per sollecitare le Autorità di Ottawa al fine di ottenere che il riconoscimento dell’elettorato passivo alla collettività italiana residente in Canada avvenga senza rischi di alcun pregiudizio. Anche sotto questo versante non posso che ribadire il pieno e convinto impegno del Ministero degli Affari esteri per dare soluzione a questa anomalia che è rimasta unica nel mondo.
Egualmente fonte di qualche preoccupazione la situazione finanziaria dei Com.It.Es.. Al riguardo, sono, tuttavia, lieto di annunciare che, un recente Decreto Legge del 26 novembre u.s. ha consentito di risolvere le difficoltà originate col decreto “taglia spese” del luglio scorso, che aveva azzerato le disponibilità sul pertinente capitolo di bilancio. La forte difesa da parte del Ministro Tremaglia delle risorse a beneficio degli Italiani all’estero ha avuto successo, in piena collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, anche in questo caso. Il nuovo Decreto ha infatti ripristinato le dotazioni finanziarie; occorrerà ora attendere che il Ministero dell’Economia, con proprio decreto, apporti le necessarie variazioni di bilancio, al fine di consentire alla competente Direzione Generale di dare avvio alle procedure di pagamento. Il decreto del M.E.F. dovrà essere emanato entro il corrente mese di dicembre ed i Comitati potranno ricevere il finanziamento ordinario 2004, ovvero quello integrativo se richiesto, solo nei primi mesi del 2005. Constato comunque con soddisfazione che, pure in una situazione di indubbia difficoltà, molti Com.It.Es. hanno continuato ad operare, a conferma della vitalità di questi Organismi e dell’entusiasmo e dell’impegno col quale cercano di svolgere al meglio il loro ruolo.
Motivo di apprensione è anche la difficile condizione di molti connazionali che sono stati duramente colpiti dalle situazioni di crisi che stanno attraversando i Paesi nei quali risiedono, specie quelli Latino-americani: consistenti fasce sociali, anche appartenenti ai ceti medi; sono state risospinte al di sotto della soglia della povertà ed un numero crescente di connazionali invoca l’aiuto consolare per far fronte alle necessità della sussistenza, ivi comprese le cure mediche. Governo e Parlamento, pur in un frangente così delicato quale quello attuale, hanno fatto ogni sforzo per impedire che i pertinenti capitoli di bilancio venissero colpiti dalla manovra di aggiustamento dei conti pubblici. E’ nostro vivo auspicio rafforzare l’azione di assistenza nei confronti dei connazionali più sfortunati che sollecitano, per il tramite della Rete consolare, il nostro fattivo sostegno. Ci è ben chiaro, in proposito, che l’introduzione dell’assegno sociale, fortemente sostenuta dai Ministro Tremaglia, varrebbe a dare soluzione dignitosa e concreta al problema dell’indigenza dei nostri connazionali all’estero; si tratta di una misura che rimane, evidentemente, subordinata al reperimento delle necessarie risorse finanziarie. Desidero ricordare che l’impegno del Governo in generale, e del Ministro Tremaglia in particolare, ha già consentito l’equiparazione dei minimi pensionistici anche per i residenti all’estero.
Nell’affrontare queste sfide il Ministero degli Affari Esteri intende giocare la sua parte, con energia, convinzione e professionalità; la competente Direzione Generale e la Rete diplomatico-consolare sono particolarmente sensibili a questi temi e fanno del loro meglio per rispondere ai problemi aperti.
In questo nostro impegno, il Ministero degli Affari Esteri potrà contare sull’impegno e sull’entusiasmo del Ministro Tremaglia, di cui noi tutti apprezziamo il grande sforzo profuso in favore delle nostre collettività. Con un raggio d’azione diretto non solo alle esigenze della nostra emigrazione tradizionale, ma anche all’“altra Italia”, cioè a quanti, nei vari settori della società, hanno saputo guadagnarsi posizioni di prestigio e che appartengono per lo più alle generazioni più giovani. Desidero sottolineare l’importanza delle molteplici iniziative assunte dal Ministro per gli Italiani nel Mondo, quali il ciclo di convegni che hanno riunito, di volta in volta, parlamentari stranieri di origine italiana, scienziati e ricercatori, artisti, imprenditori: a tale ultimo riguardo, ricordo la costituzione della “Confederazione degli imprenditori italiani all’estero”, che intende innanzitutto essere un punto di incontro e di scambio di esperienze, di contatti. e di idee tra gli imprenditori di origine italiana attivi all’estero e fra questi e il tessuto imprenditoriale nazionale. La Confederazione opererà in un’ottica di piena collaborazione con tutti gli attori del sistema economico nazionale, inserendosi a pieno titolo nel Sistema Italia. Nel quadro delle iniziative per garantire la più ampia visibilità all’Altra Italia, ricordo poi il I Convegno Internazionale dei Ristoratori Italiani nel Mondo, svoltosi con successo nei giorni scorsi a Roma, che ha riunito per la prima volta questa importante categoria. Sono già allo studio possibili collegamenti fra i Ristoratori e la Confederazione degli Imprenditori, in ragione delle ampie possibilità di collaborazione in tale settore, alla luce della cospicua presenza di imprenditori attivi nel settore agro-alimentare all’interno della stessa Confederazione.
I rapporti di collaborazione fra il Ministero degli Affari Esteri e gli Uffici del Ministro per gli Italiani nel Mondo non potranno che divenire più stretti e l’azione governativa in favore delle nostre collettività all’estero improntata ad ancora maggiore sinergia fra le Amministrazioni interessate: è preciso convincimento che la politica del Governo sarà sempre più proficua, razionale ed efficiente.
Siamo consapevoli che le nostre collettività all’estero avvertono l’esigenza di sentire la forza di un “Sistema Paese” attento ai loro bisogni e alle loro aspirazioni, del quale esse siano componente integrante a pieno titolo, dopo troppi anni di relativa emarginazione. Comincia a delinearsi un quadro organico di soggetti, tutti parte del. medesimo progetto che è quello di date del nostro Paese una immagine coesa e forte, attore rispettato .e di primo piano della scena internazionale.
Stiamo vivendo una nuova fase nella vita delle nostre collettività all’estero: i Com.It.Es., di recente rinnovatisi e riformati, vedono la presenza di una nuova dirigenza, sovente appartenente alle generazioni più giovani, che manifestano con forza nuovi bisogni nel settore della promozione linguistica e culturale, con uno sguardo rivolto anche alle tematiche economiche. Il Ministero degli Affari Esteri e tutta la Rete diplomatico-consolare vedono sempre più negli Organismi rappresentativi della collettività interlocutori seri ed affidabili, con cui intrattenere proficui e leali rapporti di collaborazione. Nel Parlamento nazionale che si costituirà nel 2006 la voce delle collettività residenti all’estero si farà sentire in modo ancora più forte ed intenso; è un passaggio storico, del quale noi tutti avvertiamo la valenza fortemente innovativa.
Il Ministero degli Affari Esteri rafforzerà, nel solco del passato, il proprio impegno in favore dei nostri connazionali espatriati, di quelli più sfortunati con mirate politiche nel settore dell’assistenza sociale; e di quelli che invece hanno saputo costruirsi posizioni di prestigio, valorizzando il loro ruolo nei settori culturale ed economico. Fino a non troppi anni or sono, la parola “emigrazione” evocava disagio economico, distacco dalla madre-patria e nostalgia; oggi, grazie in primo luogo all’impegno profuso proprio dalle generazioni che hanno lasciato l’Italia, è invece sinonimo di una risorsa nuova, a cui guardare con speranza, con orgoglio e fiducia per il saldo e proficuo inserimento che ha saputo costruire nei Paesi di accoglienza.
Vi ringrazio per la cortese attenzione e auguro buon lavoro.

Relazione del Vice Segretario Generale del CGIE per i Paesi anglofoni, Marco Fedi

(GRTV) La Commissione Continentale dei Paesi anglofoni extraeuropei, composta dai Consiglieri di Australia, Canada, Stati Uniti e Sud Africa, nella prima assemblea del nuovo mandato del CGIE, svoltasi a Adelaide il 12-13-14 novembre, ha dedicato un’intera giornata al mondo dell’italianità al femminile per poi affrontare i temi della legge di assestamento di bilancio 2004, finanziaria 2005, riforma della legge 153, riforma CGIE, ruolo dei Patronati, questioni della rappresentanza - sia legata ai rapporti interni all’area continentale che nel contesto del nuovo Senato federale – e della conferenza mondiale dei giovani.
La Commissione continentale dei Paesi anglofoni extra-europei ha voluto dedicare una giornata al tema dell’italianità al femminile. Una scelta importante, in un momento in cui nella società e nella politica si sta riaprendo, in Italia come in Australia e nel mondo, un forte ed acceso dibattito sui diritti delle donne, sulle politiche di sostegno alla famiglia, sull’accesso ai servizi sociali per le donne, sulle norme che regolano l’interruzione della gravidanza, sulla parità: su quella parità, d’opportunità e di scelte, che ancora stiamo cercando di costruire, anche all’estero.
Tra donne e uomini, tra italiani all’estero ed italiani in Italia.
Il percorso è ancora lungo: sono necessari una maggiore sensibilità, azioni concrete, spazi di lavoro e riforme, dall’osservatorio donna fino al lavoro concreto dei Comites. Ed è un percorso che ha ancora bisogno di forti richiami: i rappresentanti dei 25 Stati membri dell’Unione europea hanno siglato un trattato che, dopo la ratifica da parte dei governi nazionali, sancirà diritti doveri e regole dei cittadini dell'Unione Europea ed all’articolo I-2, Valori dell'Unione, recita “l'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a una minoranza. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”. Il Governo, il Parlamento e il CGIE devono svolgere analoga azione, politica e riformista, tesa a garantire conoscenza, analisi e proposta sui temi del genere e delle pari opportunità: è questo il senso del documento conclusivo della prima giornata che la Commissione continentale dei paesi anglofoni consegna al CGIE per ulteriori approfondimenti con la richiesta forte al mondo politico di riprendere il percorso parlamentare unificando le due proposte di legge sulla istituzione dell’Osservatorio donna.
La Commissione continentale anglofona ha investito molte delle sue risorse sul tema delle nuove generazioni ed auspica una pronta approvazione della legge che porterà alla Conferenza mondiale dei giovani di origine italiana: nel frattempo la Commissione ha proposto che un’intera sessione plenaria venga dedicata dal CGIE al tema delle nuove generazioni. Far coincidere l’interesse delle nuove generazioni con il lavoro del CGIE, far coincidere l’analisi e la riflessione politica con l’approfondimento tematico, e soprattutto far partecipare i giovani. Chiediamo con decisione che la Conferenza venga realizzata in tempi brevi e si trasformi in un impegno prioritario del CGIE. La Commissione continentale dei Paesi anglofoni dedicherà al tema UNIVERSO DEI GIOVANI ITALIANI NEI PAESI ANGLOFONI: DALLE NUOVE GENERAZIONI ALLE NUOVE MOBILITÀ i lavori della prima riunione 2005 che si terrà negli Stati Uniti, a San Francisco, auspichiamo nei giorni 18,19 e 20 marzo oppure 8,9 e 10 aprile.
Segnalo all’Assemblea che dal 30 luglio all’8 agosto 2005, in Scozia, si terrà il Congresso Mondiale dei Giovani, World Youth Congress, sul tema “I giovani che lavorano per una comunità mondiale sostenibile”, per giovani dai 18 ai 25 anni, attorno al quale andrebbe stimolata la partecipazione dei giovani di origine italiana nel mondo per poi organizzare a Roma una giornata di italianità a cui invitarli. Sito internet www.scotland2005.org
L’area anglofona ripropone, in linea con decisioni già assunte, la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana. I Comites d’Australia, riuniti in occasione della Commissione continentale, chiedono l’attivazione di un tavolo tecnico per arrivare alla riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza, affrontando tutti gli aspetti legati al tema cittadinanza. La Commissione Continentale ha fatto propria questa proposta ritenendo utile fare una riflessione sul tema della cittadinanza e della nazionalità ed auspicando che il CGIE possa, o in plenaria o in Commissione tematica, affrontare il tema nella sua complessità anche per cercare di unificare, attraverso una nostra proposta, gli innumerevoli disegni di legge presentati in Parlamento.
L’ipotesi, sempre più concreta, di un’Italia federale pone al centro della nostra discussione le autonomie locali ed in primo luogo le Regioni. I trasferimenti di competenze alle Regioni, la destinazione e gestione delle risorse richiedono un coordinamento. È fin troppo evidente che le scelte politiche e di indirizzo in questi settori richiedano una attenta ed articolata regia. Una “cabina di regia” che lavori a livello istituzionale, con le regioni, con le comunità italiane nel mondo. Questo ruolo deve essere delle Istituzioni, affiancate, sui temi dell’emigrazione, da CGIE e COMITES che sono gli organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo. Questo modello federale, che unisce e rafforza, è quello vincente. La Commissione continentale dei Paesi anglofoni si è interrogata sul tema della rappresentanza ed ha evidenziato la necessità che il CGIE trovi al più presto il modo per discuterne nell’ottica di collegare le articolazioni della rappresentanza degli italiani nel mondo al nuovo modello federale, anche perché il Consiglio non ha avuto l’opportunità di esprimere questa valutazione su tutto l’impianto della riforma federalista ed ancor meno sul tema della rappresentanza al Senato. È ragionevole allora pensare ad un sistema bicamerale compiuto in cui un Senato federale veda anche rappresentante le comunità italiane nel mondo?
La Commissione sente l’esigenza di affrontare questo tema e di porlo comunque nel contesto della riforma dello Stato, del CGIE e dei rapporti Stato-Regioni-PA-CGIE. La Commissione Continentale dei Paesi anglofoni ha accolto positivamente la proposta degli Stati Uniti di dedicare la seconda giornata dei lavori di San Francisco – che diventa anch’essa tematica – alla questione dei rapporti con le Regioni e con le autonomie locali. È urgente, Signor Presidente, Segretario Generale, che il CGIE affronti questa materia al più presto ottenendo la convocazione della Conferenza permanente Stato-Regioni-PA-CGIE.
Le condizioni storiche e sociali che avevano ispirato la Legge 153/71 sono state superate. Essa aveva come destinatari le famiglie dei lavoratori emigrati che si trovavano temporaneamente all'estero. Ormai sia in Europa che nei Paesi extraeuropei vi sono collettività italiane stabilmente residenti nei Paesi d'accoglienza, i cui figli sono di seconda, di terza e perfino di quarta generazione. Le esigenze sono quindi cambiate e richiedono di conseguenza una nuova legge ed un quadro normativo rinnovato che tenga conto di questa nuova realtà, consolidatasi da tempo. Nella discussione sui contenuti della riforma si dovrà tenere conto della necessità di superare la concezione assistenzialista da sostituire con il concetto di investimento a favore del mantenimento, della diffusione e della promozione della lingua e della cultura italiana all'estero, sostenuto da adeguate risorse finanziarie. La nuova normativa dovrà assicurare flessibilità, in modo da poter essere applicata tenendo conto delle diverse realtà geografiche, culturali e sociali. La flessibilità richiede comunque chiarezza, precisione e trasparenza. Alla base dovrebbe esserci un’analisi attenta e quindi la dotazione di strumenti distinti di intervento a seconda delle aree geopolitiche e delle singole realtà/paese che le compongono attraverso la adozione dei principi e delle linee di intervento fissate nei Piani Paese. La programmazione degli interventi su base triennale con puntuali verifiche. Relazioni e rapporti saldi con le realtà scolastiche locali, sia nel settore pubblico che privato, favorendo quindi gli interventi che mirino a raggiungere questi obiettivi.
I destinatari devono essere le collettività italiane, le comunità di origine italiana, con particolare riferimento alle generazioni più giovani, le comunità straniere locali. L'insegnamento della lingua italiana deve essere ispirato non dall'ipotesi del rientro, ma da quella del mantenimento e della formazione di una identità linguistico-culturale ed il fine deve essere un multilinguismo ed un multiculturalismo consapevole. L'apprendimento è un fenomeno a carattere continuativo, che abbraccia tutte le fasce di età dalla scuola dell'infanzia ai livelli superiori, ivi compresi gli adulti.
La riforma, infine, dovrà prevedere una pluralità di modelli di gestione. È importante che le istituzioni e gli enti godano di larga autonomia e gestione, a condizione però che essi siano guidati da criteri di efficienza e di trasparenza e che adeguati meccanismi di valutazione siano messi in atto. È indispensabile che vi sia un rapporto di complementarietà con tutte le altre leggi in materia di diffusione di lingua e cultura. La lingua e la cultura italiana rappresentano una ricchezza insostituibile per la crescita della società civile e meritano strumenti attuativi ed un progetto organico di politica culturale che siano parte integrante della politica estera italiana. La proposta australiana – elaborata in una riunione congiunta dei Consiglieri CGIE con il Comitato dei Presidenti ed i rappresentanti degli Enti gestori ha trovato il pieno consenso della Commissione anglofona che parte da alcune considerazioni di base:

  1.  si rende necessario approvare un testo di riforma che consenta la massima flessibilità per consentire l'inclusione di tutte le realtà dell'insegnamento della lingua italiana nel mondo ed il riferimento ai Piani Paese elaborati in loco;
  2. occorre non perdere di vista l'obiettivo generale della integrazione nei curriculum locali e della promozione e diffusione di lingua e cultura italiane anche presso le società di residenza;
  3. il rapporto tra Consolati, Dirigenti scolastici ed Enti gestori, per quanto attiene alla programmazione e gestione degli interventi, deve essere paritario anche perché i dirigenti scolastici non sono superuomini o superdonne capaci di amministrare, gestire, programmare, valutare, particolarmente quando ci si trova in realtà dalle dimensioni macroscopiche per quanto concerne la qualità e la quantità dell’intervento;
  4. nelle realtà più avanzate occorre tener conto dell'esistenza dei Ministeri della Pubblica istruzione locali con i quali sono state stipulate convenzioni;
  5. dovrebbe venire istituito un Ufficio scolastico - che risponda al Console - per il coordinamento degli interventi anziché puntare unicamente sulla figura del dirigente scolastico;
  6. il piano di lavoro, la programmazione, e quindi anche il finanziamento agli enti gestori, dovrebbero avvenire su base triennale;
  7. l’adozione di standards di qualità va modulata con le realtà locali tenendo conto che non in tutti i Paesi è possibile adottarli uniformemente;
  8. analogamente per le fideiussioni bancarie è necessario modularle a seconda delle realtà politiche ed economiche.

Per quanto concerne Patronati e sicurezza sociale, la Commissione Continentale dei Paesi anglofoni ha ribadito che non debbano verificarsi tagli alle risorse per questa opera indispensabile che è di tutela e di assistenza. Non dovrà più accadere ciò che si sta verificando in questi giorni, cioè le decurtazioni nei pagamenti mensili delle pensioni italiane senza il più piccolo cenno di preavviso ai pensionati. L'INPS deve informare sempre e in tempo utile. I Comites d’Australia hanno approvato, nella riunione dei Presidenti a cui hanno partecipato anche i membri del CGIE, un ordine del giorno nel quale ribadiscono l’assoluta esigenza di rilanciare un’idea: la parità di trattamento affiancata all’affermazione dei diritti. Non vi è ombra di dubbio che ogni tentativo – anche quando si riduce ad un semplice attacco propagandistico – rappresenta un elemento teso ad intaccare la sfera dei diritti, a rimettere in discussione gli attuali assetti, a ridisegnare “il futuro” – come purtroppo spesso sta avvenendo in questo nostro Paese – senza consultare il Paese, senza discutere e coinvolgere le parti in causa. Ogni attacco alla rete di tutela rappresentata dai Patronati, ogni riduzione del fondo dei patronati, rappresenta un tentativo di ridurre la sfera dei diritti delle comunità italiane all’estero quando invece lo sforzo comune – di Governo, Parlamento e rappresentanze istituzionali – dovrebbe essere teso a migliorare le condizioni di vita degli italiani all’estero. Riteniamo necessario aprire un dibattito per ipotizzare un percorso di ulteriori qualificazione dei Patronati che operano all’estero, migliorando la loro azione e le loro risorse: arrivare a standard internazionali di qualità anche nei servizi dei Patronati per assicurare qualità ai cittadini italiani, alla nostra emigrazione. Per far questo occorre avere solide basi ed occorre avere solide prospettive: in questo momento la richiesta forte dei Patronati è quella di costruire insieme queste prospettive. Proponiamo un nuovo “patto”, per la tutela dei diritti, che parta da una “carta dei diritti per i cittadini italiani all’estero” per arrivare ad impegno politico serio su risorse, oggi inadeguate, strumenti, decreti e convenzioni con altri ministeri, e vera partnership, riconosciuta anche dal Ministero del Welfare e non solo dagli Istituti di Previdenza.
Occorre dare risposta ai notevoli disagi ai pensionati che si sono visti decurtata la mensilità INPS, oltre alla definitiva soluzione dei problemi causati dalla verifica mensile dell’esistenza in vita e del mantenimento dello stato vedovile che i Consolati debbono eseguire per i pensionati del Tesoro e dell’INPDAP trovando una definitiva soluzione, che tarda ad arrivare, anche per il sistema di pagamento: diretto, su conto corrente o tramite assegno emesso da istituto di credito convenzionato.
La Commissione Continentale dei Paesi anglofoni extraeuropei ha preso atto del recupero delle risorse ai Com.It.Es. che, di fatto, recupera quanto decurtato dal decreto taglia spesa al finanziamento dei Comitati degli Italiani all’Estero per il 2004. La Commissione continentale ha espresso apprezzamento per l’iniziativa congiunta del Ministero Affari Esteri ed italiani nel Mondo, sulla base della forte azione del CGIE tesa al superamento della contraddizione prodotta dal decreto taglia spesa. È nostro dovere, Signor Ministro, continuare ad esprimere una forte preoccupazione per il futuro delle politiche a favore delle comunità italiane nel mondo e per il futuro, ancor più grigio, delle risorse da destinare a queste scelte politiche. La situazione della rete consolare, la mancata risposta in termini politici generali all’anagrafe unica, il tempo perso con la questione contrattisti, le complessità applicative del capitolo 3092 con i DPR che di fatto rendono i contratti brevi, non rinnovabili, limitati nella loro entità, la postilla prevista dalla Convenzione dell’Aja che rischia di trasformarsi, in molti Paesi tra cui l’Australia, in un problema molto serio di rallentamento dell’aggiornamento dell’anagrafe, il generale “mantenimento” delle risorse a fronte di un aumento delle richieste e di un aumento dei costi per tutti i capitoli di bilancio, la mancata consultazione con il CGIE e con le comunità italiane nel mondo in rapporto alla perdita della rappresentanza nel nuovo Senato federale, non lasciano dubbi sull’incertezza politica ed economica che grava sul mondo dell’emigrazione e degli italiani all’estero. Non possiamo nasconderci una fortissima preoccupazione: la situazione della rete consolare. La riduzione di risorse al Ministero degli Esteri pone la nostra rete consolare in situazioni di gravissima difficoltà. È necessario affrontare la questione generale delle risorse al MAE ed occorre riprendere a ragionare sull’idea di una revisione dei bisogni della nostra rete consolare, a seconda di consistenza, servizi, operatività – alcune aree sono disagiate anche perché sotto organico, contrattisti andati in pensione e non rimpiazzati, come è il caso di Melbourne. Una rete consolare efficiente è necessaria per assicurare servizi e punti di riferimento per i Patronati, le associazioni, le camere di commercio, le Regioni, i cittadini.
La Commissione Continentale ritiene fondamentale, in vista delle prossime consultazioni politiche, garantire la certezza dell’esercizio del diritto di voto a tutti i cittadini, anche quelli che risiedono in Canada, attraverso il superamento dei problemi legati alla realizzazione dell’anagrafe unica.
La Commissione Continentale dei Paesi anglofoni ritiene fondamentale la questione informazione.
È necessario che Rai International si doti di un palinsesto per l’Australia ed il Sud Africa e che il segnale sia fruibile in Canada, oltre ad un generale miglioramento della programmazione.
La Commissione Continentale dei Paesi anglofoni contribuirà su questi temi ad affrontare serenamente una discussione critica e propositiva nei confronti delle nostre Istituzioni.
Marco Fedi

 

II Assemblea Plenaria CGIE
Proposte di modifiche alla legge sulla cittadinanza 91/1992

Ordine del Giorno n. 1

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ed approvato a maggioranza con quattro astenuti il seguente ordine del giorno presentato dalla Terza Commissione.
L’Assemblea raccoglie la raccomandazione della Terza Commissione Diritti Civili, Politici e Partecipazione approvata all’unanimità dei suoi componenti, di sollecitare il Parlamento affinché:

  • - Siano unificate tutte le proposte di modifica alla Legge 91/92 inerenti l’acquisto della cittadinanza da parte dei figli di madre italiana nati prima del 1 gennaio 1948.
  • - La Commissione ritiene che questa modifica eliminerebbe l’ingiusta discriminazione che attualmente esiste.

Ordine del Giorno n. 2

Riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza

 

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ed approvato a maggioranza con quattro astenuti il seguente ordine del giorno presentato dalla Terza Commissione.
L’Assemblea fa propria la raccomandazione della Terza Commissione Diritti Civili, Politici e Partecipazione, approvata all’unanimità dei suoi componenti, di chiedere al Parlamento che:

  • - Tutte le proposte di legge attinenti la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza siano unificate al fine di essere sottoposte all’approvazione quanto prima.
  • - La domanda di riacquisto della cittadinanza italiana non sia soggetto a limiti temporali ed alla residenza in Italia.

Ordine del Giorno n. 3

Revisione del DPR 396 del 3.11.2000 sulla trascrizione dell’atto di nascita ai fini della cittadinanza

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ed approvato a maggioranza con un voto contrario il seguente ordine del giorno presentato dalla Terza Commissione.
L’Assemblea Plenaria del CGIE raccoglie l’istanza della III Commissione di raccomandare ai Ministeri dell’Interno e degli Esteri la revisione dell’interpretazione del DPR citato nel documento allegato ed il ritiro della Circolare 406/2004/AREA 2 del Prefetto di Genova, e di ogni altra iniziativa analoga, ai fini di non recare danni alle persone.

Ordine del Giorno n. 4

Campagna di informazione sul voto

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ma non approvato per mancanza di numero legale il seguente ordine del giorno presentato dalla Prima Commissione  PREMESSO
che la coscienza dei diritti e dei doveri della cittadinanza vanno di pari passo con una corretta e tempestiva informazione.
L’assemblea plenaria del CGIE ha raccolto il rilievo della prima Commissione informazione e comunicazione che ha registrato una forte e persistente carenza d’informazione pubblica completa e puntuale degli italiani all’estero, tanto in tema di cittadinanza quanto in ambito di confronto democratico fra cittadini della circoscrizione estero chiamati allo storico appuntamento delle prossime elezioni politiche. L’assemblea Plenaria, rilevando il livello insoddisfacente del servizio pubblico di informazione della Rai e di RAI International rivolto agli italiani all’estero
SOLLECITA
un incontro in tempi brevi di una delegazione del CGIE con il CdA della RAI e con il Presidente di RAI International;
CHIEDE
che il CGIE sia messo in condizione, a brevissimo termine, di conferire direttamente, sul cruciale tema del vuoto d’informazione per un percorso di educazione civica, con le competenti autorità di Governo e istituzionali (Presidenza del Consiglio, Ministri per gli Affari Esteri, per gli Italiani nel Mondo, dell’Interno, delle Comunicazioni, Commissione di Vigilanza Parlamentare sui servizi d’informazione);
SOTTOLINEA
l’indispensabile necessità di impostare e attuare, a partire già dall’inizio del 2005, una capillare campagna d’informazione diretta agli elettori della Circoscrizione Estero, equiparata alla 21ma Regione d’Italia, per fronteggiare quella che va a ragione considerata un’autentica situazione d’emergenza in relazione all’applicazione della legge sull’esercizio del diritto di voto per corrispondenza.

Ordine del Giorno n. 5

Prestazione Sanitaria

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ma non approvato per mancanza di numero legale il seguente ordine del giorno presentato dal Consigliere per il Nord Africa, Franco Santellocco. 
Ricordato
che il diritto all’assistenza sanitaria per i cittadini italiani, titolari di pensione corrisposta da Enti previdenziali italiani, o aventi lo status di emigrato, residenti all’estero che rientrano temporaneamente sul territorio nazionale e regolato dall’ art. 19, legge 23.12.1978, n°833, Art. 2 Comma II, del Decreto Sanità-Tesoro del 01.02.1996, è comunque limitato a prestazioni sanitarie urgenti per un periodo massimo di novanta giorni continuativi nell’anno solare da parte del Servizio Sanitario Nazionale;
Ricordato
che la prestazione viene erogata dalla Unità Sanitaria Locale territorialmente competente in base alla temporanea dimora dell’assistito; l’Assemblea plenaria del CGIE
chiede
un intervento normativo atto a superare la discriminazione fra “cittadini residenti in Italia” e “cittadini residenti all’estero”,
chiede
in subordine che la prestazione ora erogata e disciplinata venga estesa a 12 mesi l’anno.

Ordine del Giorno n. 6

Riapertura del Consolato Generale d’Italia di Tangeri

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ed approvato a maggioranza con un voto contrario ed uno astenuto il seguente ordine del giorno presentato dal Consigliere per il Nord Africa, Franco Santellocco.
Ricordato
l’Odg n. 3 approvato all’unanimità dalla Commissione Continentale del 29-31 maggio 2003 (Casablanca), l’Odg n. 2 approvato all’unanimità dalla Commissione Continentale del 6-8 novembre 2003;
Tenuto conto
che, ad oggi, non si registrano eventi nuovi a fronte degli Odg richiamati;
L’Assemblea Plenaria del CGIE  Sollecita
nuovamente un intervento del Ministro degli Affari Esteri e del Ministro per gli Italiani nel Mondo per dare alle legittime rivendicazioni delle Associazioni italiane in Marocco effettivo riscontro e rendere operativa la riapertura del Consolato Generale d’Italia di Tangeri.

Ordine del Giorno n. 7

Istituzione assegno di solidarietà agli emigrati indigenti

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato ritirato l’ordine del giorno presentato dal Consigliere dell’Uruguay, Renato Palermo, sull’istituzione di un assegno di solidarietà agli emigrati indigenti.

Ordine del Giorno n. 8

Valorizzazione dell’associazionismo

 

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato rinviato per mancata illustrazione da parte del presentatore il seguente ordine del giorno presentato dal Consigliere Domenico Azzia. Udite le relazioni di Governo e del Comitato di Presidenza; Ritenuto che stesse risultano ricche di riferimenti operativi e di progettualità; Ritenuto tuttavia che anche in occasione di questa II Assemblea Plenaria, si avverte l’assenza delle Istituzioni governative e parlamentari, dei rappresentanti delle forze produttive del Paese e della stessa società civile; Valutato che quanto sopra rappresenta una perdita di occasione preziosa per incontri strategici interessantissimi in un momento in cui il Paese promuove politiche di interazione internazionale sulla cultura, sulla lingua, sul made in Italy, sul commercio, sugli scambi, sul turismo, sui trasporti; Ritenuto che la legge istitutiva 368/89 pone tra i fini del CGIE all’art. 1 comma 2 “di rafforzare il collegamento delle comunità italiane all’estero con la vita politica, culturale, economica e sociale dell’Italia”; Considerato che in questa logica il CGIE ha bisogno di maggiore visibilità e di maggiore apertura nei confronti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile italiana;Ritenuto il ruolo essenziale dell’associazionismo del contesto operativo del CGIE  premesso quanto sopra, l’Assemblea Plenaria del CGIE

  • - Delibera di adottare iniziative in grado di realizzare le finalità di cui all’art. 1 comma 2 sopra indicato ed aprire contatti con la società civile dando la giusta visibilità alle attività del CGIE nel contesto di una politica in grado di coprire i vuoti di rapporti con la società civile;
  • - Delibera altresì di valorizzare l’associazionismo di emigrazione coinvolgendolo nelle sue iniziative per rafforzare i collegamenti con la società civile italiana.

Ordine del Giorno n. 9

Adeguamento delle pensioni al corso dei cambi

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ed approvato a maggioranza con tre voti astenuti il seguente ordine del giorno presentato dal Consigliere del Brasile, Claudio Pieroni. L’Assemblea Plenaria del CGIE CONSIDERATA la drammatica situazione in cui si versano i pensionati italiani in Brasile che ricevono le loro pensioni decurtate in conseguenza di un calcolo di cambio irreale (1 Euro = R$ 2,60) CHIEDE All’INPS italiano l’immediato adeguamento al valore di cambio effettivo (1 Euro = R$ 3,70/3,80) per non penalizzare oltre misura i pensionati in Brasile ed analogamente in tutti i Paesi dell’America Latina ove si verifica tale svantaggiosa situazione inerente al cambio.

Ordine del Giorno n. 10

Assegno di solidarietà

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ed approvato all’unanimità il seguente ordine del giorno presentato dalla Seconda Commissione Considerando la grave situazione economica e sociale in cui vivono migliaia di cittadini italiani emigrati, in ampie aree geografiche, e tenuto conto che il tetto di spesa annua complessiva non dovrebbe superare i 60 milioni di Euro L’Assemblea Plenaria del CGIE chiede l’istituzione di un assegno di solidarietà destinato ai cittadini italiani emigrati residenti all’estero con le seguenti caratteristiche:
- 65 anni di età;
- reddito annuo inferiore a Euro 3.000,00=

- Tenuto conto della difficoltà di identificare i bisogni relativi all’assistenza diretta ed indiretta, chiede altresì
al Segretario Generale del CGIE e al Comitato di Presidenza di percorrere le vie più opportune, affinché si possa avere entro la prossima assemblea del CGIE una mappatura delle risorse, dei criteri di distribuzione, del numero dei beneficiari e la loro dislocazione nelle varie circoscrizioni consolari.
Raccomanda infine al CdP
la dovuta azione di sensibilizzazione presso i Gruppi Parlamentari.
Il CGIE fa proprie tutte le iniziative comprese le raccolte di firme già in atto come testimonianze delle richieste.

Ordine del Giorno n. 11

Solidarietà all’artista Leon Ferrari

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ed approvato a maggioranza con 34 voti a favore 8 contrari e 10 astenuti il seguente ordine del giorno presentato dal Consigliere Luciano Neri. Appreso che a Buenos Aires, presso il centro culturale “Recoleta” è stata allestita una mostra retrospettiva di Leon Ferrari, artista di origine italiana riconosciuto e stimato in Argentina ed a livello internazionale Considerato che l’evento è stato accolto con straordinaria partecipazione e che oltre 20.000 persone secondo la stampa hanno fatto la fila per poter visitare la mostra Considerato che la mostra retrospettiva di Leon Ferrari si compone di oltre 400 pezzi che ripercorrono mezzo secolo di attività, alcuni dei quali affrontano il tema della guerra Appreso che nei giorni scorsi un gruppo di persone ha fatto irruzione nei locali del centro culturale distruggendo una decina di opere  L’Assemblea Plenaria del CGIE Manifesta a Leon Ferrari la vicinanza e la solidarietà del CGIE che si sente profondamente colpito per un atto di violenza contro un artista italiano nella sua legittima libertà di espressione e offende i più elementari diritti che in una democrazia devono essere sempre tutelati e valorizzati L’Assemblea Plenaria del CGIE Chiede alle autorità italiane di attivarsi nelle forme e nelle sedi proprie per chiedere che le autorità argentine individuino e colpiscano i responsabili di questo inaccettabile atto di violenza nei confronti di un apprezzato artista di origine italiana. 

Ordine del Giorno n. 12

Funzionamento strutture consolari in America Latina

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ed approvato all’unanimità il seguente ordine del giorno presentato dalla Commissione Continentale per l’America Latina.
Vista - L’inadeguatezza della Rete Consolare in America Latina che risulta insufficiente per soddisfare la crescente domanda di servizi da parte di nostri connazionali
- Tenuto Conto - Che questo andamento continuerà a incrementarsi, e che purtroppo il lavoro consolare si appesantirà con le procedure concernenti il voto degli italiani all’estero per le prossime elezioni politiche - L’Assemblea Plenaria del CGIE - Chiede
- Al Governo che metta in atto le misure necessarie per garantire il normale funzionamento della rete consolare in America Latina e l’adempimento del dovere di ufficio che ad essa spetta
- Al Ministero Affari Esteri l’istituzione di Consolati di I categoria per le comunità italiane residenti rispettivamente in Cile, Perù ed Ecuador.

Ordine del Giorno n. 13

Istituzione presso l’Ambasciata di Caracas di un ufficio di Polizia

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ed approvato a maggioranza con due voti astenuti il seguente ordine del giorno presentato dal Consigliere del Venezuela, Nello Collevecchio Vista - La grave situazione che vivono i nostri connazionali residenti in Venezuela, in materia di Sicurezza, per quanto riguarda i sequestri di persona - Tenuto Conto della positiva esperienza sviluppatasi a seguito della presenza di un ufficiale Pubblica Sicurezza e di un ufficiale dell’Arma dei Carabinieri in missione presso l’Ambasciata in Caracas, che hanno favorevolmente collaborato nella risoluzione di alcuni casi di “sequestro di persona” - L’Assemblea Plenaria del CGIE - chiede di istituire presso l’Ambasciata di Caracas un “Ufficio di collegamento della Polizia” costituito da un’unità dell’Arma dei Carabinieri e da un funzionario della Polizia di Stato al quale potrebbero utilmente rivolgersi gli italiani che si trovano a fronteggiare i problemi riguardanti la sicurezza. 

Ordine del Giorno n. 14

Blocco del recupero degli indebiti

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ed approvato all’unanimità il seguente ordine del giorno presentato dalla Seconda Commissione L’ Assemblea Plenaria del CGIE, tenuto conto della campagna di accertamento reddituale 2002 sviluppata dall’INPS, chiede la sospensione del recupero degli indebiti che vengono attualmente comunicati ai pensionati. 

Ordine del Giorno n. 15

Convenzione MAE-Patronati

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato discusso ed approvato a maggioranza con quattro voti contrari ed uno astenuto il seguente ordine del giorno presentato dalla Seconda Commissione L’ Assemblea Plenaria del CGIE, considerando i problemi posti dall’aggiornamento degli elenchi elettorali, sollecita la definizione di una convenzione MAE-Patronati che, oltre ad affrontare i servizi di supporto ai Consolati, possa aiutare l’Amministrazione nell’aggiornamento dell’Anagrafe consolare.

Ordine del Giorno n. 16

Problematica della sicurezza sociale

Nella giornata conclusiva dell’Assemblea Plenaria del CGIE, svoltasi a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stato ritirato l’ordine del giorno presentato dal Consigliere Bruzzese  

 

Istanza della III Commissione Tematica

“Revisione del DPR 396 del 3.11.2000 sulla trascrizione dell’atto di nascita ai fini della cittadinanza”

La III Commissione, riunita a Roma l’8 dicembre 2004, ha esaminato la circolare n. 406/2004/AREA 2/ emessa in data 7/06/2004 dalla Prefettura di Genova e diretta ai signori Sindaci dei comuni della provincia. Tale circolare asserisce: “l’art. 98 comma 2 del DPR 3/11/2000 n. 396 dispone che l’ufficiale dello stato civile allorquando riceve un atto di nascita relativo ad un cittadino italiano nato all’estero da genitori legittimamente uniti in matrimonio ovvero relativo a cittadino italiano riconosciuto come figlio naturale, ai sensi dell’ art. 262, primo comma del codice civile, al quale sia stato imposto un cognome diverso da quello spettante per la legge italiana, lo corregge mediante annotazione. In attuazione di tale norma ai cittadini italiani nati nei predetti paesi di cultura spagnola il cognome imposto alla nascita deve essere corretto in Italia eliminando il cognome della madre ed aggiungendo, se il padre è straniero e porta due cognomi, il secondo cognome paterno”.
La III Commissione considera che l’interpretazione del Prefetto sia, contrariamente a quanto asserito nella circolare in questione, lesiva dei diritti della persona in quanto cambia l’identità creandone due differenti: una secondo l’atto di nascita originale e un’altra secondo la trascrizione in Italia. Analogamente avviene in rapporto alle persone nate in paesi in cui è consentita per legge la scelta del cognome materno anziché del paterno.
La III Commissione considera inoltre che gli atti di stato civile non siano modificabili dalla trascrizione perché ciò comporta un’alterazione della loro autenticità.
La III Commissione chiede, pertanto all’Assemblea di raccomandare al Ministro dell’Interno e a quello degli Esteri la revisione dell’interpretazione del succitato DPR e il ritiro della menzionata circolare della Prefettura di Genova e di ogni altra iniziativa analoga nei punti citati al fine di non recare danni alle persone.

23 dicembre 2004
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