Associazione                                News 2004

LE ASSOCIAZIONI IN ITALIA 
QUALI SI POSSONO COSTIUIRE

A) PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA COOPERAZIONE
 
Dalla definizione della cooperativa come associazione autonoma di individui che si uniscono   volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali, culturali e le proprie 
 aspirazioni, attraverso la creazione di una società a proprietà comune e democraticamente
 controllata, si ricavano sette principi fondanti.

  1. ADESIONE LIBERA E VOLONTARIA
    Le cooperative sono strutture aperte a tutti gli individui che ne condividono i principi mutualistici, che ne vogliono usare i servizi offerti e che vogliano accettarne le responsabilità connesse alla partecipazione.

  2. CONTROLLO DEMOCRATICO DA PARTE DEI SOCI
    Dato che le cooperative sono organizzazioni democratiche, è indispensabile al loro interno la partecipazione ed il controllo da parte dei soci, delle politiche e delle strategie per perseguire lo scopo della cooperativa.
    Fondamentale nelle cooperative, è il principio "una testa un voto". Ciò evita la possibilità di concentrazione della proprietà societaria nelle mani di pochi: qualunque sia il valore della quota di partecipazione sociale posseduta, il peso del socio in assemblea è sempre uno.

  3. PARTECIPAZIONE ECONOMICA DEI SOCI
    La partecipazione al capitale sociale deve essere equa e il controllo di tale capitale deve essere democratico. E' prevista la possibilità di un compenso sulla propria quota capitale. 
    Il surplus prodotto dall'esercizio non può essere distribuito tra i soci, ma deve essere utilizzato: per la creazione di fondi e riserve; per lo sviluppo della cooperativa; per eventuali distribuzioni di riporti ai soci fatti in proporzione alle transazioni tra questi e la cooperativa.

  4. AUTONOMIA E INDIPENDENZA
    La cooperativa è una organizzazione imprenditoriale autonoma, autosufficiente e controllata dai soci. Il carattere democratico e il controllo dei soci devono essere sempre presenti e devono essere assicurati anche nel caso di accordi con soggetti esterni fatti per il raggiungimento dello scopo sociale.

  5. EDUCAZIONE, FORMAZIONE ED INFORMAZIONE
    Fondamentale per lo sviluppo della singola cooperativa e dell'intero movimento cooperativo è l'educazione e la formazione dei propri soci che, secondo le modalità di partecipazione possono apportare contributi allo sviluppo della Società. L'informazione deve mirare a sensibilizzare l'opinione pubblica su questa forma imprenditoriale, che rende tutti partecipanti e artefici della realizzazione progetto di un progetto di impresa. 

  6. COOPERAZIONE TRA COOPERATIVE
    Attraverso strutture locali, nazionali ed internazionali, i principi condivisi dai soci trovano sviluppo e consolidamento in un movimento che permette alle cooperative di rafforzarsi e di competere sul mercato, e questo permette alla cooperativa di uscire, con la partecipazione ed il confronto, dal proprio "specifico" di impresa e territorio.

  7. INTERESSE VERSO LA COMUNITA'
    Lo sviluppo delle comunità di appartenenza non può non essere oggetto di attenzione da parte dei soci. Di primaria importanza è la partecipazione alla costituzione di nuove cooperative, sia con contributi diretti di risorse umane e finanziarie, che di contributi indiretti, i quali attualmente si concretizzano nel versamento del 3% che le cooperative versano del loro utile ad un fondo mutualistico che viene utilizzato per fini di sviluppo e promozione della cooperazione.

B) LA COOPERATIVA: UN MODELLO DI IMPRESA
Con "impresa cooperativa" si indica una varietà dì forme organizzative, che si differenziano dall'impresa tradizionalmente detta "con scopo di lucro", per il fatto che i soci-lavoratori partecipano attivamente alle decisioni imprenditoriali e, in condizioni paritetiche, controllano e gestiscono l'impresa, determinandone e condividendone il successo... o l'insuccesso.
Queste imprese caratterizzate dallo scopo mutualistico possono, ex art.2511 c.c, costituirsi come società a responsabilità limitata o illimitata.
Nel codice, pur se varie volte citato, non si trova una definizione di scopo mutualistico; occorre riferirsi alla relazione ministeriale del codice civile, in cui si riconosce per tale, il "fornire beni, servizi o occasioni di lavoro direttamente ai membri dell'organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che (i soci) otterrebbero dal mercato"
In realtà per benefici mutualistici non si devono considerare solo queste differenze di prezzo, pagato o ricevuto, ma tutti quei benefici, non facilmente traducibili in valore monetario, che permettono al socio di accedere al mercato e, spesso, in posizione più forte.
L'esistenza della mutualità viene presunta quando nello statuto della società vengono inserite le clausole indicate dalla c.d. legge Basevi (d.lgs. C.p.S. 14 dicembre 1947, n.1577). Sono indicate come necessarie per l'iscrizione della cooperativa nell'apposito Registro Prefettizio, al fine di usufruire delle agevolazioni fiscali e di altra natura previste le seguenti clausole:

  1. divieto di distribuzione dei dividendi superiore alla ragione dell'interesse legale ragguagliato al capitale effettivamente versato;

  2. divieto di distribuzione delle riserve fra i soci durante la vita sociale;

  3. devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell'intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale versato e i dividendi eventualmente maturati, a scopi di pubblica utilità conformi allo spirito mutualistico.

L'impresa cooperativa, pur se caratterizzata dallo scopo prevalente della mutualità, rimane un istituto economico che si regge su regole di corretto comportamento gestionale. 
A differenza dalle società di lucro, avere e ricercare un risultato attivo della propria gestione deve essere considerato un mezzo e non un fine, ma è una condizione necessaria per poter realizzare la gestione dei servizi nella autosufficienza economica, finanziaria e patrimoniale.
Ma se le cooperative, come attori del mercato, devono, per perseguire e conservare un equilibrio economico, perseguire il lucro, cosa le rende diverse dalle altre imprese societarie?
Occorre considerare i due momenti della produzione e della distribuzione degli utili e rilevare come, in questo momento, si evidenzino i motivi di diversificazione e di caratterizzazione del sistema "azienda cooperativa"
Se nelle società ordinarie, il lucro conseguito dalla società (lucro oggettivo) è ripartito tra i soci (lucro soggettivo) in proporzione alla propria quota capitale, per le cooperative la legge prevede, quali condizioni per poter godere delle agevolazioni fiscali e di altra natura, vincoli alla distribuzione e destinazione degli utili di esercizio, limiti che non vengono meno sia nel caso di scioglimento del singolo rapporto sociale, sia nel caso di scioglimento o liquidazione della società.

C)  L'ATTO COSTITUTIVO
La cooperativa, manifestazione di autonomia privata, è una società che nasce da un contratto.
L'art. 2518 c.c stabilisce che la cooperativa deve costituirsi per atto pubblico redatto da un notaio, tale forma è obbligatoria a pena la nullità.
L'atto costitutivo della società deve indicare:

  1. Il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio e la cittadinanza dei soci.

  2. La denominazione, la sede della società e le eventuali sedi secondarie. La denominazione deve contenere l'indicazione di società cooperativa a responsabilità illimitata o limitata; l'indicazione di società cooperativa, non può essere usata da società che non hanno scopo mutualistico.

  3. L'oggetto sociale. L'oggetto sociale della cooperativa, come quello di ogni altra società, deve essere lecito, possibile e determinato, pena la non omologazione dell'atto costitutivo da parte del tribunale. L'oggetto sociale, che può essere anche plurimo, rappresenta il settore, il confine e l'obbiettivo dell'attività economica che la cooperativa intende svolgere.

  4. Se la società è a responsabilità illimitata o limitata, l'eventuale responsabilità sussidiaria dei soci e se il capitale sociale è ripartito in azioni.
    L'art. 2513 cc intitolato "società cooperative a responsabilità illimitata" stabilisce che in questo caso per le obbligazioni sociali, risponde la società con il suo patrimonio e, in caso di liquidazione coatta amministrativa o di fallimento, rispondono i soci in via sussidiaria solidalmente e illimitatamente. L'art. 2514 c.c. intitolato "società cooperative a responsabilità limitata" stabilisce l'esclusiva utilizzazione del capitale sociale per rispondere delle obbligazioni sociali.

  5. La quota capitale sottoscritta da ciascun socio, i versamenti eseguiti e se il capitale è ripartito in azioni, il valore nominale di queste.
    Mentre nelle società di capitale l'atto costitutivo deve indicare l'ammontare del capitale sottoscritto e versato, per le cooperative, il codice richiede che venga indicato solamente l'ammontare dei singoli conferimenti effettuati dai soci fondatori

  6. Il valore dei crediti e dei beni conferiti in natura.

  7. Le condizioni per l'ammissione dei soci e il modo e il tempo in cui devono essere eseguiti i conferimenti. L'art. 2525 c.c. stabilisce che l'ammissione di un nuovo socio è fatta con deliberazione degli amministratori su domanda dell'interessato, secondo le condizioni che devono essere contenute nello statuto, queste disposizioni sono espressione legislativa del principio della "porta aperta" che è considerato aspetto organizzativo qualificante ed indefettibile delle imprese mutualistiche.

  8. Condizioni per l'eventuale recesso o esclusione dei soci.

  9. Le norme secondo le quali devono essere ripartiti gli utili, la percentuale massima di utili ripartibili e la destinazione che deve essere data agli utili residui.
    L'art 2536 cc., modificato dall'art. 8 della 1.31 gennaio 1992, n.59 stabilisce che:
    a) la quinta parte degli utili deve essere destinata alla riserva legale, qualunque sia
    l'ammontare di quest'ultima.
    b) una quota degli utili netti annuali deve essere corrisposta ai fondi mutualistici
    per lo sviluppo e la promozione della cooperazione. Oltre a queste destinazioni obbligatorie, il residuo dell'utile dì esercizio, potrà essere destinato, a scelta dell'assemblea, o dello statuto:
    c) alla rivalutazione delle quote e delle azioni
    d) ad altre riserve o fondi
    e) alla distribuzione ai soci
    f) a fini mutualistici.

  10. Le forme di convocazione delle assemblee

  11. Il numero degli amministratori, indicando quali tra essi hanno la rappresentanza
    Legale. Gli amministratori devono essere soci, o mandatari di persone giuridiche socie

  12. Il numero dei componenti il collegio sindacale

  13. La durata della società.

  14. L'importo globale, seppure approssimativo, delle spese di costituzione poste a carico della società

D) LO STATUTO
Lo statuto, pur se oggetto di un atto separato, deve considerarsi parte integrante dell'atto costitutivo e deve essere a questo allegato.
In esso l'impresa cooperativa indica le norme che regolano il funzionamento della stessa.
Lo statuto deve contenere:

  1. la denominazione, la sede, la durata della società, il regime di responsabilità.

  2. scopo e oggetto sociale.

  3. le condizioni che consentono di diventare soci e le norme relative ai diritti e ai doveri di questi.

  4. le norme relative al recesso ed all'esclusione dei soci.

  5. le norme relative al trattamento economico dei soci.

  6. le norme relative al bilancio ed al patrimonio.

  7. le norme relative alla costituzione ed al funzionamento degli organi sociali. le norme relative allo scioglimento e liquidazione della società. 

E) GLI ADEMPIMENTI COSTITUTIVI

  1. Stipulato l'atto di costituzione per atto pubblico, il notaio rogante o, se questo non adempie, i soci indicati come amministratori, devono depositarlo insieme allo statuto presso la Cancelleria del Tribunale. Il tribunale, verificato l'adempimento delle condizioni stabilite dalla legge per la costituzione della società, emette un decreto con cui omologa l'atto costitutivo e ordina l'iscrizione della società nel registro delle imprese presso la Camera di Commercio ( C.C.I.A.A.); il numero dì iscrizione dovrà essere indicato nei vari atti compiuti dalla cooperativa. All'iscrizione si dovrebbe provvedere d'ufficio, ma è prassi che sia eseguita su istanza del notaio rogante o degli amministratori. Con l'iscrizione, la società, acquista personalità giuridica, in mancanza di tale adempimento, rimane la responsabilità illimitata e solidale dì coloro che operano.

  2. Entro trenta giorni dall'avvenuta iscrizione nel registro dell'imprese, copia dell'atto costitutivo e dello statuto, con l'annotazione dell'avvenuta iscrizione nel registro stesso, deve essere depositata presso la Direzione Provinciale del Lavoro.

  3. Deposito presso l'Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette di copia dell'atto costitutivo e dello statuto.

  4. Entro trenta giorni dall'iscrizione, nel registro delle imprese richiesta dì numero dì partita I.V.A., all'Ufficio Provinciale dell'Imposta sul Valore Aggiunto. 

  5. Per usufruire delle agevolazioni tributarie o di altra natura previste da qualsiasi legge, il legale rappresentante della società, dovrà fare domanda di iscrizione della cooperativa nel Registro Prefettizio, della Prefettura territorialmente competente.
    Tale iscrizione non è un obbligo, ma bensì un onere; la richiesta deve essere fatta entro tre mesi dalla costituzione della cooperativa per poter godere dei benefici previsti; superato questo termine le agevolazioni saranno godute solo dal momento in cui sia intervenuta l'iscrizione.
    Per la domanda di iscrizione vale il cosiddetto "silenzio-assenso", per cui si considera accolta decorsi 180 giorni dalla presentazione.

Le cooperative sono iscritte nella sezione del registro corrispondente all'attività da esse svolta:

  1. sezione cooperazione di consumo

  2. sezione cooperazione di produzione e lavoro

  3. sezione cooperazione agricola

  4. sezione cooperazione edilizia

  5. sezione cooperazione di trasporto

  6. sezione cooperazione della pesca

  7. sezione cooperazione mista

  8. sezione cooperazione sociale

  9. sezione società mutuo soccorso ed enti mutualistici di cui all'art. 2612 c.c.

F) GLI ORGANI DELLA SOCIETA' COOPERATIVA
La regolamentazione del funzionamento di assemblee, dell'attività degli amministratori e dei sindaci, è dettata da poche regole particolari, contenute nel codice e in leggi speciali, e da un nucleo di regole fondamentali proprie delle società per azioni.

F.1)  L'ASSEMBLEA
L'assemblea è il principale organo deliberativo, l'organo sovrano. La sua funzione è quella di formare la volontà della società nelle materie riservate alla sua competenza, dalla legge e dall'atto costitutivo; la disciplina è data dagli artt. 2532 e seg. cc., e dalle norme compatibili delle S. p. A. La prassi cooperativa ha utilizzato molto questa possibilità di deroga, in particolare nella parte che regola le modalità e i tempi di convocazione dell'assemblee; sono legittime solo quelle clausole che permettono forme di convocazione idonee a garantire una seria e tempestiva possibilità di informazione dei soci. La normativa prevede all'art. 2363 c.c. due tipi di assemblea: ordinaria e straordinaria. Le competenze dell'assemblea ordinaria sono:

  1. approvazione del bilancio.

  2. nomina degli amministratori, dei sindaci e del presidente del collegio sindacale.

  3. determinazione del compenso degli amministratori e dei sindaci se non è stabilito dall'atto costitutivo.

  4. deliberazione sugli altri oggetti attinenti alla gestione della società, riservati alla sua competenza dall'atto costitutivo o sottoposti al suo esame dagli amministratori, nonché sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci.

L'assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta all'anno entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio sociale; il termine maggiore di sei mesi che l'atto costitutivo può prevedere, necessita di particolari esigenze che lo richiedono. Competenze dell'assemblea straordinaria sono:

  1. delibera sulle modificazioni dell'atto costitutivo.

  2. delibera sulla nomina e sui poteri dei liquidatori.

  3. Scioglimento della società.

L'assemblea straordinaria può essere convocata in qualunque momento in cui necessiti una sua deliberazione.
Il primo comma dell'art. 2532 c.c. stabilisce che nelle assemblee, hanno diritto al voto coloro che risultano iscritti almeno da tre mesi nel libro dei soci, diverso invece il diritto di intervento, che è riconosciuto sin dal momento dell'iscrizione stessa. In assemblea ogni socio ha un voto; il principio della unicità del voto, contrapposto a quello della proporzionalità di partecipazione al capitale valevole per le società lucrative, rappresenta una delle caratteristiche strutturali più significative delle cooperative e contribuisce, assieme ad altre regole, ad impedire che tali società perseguono finalità lucrative o speculative. La rappresentanza in assemblea deve essere espressamente prevista dall'atto costitutivo, e può essere conferita solo ad un altro socio e ciascuno di essi non può rappresentare più di cinque soci. Questi limiti sono stabiliti dalla legge per garantire una partecipazione diretta e personale del socio, alla attività della società.
La partecipazione alla società cooperativa è subordinata al possesso dei requisiti fissati dall'art. 23, D. Lgs. C.p.S. n. 1577/1947 e da numerose leggi speciali emanate per i diversi settori di attività delle cooperative; il codice civile, non contiene alcuna disposizione espressa relativa ai requisiti personali dei soci, data la grande varietà di società cooperative esistenti e della necessità di specificare ulteriormente i requisiti soggettivi dei soci, in relazione alla particolare finalità sociale della cooperativa.

Nel caso in cui manchino indicazioni normative su requisiti più o meno specifici, per essere ammessi come soci in determinati tipi di cooperative, lo statuto dovrà necessariamente prevedere le condizioni di ammissione dei soci.
Queste condizioni dovranno, come quelle indicate dal legislatore, assicurare che i soci svolgano attività coerente e non incompatibile con quella che costituisce l'oggetto sociale della cooperativa.

Il rispetto dei requisiti soggettivi dei soci è condizione per la valida costituzione della società, e questi requisiti devono permanere anche durante la partecipazione nella società; la loro mancanza, nel primo caso, determina il rifiuto della omologazione dell'atto costitutivo da parte del tribunale, e nel secondo, ne rende invalida la partecipazione.
Lo scopo mutualistico, inteso come reciprocità di prestazioni tra società e soci, e la gestione democratica della cooperativa, non può realizzarsi quando il numero dei soci è limitato e fisso.

In questa prospettiva il legislatore ha previsto che per godere delle agevolazioni fiscali e gli altri incentivi normativi previsti, occorre che vi sia un fenomeno associativo a base diffusa; l'art. 22 della l.1577 /47 stabilisce che, per procedere alla legale Costituzione di una sociètà cooperativa, è necessario che i soci siano almeno nove, mentre per alcune categorie di cooperative, la valida costituzione della società necessita di un numero minimo di soci ancora più elevato.

Qualora il numero minimo dei soci venga meno dopo la costituzione della società, tale numero deve essere reintegrato nel termine massimo di un anno, trascorso il quale la società deve essere posta in liquidazione. L'acquisizione dello stato di socio di una cooperativa può avvenire, dunque, per partecipazione alla costituzione della società, come soci fondatori, oppure per ammissione successiva secondo le modalità contenute nello statuto, modalità da indicare necessariamente pena la nullità dell'atto costitutivo.
In linea di principio, i diritti e gli obblighi di una società cooperativa, inerenti al rapporto con la società, sono gli stessi che spettano ai soci di una società di capitali. Particolare, è invece la disciplina dei diritti e degli obblighi derivanti dalla natura mutualistica della società ed in questo trova motivo il riconoscimento di un diritto all'informazione più ampio, rispetto a quello dei soci di società di capitali; il socio di una cooperativa deve conoscere le condizioni in cui viene svolta, e gli eventuali rischi, l'attività contrattuale che realizza lo scopo mutualistico.

F.2) CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
E' un organo amministrativo ed esecutivo della società, ne rappresenta e ne esegue la volontà dell'assemblea dei soci, le disposizioni dell'atto costitutivo e della legge.
Ad esso vengono demandati i compiti di gestione, non riservati dall'atto costitutivo all'assemblea dei soci ed è regolato, sostanzialmente, dagli artt. 2380 55 .c.c., limitandosi, il legislatore, a fissare poche disposizioni specifiche nell'art. 2535, in ragione della peculiarità del fenomeno cooperativo e rimandando a norme più significative e settoriali, contenute nelle leggi speciali.
Gli amministratori delle cooperative, devono essere soci o mandatari di persone giuridiche socie, per garantire che questi si rendano interpreti dei bisogni e delle aspirazione dei soci, e che la direzione della gestione della società rimanga nelle mani di persone il cui interesse sia il perseguimento dello scopo mutualistico. Per questa ragione anche quando nella società siano presenti soci sovventori, la maggioranza degli amministratori deve essere costituita dai soci cooperatori.
Gli amministratori sono nominati dall'assemblea dei soci, ad eccezione dei primi amministratori, che possono essere nominati nell'atto costitutivo, il loro numero può essere fisso, oppure variare tra un minimo ed un massimo, cosi come viene stabilito nell'atto costitutivo, l'assemblea, in questo caso, indicherà il numero di amministratori che ritiene necessario per quel mandato, ed entro quindici giorni dalla loro nomina, essi devono chiedere l'iscrizione nel registro dell'imprese.
Sono cause di ineleggibilità, e neI caso in cui sopravvengano, di cessazione dall'ufficio, oltre alla mancanza della qualità di socio:

  1. lo stato di interdizione, di inabilitazione, di fallimento, o di condanna ad una pena che comporti l'interdizione dai pubblici uffici.

  2. l'aver subito, nella qualità di amministratore giudiziario o di commissario governativo, una condanna per aver ricevuto o pattuito una retribuzione, in aggiunta a quella legalmente dovuta

  3. l'aver riportato condanne alla pena della reclusione per delitti commessi nell'esercizio o a causa del proprio ufficio di amministratore, direttore generale, sindaco o liquidatore.

La nomina non può essere fatta per un periodo superiore ai tre anni, ma può essere rinnovata se non vi è una disposizione dell'atto costitutiva diversa.
Tra gli atti di gestione previsti dalla legge o stabiliti nello statuto gli amministratori:

  1. nei limiti stabiliti dall'oggetto sociale deliberano su tutti gli argomenti attinenti alla gestione della società, che non siano di competenza dell'assemblea per legge o per norma statuaria.

  2. convocano e fissano l'ordine del giorno dell'assemblea, dando poi attuazione alle delibere emesse dalle stesse, verificando che non violino la legge o l'atto costitutivo, e che rispettino lo scopo mutualistico della società.

  3. curano la tenuta dei libri e delle scritture contabili della società e ne redigono il bilancio; questo, deve essere accompagnato dalle relazioni che, oltre ad indicare le modalità contabili amministrative utilizzate nella gestione, facciano riferimento allo specifico contenuto mutualistico-cooperativo della gestione sociale.

  4. devono curare gli adempimenti pubblicitari previsti dalla legge presso la cancelleria del tribunale, la prefettura e il registro delle imprese.

  5. deliberano circa l'ammissione, il recesso, e l'esclusione dei soci.

Il compenso degli amministratori è stabilito dall'assemblea o può essere indicato dall'atto costitutivo: in questo è anche possibile prevedere la gratuità della carica. La responsabilità dell'operato è degli amministratori nel caso in cui vi sia un consiglio di amministrazione solidale, ne sono esonerati solo quegli amministratori che siano immuni da colpe, e che abbiano espresso nei modi previsti, il loro dissenso. Il dovere degli amministratori è quello di gestire la società con la diligenza propria del mandatario. L'azione di responsabilità deve essere oggetto di una deliberazione dell'assemblea. 


F.3 ) IL COLLEGIO SINDACALE
Il collegio sindacale è l'organo interno preposto al controllo e alla vigilanza della società.
I sindaci nominati per la prima volta nell'atto costitutivo e, successivamente, dall'assemblea, possono essere da tre a cinque effettivi e due supplenti; essi restano in carica per un triennio e non è possibile prevedere un periodo di durata diverso. All'assemblea spetta la nomina del presidente del collegio.
I sindaci possono essere soci o non soci della cooperativa, e non necessita che siano iscritti nell'albo dei revisori ufficiali dei conti o in altri albi professionali; l'atto costitutivo, al fine di garantire l'interesse delle diverse categorie di soci presenti nella compagine sociale, può prevedere che siano scelti all'interno delle stesse in modo proporzionale.
Per quanto riguarda le cause di ineleggibilità valgono le stesse norme dettate per gli amministratori della società, inoltre sono ineleggibili, e se eletti decadono dall'ufficio, i parenti e gli affini degli amministratori entro il quarto grado e coloro che sono legati alla società o a società da questa controllata da un rapporto continuativo di prestazione d'opera retribuita.
Compiti del collegio sono:

  1. controllo di legittimità e di merito dell'amministrazione della società: che sia effettuata secondo le norme di legge e le previsioni statuarie, nello spirito mutualistico della società 

  2. accertamento del rispetto degli obblighi contabili e verifica della corrispondenza del bilancio alle risultanze dei libri e delle scritture contabili.

  3. accertamento periodico, almeno ogni tre mesi, della consistenza di cassa di tenere e dare conto, nella relazione all'assemblea dei Soci, dei fatti da questi denunciati che possono essere oggetto di violazione di legge o di norme statutarie. Come gli amministratori, i sindaci devono svolgere il loro compito con la diligenza del mandatario, e si considerano responsabili solidamente con quelli, quando il danno sarebbe stato evitato se essi avessero vigilato con l'attenzione richiesta.

F.4 ) COLLEGIO DEI PROBIVIRI
Il collegio dei probiviri è un organo facoltativo, che la società cooperativa può prevedere nel proprio atto costitutivo, il cui scopo è dirimere le controversie tra la società e i soci o fra i soci stessi che possono sorgere circa le modalità di applicazione o interpretazione delle norme statuarie. I membri sono nominati per la prima volta nell'atto costitutivo e, poi, dall'assemblea, durano in carica tre anni e possono essere rieletti. Il collegio viene convocato dal presidente della società o dal presidente del collegio sindacale, a seconda che il socio abbia presentato il suo reclamo al consiglio di amministrazione.

G ) IL SISTEMA DEI CONTROLLI
Il codice civile, nell'art. 2542, stabilisce che le società cooperative sono sottoposte alle autorizzazioni, alla vigilanza e agli altri controlli stabiliti dalle leggi speciali, per la funzione sociale svolta dalla cooperazione e per il trattamento privilegiato, che l'ordinamento, riserva alle imprese mutualistiche, con agevolazioni tributarie e di altra natura previsti dalla legge.
La disciplina del sistema è contenuta per la maggior parte nella 1.1577/47 che pone al vertice dei controlli il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, il quale esegue ispezioni ordinarie e straordinarie.
Per le ispezioni ordinarie il ministero si avvale delle associazioni nazionali riconosciute di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo per quanto riguarda le cooperative ad esse iscritte, per le cooperative non aderenti a nessuna delle associazioni le ispezioni vengono eseguite da ispettori del ministero.
A tal fine le cooperative devono versare, in relazione a determinati parametri, (il numero dei soci, capitale sociale, fatturato) un contributo per le spese relative alle ispezioni ordinarie nella misura e con le modalità stabilite dal ministero del lavoro, con apposito decreto.
Le ispezioni straordinarie sono sempre eseguite da ispettori ministeriali e sono disposte dal Ministero del lavoro ogni volta che se ne presenti la necessità, secondo le modalità delle ispezioni ordinarie
Lo ispezioni ordinarie devono aver luogo almeno una volta ogni due anni, ed hanno per oggetto:

  1. l'esatta osservanza delle norme legislative regolamentari, statuarie e mutualistiche.

  2. l'esistenza dei requisiti richiesti dalle leggi generali o speciali per poter usufruire delle agevolazioni tributarie o di altra natura previste dalla legge.

  3. la corretta tenuta delle scritture e dei libri contabilità

  4. l'esatta impostazione tecnica ed il regolare svolgimento delle attività specifiche promosse o assunte dall'ente.

  5. la consistenza patrimoniale delle attività e delle passività.

Le ispezioni devono avere anche carattere assistenziale, l'ispettore deve infatti dare suggerimenti e consigli per il retto ed efficace funzionamento dell'ente e soccorrerli della propria assistenza. L'ispettore incaricato del controllo, sia esso ministeriale o di una delle associazioni di rappresentanza riconosciute, redige un verbale in cui vengono evidenziate le eventuali irregolarità, queste possono essere lievi o gravi, nel primo caso il Ministero invita l'ente ad eliminarle in breve tempo, nel secondo emette un provvedimento di diffida che non rispettato, entro un termine stabilito, da origine ad una sanzione. Gravi irregolarità possono sia implicare una forte deviazione dell'attività della cooperativa dagli schemi della mutualità, sia aspetti della vita sociale che riguardano la gestione o altri aspetti che non hanno attinenza con lo scopo sociale.

Le sanzioni previste possono essere

  1. la cancellazione della cooperativa dal registro prefettizio.

  2. la gestione commissariale.

  3. lo scioglimento per atto dell'autorità.

  4. la sostituzione dei liquidatori.

L'art 5 della legge n. 59/92 ha assoggettato ad ispezione ordinaria annuale le cooperative ed i loro consorzi che abbiano un fatturato superiore a lire trenta miliardi, ovvero che detengano partecipazione di controllo in società a responsabilità limitata, nonché le società cooperative edilizie ed i loro consorzi
L'art della legge Basevi stabilisce che non sono soggette alle norme di vigilanza da essa previste le cooperative di credito e le cooperative di assicurazioni, che sono invece sottoposte a controlli da parte della Banca d'Italia, la quale verifica anche sul rispetto del principio mutualistico, mentre le seconde sono soggette alla vigilanza del Ministero dell'industria e del commercio
Sono escluse dalla vigilanza del Ministero del lavoro le cooperative edilizie a contributo erariale, già sottoposte a controllo del Ministero dei lavori pubblici ed ora delle regioni.
Per le cooperative aventi sede nei territori di alcune regioni a statuto speciale la vigilanza spetta alle regioni stesse.

La riforma introdotta dalla legge n. 59/92 ha previsto l'obbligo di certificazione annuale del bilancio di esercizio per le cooperative ed i loro consorzi che:

  1. abbiano un fatturato superiore a lire ottanta miliardi.

  2. detengano partecipazioni di controllo in società per azioni.

  3. posseggano riserve indivisibili superiori a lire tre miliardi

  4. raccolgano prestiti o conferimenti di soci finanziatori superiori a lire tre miliardi

Sono, altresì, soggette a certificazione di bilancio, ma non ad ispezione annuale ordinaria, le società e le associazioni che gestiscono i fondi mutualistici


H ) LE COOPERATIVE SOCIALI
L'ampio dibattito che dagli anni '70 si è sviluppato sul modello di Stato Sociale, considerata la sempre più marcata incapacità del sistema istituzionale pubblico di rispondere alle vecchie e nuove emergenze e, più in generale alle istanze di cittadini, in particolare dei più deboli, ha posto in evidenza l'esigenza di allargare le aree di interdipendenza, di collaborazione, di coordinamento, in funzione del soddisfacimento dei bisogni sociali.
Queste esigenze, e la presenza sempre più significativa dell'impresa associata nel campo dei servizi alle persone, ha portato il legislatore a riconoscere e regolamentare il fenomeno della cooperazione sociale.
Le cooperative sociali, oltre che dalle norme relative alle cooperative in generale, sono disciplinate dalla legge n. 381 8 novembre 1991.
Con questa legge il legislatore ha riconosciuto e regolato il fenomeno della cooperazione sociale, individuando una nuova fattispecie d'impresa, definibile come impresa sociale, che in forma associata opera nel campo dei servizi alle persone. Le cooperative sociali devono realizzare questa attività nel rispetto dei criteri di razionalità economico-gestionali, cioè con un efficace ed efficiente utilizzo di tutte le risorse disponibili al pari dell'impresa ordinaria, coniugando lo scopo solidaristico che perseguono con l'essere impresa, pur se con carattere non speculativo.

H.1) SCOPO E OGGETTO DELLE COOPERATIVE SOCIALI
In base all'art.1 della legge n.381/91 le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini attraverso le seguenti attività:

  1. la gestione dei servizi Socio-sanitari ed educativi (cooperative sociali c.d. tipo a)

  2. Lo svolgimento di attività diverse, agricole, industriali, commerciali o di servizi,
    finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate (cooperative sociali c.d. tipo b) 

Il ministero del lavoro, con la circolare n. 153 8 novembre 1996, ha precisato che le cooperative sociali possono operare in entrambi i settori di attività quando:

  1. le tipologie di svantaggio e le attività indicate come oggetto sociale rendono possibile l'esercizio di attività coordinate per l'efficace raggiungimento delle finalità della cooperativa sociale

  2. l'organizzazione amministrativa delle cooperative sociali consenta la netta separazione delle gestioni relative alle attività esercitate ai fini della corretta applicazione delle agevolazioni previste dalla legge

Le cooperative sociali sono iscritte nella sezione corrispondente all'attività da esse svolta e nella ottava sezione del registro prefettizio denominata "sezione cooperazione sociale", ai sensi dell'art. 6 della legge n. 381/91.
La denominazione sociale, deve contenere l'indicazione di cooperativa sociale e l'atto costitutivo e lo statuto devono, specificare se si tratta di tipo a o di tipo b, o entrambe, e ogni modificazione diretta alla eliminazione di questa indicazione comporta la cancellazione dall'apposita sezione del registro prefettizio.
Le cooperative sociali sono soggette alle ispezioni ordinarie con cadenza annuale eseguite, di regola, dalle associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo, debitamente riconosciute a mezzo di revisori iscritti in appositi elenchi ministeriali.

H.2) LE CONVENZIONI CON GLI ENTI PUBBLICI
L'art. 5 della legge n. 381/91 stabilisce che "gli enti pubblici, compresi quelli economici, e le società di capitali a partecipazione pubblica, anche in deroga alla disciplina in materia di contratti della pubblica amministrazione, possono stipulare convenzioni con le cooperative che svolgono le attività di cui all'art. 1, comma 1, lettera b della legge n. 381/91. (omissis) "
Il contenuto dell'art. 5 è stato modificato dalla legge concernente "Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alla Comunità Europea- legge comunitaria 94" approvata daI Parlamento il 24 gennaio 1996, che con l'art. 20 ha previsto una nuova disciplina delle convenzioni tra enti pubblici e cooperative sociali dì inserimento lavorativo.
Sostanzialmente è stata confermata la possibilità, per gli enti pubblici, di stipulare convenzioni in deroga ai contratti della pubblica amministrazione per importi inferiori ai 200 mila ECU. Per importi superiori, gli enti pubblici possono inserire fra le condizioni l'obbligo di eseguire il contratto con l'impiego di persone svantaggiate.
Il legislatore ha previsto un allargamento dei soggetti attivi delle convenzioni, considerando tra questi non solo gli enti pubblici istituzionali, ma anche gli enti pubblici economici e le società di capitali a partecipazione pubblica, che sia in forma singolare che in forma consortile, sono fortemente presenti nel settore dei servizi pubblici locali.
La possibilità di stipulare convenzioni, oltre alle cooperative sociali, è estesa nel nuovo testo anche ad "analoghi organismi aventi sede negli altri stati della comunità europea"
Le cooperative sociali, per poter beneficiare delle convenzioni, debbono essere iscritte negli Albi regionali, gli analoghi organismi presenti negli altri paesi della U.E. dovranno invece dimostrare il possesso degli stessi requisiti, cioè la presenza del 30% di persone svantaggiate nella compagine lavorativa.
Nel caso in cui l'importo del contratto di appalto pubblico sia, al netto dell'IVA, uguale o superiore alle soglie comunitarie è possibile che:

  1. gli enti pubblici, non solo quelli istituzionali ma anche quelli economici e le società dì capitali a partecipazione pubblica, possono inserire nel bando di gara e nei capitolati l'obbligo di inserire nella compagine lavorativa soggetti svantaggiati

  2. l'inserimento deve essere fatto in un ottica di recupero e di avviamento al lavoro di questi soggetti svantaggiati utilizzando specifici programmi

  3. potendo partecipare alla gara pubblica sia imprenditori del campo profit che di quelli non profit, la possibilità dell'adozione di specifici programmi e l'utilizzazione di lavoratori svantaggiati riguarderà il soggetto aggiudicatario del contratto e non potrà invece essere posto come requisito per la partecipazione alla gara.

H.3) SOGGETTI SVANTAGGIATI
La legge n. 381/91 descrive all'art. 4 una casistica puntuale delle persone da considerarsi svantaggiate e individua:

  1. gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, ex degenti di istituti psichiatrici e soggetti in trattamento psichiatrico. Sono soggetti che, pur se invalidi conservano una certa capacità lavorativa. Poiché la legge non indica la percentuale di invalidità da assumersi come limite per i soggetti che possono prestare la loro opera nella cooperativa sociale, occorre far riferimento a quanto dispone la legge n. 482/68 e al contenuto del D.legs.509/88, che stabiliscono una percentuale non inferiore al 45%

  2. tossicodipendenti ed alcolisti. Il riferimento normativo è il testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, emanato con D.P.R. n. 309/90 Come per i soggetti in trattamento psichiatrico anche in questo caso sono sorti dubbi sull'esatta indicazione del la legge; infatti la legge non specifica, per nessuno dei due casi, se devono essere soggetti che seguono un programma socio-riabilitativo o assistenziale con il servizio pubblico o se si riferisce anche a soggetti che utilizzano strutture o servizi di comunità che operano autonomamente da esso.

  3. minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiari  La legge non indica se i minori devono essere assoggettati a provvedimenti dell'autorità giudiziaria o essere in carico al servizio sociale. Per l'individuazione dell'età lavorativa occorre far riferimento alla normativa per l'assunzione al lavoro subordinato contenuta nella legge n. 977/67, non contenendo la legge sulla cooperazione sociale indicazioni diverse. Il limite minimo previsto dalla legge è il compimento del quindicesimo anno di età, ridotti a quattordici anni per i lavoratori agricoli e familiari, nonché per i lavori leggeri non industriali, ed elevato a sedici e diciotto anni per determinati lavori pericolosi, faticosi e insalubri.

  4. condannati ammessi a misure alternative alla detenzione  Sono i soggetti che gli artt. 47, 47bis, 47ter e 48 della legge n. 354/75 indicano come categorie di condannati che possono usufruire delle misure alternative alla detenzione anche attraverso un impegno lavorativo presso una cooperativa sociale.

  5. soggetti indicati con apposito decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri Con questa categoria il legislatore ha riconosciuto la possibilità di ampliare il concetto di svantaggio verso problematiche nuove e non considerate nelle ipotesi precedenti; non escludendo la possibilità di intervento delle cooperative sociali in situazioni di disagio diverse da quelle strettamente di natura socio-sanitaria.

Le persone svantaggiate devono costituire almeno il 30% dei lavoratori della cooperativa e; compatibilmente con il loro stato soggettivo, essere soci della cooperativa stessa.
Il calcolo percentuale va fatto rispetto ai lavoratori normodotati così come è stato precisato dalla circolare I.N.P.S. n.188/94: ".le persone svantaggiate non concorrono alla determinazione del numero complessivo dei lavoratori".
La condizione di persona svantaggiata deve risultare da documentazione proveniente dalla pubblica amministrazione, fatto salvo il diritto alla riservatezza. La certificazione è rilasciata dalle unità sanitarie locali che tramite commissioni mediche, integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare cosi come stabilisce la legge n. 104/92, sull'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone portatori di handicap.
Nel caso di condannati ammessi a misure alternative alla detenzione, l'attestazione della condizione di svantaggio compete all'amministrazione giudiziaria, mentre nel caso di minori sono gli uffici del Comune a certificare tale condizione.
Le aliquote complessive della contribuzione per l'assicurazione obbligatoria previdenziale e assistenziale dovute dalle cooperative sociali, relativamente alla retribuzione corrisposte ai dipendenti soggetti svantaggiati sono ridotte a zero per tutta la durata della situazione di svantaggio.

H.4) SOCI VOLONTARI
Gli statuti delle cooperative sociali possono prevedere la presenza di soci volontari che prestino la loro attività gratuitamente.
Questa può considerarsi una delle innovazioni più profonde della legge n.381/91: la previsione di una categoria di soci che esprime una caratteristica peculiare, l'assoluta mancanza di fini economici, mutualistici o lucrativi, e la presenza di soli fini solidaristici.
La legge non contiene alcuna disposizione relativa ai requisiti personali dei soci.
La circolare del Ministero del lavoro e della previdenza sociale n.116/92 ha precisato che "anche per i soci volontari condizione per essere socio della cooperativa è la prestazione lavorativa, che in questo caso è resa gratuitamente": requisito dunque è la prestazione della propria opera gratuitamente per fini di interesse generale della comunità e dei soggetti svantaggiati.
Il loro numero non può superare la metà del numero complessivo dei soci, e vanno iscritti in un apposita sezione del libro soci.
Prestando la propria opera in modo volontario e gratuito ai soci volontari non vengono applicati i contratti collettivi e le norme di legge, in materia di lavoro subordinato ed autonomo. 
Per questa categoria di soci è prevista solo l'assicurazione contro gli infortuni del lavoro e il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate, sulla base di parametri stabiliti dalla cooperativa, per la totalità dei soci; con il decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale il giugno 1992, è stata poi assunta, a base di calcolo dei premi e delle prestazioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dei soci volontari, una retribuzione convenzionale giornaliera di importo corrispondente alla misura del limite minimo di retribuzione giornaliera in vigore per tutte le contribuzioni dovute, in materia di previdenza e assistenza sociale.
Nei contratti con enti pubblici le prestazioni dei soci volontari devono essere considerate aggiuntive e non sostitutive nella determinazione dei parametri di impiego di operatori previste dalle convenzioni; sono quindi ammissibili ai fini della determinazione del costo dei servizi convenzionati solamente i costi di assicurazione e rimborso spese, riferiti agli stessi volontari.

I ) SOCI SOVVENTORI
La legge n. 59/92 contenente nuove norme in materia di società cooperative, regola alcuni temi con prevalente orientamento alla capitalizzazione dell'impresa cooperativa.
Con questa legge sono state introdotte le figure del socio sovventore e del socio di partecipazione, che, conferendo capitali di rischio, prevedono uno scopo di remunerazione del capitale investito
L'art. 4 della legge n. 59/92, prevede la possibilità per tutte le cooperative (con esclusione di quelle operanti nel settore dell'edilizia abitativa) i cui statuti prevedono la costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico, per la ristrutturazione o il potenziamento aziendale, di far aderire alla compagine sociale soci sovventori (persone fisiche o giuridiche), apportatori di capitale di rischio.
I voti attribuiti ai soci sovventori, anche in relazione ai conferimenti, comunque posseduti, non devono in ogni caso superare un terzo dei voti spettanti a tutti i soci.
I soci sovventori possono essere nominati amministratori, ma la maggioranza di questi deve essere costituita da soci cooperatori; i conferimenti dei soci sovventori sono rappresentati da azioni nominative trasferibili liberamente senza il consenso degli amministratori
Lo statuto può stabilire particolari condizioni nella ripartizione degli utili a favore di questa categoria di soci, ma il tasso di remunerazione non può essere maggiorato in misura superiore al 2%, rispetto a quello stabilito per gli altri soci.
Nel caso in cui sia stato previsto nello statuto l'assoluta indistribuibilità degli utili, si dovrà o eliminare questo vincolo, o prevedere la possibilità che siano ammessi come soci, persone che, pur non operando nella società, apportino capitale non remunerato, in quanto intenzionati a sostenere le cooperative sociali attraverso proprie risorse economiche.
L'art. 5 della legge n. 59/92, intitolato "finanziamento dei soci e dei terzi", modificando il terzo comma dell'art. 2521 cc. che non consentiva alle cooperative di creare categorie di azioni a cui si potesse riconoscere diritti diversi, ha previsto la possibilità per le cooperative, di emettere azioni di partecipazione cooperativa.
E' evidente come il legislatore abbia modellato la disciplina delle azioni di partecipazione tenendo presente quella delle azioni di risparmio fino a prevedere, art.5, comma 6, che possano essere al portatore.
L'emissione di azioni di partecipazione cooperativa è consentita per quelle cooperative che "abbiano adottato nei modi e nei termini stabiliti dallo statuto procedure di programmazione pluriennalì finalizzate allo sviluppo e all'ammodernamento aziendale"
Se una cooperativa prevede l'emissione di azioni di sovvenzione e di azioni di partecipazione cooperativa, dovrà inserire nello statuto, sia le indicazioni sui fondi per lo sviluppo, sia quelle della procedura per la programmazione pluriennale.
Gli stati di attuazione dei programmi pluriennali, devono essere approvati dall'assemblea ordinaria dei soci in sede di approvazione del bilancio, previo parere dell'assemblea speciale di cui all'art. 6 della legge.
Ai sottoscrittori di azioni di partecipazione cooperativa la legge attribuisce un privilegio nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale: a loro spetta una remunerazione maggiorata del 2% rispetto a quella delle quote o delle azioni dei soci della cooperativa e all'atto dello scioglimento della società hanno diritto di prelazione nel rimborso del capitale per l'intero valore nominale.
Questa categoria di azioni è priva del diritto di voto ed esse possono essere emesse per un ammontare non superiore al valore contabile delle riserve indivisibili o del patrimonio netto risultante dall'ultimo bilancio, che deve essere certificato e depositato presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale
I possessori di azioni di partecipazione cooperativa, sono organizzati in assemblea speciale, la quale delibera sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune, sull'approvazione delle deliberazioni dell'assemblea della cooperativa che pregiudichino i diritti della categoria, sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi, e sugli altri oggetti di interesse comuni.
L'assemblea speciale è convocata dagli amministratori della società, dal rappresentante comune o da almeno un terzo dei possessori di azioni di partecipazione cooperativa. 


L) ONLUS - Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale
Una regolamentazione del settore non profit è stato fatto dal legislatore con l'emanazione del D. Lgs 4 dicembre 1997, n. 460 "riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale", che ha disciplinato, secondo criteri di coordinamento, la normativa tributaria degli enti non commerciali e ha introdotto nel nostro ordinamento le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, prevedendo a favore di queste agevolazioni in materia di imposte dirette e indirette, erariali e locali, nel rispetto dell'autonomia impositiva degli enti locali.
Il dettato normativo è diviso in due sezioni:

  • I sez. contiene modifiche alla disciplina fiscale degli enti non commerciali in materia di imposte sul reddito e di imposta sul valore aggiunto.

  • II sez. introduce disposizioni riguardanti le organizzazioni non lucrative di utilità sociale. 

Il comma 8 dell'art. 10, prevede che "Sono in ogni caso considerate Onlus, nel rispetto della loro struttura e della loro finalità, gli organismi di volontariato di cui alla legge li agosto 1991, n.266 iscritte nei registri istituiti dalle regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano, le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49 e le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381. Sono fatte salve le previsioni di maggior favore relative agli organismi di volontariato, alle organizzazioni non governative e alle cooperative sociali di cui, rispettivamente, alle citate leggi n. 266/91, n. 49/87 e n. 381/91"
Presupposto oggettivo per potersi qualificare come Onlus, é l'adozione di una determinata forma giuridica, cioè quella di associazione, comitato, fondazione, società cooperativa. 
Non sono mai considerate Onlus:

  1. le società commerciali diverse da quelle cooperative

  2. i partiti e i movimenti politici

  3. le fondazioni bancarie

  4. le organizzazioni sindacali

  5. le associazioni di datori di lavoro e le associazioni di categoria

Le cooperative sociali sono riconosciute di diritto Onlus e beneficiano delle norme agevolative contenute nel D. Lgs. 460/97, senza dover modificare la propria struttura organizzativa e funzionale.
La legge richiede che nello statuto e nell'atto costitutivo, delle cooperative non sociali come per gli altri soggetti che sono nella possibilità di acquistare lo status di Onlus, deve essere espressamente previsto che le attività istituzionali sono svolte esclusivamente con finalità sociale; queste si intendono perseguite quando la cessione dei beni e le prestazioni di servizi relative alle attività istituzionali svolte nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'istruzione, della formazione, dello sport dilettantistico, della promozione della cultura e dell'arte e della tutela dei diritti civili sono dirette ad arrecare benefici alle persone svantaggiate in ragioni di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari ovvero ai componenti di collettività estere limitatamente agli aiuti umanitari.
Queste attività non devono essere rese nei confronti dei soci, associati o partecipanti, né agli altri soggetti indicati nella lettera a) comma 6 dell'art. 10 D. Lgs. 460/97: fondatori componenti gli organi amministrativi e di controllo, coloro che a qualsiasi titolo operino per l'organizzazione o ne facciano parte, soggetti che effettuino erogazioni liberali a favore dell'organizzazione, ai loro parenti entro il terzo grado e i loro affini entro il secondo grado, nonché alle società da questi direttamente o indirettamente controllati o collegate.
Nei confronti dei suddetti soggetti l'attività può essere resa solo se gli stessi si trovano nelle condizioni dì svantaggio previste dalla legge
La CM n 168/E, ha indicato i caratteri di tale situazioni stabilendo che "la valutazione di condizione di svantaggio costituisce un giudizio complessivo inteso ad individuare categorie di soggetti in condizioni di obiettivo disagio, connesso a situazioni psico-fisiche particolarmente invalidanti, a situazioni di devianza, di degrado o grave disagio economico-familiare o di emarginazione sociale"
Non sono invece previste limitazioni relativamente ai soggetti beneficiari per le altre attività statuarie considerando che si tratta di attività che si rivolgono all'intera collettività: l'assistenza sociale e socio-sanitaria; tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse storico e artistico; tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente; ricerca scientifica e, infine, promozione della cultura e dell'arte a condizione che per tali attività siano riconosciute anche sovvenzioni da parte dell'Amministrazione dello Stato.
Norma statuaria deve essere il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell'organizzazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge o siano effettuate a favore di altre Onlus che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima e identica struttura.
Il divieto vale anche per le cooperative pur prevedendo diversamente la legislazione sulla cooperazione; per le cooperative rimane l'obbligo, come stabilito dalla C.M. n.168/E, destinare il 3% degli utili ai fondi mutualistici come stabilito dall'art. li della legge n. 59/92 oltre la quota conferita, questo pone la piccola società cooperativa nell'ambito delle società a responsabilità limitata.
Il bilancio dell'esercizio è come per le società cooperative composto dallo stato patrimoniale, conto economico e parte integrativa; l'approvazione da parte dell'assemblea deve essere fatta entro 4 mesi dalla chiusura dell'esercizio, una disposizione statuaria diversa può essere prevista solo per particolari necessità. La trasformazione della piccola società cooperativa è oggetto del settimo comma dove è previsto che questa "ricorrendo i requisiti previsti dalla legge deve deliberare la propria trasformazione in società cooperativa"; per tali requisiti si deve intendere la variazione del numero dei soci, quando questo supera il numero di otto che costituisce di fatto la base di una società cooperativa ordinaria.

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