2003           La  situazione sanitaria degli Italiani d'ARGENTINA

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Abbiamo ricevuto la seguente mail dall'Argentina che pubblichiamo        29/10/03 23.06 
Estimato  Dottor Daniele Marconcini.
Il 16  ottobre 2003, il signor Console Generale di Buenos Aires, Dott. Placido Vigo, ha  risposto, sul giornale la Voce D´Italia (sotto), alla mia lamentela e pubblicata dallo stesso giornale il 1  settembre di cui allego copia. Nel mio scritto richiedevo una protezione adeguata per la classe media italiana.  Logicamente ho ringraziato la Sua  premura e ho spiegato le mie idee sulle necessita della maggioranza  dei pensionati italiani in Argentina. Le  unisco il giornale con la risposta del console e altre mie lettere inviate a Mario Frizzera del Direttivo dell´Ospedale Italiano di Bs. As. e dirigente del Comites, sperando che lei possa darle la  diffusione che crede conveniente
(- tutto il materiale inviato dalla Sig. Basola è pubblicato in sequenza in questa pagina - chi vuole contribuire su questo tema può inviare una mail a bill@mantovaninelmondo.org  -  ndr.-) 
La  ringrazio per il suo disinteressato e indispensabile  appoggio. Approfitto  dell'occasione per porgerle i miei piú sinceri saluti, sperando di vederla  prossimamente. Abbiamo inviato le  nostre congratulazioni, per il nuovo carico alla S.ra Maria Elena Milano, auspicando che la sensibilità femminile ci unisca maggiormente.  

In seguito a questo appello Daniele Marconcini quale Rappresentante del Consiglio Regionale Lombardo nella Consulta dell'Emigrazione  ha inviato una  Lettera aperta al console italiano Placido Vigo


                                                                               Buenos Aires, 30 agosto 2003
Egregio Signor Console
Dottor Placido Vigo
Non senza rammarico mi permetto disturbarla, giacché immagino i molti problema che richiedono del suo tempo, ma credo che quel che le racconteró é degno della sua attenzione per cercare una giusta soluzione, possibilmente definitiva.
Non mi piace scrivere per due motivi importanti: sono stata segretaria molti anni e questi reclami finiscono in pattumiera, in conseguenza sto perdendo tempo; ed anche perché soffro di maculopatia, ossia sono quasi cieca e non so quanti terribili errori troverà, se legge questa mia. Comunque ho iniziato quest`avventura e andró fino in fondo.
Questa mia é per ricordare il lavoro che mi hanno insegnato deve svolgere un Consolato. Me avevano detto che il Consolato era l´unione tra l´emigrati e la sua patria, colui che doveva vigilare che gli italiani si comportassero bene in terra straniera e chi difendeva i suoi connazionali dagli abusi del paese che li ospita. E qui é dove credo che non si sta attuando e lavorando come é vostro dovere.
Gli italiani che siamo venuti 40 o 50 anni fa a questa terra, abbiamo lavorato, pagato le nostre tasse , la previsione sociale per la vecchiaia e via dicendo. Per ragioni impreviste di mal governo, ci troviamo con una misera pensione e sopratutto senza protezione medica. É in questo ultimo punto che credo che il consolato deve e puó intervenire facendo un patto con il governo argentino, ove prende a suo carico i pensionati di origine italiana che appartengono a PAMI e lí attenderá negli ospedali italiani che sono vari, nella Repubblica Argentina.
Questo non sarebbe gratis per gli ospedali giacché a tutti i pensionati si sconta la mutuale. C´é stato un periodo, anni fa, che questo succedeva, poi per ragioni economiche, ritardo nei pagamenti di PAMI, l´ospedale con puro affanno commerciale, e no patriottico, a sospeso. In quel momento offriva i suoi servizi a tutti gli iscritti a PAMI, bene riducetelo a solo gli italiani, ma non abbandonateli.
So che il consolato, ossia Italia, per mezzo dell´asistenza sociale sta aiutando a chi crede i piú bisognosi, ma realmente penso che non é solo una questione di povertá assoluta, ma un obbligo della mia patria difendere i miei diritti come cittadina, tanto piú se sono stata onesta e lavorato per questo paese e uno dei miei diritti, e di mille de connazionali che sono nella mia stessa condizione, e avere accesso a la salute, alla prevenzione e alle medicine si no si incorre in un abbandono di persona, penato dalle leggi internazionali.
Considero che non deve essere difficile in questo momento fare questa convenzione col governo argentino, penso che con tutti i soldi che manda l´Italia agli ospedali che si dicono italiani possano farsi carico della differenza che ci fosse dei nostri apporti, giá che le ripeto ai pensionati si sconta la mutuale. É buono anche ricordare che nessuna clinica che ha atteso i vecchi ha fallito, anzi hanno progredito, anche se é vero che molti anziani sono morti per non essere stati correttamente curati.
Questo é semplicemente un dovere della mia Patria difendere i miei diritti giacché io ho compiuto coi miei doveri.
Le desidero i migliori degli esiti nelle sue funzioni che riconosco a preso molto a cuore, ma in questo momento é molto il lavoro e bisogna farlo giá e a coscienza.
La ringrazio infinitamente il tempo che mi ha regalato e aspetto una segnale di buon augurio, e sapere se lei ha letto questa mia mi sarebbe di consolazione mentre aspetto il miracolo.
Sono Italiana, nata a Milano nel 1939 e arrivata in Argentina coi miei genitori nel 1956, il mio Nº di passaporto è (omissis); carta d'identitá del Comune di Milano (omissis); DNI (omissis). Ho maculopatia ed anche ho una valvola per idrocefalia (cochman metos programmabile P.A.Seteada 180 MI H 2 0), collocata dal 1994 nell´ospedale italiano. 

Saluta cordialmente, 
Paola Basola

dalla Voce D'Italia
 


                                                                                               ottobre 2003
Stimatissimo 
Console Generale di Bs. As.
Signor Placido Vigo

Grazie, veramente molte grazie, per aver trovato il tempo di rispondermi. Sopratutto immaginandomi il gran lavoro che lo circonda giornalmente. 
Realmente ho avuto occasione, personalmente, con conoscenti indigenti, di vedere come si prodiga l´ Italia, per mezzo della sua efficiente gestione, di soccorrere ai connazionali che toccano la porta e trovano l´ impiegato giusto.
Ma forse non mi sono spiegata bene nella mia anteriore. In Argentina non ci sono solo poveri e ricchi, esiste una classe media, vergognosa della sua situazione umiliante di questo momento, che ha bisogno di essere legalmente difesa.
Sono quegli italiani, e le assicuro che sono molti, che durante 40 anni hanno pagato le tasse, la propria pensione e che, attualmente, per cattiva amministrazione statale, si trovano con una povera pensione, ma hanno casa propria e ogni volta gli é piú difficile sostenerla e, come ho spiegato al Dottor Frizzera, adesso sono vecchi e la mutuale che pagano non copre i rischi minimi.
Se io tornassi in Italia in questo momento, avrei assicurata l´ assistenza medica e le medicine. In base a ció credo sia necessario che il consolato o il governo italiano prenda sotto la sua protezione i pensionati oriundi in Italia che hanno la mutuale PAMI, e li attendano negli ospedali italiani. La spesa non sarebbe molta perché il governo argentino dovrebbe trasferirvi ció che ci sconta, di questa forma noi saremmo attesi, sempre e rapidamente, dall´eccellente e riconosciuta professionalità della nostra istituzione.
Da Lei, forse, potrebbe partire il consiglio ai politici dei Comites, perché mettano in movimento su questa idea. Tra poco ci saranno le elezioni, il voto lo otterrà chi ha lavorato a favore della collettivitá. Spero che la mia idea possa essere un accordo tra le due nazioni, i politici possono ottenerlo.
Le chiedo scusa per il tempo che le ho rubato nuovamente. La ringrazio, sicura che per quello che dipende da Lei, cercherà una soluzione.
Paola Basola


Egregio Dottor 
Mario Frizzera
Direttivo dell´Ospedale Italiano di Bs. As.
e dirigente del Comites

Il giorno 7 settembre ho ascoltato la sua allocuzione radiale, nell´ora dedicata alla comunitá italiana. Mi ha realmente commosso la sua disposizione in cercare di risolvere, al meno in parte, i problemi dei nostri connazionali.
Il Lunedí 8 sono andata alla via Potosí, per cercare di fare quattro chiacchiere con Lei, pero molto era il pubblico che lo aspettava ansioso ed io non potevo abusare del tempo del mio accompagnatore.
Spero ugualmente poter farle sapere quello che, secondo me, si puó realizzare; non é solo con la buona predisposizione Sua o dei patronati che si puó risolvere il problema di tanta gente in tutta l´Argentina, aiuti che in certa maniera sarebbero selettivi. Inoltre per ottenerli bisognerebbe sapere come arrivare a Lei o all´assistente sociale per dimostrarle la "POVERTÁ", situazione certamente indegna da esibire. E chi non é totalmente povero rimarrebbe escluso, dopo trenta o quarant´anni di lavoro e dovrá accontentarsi con una mutuale priva di garanzie come é PAMI. Questo da qualsiasi punto di vista sarebbe ingiusto. L´idea non é solo aiutare ai bisognosi ma che la nostra Patria, che sappiamo manda contributi a tutti gli ospedali italiani, si occupi legalmente e dia la protezione che tutti ci meritiamo. Non stó scoprendo l´America, quello che propongo giá é stato fatto. Sarebbe necessario un convenzione tra gli ospedali italiani e il governo argentino o la mutuale PAMI per attendere tutti i nostri connazionali che appartengono ad essa. 
In questo momento l´ospedale italiano ha un programma per l´assistenza agli anziani il cui prezzo supera i ($ 200) duecento pesi e non tutti i pensionati possono disporre di cosí alta cifra, ne detta istituzione accetta, come nuovi clienti, vecchietti con malattie croniche. Senza contare che andrebbe perso lo sconto per la mutuale che si fá dalle nostre pensioni argentine. Realmente credo che Lei con la sua autorevole esperienza sia sanitaria che politica potrá avviare e portar a buon termine questa semplice idea.
La ringrazio per il tempo dispensatomi e le desidero esiti nelle sue funzioni, sperando che la mia idea sia caduta in terreno fertile.

Paola Basola


Caro Mario,
La ringrazio infinitamente aver trovato il tempo per rispondere alla mia. Non conosco i termini della convenzioni dell'anno 1987, firmata da Lei e dal Signor Antonio Macri. Le sarei grata se mi potesse dire come rintracciarla. Cercheró nella biblioteca del' Istituto Italiano di Cultura e negli archivi dei giornali italiani se ancora esiste una copia di tanti anni fá, siamo nel 2003, e non conosco nessun italiano che sappia di detta convenzione. 
La mia insistenza sul caso, della assistenza del Ospedale Italiano ai pensionati, é un poco un egoismo personale, oltre a trattare di ottenere qualcosa per i miei connazionale, giacché molto di loro insistono in che io sia il loro rappresentante. 
Continueró raccontandole il mio caso personale, per sapere secondo Lei come devo attuare. Nel anno 1991 mi hanno diagnosticato una IDROCEFALIA, per intermezzo di PAMI, mia mutuale in quel momento (sono vedova), sono stata attesa nel Ospedale Italiano e operata con esito nel 1994, mi hanno collocato una valvola (cochman metos programmabile P.A.Seteada 180 MI H 2 0). Al poco tempo la convenzione con PAMI é stata interrotta e mi hanno derivato al Sanatorio Antartida, con le deficienze del caso. Nel 1999 mi si é dichiarata una MACULOPATIA, in ambi occhi, l' occhio destro é andato perso e al sinistro ho fatto un trattamento di VISUDINE e LASER, col Professore Alezzandrini, che ha fermato la malattia má si é mangiato tutti i miei poveri risparmi. La mia preoccupazione, oggi, é che vivendo solo della pensione, non avendo piú i risparmi, se la valvola lascia di funzionare, chi mi socorrerá, in PAMI non si puó avere la stessa fiducia che nel'Ospedale Italiano. Quando ho cercato di annotarmi nel programma di assistenza medica agli anziani, nel Ospedale, non mi hanno accettato dovuto alle malattie croniche, cosa che non succederebbe se l'Ospedale attendesse agli affiliati di PAMI.
Saluta cordialmente, in attesa di un riscontro.

Paola Basola


                                                                                     ottobre 2003
Caro Mario 
Come sospettavo la mia ultima é rimasta senza risposta. É difficile dare soluzioni soggettive a problemi generali. L´esempio, con date, numeri di storie clinica e certificazione dei fatti sono i miei, ma ci sono altri mille nelle mie stesse condizioni.
L´aiuto che pretendiamo non é per indigenti, ma per onesti cittadini che sono arrivati alla vecchiaia ammalati, e che nessuno difende. I politici cercheranno poi il voto e si meraviglieranno della nostra indifferenza. Insisto, questo problema non si può risolvere per singola volontà personale, lo debbono affrontare i due governi, fare una benedetta convenzione e assicurare cosí, la salute dei nostri connazionali. 
Speriamo, fra tutti, poter cambiar le cose.
Sinceramente, Paola Basola

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