Bruxelles, 15 ottobre 2003          NEWS

Dal gruppo ostigliese di Hagen a 
Hindolf,vescovo di Mantova, 
al sinodo di Francoforte nel 1007 
Appunti storici, a ritroso, sulla presenza lombarda e mantovana nell'area di lingua e cultura tedesca, con una nota su alcuni mantovani a Cracovia nel XVI° sec. 
 
di Luigi Rossi 

Qualche mese fa capitai, casualmente, nel sito dell'Associazione Mantovani nel Mondo e scoprii l'interessante iniziativa Enea 2003. I concorsi letterari in Italia sono migliaia. Enea 2003 si distingue per alcune caratteristiche: i racconti o gli interventi letterari per questa iniziativa si riferiscono alla realtà dell'emigrazione e presenza lombarda nel mondo, primo passo per la creazione d'un fondo documentario storico-sociologico. Gli autori devono risiedere all'estero e il premio consiste in un breve soggiorno nella città di Mantova, che a settembre diventa capitale letteraria grazie a Festivaletteratura.

Contattati i responsabili dell'Associazione, vi rilevai un marcato interesse culturale, storico e sociale. La mia presenza a Bruxelles vuole essere, prima di tutto, un ringraziamento all'Associazione Mantovani nel Mondo. E un augurio affinché il Suo impegno, per una riscoperta e rivalutazione della presenza Lombarda e Italiana nel mondo, non venga meno e possa intensificarsi.

L'opera di Anna Maria Minutilli, Italo-argentini una diaspora (ed. Mantovani nel Mondo, Mantova 2003, pagine 322 con una introduzione di L. Incisa di Camerana), ci ricorda un'emigrazione che è vera e propria espulsione, politica ed economica, dalla Madrepatria. Basti pensare alle centinaia di migliaia d'emigranti lombardi diretti nel Sud America negli ultimi decenni del 1800, ai quali bisogna aggiungere chi proveniva dalle altre regioni del Regno d'Italia. 
Un fenomeno originato dal bisogno e dalla povertà, connesso all'incapacità d'arginarlo e regolarlo da parte del settore politico ed economico italiano. Un'emigrazione che, in un'analisi più profonda, ci si presenta come l'unica silenziosa e secolare rivoluzione italiana che ha coinvolto ogni famiglia, paesino, città e vallata - diventando un vera e propria industria. Basta ricordare la realtà e l'importanza delle rimesse che, per decenni, hanno risolto i gravi problemi della bilancia dei pagamenti nazionale.
Si scorda che all'emigrazione italiana si deve l'ampliamento e il consolidamento d'una rete consolare (con numerosi e ben remunerati posti di lavoro e avvio di carriere) nelle Americhe, in Europa, Australia e Africa e l'espansione, quasi capillare, della rete d'assistenza religiosa e associazionistica.
Nonostante la visibilità mediatica che l'emigrazione italiana vive in questi ultimi tempi, essa resta un fenomeno sociale, culturale ed economico, che ancora manca di un archivio, di un museo, di una banca dati centrale. 
Mancano occasioni che spingano al recupero di questo fenomeno, dirette soprattutto a scolari e studenti, in modo che anche la Storia e i Personaggi, come le Documentazioni, di quest'Altra Italia diventino familiari e occasione di ricerca. 
Mancano direttive e progetti che ne facciano materia di studio, collegandola al divenire storico, sociale ed economico della Repubblica Italiana. 

Nonostante tutto, al di fuori del territorio nazionale e in quasi ogni area linguistica e culturale, si è sviluppato un particolare senso storico e culturale grazie a ricercatori stranieri e d'origine italiana che s'interessano da tempo del fenomeno Emigrazione. Non è difficile trovare chi si è rivolto alla Letteratura, all'Economia, all'Architettura, alla Storia, al Teatro, al Cinema, alla Pittura e alla Fotografia per focalizzare i diversi aspetti della Presenza Italiana nelle varie nazioni con opere di tutto riguardo, anche in lingua italiana, completamente sconosciute in Italia. Fanno eccezione alcuni casi, degli ultimi anni, di scrittori italo-americani, italo-australiani o franco-italiani che sono risultati vere e proprie ancore di salvezza per alcune case editrici italiane.
Grazie a questi studiosi ci si accorge che la Storia della presenza italiana nel mondo, quindi anche Lombarda e Mantovana in particolare, ha un'affascinante, ininterrotta e secolare cronologia.

1.1 Con gli accordi bilaterali (1955) tra la Repubblica Federale Tedesca e l'Italia si sancisce il reclutamento di migliaia di operai, operaie, minatori e muratori da impiegare in Germania. 
La presenza di cittadini lombardi, reclutati a partire dal 1955 e presenti in Germania (e in Europa) negli ultimi cinquant'anni è rilevante. Negli undici anni tra il 1974 e il 1984 ne sono espatriati verso paesi europei circa 65.000.
Questa presenza si collega a quella di cittadini lombardi che, tra l'8 settembre 1943 e il maggio del 1945, furono internati nei campi di lavoro del regime nazionalsocialista. Essi ebbero a soffrire fame, violenze, freddo, malattie e in molti casi la morte, come dimostrano alcuni studi effettuati negli ultimi anni e che collegano il destino di 600.000 Internati Militari Italiani alla Resistenza. Per quel che riguarda la Ruhr, e la città di Hagen in particolar modo, rimando alla lista del Lager 341-Schmiedag dove si rintracciano diversi internati originari di Pavia, Bergamo, Como, Milano, Mantova...
Inoltre, tra il 1938 e il 1945, ci fu un importante (e poco conosciuto) movimento emigratorio dall'Italia alla Germania: quello dei lavoratori italiani reclutati dal Regime Fascista e Nazionalsocialista per i settori edilizio, industriale, minerario e agricolo in Germania. In questi settori si calcola la presenza di alcune centinaia di migliaia di uomini e donne. Diverse testimonianze lombarde sono raccolte nell'importante testo di Cesare Bermani, Al lavoro nella Germania di Hitler - racconti e storie dell'emigrazione italiana 1937-1945 (Bollati Boringhieri, Torino 1997).

1.2 Sul finire del passato inverno abbiamo avuto come ospiti nel nostro Istituto i fratelli Paride e Evarista Furgeri. Essi hanno raccontato ai nostri studenti di come il padre, con altri ostigliesi, tra 1800 e 1900, abbiano lasciato Ostiglia per stabilirsi nella Ruhr. Con il vecchio Furgeri, un altro ostigliese: il leggendario Giuseppe Busselli che, per i funerali di Giuseppe Verdi, marciò da Hagen a Milano per non mancare alle esequie. Giuseppe Busselli morì durante un bombardamento sulla città di Hagen nell'inverno 1944-1945, quando, nonostante l'età, si recò nel quartiere di Eckesey per rimuovere le macerie. 
Ricordo ancora la famiglia Bellati, anch'essa di Ostiglia. La signora Ines Bellati-Ritzenhoff, autrice di alcuni pregevoli volumi di poesie, rievoca ancora oggi il giorno in cui lasciò quell'angolo del mantovano per affrontare la realtà dell'emigrazione nell'anno 1957.
Questa colonia d'ostigliesi, dapprima muratori, in seguito imprenditori edili o gelatieri, come nel caso Furgeri, fa parte del movimento migratorio italiano verso l'area di lingua e cultura tedesca originatosi alla fine del 1800, le cui cause sono state analizzate in più occasioni. 

2.1 L'industria tedesca, nella seconda metà del 1800, abbisogna per i suoi altiforni, fabbriche, miniere, cantieri edili e navali… di manodopera. Dalle campagne italiane, dalle vallate trentine, lombarde e piemontesi, dal veronese e dal Friuli… giungono migliaia d'immigrati, adulti e bambini. Muratori, manovali, fornaciai, spaccapietre, operai e operaie, agricoltori… si riversano nell'area di lingua e cultura tedesca, cancellando definitivamente la presenza italiana che tra 1500 e 1850 aveva segnato in particolar modo la Germania e l'Europa centrale, contribuendo allo sviluppo del Paese ospitante con la propria laboriosità, intraprendenza e capacità.

2.2 Il fenomeno dell'immigrazione italiana e lombarda nell'area di lingua e cultura tedesca tra 1800 e 1900 è particolarmente documentato dal periodico sindacale tedesco L'Operaio Italiano (1898-1914). Sulle sue pagine è possibile seguire la realtà d'un proletariato alla conquista di quei diritti che le future generazioni faranno propri. La ricchezza documentaria di questo settimanale risalta anche a distanza di quasi un secolo, illuminando tensioni e personaggi di un proletariato che veniva condotto, da forze economiche e politiche ben individuabili, verso il baratro del primo conflitto mondiale.
Grazie alle campagne propagandistiche svolte dai sindacalisti de L'Operaio Italiano è possibile, per quel che riguarda la Lombardia, conoscere la realtà di diverse aree d'emigrazione, come: Varese e provincia, Como e provincia, Brescia e provincia, il bergamasco, la Valtellina, la Val Camonica, l'area di Lecco e il Gallaratese.
Dalle pagine del periodico rimbalzano le problematiche degli alloggi, della criminalità, dell'infortunistica nelle fabbriche, delle pensioni, miniere e cantieri, dei padroncini di diversa provenienza, della disoccupazione, del pacifismo, alcolismo e analfabetismo. Impietose sono le critiche ai baroni dell'acciaio (Krupp e Thyssen, sopra tutti), come le polemiche con la stampa cattolica d'emigrazione del tempo.

3.1 Al secolo XVI° è databile la nascita dell'emigrazione italiana moderna, originata dalla povertà e dal bisogno e che cancella l'epoca d'oro della presenza Oltralpe degli intraprendenti mercanti, artigiani e feneratori medievali.
La scomparsa dell'optimum climatico medievale, il flagello d'inverni lunghi e rigidi, guerre, epidemie, i contrasti tra Riforma e Controriforma sconvolgono, a partire dall'arco alpino, le strutture economiche medievali che, tra il XIII° e il XV° secolo avevano visto il successo dell'arrembante capitalismo italico. Lentamente, ma inesorabilmente, i passi alpini e i porti del Mediterraneo, le piazze di Venezia e Genova, Bologna, Firenze e Milano, assistono all'inarrestabile sviluppo dei porti, mercati, fiere e borse dell'Europa settentrionale e centrale. Lubecca, Anversa, Amsterdam e Rotterdam, Bruxelles, Londra, Amburgo e Francoforte saranno, a partire dal 1500, il motore economico d'Europa.

3.2 La Lombardia, fino ai primi decenni del 1700, comprendeva territori dell'attuale Piemonte orientale: Valsesia, Verbano-Cusio-Ossola / Alto Novarese e il Monferrato. Da queste aree, come dal comasco e dal bergamasco, dal varesotto e dal bresciano, si riverseranno verso l'Europa centrale e l'area di lingua e cultura tedesca ambulanti e artigiani. Peltrai, falegnami, stuccatori, spazzacamini, muratori e pittori, giocatori del lotto e venditori d'ombrelli, chincaglieri e rivenditori di merce d'ogni genere, invadono, temporaneamente o definitivamente, la Germania. 
Le Valli originarie, a partire dal 1500, dipendono dall'emigrazione e sarà l'emigrazione a salvarne la cultura e la povera economia, come le strutture sociali, avviando in molti casi le prime scuole professionali e assistendo poveri e anziani.
Molti degli emigranti italiani, presenti nell'area tedesca tra 1500 e 1750, vengono registrati come provenienti dal milanese o dalla Lombardia. Altri vengono definiti aostani o savoiardi. La specificazione Piemonteser / piemontese inizia a prendere forza verso il 1750.
Sul finire del 1600, diversi emigranti lombardi riusciranno a dare vita ad alcune attività commerciali e spedizioniere di tutto rispetto, creando una rete di depositi e negozi che comprenderà, verso la metà del XVIII° secolo, le maggiori città dell'Europa centrale, quasi riportando in vita il successo dei mercanti e feneratori italici medievali.
I comaschi Brentano, nei loro diversi rami - di Tremezzo, Bonzanigo, Bolvedro, Azzano e Viano - si ergono su tutti. Da ambulanti a rinomati imprenditori, sino a partecipare, a partire dalla fine del XVIII° secolo alla vita culturale tedesca. Clemens Brentano (1778 -1842) è un rappresentante del primo romanticismo tedesco. Bettina Brentano (1785-1859) nella sua opera dà forma al grande amore per Goethe e per il fratello, Clemens. In seguito parteciparono alla vita culturale tedesca l'economista Ludwig Joseph Brentano, nipote di Clemens, e il filosofo Franz Brentano, fratello di Ludwig Joseph. Meritano di venir citati Bernard von Brentano, scrittore e pronipote di Clemens e, infine, il politico Lorenz Brentano.
Tra 1600 e 1700 getta le basi della propria fortuna anche la dinastia dei comaschi Guaita che, con i Brentano, i vigezzini Mattei e Dell'Angelo, porteranno avanti con la città di Francoforte una secolare battaglia sul diritto alla cittadinanza e al libero commercio.
Osserviamo che con queste famiglie erano attive decine di servitori, apprendisti, commessi e venditori, fatti giungere dai luoghi d'origine.

3.3 Un settore di particolare interesse, quello dell'Arte che unisce in diversi periodi storici differenti aree culturali europee, riguarda gli stuccatori e gessatori lombardi attivi tra 1600 e seconda metà del 1700, ai quali bisogna aggiungere architetti, muratori e carpentieri. La presenza di questi artigiani nell'Europa centrale, e nell'area di lingua e cultura tedesca, si rintraccia già tra 1400-1500, rimandando all'epoca d'oro dei maestri comacini. 
Tra questi artigiani e artisti, desidero citare lo stuccatore Giuseppe Antonio Bossi, originario di Porto Ceresio (Varese, 1699 - 1764), come tipico esempio d'un mastro stuccatore il cui mestiere viene tramandato di generazione in generazione, coinvolgendo nel reclutamento delle maestranze i luoghi originari. Dell'infanzia e giovinezza di G. A. Bossi si sa poco o nulla, ma di sicuro non dev'essersi discostata di molto da quelle di altre centinaia di giovani del suo tempo, apprendisti e stuccatori sparsi per l'Europa nell'epoca del Barocco e Rococò. 
Egli lasciò i suoi capolavori alla Residenza di Erbipoli (Wuerzburg), dove collaborò a lungo con Giovanni Battista Tiepolo. La sua opera non risulta secondaria agli affreschi del maestro veneziano, anzi li completa e li esalta nel miglior dei modi.
G. A. Bossi chiamerà a sé i figli del fratello che apprenderanno arte e mestiere dallo zio, continuandone l'opera quando morirà, colpito dalle febbri e dalla pazzia.

3.4 Un vigezzino, Giovanni Maria Farina, porta al successo verso la metà del 1700 il prodotto Eau Admirable, la mitica Acqua di Colonia gegenueber… Si tratta d'un successo economico e culturale: il profumo si diffonde in ogni parte del mondo. Alcuni personaggi senza scrupoli, pensando che il solo nome Farina sia la chiave per un'affermazione economica, danno la stura a contraffazioni e imitazioni. Agli inizi del 1800 è databile l'avvio delle innumerevoli falsificazioni del prodotto creato da Giovanni Maria Farina.
Nella città renana appaiono diverse Acque di Colonia, prodotte da diversi Giovanni Maria Farina associatisi ad imprenditori tedeschi senza scrupoli, andati a scovarli in Italia, magari portandoli nella città renana davanti a un notaio per firmare i necessari documenti che testimoniavano come l'ennesima Acqua di Colonia fosse il prodotto del sapere e capacità d'un Farina. 
Quando approntai la lista degli pseudo-Farina, rilevai che questi personaggi provenivano tutti (con l'eccezione d'un lucchese) dall'area lombarda: da Desio (1832), da Pavia (Mortara, 1834), da Oreno (Vimercate, 1836), da Lesmo (Milano, 1838 e 1865), da Colnago (Vimercate-Milano, 1840), da Ello (Lecco, 1842), da Crescenzago (Milano, 1846), da Calolzio (1847), da Cremona (1851), da Scandalora Ravara (Cremona, 1851), da Pogliano (Milano, 1852), da Lorentino (nei pressi di Calolziocorte, 1852), da San Martino in Beliseto (Cremona, 1859), da Desio (Milano, 1859), da Colnago (1860), da Vimercate (1861), da Brugherio (Milano, 1895), da Inzago (Milano, 1895) e da Milano (1903).
Un interessante fenomeno che retrodata in ogni caso la spinta al plagio e alle imitazioni, attuale croce di rinomati marchi. Oltre che testimonianza di un'incredibile avventura lombarda basata su un cognome e su un prodotto leggendario, durata un secolo e finita, volta per volta, nelle aule dei tribunali di Colonia. 

3.5 Anche Cracovia e la Polonia attirano, a partire dal 1500, mercanti e artigiani italiani. Li si incontra, a dire la verità, già nei secoli XIV° e XV°, attivi alla zecca, alle saline o nelle università. Una massiccia presenza italiana è databile però al secolo XVI°, quando la principessa Bona Sforza (1494 - 1557) sposa il re Sigismondo I, avviando Rinascimento e Umanesimo in Polonia, periodo definito dagli storici epoca d'oro.
Architetti, medici, scultori, lapicidi, pittori e orefici, barbitonsori e soldati, fonditori d'armi da fuoco e aromatari con apprendisti e lavoranti, si dirigono nelle terre di Polonia. Le città di provenienza sono le più varie: Milano, Bologna, la terra Veneta, Novara, Bari, Lucca, Firenze… e Mantova. Nell'introvabile volumetto Gli Italiani a Cracovia del Dott. Giovanni Ptašnik (Roma, 1909) sono riportati alcuni mantovani e diversi milanesi, com'anche lombardi di Novara e del "Laco Maiore".
Il 19 aprile 1512 riceve la cittadinanza Iacobus de Montagna, Mantuanus, chirurgicus regiae Maiestatis, ius habet civitatis, iuravit et litteras bonas genealogiae de Mantua (ostendit) et dedit I marcam.
Nel 1524 riceve la cittadinanza il barbitonsore Galeacz de Mantua Italus, barbitonsor, ius habet, pro littera ad annum fideiusit Marcus barbitonsor, dedit gross. 48
Il 23 settembre 1575 Viene registrato Hercules Ferrarie, Mantuanus Italus…
Il 30 agosto 1590 Andrea Bignotti, Mantuanus…
A dimostrazione d'una mobilità che accomuna, in particolari periodi storici, diverse località italiane e testimonianza della richiesta di manodopera specializzata. Un fenomeno che si ripete a Vienna e a Praga.

4.1 La presenza lombarda nell'area di lingua e cultura tedesca e nell'Europa del XV° secolo, conta su un personaggio che segna la sua epoca come nessun altro. Francesco Tasso è nato a Cornello (Bergamo) nel 1459, lo stesso anno in cui nacque l'imperatore Massimiliano I: due personaggi che nel corso del XV° secolo si troveranno ad organizzare la struttura postale nell'Europa occidentale. 
A Francesco Tasso (o Franz von Taxis) va il merito d'aver dato il via al servizio postale su scala europea sul finire del secolo XV°. Alcuni storici dicono che l'opera del cornellese è da paragonare, per importanza sociale, economica e culturale, al viaggio delle tre caravelle di Cristoforo Colombo verso le Americhe (o all'odierna Internet). Grazie alla famiglia Tasso il servizio postale prese piede tra Colonia, Mechelen, Roma e Madrid. 
Già nel corso del 1400 in Italia, per le necessità di commercianti e diplomatici, s'era assistito agli inizi del servizio postale. I corrieri univano le varie corti e la curia romana. E tra i corrieri papali incontriamo già allora i Tasso di Cornello. Da notare che i corrieri erano, nella maggior parte, quasi tutti bergamaschi.
Nel 1488, ad Innsbruck, l'imperatore Federico III, il principe Massimiliano I e Janetto von Taxis, fratello minore di Francesco, s'accordano sull'istituzione postale. Nell'aprile del 1489 si dà il via al percorso tra Innsbruck e Mechelen, in Olanda.
Una cronaca di Memmingen, dell'anno 1490, registra i primordi della posta europea: "Ogni cinque miglia c'era un ufficio postale e un corriere doveva attendere l'altro. All'arrivo si suonava il corno in modo che lo sentisse il corriere che attendeva. Un corriere doveva percorrere circa 7 chilometri e mezzo in un'ora e cavalcare per due ore… Spesso una lettera impiegava cinque giorni per coprire la distanza tra Memmingen e Roma." La novità tecnica consisteva nel cambiare contemporaneamente cavaliere e cavallo. Prima il corriere era sempre lo stesso per tutto il tragitto tra mittente e destinatario.
Nel 1491 anche Francesco Tasso appare nei documenti del tempo. Nel 1496 vengono create le stazioni postali di Augusta, Worms, Lindavia, Feldkirch, Bludenz, Coira, Lienz, Görz e Laibach. Ad Innsbruck operava Gabriele Tasso, capostipite dell'odierna famiglia Thurn und Taxis.
Il campo d'azione di Franz von Taxis è diretto verso occidente. Nel 1501 viene nominato dal principe Filippo I capitano e maestro della posta reale. Nel 1505 crea la rete postale tra l'Olanda, la corte di Massimiliano I, in Germania, la residenza del principe francese e la corte spagnola. I corrieri dovevano percorrere la distanza tra Bruxelles e Innsbruck in 5 giorni e ½ d'estate e d'inverno in 6 giorni e ½. Coprire il percorso Bruxelles-Parigi in 44 ore, Bruxelles-Lione in 4 giorni, Bruxelles-Granada in 15 giorni e Bruxelles-Toledo in 12 giorni.
Il successo del servizio postale della famiglia Tasso è senz'altro dovuto all'unione tra i diversi membri della famiglia, fratelli, cugini e nipoti che, tra il 1400 e il 1500, scelgono di risiedere nelle città nodali del servizio postale: Innsbruck, Augusta, Füssen, Venezia, Milano, Roma, Bruxelles, Anversa, oltre alle città francesi e spagnole.
Francesco Tasso non dimentica il paese dov'è nato. Nel 1515 fa fondere la grande campana di Santa Maria Camerata. Egli muore senza lasciare eredi alla fine dell'anno 1517. 
Gli succederà il nipote Giovanni Battista Tasso (1470-1541). 

4.2 L'epoca compresa tra il XIII° e il XVI° secolo è, per la presenza di viaggiatori e mercatores italici a Colonia, in Renania e in Europa, uno dei periodi d'oro per l'economia italica. Veneziani, milanesi, novaresi, fiorentini, genovesi, bolognesi, ferraresi, mantovani, astigiani, chieresi, cremonesi, amalfitani... riescono a creare nella Magna una rete di depositi, magazzini, mercati e casane, imponendo un capitalismo aggressivo ed instancabile che, dal secolo XVI°, grazie alle nuove vie commerciali e al confronto con la spietata concorrenza europea portata da Spagna, Portogallo, Inghilterra, Germania, Belgio e Olanda, dovrà cambiare completamente le proprie strategie. 
È l'epoca del mercante piacentino Gandolfo d'Arcelli (1292), primo contribuente di Parigi. In quel periodo la compagnia dei Bardi si ramifica nelle principali città europee, da Londra a Marsiglia, da Barcellona a Costantinopoli. Il cronista portoghese F.Lopes segnala la presenza di mercanti genovesi e lombardi a Lisbona e persino Cristoforo Colombo arriverà in Portogallo al servizio dei Centurione, dei Negro e degli Spinola. Le navi con le quali Cabral esplorerà le coste africane e brasiliane sono fornite dai capitali genovesi. Ad Anversa e Bruges si segnala la dinastia degli Affaitati di Cremona e, nel 1434, Jan Van Eyck ritrae i coniugi Arnolfini, banchieri lucchesi trasferitisi definitivamente a Bruges. Quando i Bardi e i Peruzzi saranno sommersi dal crollo dei loro affari, assistiamo alla nascita delle dinastie dei Frescobaldi, degli Scali e dei Medici e di Orazio Pallavicino che, da un prestito alla corona inglese, ricaverà un utile gigantesco.
Il commercio veneziano è rappresentato in Europa dai Capponi a Danzica, dai Pestalozzi a Vienna, dai Torrigiani a Norimberga, dai Montelupi a Cracovia, dai Viatis e Fiester a Breslavia. Senza scordare i Burlamacchi, i Diodati, i Calandrini, i Minutoli e i Balbani, mercanti-banchieri lombardo-ticinesi.

4.3 La città di Colonia, per il periodo 1200 - 1400 ci è di guida per un percorso storico sulle tracce dei mercatores italici operanti nell'area di lingua e cultura tedesca. Augusta, Worms, Magonza, Francoforte, Norimberga, Basilea, Aquisgrana… e le decine di cittadine sparse lungo il Reno, la Mosella e la Mosa potrebbero essere altre tappe.
I mercanti italiani, già dal Mille, spingevano verso l'Europa centrale e settentrionale, grazie ai capitali e alle tecniche commerciali, le merci offerte, i mezzi di trasporto, i prezzi concorrenziali…
Una delle prime tracce d'un possibile mercante italico nella città di Colonia si rileva dalle documentazioni della parrocchia Sankt Laurentz, dove si ripete più volte il nome d'un certo Petrus Lombardus (e altri italici registrati come Romanus). Questi cognomi ritornano anche negli elenchi delle Gilde o corporazioni. Nel maggio del 1213 l'arcivescovo Dietrich I chiede un prestito ad una società commerciale romana.
Nel 1296 compaiono Albertus de Rocka ed Hennekinus Rotarius e si accenna agli astigiani Odin e Manuel.
Dal secolo XIV° i Lombardi compaiono numerosi, sia come cittadini che proprietari d'immobili. La casa zum Bock, nel 1304, appartiene ai fratelli Thomas, Opicius e Dullinus Mascharus, astigiani. Nel 1312-1313 compare (per lo stesso edificio) il lombardo Bonifaz von Sinzig. La casa zum Bock diventa proprietà di Peter von Mailand. La rivende a Johann, gen. Stristram de Turya, lo stesso che nel 1311, come Stristram Lombardus, fonda un ospedale per ebrei convertiti e indigenti.
Nel 1336, Katharina e la figlia Violanda, vedova di Bonifatius gen. Kupe di Asti, lasciano metà della casa zum Bock a certo Engelbert von Fischmarkt. Stephanonus de Conlario gen. Crivellonis, secondo marito di donna Katharina, consente all'operazione. Più tardi interverrà certo Franciscus von Busci, koiffmann von Meilon (mercante di Milano).
L'edificio ad Lombardum, nell'anno 1311, è proprietà della famiglia Rotarius… In un'altra azione finanziaria abbastanza complicata, a proposito dello stesso edificio, compaiono i nomi di altri lombardi: Manfredinus Rotarius con la moglie Galatea, certo Georgius Rotarius con la moglie Clara, il fratello Johannes con la consorte Katharina, Matheus (figlio di Antonius R. Grassus e Jacobina), i fratelli Goergius e Loysius. Oltre a certo Thomas Vallabreni.
Alcuni dei membri della famiglia Rotarius risiedevano ad Aquisgrana e Bonn, ed avevano estesi contatti con la Francia e i Paesi Bassi.
I fratelli von Rupe acquistano nel 1307 metà dell'immobile denominato Mommersloch, nei pressi di Sankt Alban.
Nel 1307 il Lombardus Berthelinus gen. Bartholomeus de Tranes, acquista la casa denominata ad novam pixidem. 
Negli anni 1310-1312 il Lombardus Andreas de Aysta, con la moglie Elisabeth, compra e rivende l'edificio denominato supra Pontem.
Iwan Garroto, mercator de Ayst, era proprietario d'un immobile nella parrocchia Sankt Georg.
Nel 1365 i fratelli Johann e Obbertinus de Montefia, con Odinus del fu Manfred de Montefia e Michael Barbiarus, lombardi e cittadini di Colonia, acquistano l'immobile denominato ad Monticulum.
Nell'anno 1369 Petrus, Lumbardus de Ayst, vende un fabbricato.
Nel 1378 il commerciante Ambrosius de Busci risulta proprietario d'un edificio.
Bonoionta, figlio del mercator Dardenini di Lucca, acquista nel 1365 uno stabile nei pressi del convento dei Minoriti. 
Nel 1408 Simon Sassolini, bolognese, acquista Haus Sijberg. Lo stesso presterà alla città, nel 1415, la bella somma di 30.000 fiorini.
Batholomeus Dominici, rappresentante a Colonia della banca fiorentina Alberti, presterà nel 1417 alla città renana 3.000 fiorini. Altri mercanti e feneratori italici e lombardi?
Nel 1311 Opicinus Grasverdi gen. Petrus; nel 1328 Johann von Bergoginnis (Bergognini), con la moglie Alisia e i figli Thomas, Johann e Anton. Nel 1322 Rophinus Nokarius e Mathias gen. Cynet, Gabriel, e Walram di Montemagno; nel 1358 Leo Ottinus; nel 1375 il milanese Antonius da Concorezzo; nel 1445 diversi commercianti fiorentini e genovesi…
La città renana può contare, in ogni periodo storico, sulla presenza d'una colonia italica, attiva e integrata nel tessuto sociale ed economico. 

Conclusione

La storia della presenza Lombarda e Italiana in Europa dimostra un'estrema mobilità e la capacità di marcare, con la propria cultura e spirito imprenditoriale, alcune epoche, trovando nella mobilità, stagionale o definitiva, singola o di massa, la soluzione per problematiche economiche, climatiche e sociali. 
Per quasi un millennio è possibile rilevare questa presenza di persone e merci, facendoci incontrare (per quel che riguarda Mantova) il vescovo mantovano Hindolf al Sinodo di Francoforte, il primo Novembre dell'anno 1007. Immaginiamo che il presule sia partito dalla sua diocesi in una nebbiosa mattina di metà ottobre e, con il suo seguito, dopo aver percorso la via del Brennero, si sia diretto a Innsbruck, Augusta, Ulm… seguendo le obbligate tappe dei viaggiatori medievali fino a Francoforte. 
Per quel che riguarda Mantova e le merci, troviamo un riferimento nel tariffario del 14 gennaio 1282 per il dazio di Trento, ogni sam di lino, pelli, lana o cotone giunti per via d'acqua o di terra da Milano e Mantova (e dirette al passo del Brennero) veniva tassato per quattuor tronos. 
Incontriamo così l'Europa medievale, un continente che getta le basi, grazie agli apporti dell'antichità e delle culture germaniche e slave, ebraica e musulmana dell'odierna Europa. Dove gli estremi, non solo geografici, s'incontrano. Dove gli spazi uniscono, grazie ai mercati, alle fiere, alle università e luoghi dedicati alla scienza, alle rotte marinare e ai percorsi che superano le Alpi o congiungono l'Occidente con l'Oriente, il Settentrione e il Meridione.

Concludo, proponendo al Presidente dell'Associazione Mantovani nel Mondo di aprire nel sito Internet dell'Associazione una sezione dedicata agli studi e interventi storici e di raccogliere in volume i resoconti dei sindacalisti del periodico L'Operaio Italiano (1898-1914). Tali relazioni, come al punto 2.2, toccano diverse aree lombarde e riportano esperienze scritte in occasione di conferenze e incontri informativi e di propaganda tenuti nei paesi maggiormente interessati dall'emigrazione verso la Germania negli anni che precedono il primo conflitto mondiale. 

Luigi Rossi, Bruxelles ottobre 2003


Bibliografia:
L. Rossi, Gearbeitet - gelebt - gestorben, Hagen 1991
L. Rossi, JPF-Aqua mirabilis, Stanghella (Padova) 1995
L. Rossi, Presenza italiana a Colonia e nella Renania Inferiore tra XIII e XVI secolo, Fondazione Cassamarca, Treviso 2001
L. Rossi, Caminum Basle e Caminum Norimbergä: i passi del San Gottardo e del Brennero come portali economico-culturali (1200-1600), Fondazione Cassamarca, Treviso 2003
L. Rossi, 1939-1945: schiavi di Hitler (a cura) - pubblicazione per l'omonima mostra attualmente in Italia, Hagen 2003
Dott. Giovanni Ptašnik, Gli Italiani a Cracovia, Roma 1909
Otto Stolz, Quellen zur Geschichte des Zollwesens und Handelsverkehres in Tirol und Vorarlberg vom 13. Bis 18. Jahrhundert, Wiesbaden 1955

BIOBIBLIOGRAFIA

Luigi Rossi è nato a Rovigo (1950) e vive a Bochum dal 1978. Egli si è laureato a Firenze nel 1975 con la tesi Radici delle immagini di memoria e mito nella poesia italiana del primo novecento. Insegna italiano e arte presso la Gesamtschule F. Steinhoff di Hagen dal 1984. Precedentemente era stato lettore di italiano presso l'Istituto di Filologia romanza dell'Università di Bochum.
Partendo dagli studi linguistici e da interessi letterari è approdato alla ricerca storica sulla presenza italiana nell'area di lingua e cultura tedesca.

Tra le sue pubblicazioni:
Gearbeitet - gelebt - gestorben, 1991 Hagen (il fattore italiano nello sviluppo della città di Hagen)
J.B.T. - una sociobiografia, 1992 Padova (le vicende di un peltraio piemontese a metà del 1800)
Il manoscritto Ravelli (a cura), 1992 Padova
L'attentatore (Herschel Grynszpan e la notte dei cristalli) di Lutz van Djjk - cura dell'edizione italiana, per Linea AGS, dell'omonima pubblicazione dell'editore Rowohlt di Amburgo, 1992 Stanghella (Padova)
Una vita una storia (biografia dell'emigrato S.B.), a cura, Padova 1993
La pagina & il piacere (o L'amore per l'arte della stampa), serie di 20 xilografie con testi, 1994 Bochum
J.P.F. - Aqua Mirabilis, 1995 Padova (Premio Giovani Regione Veneto, S. Donà di Piave 1997) - La presenza italiana nell'area di lingua e cultura tedesca tra 1500 e 1700 e la figura del distillatore e mercante vigezzino J.P. Feminis.
Bella Forma, peltro e acciaio dal Piemonte (a cura), 1997 Hagen (catalogo bilingue dell'omonima mostra sul fenomeno dei peltrai piemontesi in Germania nell'epoca compresa tra 1500-1900)
Die Tinte und das Papier, antologia di autori italiani in Germania - 1999 Aachen
Il Rodari tradito, in Rodari, le storie tradotte - Novara 2001
Presenza italiana a Colonia e nella Renania Inferiore tra XIII e XVI secolo, Fondazione Cassamarca, Treviso 2001 (in Atti Convegno di Studi Umanesimo storico latino e realtà economiche-culturali contemporanee, Università di Colonia novembre 2001)
Joannes Janety de Campelli Ramallae…, riflessioni su epoche, mestieri e vie dell'emigrazione alpina verso l'area di lingua e cultura tedesca originate da un documento del 4 maggio 1619 - Campello Monti (Verbania), 2001
Un dio ignoto verrà, racconto per l'Istituto Storico della Resistenza di Alessandria (2002), in Da uno a dieci - Faenza 2003
Per il cielo in terra, racconto per l'Istituto Storico della Resistenza di Alessandria (2003)
Caminum Basle e Caminum Norimbergae: i passi del San Gottardo e del Brennero come portali economico-culturali (1200-1600), Fondazione Cassamarca, Treviso 2003 (Atti del Convegno Germania Latina - Latinitas teutonica, Università di Monaco di Baviera - settembre 2001)
Sia fatta la tua volontà, racconto per l'Associazione Mantovani nel Mondo (2003)
Aen troellege Stai macht nihd Miaes, una pietra che rotola non ha muschio - studio sulla presenza valsesiana nell'area di lingua e cultura tedesca, Società di cultura Walser - Rimella 2003
1939-1945: schiavi di Hitler, cura della pubblicazione che accompagna l'omonimo progetto sugli internati militari italiani nella Ruhr

Ha avviato il progetto ORME, per un recupero della storia della presenza italiana in Germania, negli anni 1999-2000 (con il patrocinio del Min. Affari Esteri italiano - ditta Farina, Colonia - Il Giornalino, ed. Paoline - province di Novara e Vercelli).

È responsabile del progetto 1939-1945: schiavi di Hitler in Renania e Vestfalia sugli Internati Militari Italiani in questa regione. La mostra, dall'ottobre 2003 al settembre 2004, sarà visibile in diverse città italiane.

Alcuni suoi articoli sulla storia dell'emigrazione italiana nell'area di lingua e cultura tedesca:

La via del peltro - Der Weg des Zinns (paleoemigrazione italiana nell'area di cultura tedesca 1500-1900, introduzione di Sebastiano Vassalli) - in Le Rive, 3/1993 Casale C. Cerro (Verbania)
Il caso J. M. Bolongaro (1712-1779), rivista Le Rive 6/1966 - Casale Corte Cerro (Verbania)
Con la gerla nelle città della Magna, in Le Rive 2/1998
Una storia profumata, in Le Rive 3/1999
Sulle vie d'Europa, in Le Rive 5/1999
Friedhof Melaten, in Le Rive 2-3/2000
L'Altra Valle Strona, presenza valstronese in Germania tra 1500 e 1900, in Le Rive 3-4/2003 


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