2003                                         CONVEGNO DI TREVISO

Associazione

Dichiarazione di Daniele Marconcini,rappresentante del Consiglio  Regionale
per la Consulta dell'Emigrazione Lombarda. 


Ritengo che il Convegno di Treviso, a cui ho partecipato con grande interesse, abbia rappresentato un appuntamento di fondamentale importanza per discutere serenamente ed in termini moderni del fenomeno delle migrazioni. Ha avuto torto chi non ha partecipato ed è sfuggito al confronto con coloro che hanno vissuto la dura realtà di un'emigrazione in un paese non facile, come lo era negli '50-60 la Svizzera. Le istituzioni e la politica devono comprendere che la vera rappresentanza dell'emigrazione oggi è l'Associazionismo e che solo da esso si devono e si possono trarre le lezioni più significative per affrontare il tema dell'immigrazione, anche nel nostro Paese. L'assenza di una parte significativa delle istituzioni venete che si occupano di emigrazione o di coloro che hanno assunto posizioni molto nette su questo tema, la dice lunga sulla volontà di dialogo che obbligatoriamente tutti dovremmo avere. La lucida analisi di Claudio Michelon, Presidente delle Colonie Libere
Italiane in Svizzera, esposta nel corso del Convegno lungi dallo sfuggire dai veri problemi che oggi l'immigrazione pone, rappresenta un punto importante di riflessione per affrontare la questione in termini europei e globali, garantendo diritti e doveri al migrante, così come anche espresso solennemente dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.


dalla Tribuna di TREVISO 20/01/03

Gli emigranti sfidano Gentilini 
Il convegno della Federazione delle Colonie Libere.  Partecipa l'ex ministro Turco.  
Gli italiani che vivono in Svizzera discutono di xenofobia 
 
di Valentina Dal Zilio 

Gli immigrati italiani dalla Svizzera a Treviso per discutere con Gentilini di xenofobia e 
integrazione. Con un convegno internazionale, ospitato a partire dalle 9 di oggi nella sala 
congressi dell'hotel Maggior Consiglio, la Federazione delle Colonie Libere Italiane intende 
fare il punto sulle crescenti espressioni di ostilità e di diffidenza nei confronti degli immigrati in tutta Europa e sulla necessità di contrapporre a questi sentimenti, alimentati da  leggi ingiuste e punitive, una proposta politica capace di affermare i principi dell'integrazione e della convivenza multietnica. 
«Abbiamo scelto proprio Treviso - spiega il presidente della federazione Claudio Micheloni - 
perché si è distinta in questi mesi per l'atteggiamento e le affermazioni del suo primo cittadino. Gentilini nelle sue interviste ha utilizzato termini che non vorrei mai più risentire. Non era possibile rimanere immobili, non reagire di fronte a certe dichiarazioni». I treni piombati, i leprotti, gli attacchi all'Islam: troppo per chi è straniero, se pur italiano, eccessivo per chi lotta per gli stessi diritti sostenuti dagli extracomunitari in Italia. 
Ma Micheloni non cerca il contrasto, tutt'altro. L'obiettivo è quello di aprire un dialogo con 
l'amministrazione trevigiana e con il governo italiano, partendo dall'esperienza dell'emigrazione veneta e dall'accoglienza di un territorio, quello svizzero, da cui il Balpaese e la Marca, nella fattispecie, pare abbiano molto da imparare. «La collettività veneta 
in Svizzera è la più numerosa - spiega Michelon - le famiglie sono 5000, le sezioni associative operative sul territorio sono 70. Una presenza fortissima che ha registrato il minor tasso di rientro. Senza contare che negli anni Sessanta questa era la regione d'Italia con il maggior numero di emigrati, circa 5 milioni, un popolo che ha contribuito a gettare le basi per la crescita e lo sviluppo economico del Veneto. Vogliamo far capire a Gentilini e all'Italia che l'immigrato non è oggetto, ma soggetto politico. Come tale ha diritto ad un lavoro, ma anche ad una casa e che queste garanzie devono arrivare dalle istituzioni e non dalle piccole e medie imprese». Una riflessione profonda che intende abbracciare numerosi aspetti e che vuole mostrare le due facce della stessa medaglia: il dovere da parte dell'immigrato di osservare le leggi e la cultura del paese ospitante e il dovere della società di rispettare la cultura e i diritti dell'immigrato. «Non dobbiamo dimenticare - conclude Michelon - che molti emigranti italiani erano clandestini e che i nostri genitori hanno vissuto esperienze di emarginazione». 
I lavori del convegno inizieranno alle 9 con i contributi dei presidenti delle colonie italiane 
in Svizzera, fondate nel 1943 dai rifugiati antifascisti. Alle 15 tavola rotonda con Livia 
Turco, il segretario della Cgil Giuseppe Casadio, Giulio Baglioni della Cna nazionale e i 
giornalisti Jean Leonard Touadi e Gian Antonio Stella. 

IL CONVEGNO 

Livia Turco ha risposto agli attacchi del sindaco: «Non c'è? Che onore» 
«Chissà che imbarazzo per la Lega la sanatoria voluta da Bossi e Fini» 

v.d.z. 

«Io a vedere la Turco non ci vado. E' lei che ci ha invaso di clandestini: che se ne torni 
nelle paludi romane». Gentilini glissa così l'invito degli emigranti italiani in Svizzera al convegno organizzato al Maggior Consiglio sul tema della xenofobia e dell'integrazione. La 
risposta dell'onorevole diessina non si è fatta attendere. «E' un onore per me che sia io la 
causa dell'assenza di Gentilini - ha esordito dal tavolo dei relatori - vorrei ricordare al 
sindaco che sono nata e cresciuta nel profondo Nord, precisamente a Cuneo, una città che non so se Gentilini conosca perché forse i confini della sua Padania non vanno al di là di Treviso. Mi rendo conto che lui sia adesso in grossa difficoltà e in imbarazzo per la più grande sanatoria di tutti i tempi firmata Bossi-Fini, una legge che ha regolarizzato 700.000 extracomunitari contro i 250 mila della Turco-Napolitano». «Gentilini si metta l'anima in pace - ha continuato - l'immigrazione a Treviso è destinata ad aumentare. Gli consiglio vivamente di ascoltare oltre alla Chiesa, anche gli imprenditori per garantire una casa ai lavoratori stranieri. Deve confrontarsi con la realtà se non vuole che per l'economia trevigiana siano guai...». Il convegno a cui hanno partecipato i presidenti delle colonie italiane in Svizzera e numerosi extracomunitari residenti in Italia, si è rivelato un'occasione importante per fare il punto sulla situazione dei flussi migratori in Italia e per comparare la realtà del Belpaese con quella di altre nazioni europee. «I veneti residenti in Regione sono 4,5 milioni - ha spiegato lo scrittore Gian Antonio Stella - contro i 5 milioni emigrati all'estero. Le storie di ordinaria disperazione coinvolgono tutti gli immigrati, di qualsiasi nazionalità: i primi emigranti italiani, tra cui anche veneti, entrarono negli altri paesi con un nome falso, come clandestini o facendo passare la moglie per la propria domestica». Per l'eurodeputato Gianni Pittella urge una cittadinanza europea che garantisca a tutti il diritto di voto, il sindacalista della Cgil Piero Soldini ha ricordato che sono più gli italiani all'estero, circa 4,7 milioni, che gli immigrati in Italia giunti a quota 2 milioni e che il 50 per cento degli 
italiani presenti a New York sono irregolari. Dopo aver ricordato l'importanza della presenza 
degli immigrati nel territorio italiano dal punto di vista economico, la parola è tornato 
all'onorevole Turco. «La sinistra deve recitare una mea culpa - ha spiegato - per come ha 
trattato il tema dell'immigrazione, soprattutto in campagna elettorale, legandola a problemi di emergenza e a fenomeni di clandestinità. Ha oscillato tra ideologismo e subalternità, finendo con il restare schiava dei due approcci senza riuscire a far emergere tutti gli elementi positivi legati al fenomeno. Solo così sposterà in avanti il senso comune delle persone verso l'integrazione culturale». 

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