2003                                    Sos per i fratelli argentini 

Mantova

Padre Santillo in città sulle tracce degli immigrati
di Fabio Veneri 

Uomo di chiesa e profondo conoscitore dei fenomeni dell'immigrazione. E' Mario Santillo, o padre Santillo, dell'ordine dei padri scalabriniani, un giovane sacerdote attivamente impegnato nel sociale e oggi direttore del più importante centro studi sull'immigrazione di tutta l'Argentina, il Cemla (Centro de estudios migratorios latinoamericanos). L'obiettivo della visita a Mantova era quello di prendere contatto con la realtà archivistica locale, ricca fonte di informazioni sui flussi migratori nell'Italia di fine' 800. Santillo ha colto l'occasione per presentare la sua attività e il suo Centro che vanta più di quindici anni di attività. «Il Cemla - dice il sacerdote - è una struttura moderna che si rivolge a studenti e ricercatori e che possiede un database di più di 4 milioni di nomi di persone che sono sbarcate al porto di Buenos Aires tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Di queste, almeno un milione e mezzo sono italiane. La presenza italiana in Argentina è davvero molto consistente se si pensa che gli oriundi sono circa 8 milioni, e che tratti culturali italiani sono radicati in tutti gli ambiti della vita sociale ed economica del paese, dalla cucina al modo di parlare e gesticolare». «Una delle commissioni più importanti svolte per il governo argentino - prosegue Santillo - è stata una ricerca che ha permesso di individuare 5 mila indigenti, tutti cittadini italiani e nati in Italia, che vivono ancora oggi in Argentina. Tra questi ci sono anche lombardi. Ora la speranza è che questi dati favoriscano un intervento dello stato italiano, che aiuti a calmierare il dramma della fame che queste persone stanno vivendo». E' inevitabile che la discussione scivoli sulla crisi terribile che di questi tempi affligge l'argentina. «Il ruolo dell'Italia può essere molto importante. Quello che è auspicabile non è una donazione, un'offerta una tantum. Piuttosto ciò che va ricostruita in Argentina è la classe di piccoli e medi imprenditori, soffocati dalla crisi. L'Italia può trasmettere competenze e favorire investimenti in questo settore, per consentire che il motore economico del paese si rimetta in moto. In sostanza quello che serve non è la carità, ma interventi mirati e strutturali. E' un debito morale che l'Italia ha nei confronti dell'Argentina, paese che ha accolto tanti suoi figli».

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