luglio 2003                 SPECIALE  dalla  Gazzetta di Mantova 

NEWS

pubblichiamo integralmente la serie di articoli riguardanti l'Associazione pubblicati dal giornale cittadino, il 6 luglio scorso, a firma di Fabio Veneri  (ndr)

 Pronto un piano di aiuti per l'Argentina                     
 Sportello a favore dei concittadini in difficoltà economiche 

"Argentina chiama Mantova" è il titolo dato alla due giorni di incontri organizzati dall'Associazione Mantovani nel Mondo (Amm) in favore del popolo argentino. Venerdì sera all'Hotel Cristallo di Cerese, Daniele Marconcini, il presidente dell'Amm ha introdotto la relatrice della serata, Micaela Bracco, membro del Comitato di coordinamento democratico  delle donne italo-argentine.                                 
Presenti all'incontro il consigliere regionale Antonio Viotto e il presidente dell'Anci Giuseppe Torchio. Ieri mattina alle ore 9.30, nella sala dei Corazzieri all'interno del Palazzo della Provincia, in via Principe Amedeo a Mantova, Marconcini e la Bracco hanno incontrato l'assessore alle politiche sociale Fausto Banzi, e i rappresentanti dei sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Acli) e dei Patronati.         
La due giorni è stata l'occasione per presentare ufficialmente il "segretariato sociale" dell'Associazione  Mantovani nel Mondo. Il progetto di uno sportello a favore dei nostri concittadini all'estero in stato di difficoltà nasce dall'accordo triennale che l'Amm ha stipulato con la Provincia di Mantova, che contribuirà all'iniziativa. Le crescenti difficoltà economiche nelle quali versano molte nazioni dove la presenza italiana è numerosa, spingono la nostra provincia a generare interventi e misure di aiuto e sostegno per superare la fase congiunturale negativa. Compiti del segretariato, di cui è responsabile Fabio Veneri, saranno quelli di sveltire il disbrigo delle pratiche per la cittadinanza, di attivarsi in favore dei casi più urgenti di indigenza e di supportare gli studenti stranieri  all'Università di Mantova.  Daniele Marconcini ha sottolineato come, oltre a questi  interventi di carattere provinciale, sia importante "presentare il problema a livello regionale, in modo tale da sollecitare un intervento legislativo in favore degli italiani all'estero. La signora Bracco ci ha fornito un serie di casi di lombardi in gravi difficoltà, altri casi mi erano già stati segnalati durante il mio viaggio in Argentina a marzo di quest'anno. Il mio auspicio è che tutte le forze politiche e sindacali si impegnino in uno sforzo congiunto per fare fronte alla situazione di crisi che stanno vivendo i nostri connazionali, non solo in Argentina, ma anche in Uruguay, Venezuela e Brasile". 
Uno dei momenti più attesi della due giorni era la consegna  ai partecipanti agli incontri dell'elenco dei lombardi e dei mantovani, in stato di povertà, residenti in Argentina.      
 L'elenco comprende persone che vengono da tutte le parti della provincia, e sarà presto divulgato anche ai Comuni interessati ai quali si chiederà un aiuto.Ricordiamo infine che anche l'attrice Ivana Monti, che giovedì sera a Virgilio ha presentato spettacolo "Migranti", era all'incontro di  ieri mattina in Provincia, fornendo un ricco contributo di testimonianze storiche.

Ivana Monti durante lo spettacolo

Successo a  Cerese. Giovedì flamenco Dalla Monti un omaggio all'emigrato mantovano 


Un'interpretazione davvero convincente per un recital che ha riscosso unanimi consensi di pubblico. L'altra sera a Cerese  l'attrice Ivana Monti ha portato in scena "Migranti" insieme alla corale Il Bosco diretta dal maestro Francesco Trapani.
Lo spettacolo ha proposto una riflessione poetico-musicale, di drammatica attualità, sulle 

millenarie migrazioni di popoli nel bacino del Mediterraneo e del mondo. Molteplici i contributi che Ivana Monti ha proposto per dare voce alla rappresentazione attingendo a culture diverse. Dalla Bibbia a Euripide, da Borges a Nazim Hikmet, l'attrice è riuscita a rappresentare le mille sfaccettature dell'essere migrante. Particolarmente toccanti alcuni brani tratti dai racconti di Enrico Calamai, console a Buenos Aires durante gli anni della dittatura (1976-1983), e quelli disperati e  densi di significati del capo pellerossa Seattle, senza dimenticare le poesie dedicate al conflitto israelo-palestinese. Ivana Monti ha poi voluto fare un omaggio particolare dedicato a Mantova, raccontando di un emigrato mantovano in Messico, Luigi Cosimo Modesto Ferrari. Di Ferrari stesso l'attrice ha letto alcuni racconti che le sono stati messi a disposizione da Daniele Marconcini, presidente dell'Associazione Mantovani nel Mondo, presente in platea insieme a Micaela Bracco, del coordinamento donne  italo-argentine, per lanciare un appello pro Argentina. A fine serata, Ivana Monti e l'organizzatrice Rosa Cantarelli si sono mostrate molto disponibili con il pubblico, con il quale si sono fermate lungamente per dibattere degli argomenti affrontati nel  recital. Il prossimo appuntamento con "Cerese Estate" in piazza Aldo Moro sarà giovedì con il flamenco di Thomas de los Reyes.            

Un legame sempre più forte con i nuovi fratelli brasiliani 

E' da più di dieci anni che stanno giungendo a Mantova e sono in buon parte nipoti di primo e secondo grado di italiani che emigrarono più di cento anni fa per un altro continente. Sono i brasiliani di Mantova, che costituiscono una una comunità attiva e in espansione. Dalla provincia di Mantova, soprattutto tra la fine del secolo 19º e la prima metà del secolo 20º, partirono molte famiglie per tentare miglior sorte nel nuovo mondo: Argentina, Stati Uniti e Brasile erano le mete favorite dai mantovani. Oggi si sta verificando il fenomeno inverso. Un fenomeno che sta portando a Mantova un numero sempre maggiore di studenti e lavoratori brasiliani, una buona parte dei quali muratori. Se in un primo momento  l'integrazione per molti di loro fu complicata, oggi è senza dubbio una realtà. Una prova di questo è che oggi anche italiani partecipano alle attività culturali promosse dalla comunità brasiliana. Ma dove è possibile trovare il Brasile a Mantova? Innanzitutto, esiste un'associazione chiamata "Piccolo Brasile", che anima la vita culturale e sociale della  comunità brasiliana.L'associazione, creata e presiediuta da Cleber Ezer,brasiliano in Italia damolti anni, si propone come possibile anello di congiunzione tra la comunità e la città di Mantova, organizzando feste con cucina e musica tipica. L'obiettivo è quello di sviluppare un numero sempre maggiore di attività che da un lato permetta alla comunità brasiliana di acquisire coscienza e consapevolezza di sè e dall'altro ai mantovani di conoscere gli aspetti più originali di un'altra cultura. Il Brasile a Mantova è anche rappresentato dagli studenti che arrivano, ogni anno, dagli stati di Espirito Santo e Rio Grande do Sul per completare i propri studi e conoscere una nuova realtà, allargando così i propri orizzonti.  
festa brasiliana Parlando con questi ragazzi è curioso notare la loro opinione sugli italiani, giudicati da un lato, educati e precisi, ma dall'altro un po' freddi nei rapporti interpersonali. La permanenza di questi studenti a Mantova dura un anno alla fine del quale tornano in Brasile. Ma è già capitato, che, dopo il loro ritorno alla terra natale, abbiano sentito la "saudade" di Mantova, e abbiano deciso di tornare. Una delle prove di una relazione forte tra Mantova e il Brasile la si è avuta durante i festeggiamenti per il quinto titolo mondiale di calcio, vinto dal Brasile nel giugno dell'anno 
scorso. Poco dopo la fine della partita, la città è stata letteralmente invasa da una carovana di auto che alzavano al cielo la celebre bandiera giallo-verde. Il punto di incontro per la festa fu stabilito in Piazza Virgiliana, dove furono portati alcuni amplificatori e la gente cominciò a ballare al ritmo di samba. Più tardi, c'è stato spazio anche per la Capoeira, danza-lotta del nord-est del Brasile che sempre più appassionati riscuote anche in Italia. In rapida successione, la processione di tifosi è poi proseguita a piedi in direzione della chiesa di Sant'Andrea. Lì sui gradini di uno dei simboli del Rinascimento italiano, la "torcida" brasiliana ha cominciato a cantare l'inno nazionale del proprio paese. Per tre minuti il canto fu all'unisono, lasciando a tutti gli spettatori presenti l'impressione di avere assistito ad uno spettacolo dell'altro mondo.

LA CURIOSITÀ

 Il Sud America  apprezza anche i "tortei"

 Gli emigrati mantovani in Brasile hanno portato con sè cultura e conoscenze, e tra queste, l'indubbio principe della tradizione culinaria: il tortello di zucca. In Brasile sono  universalmente conosciuti come tortei, chiaro segno della presenza mantovana e veneta anche nel dialetto locale. Se la ricetta è praticamente identica a quella che esige la nostra tradizione (unica, comprensibile deroga, l'assenza della mostarda mantovana), ciò che muta in modo notevole è il condimento. Ai nostri classici burro e salvia, i brasiliani (almeno secondo alcuni libri) sembrano preferire un sugo a base di pollo e gallina, oltre al parmigiano grattugiato. Ma quello che balza agli occhi come il fatto più curioso è che, in uno dei libri di cucina consultati per questa breve analisi, questo piatto viene definito come tortello toscano. Del perché non è presente nessuna spiegazione sul libro stesso. In ogni caso, in un periodo come questo di note contese sulla paternità del tortello, è saggio non alimentare ulteriori rivendicazioni.


In Internet  una presenza  importante

L' "Associazione Culturale dei Mantovani in Brasile" esiste da sette anni e ha la funzione di "stringere in modo sempre  più forte i lacci culturali che esistono tra Mantova e il  Brasile". Oggi l'Associazione vive soprattutto grazie all'impegno del suo presidente: Lauro Spaggiari,
Wally  figlio di italiani, ha vissuto in Italia per molti anni ed è preside di uno dei più importanti istituti scolastici brasiliani, il Colegio "Dante Alighieri", una splendida struttura con interni in marmo costruito sullo stile dei collegi della Torino degli anni '20.La decana del circolo è Wally Cremaschi Miglioretti, da una vita in Brasile.  Wally,  ottantenne quanto mai lucida, è una miniera inesauribili di racconti sulla Mantova che fu. L'associazione Mantovani in Brasile guarda anche al futuro, soprattutto grazie all'aiuto di due giovani, Ricardo e Leandro, che si occupano, tra le altre cose, di sviluppare il sito Internet, con un progetto finanziato dall'Associazione Mantovani nel Mondo.   

'Lavoro e progresso': da cento anni punto di riferimento a San Paolo

 Esiste ormai da più di 100 anni una società che si propone come "Faro puro di italianità". E' la società italiana "Lavoro e Progresso" di Sousas, nell'interno dello stato di San Paolo del Brasile,la cui storia davvero interessante merita di essere raccontata. La piccola città di Sousas, a partire dall'ultimo ventennio del diciannovesimo secolo, cominciò ad essere popolata da una forte immigrazione proveniente dall'Italia. Il 21 agosto del 1894, la società nacque come istituto di mutuo soccorso per tutta la comunità italiana presente sul territorio. Per comprendere il senso e l'importanza di questa società è necessario fare una piccola digressione nella storia. Nel 1888 fu abolita la schiavitù in Brasile, e quindi fazenderos e imprenditori locali si trovarono gradualmente con una carenza di manodopera. La prima immigrazione italiana in Brasile, alla fine del 19º secolo, arrivò per sostituire la manodopera nera, che, acquisita la condizione di libertà, cominciò ad essere giudicata troppo esosa. Gli italiani partivano per "La Merica" com un baule di illusioni e di speranze, alimentate dai racconti e dagli emissari mandati dal Brasile per reclutare personale. Ma la realtà in questo primo periodo fu un'altra, durissima, spesso insostenibile. In questo senso, l'esistenza di una società di mutuo soccorso era fondamentale. L'istituto forniva assistenza medica per la comunità e medicinali per curare i vari problemi fisici, che furono certamente molto frequenti, visti anche le differenze climatiche notevoli. La presenza italiana in questa parte del Brasile è fortissima. Come Sousas, anche Valinhos, Pedreira sono tutte piccole realtà (a circa 120 km da San Paolo) dove si calcola che il 90% della popolazione sia di origine italiana. La presenza italiana fu tanto stratificata che, si racconta, durante gli anni degli arrivi in massa degli italiani, i pochi neri rimasti nella città furono costretti ad imparare l'italiano per comunicare. E molte parole italiano entrarono nell'uso del portoghese corrente. "Lavoro e progresso" si trasformò velocemente in un punto di riferimento a tutto tondo per la comunità italiana, e diventò, per la città di Sousas, effettivamente un 'faro di italianità'. Si cominciarono ad organizzare attività culturali, com musica e letture pubbliche. Ma ciò che senza dubbio svolse la funzione maggiormente aggregante fu il cinema. Nello stesso palazzo in cui ancora oggi ha sede la società, a partire dalla fine degli anni '20 cominciarono ad essere trasmessi film italiani. Visitando la struttura e ascoltando i racconti di chi assisti' alle proiezioni, la memoria non può non andare per un attimo all'immagine e alle atmosfere del cinema muto. Al giorno d'oggi è soprattutto in corrispondenza di feste e ricorrenze che la Società Italiana Lavoro e Progresso torna a riunirsi ed incontrarsi. Una di queste occasioni, è la Cena nel giorno di San Francesco, patrono della Società, in cui il vecchio cinema viene riaperto e trasformato in grande sala da spettacoli. E la festa si svolge secondo un copione ben definito e articolato, con le ricette tipiche degli avi, con la musica italiana (tradizionale e moderna), con uno spettacolo di tarantella. Sulle note di "Funiculì Funiculà" il vicepresidente della Società ci racconta che il 90% dell'emigrazione italiana a  Sousas proviene dal Veneto e dalla Lombardia. Poi in veloce sequenza, si alternano "O Surdato Innamurato" e "Simme e Napulè Paisà". A nessuno sembra più di tanto importare  questa piccola discrepanza culturale. 

Fabio Veneri

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