2003                                                    Dai Notiziari di  News ITALIA PRESS       Associazione

CGIE e Rappresentanti degli Italiani all'estero 

Un breve  sunto cronologico e le dichiarazioni di alcuni esponenti del CGIE

Tratto dai Notiziari NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa 

Sì al suffragio universale CGIE per una nuova e forte politica italica 

La politica, come ben sanno i più accorti, ha i suoi tempi e i suoi modi. 
I mutamenti sociali, i cambiamenti del modo di vivere, dell'economia, delle relazioni interpersonali fanno sì che periodicamente si verifichino dei mutamenti anche per quel che riguarda le modalità attraverso cui vengono rappresentati politicamente i cittadini. 
Com'era prevedibile, l'avvento della globalizzazione ha contribuito ad accelerare le dinamiche summenzionate. Finalmente l'Italia spesso affetta da uno strano provincialismo del tutto contrastante con le sue preziose tradizioni universaliste, e che spesso e volentieri ha trascurato i propri figli all'estero, costretti in altri tempi ad emigrare creando una ineguagliabile diaspora- si è accorta che una democrazia moderna prevede che anche gli italiani all'estero possano, anzi, debbano essere chiamati a formare rappresentanze democratiche al governo della nazione. Come è noto, il Parlamento italiano ha deciso, in ritardo di molte decadi rispetto agli altri Paesi democratici, di concedere il diritto al voto in loco agli italiani all'estero. 
Ora, nella lunga attesa di questo voto qualche forma di rappresentanza era comunque stata concessa: quella espressa per mezzo dei Comites e del CGIE. 
Nell'ordinamento italiano, infatti, la legge n. 205/1985 contempla i Comites, ovvero "gli organi rappresentativi delle collettività, eletti direttamente dagli italiani all'estero", mentre la n. 368/1989 prevede il CGIE che rappresenta l'organismo massimo, il cosiddetto 'Parlamento' 
degli italiani all'estero, di collegamento permanente tra l'Italia e le comunità italiane all'estero. In definitiva, in ciascuna Circoscrizione consolare che esprimeva una comunità italiana numericamente non inferiore a 3.000 cittadini, secondo la normativa attualmente in vigore, sono costituiti dei Comitati (Comites) con il compito di rappresentare presso le autorità governative periferiche i desideri e i bisogni degli italiani all'estero. 
All'inizio questi desideri e bisogni si limitavano sostanzialmente ai servizi di tipo consolare e assistenziale. Con la costituzione del CGIE, i singoli bisogni di piccole comunità si sono tramutati nella sintesi politica delle opinioni della grande comunità degli italiani all'estero. 
Nel frattempo il Parlamento italiano, come abbiamo detto, ha finalmente consentito agli italiani all'estero di votare e eleggere propri rappresentanti nel suo stesso seno. Con questo può ben dirsi che il compito di rappresentare gli interessi politici di tutti gli italiani all'estero nei riguardi del sistema politico nazionale potrà essere assolto direttamente. 
E' a questo punto che si è fatta avanti, nel dibattito politico, l'esigenza del voto a suffragio universale per l'elezione dei membri CGIE, come rivendicato, ad esempio, da Gianni Farina, vice-segretario CGIE, in un'intervista concessa al Notiziario NIP dell'Agenzia News ITALIA PRESS il 12 luglio scorso. Esigenza, proposta di confronto politico più che pertinente. E però è chiaro che la proposta dell'introduzione del voto a suffragio universale per il CGIE deve essere portata avanti con la consapevolezza della necessità di sgombrare il campo, subito, dal sospetto che essa possa creare una rappresentanza sovrapposta a quella dei parlamentari eletti a suffragio universale dagli italiani all'estero. Per fare ciò, la proposta dovrà farsi carico di uno sforzo di ridisegno del tipo e dei contenuti della rappresentanza delle comunità italiane all'estero del CGIE, pena un evidente doppione. 
E' possibile? Secondo me sì. A patto però di rispettare due condizioni: primo, che la funzione base dei Comites sia adattata alle nuove circostanze; secondo, che il rapporto Comites CGIE cessi di pretendere di esaurire tutte le potenzialità di relazione dei Comites fra loro e con le comunità estere ospitanti. Comites e CGIE nella loro funzione di rappresentanza delle comunità italiane all'estero non si sono mai limitati, in pratica, solo ai problemi inerenti ai rapporti con l'Italia, il Mae, i Consolati. Essi hanno spesso preso in considerazione anche i 
problemi che nascono non solo tra italiani momentaneamente residenti all'estero con le strutture dipendenti dalla madre patria, ma anche, sia pure nei limiti del possibile e spesso con grosse lacune, quelli degli italiani che all'estero ci stanno stabilmente, nonché quelli degli oriundi e finanche quelli di coloro che hanno costanti contatti con l'Italia avendovi intrecciato i propri interessi e che italiani non sono: i problemi di tutti coloro, cioè, che, nel loro insieme, noi chiamiamo gli italici. Per il che si sono spesso trovati a dover discutere non solo con le autorità italiane ma anche con le istituzioni nazionali dei Paesi che li ospitano. 
Ovviamente, rappresentare gli italici di New York presso il sindaco della città estendendo questa rappresentanza non soltanto agli italiani col passaporto italiano, ma anche agli oriundi e ai newyorchesi che collaborano all'attuazione degli interessi italiani, è ben diverso dal rappresentare gli interessi della comunità di New York presso il Parlamento e il Governo della Repubblica italiana. Tutto ciò certamente potrà essere fatto meglio e con maggiore forza se il CGIE potrà trarre la propria legittimazione da un'elezione diretta anziché da un discutibile sistema di indicazioni incrociate e voto riservato a "grandi elettori". 
Quindi, sì al suffragio universale, all'elezione diretta dei membri CGIE, ma a patto che venga aperto un puntuale dibattito sul miglior modo di rappresentare gli italici nei confronti delle comunità che li ospitano nell'intento di costruire una nuova e forte politica italica. Una politica cioè in grado di supportare gli interessi delle comunità italiche a tutto orizzonte, di farlo con meccanismi di aggregazione ad hoc, di farlo sapendo connettersi con tutti i punti della rete (membri CGIE, Comites, Associazioni, ecc...) non solo in modo centrale, cioè 
incontrandosi solo a Roma, ma soprattutto a rete, cioè colloquiando liberamente tra loro anche per linee esterne che da Roma non passano. 
Una nuova politica italica perseguita con la necessaria apertura nei confronti dei problemi e delle opportunità concrete delle comunità italiche sparse nel mondo, una politica da organizzare a rete in conformità alle nuove sfide che la globalizzazione pone a tutti nel mondo, e agli italici in particolare, mancherebbe il suo bersaglio, ovvero il decollo auspicato da "Globus et Locus"  delle comunità italiche verso un'autentica e ricchissima polis in grado di connettere le più disparate esperienze della nostra diaspora, ciascuna con la propria peculiarità e col suo specifico e speciale rapporto con le comunità estere che le ospitano. 
Piero Bassetti 

Il parere di Franco Narducci, Segretario Generale del CGIE 

Il Segretario Generale del CGIE Franco Narducci, su l'iniziativa che ha posto al centro del dibattito il ruolo futuro degli organismi elettivi delle comunità italiane residenti fuori 
dai confini nazionali. -Un'iniziativa molto importante, poiché allarga il fronte di discussione, di analisi e valutazione sul riordino delle attuali forme di rappresentanza delle collettività italiane all'estero, un obiettivo che soprattutto non dovrebbe perdere di vista, anche se non è semplice, il futuro e quindi le giovani generazioni italiane-. 
Il Segretario Generale del CGIE ha ricordato che con le riforme costituzionali degli articoli 48, 56, 57 e con l'approvazione della Legge ordinaria n. 459 del 27 dicembre 2001, recante le "Norme per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero", ha preso 
avvio il dibattito sulle forme di rappresentanza degli italiani all'estero. La riflessione non può evidentemente fermarsi alle succitate riforme e leggi, poiché la devoluzione in senso federalista dell'ordinamento statale e la modifica del titolo V della Costituzione allargano l'orizzonte del dibattito sulla ridefinizione della rappresentanza, e si deve considerare, al riguardo, che la Conferenza Stato-Regioni-Province autonome-CGIE celebrata lo scorso mese di marzo ha focalizzato in svariati momenti e aree tematiche il maggior coinvolgimento 
delle autonomie locali negli organismi elettivi degli italiani residenti all'estero, regolati finora dalle leggi dello Stato. 
Quest'ultimo aspetto riguarda, nel breve periodo, soprattutto la riforma della Legge istitutiva del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, che sarà oggetto di dibattito nell'Assemblea Plenaria straordinaria convocata per i giorni 11, 12 e 13 dicembre prossimi. 

L'Assemblea Plenaria di dicembre formulerà una proposta di riforma all'indirizzo del Parlamento e del Governo, potendo contare sulle proposte di emendamento elaborate dalla competente Commissione tematica e dai singoli consiglieri o gruppi di essi. In tale direzione, Narducci ritiene che il documento d'indirizzo abbia contribuito con agli scopi che lo avevano determinato. In termini diversi, secondo il Segretario Generale, deve essere visto il dibattito sulla riforma della Legge dei COMITES, non solo per l'urgenza determinata dalle prossime elezioni per il loro rinnovo e dalle decisioni relative che dovranno essere assunte. 
-Tutti concordano che alla futura rappresentanza parlamentare degli italiani occorre affiancare un CGIE con compiti ridefiniti, ed una versione riveduta e potenziata dei COMITES per raggiungere gli obiettivi di qualità che costituiranno il banco di prova in termini di valorizzazione della nostra rete di presenze all'estero, alla luce delle grandi trasformazioni sociali, culturali ed economiche che le hanno interessate-. Giova ricordare, al riguardo, che la riforma della Legge non approvata nell'ultima legislatura si proponeva, oltre ad una 
trasformazione che li avvicinasse ai consigli comunali, di renderli più aderenti alle necessità attribuendo loro maggiori poteri e mezzi finanziari, e di migliorarne le possibilità operative nei Paesi caratterizzati da grandi distanze-. 

Il CGIE si è battuto a fondo in quest'ultimo anno per giungere alla riforma della legge, dopo aver ottenuto il rinvio delle elezioni (di un anno), ed aver effettuato un'ampia consultazione con i COMITES di tutto il mondo. Ma, ricorda il segretario, "il testo di legge elaborato dal CGIE, inviato successivamente al Governo e al Parlamento affinché si desse avvio all'iter legislativo, è rimasto per molti mesi all'esame dell'Ufficio legislativo del MAE e soltanto poche settimane fa è approdato al concerto delle amministrazioni interessate". Il testo è stato sottoposto ad una riscrittura, utilizzando la tecnica redazionale imposta per gli atti 
amministrativi (legge 205 del 1985). 
L'approssimarsi della scadenza elettorale per il rinnovo dei COMITES, prevista per il prossimo mese di giugno, e la certezza che in tal caso si dovrebbe votare con la Legge vigente, hanno dato il via ad un dibattito molto acceso sull'opportunità di rispettare la scadenza già prorogata o di rinviare ancora di un anno l'elezione dei COMITES, in attesa delle nuova 
Legge. "Nuova Legge che" secondo Narducci " è fondamentale per ridare vigore e garantire strumenti nuovi ai COMITES" . 
La Legge modificata consentirebbe anche di rinnovare i COMITES votando per corrispondenza, una possibilità concreta non solo per incrementare la partecipazione al voto, bensì anche per testare in ogni parte del mondo lo stato di attuazione delle anagrafi consolari. -Rinviare ulteriormente di un anno le elezioni per il rinnovo dei COMITES significherebbe non tenere conto dello stato di stanchezza che predomina ovunque, acuita dai continui ritardi nell'erogazione dei contributi, particolarmente gravosi nell'esercizio in corso, e significherebbe indebolire ulteriormente il grado di considerazione nei loro confronti. Una possibilità percorribile potrebbe essere far slittare le votazioni per il rinnovo a fine settembre 2003, purché Governo e Parlamento s'impegnino ufficialmente ad approvare la Legge di riforma entro il 31 marzo prossimo-. 

Riforma Comites e CGIE: dibattito aperto Il contributo di Franco Santellocco 

Riforma COMITES e CGIE: dibattito aperto in cui si inserisce anche Franco Santellocco, membro del CGIE per il Nord-Africa. -Ho seguito attentamente l'evoluzione del dibattito sulle riformande leggi COMITES e CGIE- scrive in una nota il consigliere. -Francamente non ho avvertito quel calore, quella energia, quella profondità di argomentazioni tali da spostare sull'una o sull'altra tesi in campo-. 
La sua proposta, frutto delle perplessità su taluni punti innovativi è quella di tornare ad una serena rivisitazione dal testo licenziato dal CGIE giacché l'evoluzione dei tempi sembra consentirlo. 
Alla base di tutto c'è il fatto che, come scrive Santellocco "non si può disattendere la volontà diffusa nell'Associazionismo di vedere rinnovato l'Organismo COMITES : evento questo fondamentale per ridare forza e vigore operativo e innovativo nei fatti". "Giacché ricambi e conferme" afferma ancora il consigliere "sono essenziali per legittimare un impegno 
programmato dei COMITES nel quale pure è compreso l'impegno elettivo del CGIE. Credo" conclude "che il COMITES sarebbe in grado di ben lavorare anche con la vigente legge (in attesa della nuova) se non si sentisse logoro e delegittimato da questi tira e molla". 
In sintesi, quindi la sua posizione in merito risulta essere "sì al rinnovo dei COMITES nei tempi e con l'attuale legge; sì alla rivisitazione del testo licenziato dal CGIE". 
"IL CGIE rappresenta tutta l'emigrazione italiana all'estero" 
Proposte per intervenire sulla rappresentatività del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero 
Le nuove forme di emigrazione fanno discutere, oltre che sull'opportunità o meno delle categorie analitiche che fino ad ora sono state utilizzate per analizzarle, anche sull'utilità dei modi e degli organismi di rappresentanza già esistenti, e su una loro eventuale riforma, in sintonia con i cambiamenti recenti. 
"Oggi assistiamo effettivamente- afferma Gianluca Lodetti, consigliere del CGIE- ad una parcellizzazione dell'emigrazione, che è senza dubbio più individuale, mentre un tempo si spostavano quasi interi paesi alla volta. Questa nuova forma di emigrazione porta a forme aggregative minori e questo costituisce un notevole problema, soprattutto a livello di 
rappresentanza". 
Ci si interroga, a questo punto, sul ruolo del CGIE e sul modo di aumentare la rappresentanza al suo interno. "Il CGIE - continua Lodetti - rappresenta tutta l'emigrazione italiana all'estero, e questo non deve essere dimenticato. Ora c'è il problema di aumentare questa rappresentanza, e noi tutti abbiamo il dovere di recuperare questo gap. 
Certo, la maggior parte degli italiani all'estero o di oriundi appartiene all'emigrazione classica, e quando si parla di nuova emigrazione ci si trova davanti a cifre molto meno consistenti. Tuttavia è un problema essenziale ". 
Quale può essere il modo per recuperare a livello di rappresentanza? "Secondo me, occorre innanzi tutto fare un grosso lavoro di informazione in Italia, per aumentare la rappresentatività. Per noi è essenziale che al momento in cui una persona è qui in Italia e si accinge ad emigrare, sappia degli organismi presenti per gli Italiani all'estero. Quando, una 
volta emigrati, sarà il momento di affrontare difficoltà, se non si è a conoscenza di queste strutture, con poca probabilità lo si diverrà sul posto, in seguito. Nello stesso modo, per le cellule di italiani all'estero è più problematico captare il singolo emigrato. Proprio per 
tutti questi motivi occorre fare informazione dall'Italia". 
Che ruolo possono avere le istituzioni in questo processo? "Le istituzioni, quelle consolari prima di tutto, dovrebbero rilevare le situazioni di disagio del singolo emigrato all'estero per metterlo in contatto con le associazioni di italiani lì presenti e fornire un aiuto concreto e continuato. Nel momento in cui anche i COMITES fossero dotati di fondi più consistenti, potrebbero anch'essi mobilitarsi in questo senso".
 

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