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Disposizioni recenti in materia di ristrutturazione degli Istituti Italiani di Cultura all'estero
PREMIO PIETRO CONTI - SCRIVERE LE MIGRAZIONI BANDO DI CONCORSO 

CONFERENZA STATO-REGIONI-CGIE – OBIETTIVO:
 500 MILIONI DI EURO PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO

Secondo l’Art. 17 della Legge Istitutiva del CGIE, la Conferenza Stato Regioni Province Autonome CGIE, ha come obiettivo principale quello di “indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento e delle Regioni per le comunità italiane all'estero.” 
Secondo il comma sette dello stesso articolo, “le linee programmatiche indicate dalla Conferenza costituiscono l'indirizzo politico-amministrativo dell'attività del CGIE”.

E’ quindi del tutto evidente l’importanza dell’appuntamento del 18-20 marzo prossimi, rispetto a tutto quel che concerne la programmazione di misure concrete a favore dei nostri connazionali, siano esse varate dalle istituzioni centrali, che da quelle locali e regionali.
Se poi, “l’indirizzo politico-amministrativo dell’attività del CGIE, è costituito dalle linee programmatiche indicate dalla conferenza”, ciò significa che a queste linee questo organismo dovrà attenersi negli ultimi due anni della sua durata, impegnando anche il nuovo CGIE perlomeno all’inizio del suo mandato, in ogni caso fino alla prossima conferenza Stato Regioni CGIE, la quale secondo la legge, dovrebbe svolgersi ogni tre anni.
Ne discende che si tratta di un appuntamento fondamentale, in grado di produrre un vero e proprio piano programmatico ed operativo cui dovrebbero attenersi per la sua durata, tutti i soggetti che vi sono coinvolti: Governo, Parlamento, Regioni, Provincie e Cgie.
Le linee programmatiche per le “politiche” dello Stato Centrale, Parlamento, Regioni, non possono che essere ispirate da letture condivise sia sullo stato delle nostre collettività, sia sui suoi bisogni e fabbisogni; ma ancora più importante è l’acquisizione della consapevolezza che le comunità italiane all’estero e i soggetti che le compongono, sono titolari degli stessi diritti/doveri di coloro che in Italia risiedono: l’istituzione dell’esercizio di voto all’estero, discende essenzialmente da questo assunto; per attuarlo, sono state approvate due modifiche costituzionali ed è stata modificata la legge elettorale.
Questo riconoscimento di un diritto civile essenziale ha reso possibile ed obbligate modifiche del nostro ordinamento costituzionale e legislativo che erano ritenute di difficilissima o impossibile realizzazione.
Passando dunque alla sfera dei diritti sostanziali, quelli relativi ai concreti bisogni di chi vive e lavora all’estero pur avendo un passaporto italiano, dovrebbe quindi essere automatico affermare che tali diritti sono ugualmente riconoscibili, hic et nunc, a questa vasta collettività e ai singoli soggetti di cui essa è composta.
Si tratta essenzialmente di tutta una serie di misure su cui si sono espresse con dovizia di particolari le Commissioni tematiche riunite a febbraio e che sono relative alle questioni dell’educazione, della formazione e dell’orientamento al lavoro, dell’assistenza e della previdenza, della cultura e dell’informazione, dei servizi e degli aspetti amministrativi e burocratici.
Se i cittadini italiani all’estero sono circa 4 milioni, per essi vanno predisposti programmi e misure negli ambiti individuati, che siano almeno relativamente proporzionate a questa entità: cioè, non è possibile, a meno di non cadere nella più evidente demagogia, occuparsi di 4 milioni di cittadini come se essi fossero poche centinaia di migliaia.
Se provassimo ad applicare sul piano delle risorse da attivare, la stessa proporzione applicata per il voto all’estero, ci troveremmo di fronte alla seguente situazione: una popolazione di 4 milioni elegge nella circoscrizione estera, 18 parlamentari; 4 milioni di cittadini equivalgono alla popolazione di una regione come l’Emilia-Romagna, circa mezzo milione in più della Toscana, poco meno del Piemonte o della Puglia. In una regione come la Toscana vengono eletti 58 parlamentari; oltre 60 in Emilia Romagna; il rapporto è quindi, più o meno, di 1 a 4.
Immaginiamo quindi che per gli italiani all’estero vengano definite risorse pari ad ¼ di quelle investite a favore dei connazionali residenti in Italia.
Sempre prendendo ad esempio l’Emilia Romagna, ci troveremmo di fronte ad una spesa pari a 2.3 miliardi di Euro, cioè circa 4.500 miliardi delle vecchie lire. Sarebbe auspicabile, ma è difficile immaginare la praticabilità di un tale obiettivo.
Vediamo allora quale è la spesa corrente operativa (che prescinde dalle spese correnti amministrative, le spese per gli investimenti, le spese per interessi) prevista dalla Regione Emilia Romagna per il 2002 –e che esula dagli interventi diretti dello Stato Centrale- nei medesimi settori assimilabili a quelli di precipuo interesse degli italiani all’estero:
74.78 milioni di Euro per le politiche sociali, immigrazione, progetti per i giovani
12.57 milioni di Euro per la cultura, sport, programmi per i rapporti con i cittadini
20.51 milioni di Euro per il turismo e commercio 
14.24 milioni di Euro per le attività produttive
348.67 milioni di Euro per scuola, formazione professionale, università e politiche attive per il lavoro.
La somma di queste cifre - che come si noterà non compendiano né previdenza, né tantomeno sanità, che da sola supererebbe la cifra di 5 mila milioni di Euro -, ammonta a circa 470 milioni di Euro, più o meno 900 miliardi di Lire.
Se ripartiamo questa cifra su 4 milioni di cittadini, si tratterebbe di una spesa pro-capite annuale di circa 225.000 Lire, pari a 116, 20 Euro, pari ad 1/20 di quella prevista dall’Emilia Romagna per i cittadini presenti nel suo territorio.
La spesa attuale destinata agli italiani all’estero, regionale e dello Stato Centrale nei settori indicati si aggira invece intorno ai 200 miliardi di Lire all’anno. 
Abbiamo privilegiato gli ambiti di intervento di cui sopra, perché è in essi che appare più visibile la possibilità di concepire la spesa come investimento nel grande potenziale dell’emigrazione italiana nel mondo e non come mero intervento assistenziale. E se è vero quanto va ripetendo il Ministro Tremaglia, e cioè che l’indotto realizzato dagli italiani nel mondo si aggira sui 115 mila miliardi di lire all’anno, appare evidente la totale sproporzione tra ciò che le collettività emigrate continuano a rendere al sistema Italia e ciò che ad esse ritorna, non tanto sul piano dei diritti –che sarebbe dovuto-, ma neanche su quello di investimenti destinati alla “riproduzione” della risorsa emigrazione, quella che al di là delle sacrosante rivendicazioni e dei reali fabbisogni, sarebbe ad esclusivo vantaggio del Sistema Italia; anche in questa ottica, puramente mercantile - e che non è la nostra -, la disattenzione delle nostre istituzioni, appare addirittura inconcepibile.
Ed appaiono abbastanza ridicole le continue roboanti declamazioni riguardanti la “risorsa emigrazione”.
In conclusione, al di là delle architetture tra interventi centrali e regionali, cabine di regia e momenti di coordinamento tra i diversi momenti istituzionali, ecc., il vero obiettivo della Conferenza Stato Regioni-CGIE, è quello di ristabilire una tendenziale, seppur relativa proporzione tra l’entità degli interventi e ciò che rappresenta in termini di diritti ed opportunità la realtà degli italiani all’estero.
Le “linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del Governo e delle Regioni per gli italiani all’estero” rischiano altrimenti di restare lettera morta o chiacchiere autogratificanti se non si quantifica seppure in prima approssimazione il valore e i fabbisogni dell’emigrazione italiana nel mondo. La Conferenza Stato-Regioni-CGIE, dovrebbe innanzitutto servire a questo. Deve cioè essere in grado di varare un piano triennale –fino alla prossima Conferenza-, che impegni il Governo e le Regioni nell’applicazione di misure precise e nell’impiego delle relative risorse.
Il coinvolgimento diretto ed integrale delle Regioni e dei diversi Assessorati – al di là degli ormai superati Uffici regionali dell’Emigrazione - rende a nostro parere legittimo e praticabile un obiettivo di spesa di mille miliardi all’anno per le nostre collettività nei settori della scuola, cultura, assistenza, informazione, formazione e orientamento, misure specifiche per l’associazionismo e per la piccola impresa, per i giovani e per le donne.
Non dovrebbe trattarsi necessariamente di programmi ex-novo, ma semplicemente di interventi attivabili su misure e programmi in buona parte già disponibili all’interno dei piani di sviluppo pluriennali delle Regioni, semplicemente riservando una quota di risorse e di programmi ad un’utenza costituita dagli italiani all’estero, che sia coordinata e integrata dall’intervento centrale. Ciò potrebbe peraltro contribuire a facilitare la spesa di fondi che non di rado le Regioni non riescono neanche ad impegnare, come è accaduto ed accade per i fondi strutturali UE, come recentemente ha saputo richiamare l’On. Gianni Pittella con una interrogazione al Parlamento Europeo.
Su questi obiettivi oggettivamente verificabili, gli italiani all’estero valuteranno l’operato del Ministero per gli italiani nel mondo e di questo Governo nella sua interezza, delle Regioni e del CGIE.
Rodolfo Ricci (Segr. Generale F.I.E.I.)

Regione dell’Umbria
FILEF ISUC 

 


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QUINTA EDIZIONE DEL PREMIO PIETRO CONTI - SCRIVERE LE MIGRAZIONI
BANDO DI CONCORSO 

Articolo 1
La Regione dell’Umbria bandisce la Quinta edizione del Premio “Pietro Conti”, intitolato al primo Presidente della Giunta Regionale dell’Umbria, il quale si impegnò con coerenza e con passione, sia a livello regionale che nazionale, per il riconoscimento e la tutela dei diritti degli emigrati.
La Regione si avvale della collaborazione della FILEF (Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e Famiglie) per la diffusione del bando, la raccolta degli elaborati e l’organizzazione della premiazione; della collaborazione dell’ISUC (Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea) per la pubblicazione e diffusione del volume contenente gli elaborati premiati e segnalati e per la sua utilizzazione a fini didattici.
Articolo 2
Il premio “Pietro Conti” ha frequenza biennale e prevede tre sezioni:
a) NARRATIVA, con l’intento di raccontare o descrivere in forma letteraria, fatti, situazioni, stati d’animo ed esperienze di vita nel contesto migratorio.
b) MEMORIALISTICA, biografie, autobiografie che descrivano, con la precisione e i riferimenti dovuti esperienze migratorie autenticamente vissute e realmente accadute.
c) STUDI E RICERCHE, aventi per oggetto l’emigrazione italiana e l’immigrazione in Italia svolti in qualsiasi università, centro di ricerca ed istruzione superiore italiana o straniera o da singoli studiosi.
In questa ipotesi, ove il lavoro fosse redatto in lingua straniera o fosse di dimensione ed ampiezza eccedenti quanto specificato dal successivo art. 4, il concorrente dovrà, a sua cura, inviare un estratto in lingua italiana non superiore alle 15 pagine corredato della biografia e di una scheda informativa sul lavoro da cui proviene.
Articolo 3
Può partecipare al premio “Pietro Conti” chiunque sia interessato e risieda o dimori in Italia ed all’estero.
Articolo 4
Gli elaborati, dovranno essere inediti, dattiloscritti in lingua italiana per un massimo di 15 cartelle (60 battute per 50 righe a cartella), e dovranno recare esplicitamente nell’intestazione, accanto all’eventuale titolo, la sezione alla quale intendono concorrere (a. Narrativa; b. Memorialistica; c. Studi e Ricerche).
Articolo 5
Gli elaborati dovranno pervenire, in triplice copia anonima, alla Segreteria del Premio “Pietro Conti”, presso la Filef – Via XX Settembre, 49 – 00187 Roma – Italia – entro e non oltre il 30 settembre 2002 accompagnati da una busta chiusa contenente le indicazioni anagrafiche e un breve curriculum personale dell’Autore.
Articolo 6
La Giuria del Premio è composta da 7 esperti dei fenomeni migratori: 3 nominati dalla Regione dell’Umbria, 2 dalla Filef e 2 dall’Isuc.
L’assegnazione dei premi e la proclamazione dei vincitori avverrà con voto a maggioranza dei componenti.
L’operato della Giuria è insindacabile.
La Giuria, a suo insindacabile giudizio, per ciascuna sezione, potrà assegnare premi ex equo. In tal caso i relativi premi saranno equamente suddivisi.
Articolo 7
Il premio è di EURO 2.066 per ciascuna sezione. 
Agli interessati sarà data comunicazione scritta.
I vincitori parteciperanno alla cerimonia di assegnazione che si terrà in Umbria a spese dell’organizzazione.
Articolo 8
Altri elaborati, che per le loro caratteristiche letterarie, di documentazione o di ricerca risultino avere un pregio significativo, potranno essere segnalati dalla Giuria per essere pubblicati a cura dell’ISUC insieme agli elaborati vincitori delle tre sezioni del concorso.
Articolo 9
La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale delle norme del presente bando e, in particolare, la cessione dei diritti d’autore e della proprietà letteraria alla Filef, all’Isuc e alla Regione dell’Umbria, che potranno utilizzarli liberamente citandone l’autore. Gli elaborati non verranno restituiti agli autori.

 


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Disposizioni recenti in materia di ristrutturazione degli Istituti Italiani di Cultura all'estero


1. PROPOSTA DI LEGGE 
PROGETTO DI LEGGE - N. 5012
d'iniziativa dei deputati
FURIO COLOMBO, GRIGNAFFINI, BRACCO
Disposizioni in materia di riorganizzazione degli Istituti italiani di cultura all'estero
Presentata il 23 giugno 1998
Presentato da:
Dep. COLOMBO FURIO (Dem.Sin.-Ulivo ) 
Situazione del progetto di legge:
Camera: Alla data del 30 Luglio 1998 assegnato alle Commissioni riunite Affari esteri e comunitari e Cultura, scienza e istruzione in sede referente non ancora iniziato l'esame 
Art. 1. 
1. E' istituito presso il Ministero degli affari esteri il Dipartimento per la cultura, la lingua e l'immagine dell'Italia nel mondo, di seguito denominato "Dipartimento". Il Dipartimento deve assolvere al compito di organizzare, guidare e coordinare tutta l'attività culturale italiana all'estero. Il capo del Dipartimento è scelto in base alla chiara fama ed al più alto livello di competenza culturale e professionale, anche al di fuori della carriera direttiva del personale del Ministero degli affari esteri.
2. Il Ministro degli affari esteri sottopone la designazione del capo del Dipartimento, con la documentazione e i titoli relativi, alle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica per un parere, e la propone al Consiglio dei ministri per l'approvazione.
Art. 2.
1. Il capo del Dipartimento è assistito da un consiglio di amministrazione che presiede. Tale consiglio è composto da cinque membri nominati, rispettivamente, dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro degli affari esteri, dal Ministro per i beni culturali e ambientali, dal Ministro della pubblica istruzione e dal Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica.
2. Il capo del Dipartimento è altresì assistito da un comitato scientifico composto da non meno di tre e non più di cinque componenti scelti fra le più note personalità della vita culturale, scientifica e pedagogica del Paese. Essi sono nominati dal capo del Dipartimento, sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Art. 3.
1. Il Dipartimento definisce l'organizzazione, le attività e l'organico degli Istituti italiani di cultura all'estero, decidendo, in base ai programmi generali ed alle risorse disponibili, il numero e la dislocazione di tali Istituti, e predisponendo modi diversi di operare per la cultura, la lingua e l'immagine italiana nei luoghi del mondo in cui il Dipartimento non può valersi della presenza di Istituti italiani di cultura.
Art. 4.
1. Il personale degli Istituti italiani di cultura all'estero è scelto, mediante un concorso per titoli, fra il personale ordinario o a contratto tanto in servizio presso la rete all’estero quanto in servizio presso i Ministeri degli affari esteri, della pubblica istruzione e dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, per i beni culturali e ambientali, presso i Dipartimenti per l'editoria, per l'informazione e per lo spettacolo. Può partecipare allo stesso concorso per titoli il personale docente di ruolo di tutti i gradi di insegnamento nelle scuole della Repubblica. I titoli per la partecipazione al concorso sono indicati nel bando, restando comunque titolo indispensabile il diploma di laurea, valutato anche in base al punteggio conseguito.
Art. 5.
1. I direttori degli Istituti italiani di cultura all'estero sono designati dal capo del Dipartimento, che ne sottopone la nomina al consiglio di amministrazione, sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Essi sono scelti fra il personale di ruolo del Ministero degli affari esteri, che, alla data di entrata in vigore della presente legge, fa capo alla Direzione generale per le relazioni culturali del Ministero, in base alla valutazione del lavoro svolto e dei risultati raggiunti in incarichi precedenti. Sono scelti, altresì, fra il personale selezionato in base ai concorsi di cui all'articolo 4.
2. Il capo del Dipartimento può proporre al consiglio di amministrazione, sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, i nomi di candidati scelti, al di fuori dei ruoli e dei concorsi, per chiara fama. Il numero dei posti disponibili per tali nomine e le relative sedi sono preventivamente stabiliti dal consiglio di amministrazione, sentito il parere motivato del comitato scientifico, in base ai piani di 
organizzazione del Dipartimento.
3. Tutti gli atti relativi ai concorsi, alle selezioni per chiara fama, alla designazione, alle nomine ed ai richiami in sede del personale di cui al presente articolo sono pubblici.
Art. 6.
1. Il capo del Dipartimento e il consiglio di amministrazione, sulla base delle indicazioni e delle proposte del comitato scientifico, formulano un piano triennale di missione per gli Istituti italiani di cultura all'estero nelle diverse aree del mondo. I piani devono tenere conto della dislocazione storica e ambientale dei centri italiani di cultura, della presenza e consistenza delle comunità di lingua e di origine 
italiana,e degli interessi italiani nell'area.
2. Il piano triennale di cui al comma 1, che comporta conseguenti criteri di selezione del personale scelto per concorso e di quello scelto per chiara fama è comunicato alle competenti Commissioni parlamentari dei due rami del Parlamento.
3. La durata delle nomine di cui agli articoli 4 e 5 non può essere inferiore alla durata del piano triennale, salvo ragioni che sono accertate e rese pubbliche dal consiglio di amministrazione del Dipartimento. Gli incarichi direttivi possono essere rinnovati una sola volta, ovvero per la durata del successivo piano triennale.
4. Il piano triennale comprende altresì la ridefinizione del numero e della dislocazione degli Istituti italiani di cultura all'estero, nonché la eventuale riduzione del numero delle sedi, al fine di definire e dare maggiore prestigio agli Istituti di importanza strategica. Il piano triennale definisce, altresì, la missione degli Istituti in merito alla distribuzione di risorse fra la diffusione della cultura e l'insegnamento della lingua italiana.
Art. 7.
1. Il Dipartimento può proporre al Ministro degli affari esteri la nomina di addetti culturali presso le ambasciate di consolati generali in Paesi in cui non vi siano, o abbiano cessato di funzionare, Istituti italiani di cultura. Gli addetti sono scelti dalle stesse liste e con le stesse caratteristiche e criteri del personale degli Istituti italiani di cultura all'estero, ad esclusione delle nomine per chiara fama.
2. Le nomine di cui al comma 1 sono approvate con le stesse modalità utilizzate per le nomine del personale degli Istituti italiani di cultura all'estero.
Art. 8.
1. E' prevista, nelle situazioni ed alle condizioni che sono individuate dal capo del Dipartimento e dal consiglio di amministrazione e che sono approvate dal Ministro degli affari esteri, l'istituzione della posizione di addetto culturale onorario presso ambasciate e consolati generali in cui non sia possibile o realistico operare attraverso le modalità indicate dall'articolo 7.
2. L'addetto di cui al comma 1 è scelto fra gli esperti locali di cultura e lingua italiana di riconosciuto valore e di provata reputazione nelle istituzioni culturali del luogo. Egli può essere cittadino italiano o cittadino del Paese ospite; svolge una funzione consultiva, indicando gli interventi e le iniziative culturali e linguistiche da effettuare nell'area, e realizzandoli di volta in volta dopo specifica indicazione del capo della delegazione diplomatica italiana all'estero, sentito il Dipartimento, senza oneri o competenze economiche.
Art. 9.
1. Il personale degli Istituti italiani di cultura all'estero, sia di ruolo che nominato per chiara fama, e gli addetti culturali, salvo l'addetto di cui all'articolo 8, sono inquadrati, dal punto di vista amministrativo e contabile, nelle locali strutture diplomatiche. Essi sono tenuti a coordinarsi con tali strutture tenendo conto che la rappresentanza legale della Repubblica spetta all'ambasciatore o al diplomatico più alto in grado nel luogo in cui opera l'Istituto italiano di cultura o in cui l'addetto culturale svolge le sue funzioni.
2. Dal punto di vista dei programmi, dei criteri, della organizzazione del lavoro e dei relativi bilanci preventivi e consuntivi, gli Istituti italiani di cultura all'estero e chi li rappresenta, nonché gli addetti culturali, nei luoghi in essi cui operano, ricevono istruzioni relativamente alla loro complessiva attività dal Dipartimento. Ad esso essi inviano proposte di programmazione e di intervento che devono essere approvate dal Dipartimento stesso insieme ai bilanci; sempre al Dipartimento essi rendono conto tramite rapporti semestrali.
3. In caso di contestazione o dissenso sul posto, il capo della delegazione diplomatica italiana ha la responsabilità immediata della decisione. Egli è tenuto comunque ad informare al più presto il capo del Dipartimento, motivando le ragioni del dissenso e proponendo la soluzione della situazione contestata. A sua volta il direttore dell'Istituto italiano di cultura all'estero o l'addetto culturale espone al capo del Dipartimento le sue ragioni documentate e si attiene alla decisione finale del consiglio di amministrazione del Dipartimento.
Art.10.
1. Gli Istituti per lo svolgimento delle proprie attività e previa autorizzazione del Ministero, possono assumere personale a contratto , anche di cittadinanza non italiana, entro il limite massimo di 700 unità, da adibire a mansioni di concetto ( B3), esecutive ( B2) e ausiliarie ( B1 );
2. Il suindicato personale a contratto, assunto con concorso analogo a quello con il quale vengono assunti i contrattisti delle Rappresentanze diplomatiche e consolari, è parificato a questi ultimi sia dal punto di vista normativo che retributivo;
In allegato la descrizione di tali profili professionali. 
Art. 11.
1. Tutti gli atti relativi alla conduzione dell'attività di presentazione e diffusione della cultura e della lingua italiana all'estero sono pubblici e sono accessibili a chi ne faccia richiesta nei modi indicati con il regolamento adottato dal Ministro degli affari esteri ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Per ciascun anno di lavoro il Dipartimento provvede alla pubblicazione di un annuario delle attività per la diffusione della cultura, della lingua e della immagine italiana all'estero. L'annuario fornisce una relazione su tutti gli aspetti e le funzioni del Dipartimento, i piani proposti, i programmi svolti, gli organici del personale, le specifiche competenze di ciascun funzionario in ciascun Istituto italiano di cultura all'estero, nonché i rapporti dei direttori degli Istituti e degli addetti culturali sul lavoro svolto ed i programmi in preparazione nelle diverse aree del mondo. L'annuario contiene, altresì, un rapporto sullo stato dell'insegnamento della lingua italiana, le opinioni espresse dal comitato scientifico sulle diverse questioni nel corso dell'anno, le ragioni delle nomine e delle revoche delle nomine stesse ed il rapporto annuale del capo del Dipartimento.

Vi inviamo in allegato la proposta di ristrutturazione degli Istituti Italiani di Cultura all'estero presentata nella scorsa legislatura 
dall'On.Furio Colombo. Abbiamo sollecitato l' On. Valerio Calzolaio a ripresentarla per avere un punto di riferimento normativo in 
sede parlamentare. Sono gradite osservazioni e proposte riguardanti il testo inviato.
Molte cordialità.
Norberto Lombardi
Eugenio D. Marino
N.Lombardi@forumitmondo.it
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