Associazione Mantovani nel Mondo
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CRISI IN ARGENTINA : la peggiore crisi della sua storia di Walter Gardini

L´Argentina volta pagina: nuovo modello economico."Se faremo un altro passo indietro avremo un bagno di sangue". Le cause della crisi. "L´atroce bellezza di essere argentini."

Dal 20 dicembre l´Argentina é al centro dell ´opinione internazionale, allineata con altri paesi in grave crisi di destabilizzazione.. In quel giorno il presidenre De la Rua, del partito radicale, di fronte alle proteste minacciose di una folla esasperata per misure economiche di estrema austeritá e per la proclamazione dello stato d´assedio, si dimetteva e abbandonava, con un elicottero, la Casa Rosada, sede del governo.. Da quel giorno é esplosa una crisi latente da tempo, considerata la peggiore di tutta la storia dell´Argentina.
Tra il 20 e il 21 dicembre ci sono stati ventun morti..
Il primo successore di De la Rua, il peronista Rodriguez Saá, fu costretto alle dimissioni il 29 dicembre, dopo una notte di altre proteste con tre morti, accusato di essersi circondato con persone del governo menemista assai impopolari per accuse di corruzione.
Dopo l´ elezione e l´abbandono di un altro presidente, il 2 gennaio,fu eletto con 262 voti su 300,Eduardo Duhalde, sconfitto da De la Rua nelle elezioni del 1999, ex -governatore della provincia di Buenos Aires, ex -vicepresidente di Menem e suo irreducibile avversario. " Ci hanno lasciato un paese in rovina, riconobbe nel suo primo discorso. L´Argentina é in bancarotta. Lo Stato no ha piú un soldo. Se faremo un altro passo indietro ci sará un bagno di sangue".

Per uscire da questa situazione fallimentare Duhalde formó un governo di unitá nazionale, chiese poteri speciali fino alle elezioni del 2003 e ottenne dal parlamento l´approvazione delle prime misure di un nuovo piano economico in sostituzione del precedente ritenuto la causa della crisi attuale. 
Esso si caratterizza per l´abbandono della convertibilitá o paritá tra peso e dollaro, creata dal ministro Cavallo nel 1991, con una svalutazione del 30-40 per cento. Ciò comporterà dolorose riduzioni nei salari e nelle pensioni come pure perdite nei contratti, quasi tutti in dollari, che nuove leggi cercano di mitigare. Si sospende il pagamento di una parte del debito estero; si sdoppia il regime di cambio e si mantiene il blocco dei depositi bancari già imposto da Cavallo.  L´efficacia reale di queste "leggi di emergenza"´non é certa.  Potrebbero infatti aprire il cammino all'inflazione, un vero incubo per gli argentini e diminuire gli investimenti e i crediti necessari per uscire dalla recessione e coprire il deficit del bilancio. Sarà necessario rafforzare il mercato interno, creare nuovi posti di lavoro, sostenere la piccola e media impresa.
Come ottenere tutto questo date le condizioni attuali?
"L´Argentina non può essere lasciata sola "ha riconosciuto Prodi. Il presidente Ciampi ha assicurato l´appoggio dell'Italia con un messaggio speciale. Espressioni di solidarietà e promesse di aiuti sono state manifestate dal premier Silvio Berlusconi e dal ministro Tremaglia, responsabile del dicastero Italiani nel mondo. L´Associazione Mantovani nel Mondo" (AMM), ha interessato la Regione Lombardia e vari comuni di Mantova per promuovere iniziative allo scopo di assistere i lombardi residenti in Argentina, facilitare le loro richieste di rimpatrio e il loro inserimento nel mondo del lavoro, offrire Borse di studio in Italia "Liberare l´Argentina dal cappio del debito estero" é il proposito di una iniziativa promossa da una ONG italiana.
Aznar, presidente di turno della Unione Europea, ha auspicato un piano "realizzabile e credibile concordato con le migliori organizzazioni internazionali". Il FMI ha approvato un credito di 22.000 milioni di dollari per un piano di rilancio dell'economia quando la situazione si sará stabilizzata.
Tutto quello che la comunità internazionale potrà fare sarà certamente molto utile, ma il vero problema dell'Argentina non é principalmente quello economico, ma é soprattutto di carattere morale e culturale.

LE CAUSE DELLA CRISI

Di fronte a questi fatti molti si sono chiesti come sia stata possibile una crisi cosi profonda.
L´Argentina é uno dei paesi più ricchi. Ha tutto: petrolio, gas, minerali preziosi, fertili campagne, abbondanza di frumento e di carne, boschi, chilometri di costa preziosi per l´industria della pesca. Ha una superficie 11 volte superiore a quella dell'Italia con una popolazione di soli 37 milioni di abitanti.
Per questo, dalla metà dell'Ottocento é stata la meta preferita di milioni di emigranti di tutti i paesi europei soprattutto dell'Italia e della Spagna. Si vorrebbe sapere come e perché si é trasformata in un paese dal quale molti vorrebbero emigrare.
Nella sua popolazione cosmopolita non ci sono conflitti di carattere etnico o religioso. É il paese più alfabetizzato dell'America Latina, con cinque premi Nobel, scrittori di fama mondiale come Jorge Louis Borges ed Ernesto Sabato.
Era nei primi decenni del secolo scorso la sesta potenza economica mondiale, il "granaio del mondo". Com'é arrivata oggi a livelli di estrema povertà e fame da spingere la popolazione in molte città del paese a saccheggiare i supermercati e case private in cerca di alimenti ?
La decadenza dell'Argentina cominciò nel 1930 con un golpe dei militari contro H.Yrigoyen, fondatore del partito radicale con tendenza socialdemocratica. Continuó durante le tre presidenze di Juan Domingo Perón (1946-1974), il quale ha il grande merito di aver promosso una maggior giustizia sociale, ma é considerato da molti il maggior responsabile della decadenza nazionale per aver dilapidato per scopi demagogici le abbondanti riserve di oro accumulate con le esportazioni durante la seconda guerra mondiale, aver creato formazioni sindacali così potenti che paralizzarono  lo sviluppo dell'economia e aver incoraggiato, quando era in esilio, gruppi di terroristi che facilitarono il suo ritorno.
Questa decadenza si accentuò durante i dieci anni della presidenza di Menem (1989-1999). Nei primi cinque anni, con un appoggio incondizionato alla politica della convertibilità del suo ministro dell'economia Domingo Cavallo riuscì a frenare una galoppante e minacciosa iperinflazione. Con il ricavato delle privatizzazioni garantì un periodo di notevole prosperità economica che gli valse la rielezione. Negli ultimi cinque anni incominciarono a manifestarsi chiaramente i fattori che determinarono la crisi attuale. La rigida conservazione della convertibilità, mentre il peso stava deteriorandosi progressivamente nel confronti del dollaro, portò alla diminuzione delle esportazioni, alla fuga di molte imprese in Brasile o nel Paraguay dove i costi della produzione erano a volte meno della metà. Le privatizzazioni si rivelarono troppo radicali, non ben preparate, con manipolazione delle licitazioni e troppi vantaggi per le imprese estere. Menem privatizzò tutto: petrolio, gas, telecomunicazioni, autostrade, aviazione. Ci furono alcuni benefici innegabili che portarono alla modernizzazione di alcuni settori, pero a scapito della produzione nazionale. Il progresso attraverso il libero mercato e relativa globalizzazione non si realizzò e centinaia di imprese fallirono. Tutto questo causò un aumento della recessione,della disoccupazione e della povertà. Grandi scandali di corruzione con impunità dei colpevoli, appropriazione personale di fondi riservati, tangenti sempre più numerose e più alte, grandi spese superflue del presidente impegnato in una "politica show", contribuirono ad aumentare l´insoddisfazione e il malessere generale.
Quando alla fine del 1999 De la Rua, radicale, giunse alla presidenza suscitò molte speranze anche perché aveva fatto una Alleanza con un partito orientato verso sinistra e dedicato a combattere la corruzione e a promuovere una maggior giustizia sociale. Piú il tempo passava e più il nuovo presidente, una persona certamente onesta, manifestava la sua assoluta incapacità e mancanza di chiarezza nel prendere decisioni adeguate alle nuove situazioni al contrario di quanto avveniva con l´astuto e abilissimo Menem. Dopo aver cambiato in pochi mesi due ministri dell'economia, De la Rua cedette alla tentazione di ricorrere a una persona internazionalmente tanto apprezzata e che aveva fatto la fortuna di Menem nei primi cinque anni, Domingo Cavallo, discendente di un emigrante piemontese e pluridecorato honoris causa in legge, giurisprudenza ed economia nelle università di Genova, Torino e Bologna. Forte dei poteri speciali da lui chiesti, portò il suo liberalismo alle estreme conseguenze. Per poter pagare le scadenze degli interessi dell'enorme debito estero (155.000 milioni di dollari), e ottenere nuovi prestiti, impedire la fuga di capitali all'estero che stava avvenendo e aumentare le entrate fiscali, bloccò i depositi bancari, ridusse del 13-20% salari e pensioni, impose la necessità di ricorrere alle banche per tutte le operazioni finanziarie.
Queste misure esasperarono la popolazione e provocarono i primi saccheggi ai supermercati alla ricerca di alimenti. Il malcontento verso i politici si manifesto anche nelle elezioni dell'ottobre dell'anno scorso per il rinnovo di una parte dei deputati. I voti nulli, in bianco, uniti a quelli degli assenti raggiunsero il 41%, corrispondenti a 10 milioni di cittadini. Un primato mai raggiunto.

L´ATROCE BELLEZZA DI ESSERE ARGENTINO

Un aiuto per conoscere meglio le cause della crisi argentina ci può venire dalle prese di posizione della Chiesa. Nella notte drammatica del 20 dicembre mons. Karlic, presidente della Conferenza Episcopale Argentina, ha diretto un messaggio al paese. Negli ultimi cinque mesi tre volte la CEA aveva fatto sentire la sua voce.
I vescovi riconoscono che la vera causa della crisi "é soprattutto morale" ed esige"un cambio di mentalità e grandezza di spirito". Esortano i politici al dialogo, a rinunciare a ciò che é ingiusto e distrugge la fraternità.
Più forte la presa di posizione del movimento che in Argentina promuove l'opzione per i poveri: "Come pastori non possiamo essere complici di questo sistema genocida. Ci impegniamo ad incoraggiare e ad accompagnare chi lotta , chi propone vie di uscita alternative, chi non si rassegna, unendoci alle lotte del nostro popolo, espresse nelle organizzazioni popolari e negli spazi di resistenza". Uno di loro, Il Padre Farinello, animatore di molte opere di carattere sociale, ha ottenuto il permesso di organizzare un movimento con finalità politiche.
Numerose iniziative sono sorte per rispondere alle emergenze create dalla crisi. La Caritas ha intensificato la sua azione. Il suo presidente ha invitato, nel mese di novembre, De la Rua, membri del governo, dirigenti dell'opposizione, banchieri, imprenditori e sindacalisti per un dialogo sulla situazione dell'Argentina e preparare una relazione da trasmettere al "Programma di sviluppo"delle Nazioni Unite. Nonostante tanti e gravi problemi la Caritas e la Conferenza Episcopale invitano alla speranza. "La nostra patria si é impoverita", affermano i vescovi in un loro documento, "ma l´Argentina ha un potenziale umano, spirituale e di ricchezze naturali che ci permette di mantenere la speranza in questo momento di crisi"
Il libro più letto in Argentina nel 2001(12 edizioni) fu quello pubblicato nello stesso anno da Marcos Aguinis, filosofo, psicologo e sociologo di prestigio, intitolato: "El atroz encanto de ser argentino" ( L'atroce bellezza d'essere argentino). Aguinis si chiede come sia possibile unire atroce con bellezza e risponde dopo un rapido esame delle principali caratteristiche della recente storia della società argentina. "Per quanto possa essere masochista e contraddittoria questa é, ora, la nostra condizione. Ci emoziona essere argentini, però com'é difficile esserlo! Soffriamo, malediciamo, protestiamo, però continuiamo ad amare questo paese terribile". Aguinis conclude:"Nonostante tutto ho fondate speranze che l´Argentina ha un futuro. Non terminerò questo libro senza provarlo"
Queste sono le speranze di tutti. Perché possano realizzarsi é necessario che i politici si mettano al servizio del paese e non dei loro interessi personali o di partito, che non mantengano intatti i loro salari o le loro pensioni quando li riducono alla classe media e ai poveri, che aboliscano o limitino irritanti sperequazioni di stipendi e privilegi, che non continuino a litigare tra di loro per posizioni di potere, che realizzino la riforma tributaria sui grandi profitti.
Conosciamo bene anche in Italia queste esigenze, ma in Argentina sono particolarmente urgenti data la maggiore fragilità economica e perché restarono disattese per troppo tempo. Quanto é avvenuto in questi giorni dovrebbe insegnare che la pazienza di un popolo oppresso da leggi ingiuste, anche se sembrano perfette da un punto di vista logico e opportune in altri paesi, hanno un limite.
Nel 1976 un altro presidente, Isabelita Perón, abbandonava con un elicottero la Casa Rosada. Furono i militari a obbligarla ad andarsene.  Adesso fu una rivoluzione popolare e i militari resistettero alla tentazione di intervenire, dando prova di avere abbandonato la loro condotta golpista più volte seguita dal 1930 in poi. É possibile sperare che anche i politici di turno si rinnovino? Il recente duro attacco, senza alcuna proposta alternativa, dell'ex-presidente Menem a Duhalde, suo antico avversario, ci lascia incerti. La crisi continua.
Walter Gardini 
gennaio 2002

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