12a CONVENTION  MONDIALE DELLE CAMERE DI COMMERCIO ITALIANE
 
MANTOVA:     30 -31      OTTOBRE    2003

Associazione

Annamaria Minutilli dello staff giornalistico AMM,   intervista: 
 

Alessandro Marino
C.C. Colonia

Massimo Campedelli
Movimento Laici America L.

 Domingo Pacchioni
Direttore della Fiera di Gonzaga

Conclusi i lavori della 12a Convention delle Camere di Commercio Italiane all'Estero 
PRESENTATO PLA.NET: IL SISTEMA INFORMATIVO PER LE C.C.I.E. 

MANTOVA- Giovedì, 30 ottobre, durante l'ultima giornata di lavori si sono tenuti 3 forum di presentazione delle aree geoeconomiche, organizzati rispettivamente dalla Camera di Commercio di Brescia, che ha presentato Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna, dalla Camera di Commercio di Mantova, che ha presentato il Brasile, ed infine dalla Camera di Commercio di Bergamo, che ha presentato la Repubblica Ceca, la Repubblica Slovacca, Ungheria e Russia. Ad aprire il forum di discussione, in video conferenza dalla Camera di Brescia ed in collegamento con le Camere di Commercio lombarde, Laura Kavafyan, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Parigi. "La Francia, dopo la Germania, è il secondo mercato di esportazione per l'Italia. – ha affermato – C'è sicuramente spazio sul mercato francese per i prodotti italiani: i francesi non hanno infatti solo imparato a mangiare e vestire italiano, ma sono oggi alla ricerca dei prodotti di nicchia del Made in Italy". Per quanto riguarda la Germania si è parlato delle quote che l'industria italiana ha perso sul mercato tedesco nei settori dell'abbigliamento e della maglieria, settori nei quali è stata  sostituita dalla Turchia. 
È stata poi la volta di Leonardo Simonelli, Presidente dell'Italian Chamber of Commerce and Industry for the United Kingdom per cui, l'economia britannica continua a registrare un trend di crescita e le previsioni per il 2004 sono pari ad un +1.6% del prodotto nazionale lordo. "Una delle difficoltà maggiori in cui può imbattersi l'imprenditore italiano deriva dal rischio di cambio. La sterlina è una valuta forte ma fluttuante, e questo rappresenta sia un rischio che un'opportunità". Fondamentale, secondo Simonelli, per gli imprenditori che intendono investire nel Regno Unito sarebbe il ruolo della Camera di Commercio: "La Camera – ha spiegato – ha pubblicato una Guida per fare affari nel Regno Unito in cui sono descritte le possibilità offerte dai vari settori, tra i quali anche quello immobiliare, che rappresenta un'opportunità importante di business tra Regno Unito e Italia. La Camera ha pubblicato anche una rivista, intitolata Partnership, in collaborazione con l'Enit, l'ICE l'Istituto Italiano di Cultura e l'Ambasciata del Regno Unito, a testimonianza dell'impegno degli enti britannici nel loro ruolo di sostegno dell'imprenditoria italiana". 
Luigi Bianco, rappresentante della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca, recentemente riconosciuta dai Ministeri italiani competenti, ne ha descritto la struttura ed ha esposto il processo di privatizzazione avvenuto negli ultimi anni e le diverse fasi  necessarie per far diventare l'economia da pianificata a economia di mercato. Luigi Bianco ha concluso il suo intervento parlando delle possibilità di investimento nel Paese che entrerà a far parte della Unione Europea dal prossimo maggio. 
Michele Bologna, Segretario Generale della Camera di Commercio Italo-Slovacca, ha llustrato oltre le possibilità di business offerte dalla Slovacchia anche le riforme, in particolare quelle di natura fiscale che sono state introdotte nel Paese in vista dell'entrata nella Unione Europea. 
Anche Rrzsébet Mária Szabò, Segretario Generale, e Alessandro Felice, Presidente della Camera di Commercio Italiana per l'Ungheria, hanno incentrato il loro intervento sulle riforme fiscali, sui passaggi dall'economia pianificata all'economia di mercato e fornito dati sulla crescita economica e sulla presenza di imprese italiane nel Paese. Il Segretario Generale ha 
enumerato alcuni dei vantaggi che l'Ungheria offre per l'imprenditore italiano, tra cui la rete stradale quasi ultimata e i bassi costi della manodopera. 
Antonio Cossu, Segretario Generale della Camera di Commercio Italo-Russa, ha dato delle 
indicazioni agli imprenditori italiani che volessero investire nel paese: "Affinché un business abbia successo, è necessario che gli imprenditori abbandonino il progetto di investire da soli in Russia ma affrontino il mercato russo consorziandosi. La creazione di un consorzio, oltre ad abbattere i costi per gli imprenditori, garantisce una maggior forza alle imprese, maggior credibilità e affidabilità non solo dal mercato ma anche dal sistema bancario russo", ha dichiarato Cossu. 
Ultimo intervento quello di Walter Ciastellardo, Presidente della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna, che ha fornito un quadro del paese e le possibilità di investimento che offre, sottolineando il fatto che esiste una "pax sindacale" fondamentale per la buona riuscita dei rapporti con i dipendenti. Il Segretario Generale di Madrid si è  soffermato sulle possibilità e i servizi offerti dalla Camera di Commercio Barcellona, fornita di un Business Center teso a fornire le strutture fisiche per limitare i costi iniziali agli  imprenditori che decidono di investire in Spagna. La Convention delle Camere di Commercio Italiane all'Estero si è conclusa venerdì, 31 ottobre, con la seconda parte del modulo formativo iniziato giovedì pomeriggio, sul sistema informativo Pla.Net ad uso dei funzionari delle CCIE. Pla.Net è il network per le aziende e la risposta delle camere di commercio italiane sui mercati esteri, un punto di riferimento per iniziative imprenditoriali all'estero e una guida con dati di tipo economico, normativo, commerciale, politico, geografico e di interesse generale su ogni paese network delle CCIE. Offre, inoltre, attività annuale di   promozione ed assistenza delle CCIE classificate per paese, area geografica, tipologia di attività e settore economico ed oltre 20 mila imprese segnalate dalle CCIE fra i propri soci e non classificate per paese, categoria economica, oltre al monitoraggio delle opportunità di affari e delle tendenze settoriali con siti di interesse individuati dalle CCIE nei rispettivi paesi di competenza. 

Anna Maria Minutilli

 

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Intervista ad  ALESSANDRO MARINO 
Segretario Generale Cam. di  Com. Monaco di Baviera 
di Anna Maria Minutilli

Durante l’ultima giornata, dedicata  ai forum di presentazione delle aree geoeconomiche, Anna Maria Minutilli  ha intervistato per l’Aise  Alessandro Marino, Segretario Generale della Camera di Commercio  Italiana di Monaco di Baviera. 

d .) La Germania sta attraversando un periodo di grave recessione economica. Può questo influire sui rapporti commerciali fra Italia e Germania e come sta affrontando questo problema la camera di commercio che Lei rappresenta? 
R:
 La recessione influisce sui rapporti economici fra Italia e Germania, nel senso che la Germania per l'Italia è sempre stato un punto di riferimento soprattutto in alcuni settori in particolare e, a fronte di una crescita economica davvero molto 
ridotta in Germania, è chiaro che questi settori abbiano risentito di questo clima. Penso soprattutto al settore nel campo delle ceramiche, settori di produzione di macchinari, tessile, settore dell'automobile e su forniture collegate al settore automobilistico, che stanno subendo delle ripercussioni negative. Per far fronte a questo non si può pensare solo ad una politica che faccia leva sul prezzo, ma su provvedimenti e strategie da parte dell'impresa volte a dare un maggior contributo agli investimenti in nuove tecnologie e nei processi produttivi. 

d.) Il filo comune delle diverse relazioni della Convention è stato l'innovazione delle nuove tecnologie delle imprese come premessa per l'internazionalizzazione delle stesse. È  d'accordo anche Lei su questo punto? 
R:
Sì, perché la maggior parte dei problemi che vengono dalla Cina e dalla globalizzazione è  rappresentata dal processo delle attività produttive, che prima venivano svolte in Italia e nei paesi a basso costo di lavoro, come appunto la Cina; ma è chiaro che, se si tratta di tecnologie nuove, queste possono essere facilmente copiate da altri paesi. A quel punto  bisogna puntare su tecnologie più complesse e sulla innovazione dei prodotti, dove è importante dare anche un servizio al cliente. Il problema della concorrenza della Cina per i prodotti standard è certamente il prezzo, per cui è chiaro che si va ad acquistarli dove 
costano di meno. Se si tratta di prodotti dove è fondamentale avere da parte del fornitore un servizio – che significa anche la capacità di servire il cliente nello sviluppo, nella progettazione dei prodotti – e dove è necessario un confronto continuo con il cliente, chiaramente si da la preferenza a quei partner che sono in grado di farlo e che sono anche più vicini geograficamente, per cui non ci sono problemi di comunicazione. 

d.) Lei è segretario generale della Camera di commercio della Baviera, il Land più grande e più opulento della Germania. Negli ultimi anni, rispetto al passato, c'è stata in Baviera una maggiore penetrazione dei prodotti italiani? 
R:
L'Italia è, dopo l'Austria, il maggior partner commerciale della Baviera in Europa e questa è una posizione consolidata da molti anni, ma non c'è stata una retrocessione nella scala dei partner della Baviera, per cui l'Italia rimane un partner importantissimo.
 
d.) Quali sono le caratteristiche delle imprese italiane rispetto a quelle tedesche? 
R:
In genere la maggior parte delle imprese italiane sono piccole-medie e quindi molto snelle e molto flessibili. Questo è un vantaggio rispetto alle imprese tedesche, spesso di grandi dimensioni e quindi con meno capacità di adattamento ai mutamenti. 

d.) E la mano d'opera italiana continua ad essere apprezzata dai tedeschi? 
R:
È molto apprezzata anche in virtù della flessibilità e per il fatto che si lavori su più turni, spesso anche la sera, ma anche per la qualità dei prodotti. L'Italia, poi, non è un paese che esporta solo agroalimentari, ma è un paese che viene apprezzato anche per produzioni a più alto contenuto di tecnologia. 

d.) Secondo Lei il ruolo delle camere di commercio all'estero non dovrebbe essere più dinamico? 
R:
 Assolutamente no, le camere di commercio sono delle strutture molto dinamiche in quanto noi non siamo degli enti statali, noi siamo delle associazioni fra imprenditori e ci  autofinanziamo, per la maggior parte vendendo servizi, e, a differenze di altre strutture attive all'estero che sono strutture statali e quindi completamente finanziate dallo Stato, noi riceviamo piccoli cofinanziamenti e ci autofinanziamo al 70%. 

d.) E a proposito dell'internazionalizzazione di cui si è parlato tanto in questa Convention? 
R:
Appunto perché siamo realtà dinamiche, siamo più attenti ai cambiamenti: noi ci poniamo il 
problema ogni giorno su come dare un maggior servizio al cliente, cosa proporre, anche perché i nostri servizi sono personalizzati, fatti su misura dell'azienda. Siamo delle piccole società di consulenza in sostanza. 

d.) Quali sono le aziende italiane che negli ultimi anni chiedono di investire in Germania? 
R:
 Non esiste una tipologia specifica per settore o per scomparto. Le aziende che chiedono 
di investire in Germania sono quelle medie aziende che hanno la capacità finanziaria di fare degli investimenti. Le altre sono aziende che esportano in Germania, anche perché investono sui processi produttivi e di recente si è registrato un incremento della presenza italiana perché, a fronte della debole situazione economica in Germania, si è avuta la possibilità di acquistare aziende o rami di aziende e c'è stato un discreto incremento di acquisizioni da parte italiana. 

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Annamaria Minutilli

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Anna Maria Minutilli intervista Massimo Campedelli,
presidente Movimento Laici per l’America latina, partner AMM

d) Come nasce il vostro movimento?
Il nostro movimento nasce nell’ambito della chiesa conciliare negli anni ’60 e poi si autonomizza dalla chiesa, ha più di quarant’anni di vita ed oggi è un movimento a tutti gli effetti laico.
d) Quanti progetti avete realizzato?
In questi quarant’anni abbiamo realizzato 250 progetti di sviluppo, la stragrande maggioranza in America Latina; negli ultimi anni siamo andati in Africa ma sono ancora poche esperienze.
d) Come nascono i progetti?
Sono tutti progetti nati dentro una logica, un approccio combinato delle persone che lavorano con noi che realizzano i progetti con le controparti locali e ogni progetto in genere ha una condizione, cioè quella che ci siano dei volontari italiani che operano al loro interno perché il volontario è una figura fondamentale sia per l’azione di sviluppo delle emergenza, delle calamità sia per i rapporti dell’Italia con l’Europa in questo caso il volontario è una figura ponte. Sono passati in 35 anni 850 volontari e tutti mediamente con esperienze di 3-4-5 anni di intervento.
d) Di che natura sono in progetti?
I progetti sono di natura diversa per le attività che vengono svolte, la finalità di ogni progetto è che aiuti a migliorare, promuovere e sviluppare la tematica dei diritti umani sia con i bambini lavoratori in Perù , quanto per le donne rurali brasiliane e la popolazione mapuche in Cile e in Argentina dove siamo presenti con due aree una è Sant’Ana vicino Santa Fe, con un progetto di riforestazione di sviluppo rurale integrato con una cooperativa di agricoltori locali tehuelches e l’altra per giovani marginali nella periferia di Buenos Aires con la fondazione SES di Buenos Aires, dove facciamo attività di promozione e animazione per quanto riguarda la devianza giovanile. In Brasile sono circa 50 i progetti alcuni dei quali vanno avanti al di fuori delle linee di finanziamento tradizionali.
d) In quanti paesi operate?
Operiamo in una ventina di paesi quasi tutti in America Latina, in più siamo in Angola e Mozambico e in Marocco dove stiamo lavorando con una ONG di donne e siamo riusciti a mettere insieme queste donne marocchine con il movimento delle donne rurali brasiliane. In questo momento stiamo operando per dei progetti in America Latina siamo a Cuba, Nicaragua, Guatemala, Honduras, Colombia, Haiti dominicana, Perù, Equador, Bolivia, Cile, Argentina, un progetto che si è concluso in Venezuela e Paraguay.
d) Quali sono le vostre principali fonti di finanziamento?
Il nostro budget annuale, attualmente, è di circa 5 milioni di euro e il 60-70% sono finanziamenti del governo italiano 20% sono finanziamenti dell’Unione Europea e il resto sono contributi volontari; c’è una fitta rete di solidarietà sui progetti, l’importanza del volontario che si porta sempre dietro i parenti, gli amici oppure gli enti locali con operazioni centrate perché noi in una serie di programmi di cooperazione centrati di emergenza li abbiamo gestiti con le regioni e i comuni.
d) Per quanto riguarda l’Argentina dopo la grave crisi avete operato in maniera più capillare?
Il movimento è nato in Argentina, Brasile e Paraguay, noi eravamo usciti dall’Argentina alcuni anni fa ,ci siamo ritrovati dentro la crisi perché era già partito prima il progetto agricolo di tipo rurale nella zona di Santa Fe anche perché i progetti sono medio-lunghi e passa generalmente del tempo tra l’ideazione e l’avvio del progetto e vi passa fra un anno e mezzo e due anni e mezzo. La nostra presenza in Argentina è stata una sentinella di ciò che stava accadendo, attualmente collaboriamo a stretto contatto per quanto riguarda la parte sanitaria con la Regione Veneto che si è impegnata molto in questo senso accompagnando e supportando per quello che è nelle nostre possibilità. L’altra cosa su cui stavamo lavorando per quanto riguarda l’Argentina è l’idea, alla luce di questo primo anno, è un grande investimento con progetti legati all’emergenza Argentina, ho fatto un conto recentemente su una ventina di progetti su 45-50 riguarda l’Argentina con cui il nostro paese ha profondi legami storici, di tradizioni migratorie e politici. L’idea su cui stiamo lavorando è quella di costruire un momento di verifica e di confronto sulla cooperazione Italia-Argentina oggi.
d) Secondo Lei l’Italia è intervenuta nella crisi argentina in maniera adeguata?
L’impegno italiano per l’Argentina è stato notevole in Italia si poteva fare di più ma non vorrei aprire questo capitolo ma perlomeno oggi conviene capire cosa fare nel lungo periodo, l’altra variabile riguarda l’Italia e l’Europa, l’Europa vuole essere in qualche modo assente dalla grossa partita che si gioca sull’ALCA oppure no o lo sarà proprio l’Argentina, per quello che ne so io sta con più forza rispetto al Brasile a rendere meno dipendente l’America Latina, però anche l’Europa dovrebbe avere un ruolo in questo senso e questo è quello su cui noi stavamo riflettendo.
d) Cosa pensa della coraggiosa politica di Nestor Kirckner?
Io ho questa impressione che Kirckner stia facendo un’operazione: da una parte di manifestare appieno l’orgoglio argentino e credo che un leader politico che ha la percezione del sentire del suo popolo di tirar fuori l’orgoglio argentino dal momento in cui l’Argentina è passata attraverso le dittature, sia una persona di grande spessore, il secondo momento è valorizzare davanti al mondo la dignità del popolo argentino non con logiche populiste ma con un serio e grande progetto democratico, questo lo rende una figura di primo piano a livello internazionale. In America Latina
non sono moltissime le persone che sanno coniugare il senso della dignità del popolo a un progetto democratico e l’assunzione piena della responsabilità internazionale. Mio padre è stato un emigrante in Argentina e io non sono mai stato in Argentina, ci vado fra 20 giorni ed ho una certa emozione ad andarci, sia per questo motivo che soprattutto per capire cosa sta facendo questa persona che “sembrava” insignificante nel panorama politico, sia argentino che internazionale. Il coraggio con cui ha impostato alcuni passaggi, secondo me, sono assolutamente di buon auspicio.


Annamaria Minutilli

 

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Innovazione e internalizzazione anche per la Fiera di Gonzaga
Intervista al direttore Domingo Pacchioni 
di Annamaria Minutilli

La Fiera di Gonzaga ha subito, negli ultimi anni una notevole espansione, quali saranno le novità per il prossimo anno?
A differenza del calendario del 2003 abbiamo la Fiera dell’antiquariato che è abbinata con il mercatino ed è diventato il mercatino più importante d’Italia, il mercatino sarà all’esterno del quartiere fieristico mentre all’interno ci sarà una fiera del mercato d’antiquariato di medio - alto livello con ingresso a pagamento per differenziare la tipologia, altra cosa molto importante è che con l’entrata in vigore del nuovo regolamento regionale in aprile, siamo riusciti ad avere la qualifica di nazionale su tre manifestazioni in più fino al 2003 avevamo solo la fiera agricola millenaria quest’anno invece abbiamo Carpitaly, mostra mercato del
carpfishing e della pesca al siluro e la fiera dell’elettronica che è una cosa importante il nuovo regolamento ha delle caratteristiche indispensabili che ogni fiera deve avere da quella locale nazionale, internazionale, principalmente sul numero degli espositori e sull’accoglimento questa manifestazione doveva avere certe caratteristiche ed anche quest’anno eravamo in un quartiere con determinate caratteristiche richieste dalla Regione che ha accolto la nostra domanda. 

La Millenaria rimane, però, la fiera più importante?
La Millenaria, nata nel 1500 è la fiera più importante che ha dato il nome alla società ed è una fiera nata come esclusivamente agricola sugli equini, sui bovini, sui suini ed adesso è rimasta fiera agricola con una buona esposizione di macchine agricole, di bestiame, di suini e di animali da cortile ma c’è tutto un contorno di campionaria: dall’artigiano locale, all’azienda siamo una fiera che vede la partecipazione di circa 500 espositori e per quanto riguarda la zona è la fiera più importante per quanto riguarda il numero di espositori e visitatori, superiamo, infatti, il numero di 100.000 visitatori

La fiera di Gonzaga nasce come realtà locale?
Si nasce come evento comunale e gestita a livello comunale perché avevamo solo questa manifestazione la Fiera di Gonzaga che si staccava un mese prima da tutte le manifestazioni e diventava Millenaria non c’erano allestimenti, l’espositore arrivava e si sistemava, era una più una sagra invece adesso ci sono diverse esigenze ed il crescere delle necessità abbiamo creato una società nel ’98 con un aumento di capitale nel 2002. Siamo avvantaggiati dal fatto che ci troviamo in un’ area perimetrica rispetto ai confini della regione siamo raggiungibilissimi da Parma Modena, Verona,Viareggio anche se per alcune fiere di settore vengono da tutta Italia invece per le fiere campionarie erano le province che citavo prima.

In questi giorni si è parlato molto al convegno di internazionalizzazione ed innovazione, voi come vi siete posti rispetto a queste nuove sfide?
Noi per alcune fiere che hanno rilevanza di tipo extracontinentale facciamo pubblicità su riviste estere di settore è il caso di Carpfishing per cui abbiamo espositori che vengono dall’Inghilterra Francia, Germania che sono le nazioni europea più interessate perché è una tipologia di pesca simile ed anche i visitatori provengono da queste zone così come dalla ex
Jugoslavia e Austria. 

E per quanto riguarda l’Italia?
Ci sono 10.000 appassionati che stanno crescendo all’estero andiamo su cifre maggiori sui 500.000 la Carpitaly è nata 10 anni fa ed in Italia è diventata la più importante per quanto riguarda il Carpfishing ed una delle più importanti a livello europeo abbiamo anche degli istruttori che provengono da queste nazioni, è una fiera che oltre ad essere una novità
per il tipo di pesca che rappresenta, all’interno della quale ci sono molti convegni molti incontri e con i principali attori del mercato del Carpfishing. Inoltre all’interno delle nostre manifestazioni abbiamo delle attività collaterali, quella più richiesta è stata la millenaria dove c’era un mix di prodotti che offriamo che va dal convegno sull’attività agricola fino al ristorante tipico di prodotti mantovani ed accontenta uno spettro di visitatori notevole ed è anche quello che ci permette di raggiungere quelle cifre.

Come viene recepita questa manifestazione a livello nazionale?
A livello nazionale siamo usciti sui quotidiani come il "Sole 24 ore" e su riviste di settore cerchiamo di allargare il bacino di utenza dei visitatori e soprattutto di arrivare in tutte le regioni italiane tramite queste uscite e ci siamo riusciti perchè per quelle manifestazioni sulle
qualifiche alimentari sia i visitatori che gli espositori provenivano da tutta Italia e anche la fiera dell’elettronica è cresciuta tantissimo, addirittura abbiamo bisogno di più spazio perché abbiamo una lista di attesa importante, abbiamo degli espositori dalla Sicilia, dal Piemonte, dal Lazio ed è molto importante perché è un periodo in cui l’espositore sta selezionando perchè di fiere ce ne sono sempre di più e quando c’è il pieno le fiere si autopromuovono ed è anche importante il passaparola far pagare poco sia all’espositore che al visitatore.

Avete altri progetti?
I prodotti gastronomici per il 2004, abbiamo in cantiere una fiera sul foyerismo, che era la vecchia millenaria verde che stiamo cercando orientare verso lo sviluppo l’eco-sostenibile, quindi il turismo eco-sostenibile, gli alimenti eco-sostenibili anche se è un settore che è
molto difficile, abbastanza di nicchia e che è difficile incrementare e far crescere come vorremmo. Ci si aspetta una fiera di alto livello, stiamo lavorando anche su questo e lo abbiamo inserito sul calendario

Ricevete finanziamenti particolari?
Fra i soci abbiamo principalmente enti pubblici: Comune di Gonzaga, Comune di Mantova, la camera di commercio di Mantova, provincia di Mantova, banca agricola mantovana, associazione mantovana allevatori, Mantova Expo. E’ una società che fino al ’97 era un ente perché era dipendente dal comune e poi dal ’98 è diventata una s.r.l. e riceviamo finanziamenti mirati ad alcune manifestazioni non rilevanti anche perché la società sostanzialmente si autofinanzia, riceviamo dei finanziamento per la Millenaria per le carni
bovine e il settore agricolo che rappresentano la realtà locale.

Annamaria Minutilli

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