dicembre 2002                   Reportage  dal   Brasile di Fabio Veneri

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 "Lavoro e Progresso" l'antica Società di Sousas

Esiste da più di 100 anni una società che si propone come "Faro puro di italianità". E' la società italiana "Lavoro e Progresso" di Sousas, nell'interno dello stato di San Paolo del Brasile, la cui storia davvero interessante merita di essere raccontata.
La piccola città di Sousas', a partire dall'ultimo ventennio del diciannovesimo secolo, iniziò ad essere popolata da una forte immigrazione proveniente dall'Italia. Il 21 agosto del 1894, la società nacque come istituto di mutuo soccorso per tutta la comunità italiana presente sul territorio e per comprendere il senso e l'importanza di questa società e' necessario fare una piccola digressione nella storia.
Nel 1888 fu abolita la schiavitù in Brasile, e quindi fazenderos e imprenditori locali si trovarono gradualmente con una carenza di manodopera. La prima immigrazione italiana in Brasile, quella riferita alla fine del 19 secolo, arrivò per sostituire la manodopera nera, che, acquisita la condizione di libertà, iniziò ad essere giudicata troppo esosa nelle richieste.
Ovviamente gli italiani partivano per "La Merica" con un baule di illusioni e di speranze, alimentate dai racconti e dagli emissari mandati dal Brasile per reclutare personale. Ma la realtà in questo primo periodo fu un altra, durissima, spesso insostenibile.
In questo senso, l'esistenza di una società di mutuo soccorso era fondamentale. L'istituto forniva assistenza medica per la comunità e medicinali per curare i vari problemi fisici, che furono certamente molto frequenti, visti anche le differenze climatiche notevoli che gli immigrati trovarono qui.
La presenza italiana in questa parte del Brasile e' fortissima. Come Sousas, anche Valinhos, Pedreira sono tutte piccole realtà (a circa 120 km da San Paolo) dove si calcola che il 90% della popolazione  sia di origine italiana. La presenza italiana fu tanto stratificata che, si racconta, durante gli anni degli arrivi in massa degli italiani, i pochi neri rimasti nella città furono costretti ad imparare l'italiano per poter comunicare. E molte parole italiano entrarono nell'uso del portoghese corrente. 
In un contesto come questo, la Società Italiana "Lavoro e progresso" si trasformò velocemente in un punto di riferimento a tutto tondo per la comunità italiana, e diventò, per la città di Sousas, effettivamente un faro di italianità. Si cominciarono ad organizzare attività culturali, con musica e letture pubbliche. Ma quello che senza dubbio svolse la funzione maggiormente aggregante fu il cinema. Nello stesso palazzo in cui ancora oggi ha sede la società, a partire dalla fine degli anni '20 cominciarono ad essere trasmessi film italiani. Visitando la struttura e ascoltando i racconti di chi assistette alle proiezioni, la memoria non può non andare per un attimo all'immagine e alle atmosfere del cinema muto così magistralmente raccontate da Tornatore nel suo celebre "Nuovo Cinema Paradiso". 
Al giorno d'oggi è soprattutto in corrispondenza di feste e ricorrenze che la Società Italiana Lavoro e Progresso torna a riunirsi ed incontrarsi. Una di queste occasioni, e' la Cena nel giorno di San Francesco, patrono della Società, in cui il vecchio cinema viene riaperto e trasformato in grande sala da spettacoli.
E la festa si svolge secondo un copione ben definito e articolato, con le ricette tipiche degli avi, con la musica italiana (tradizionale e moderna), con uno spettacolo di tarantella.
Sulle note di "Funiculi' Funicula'" il vicepresidente della Società ci racconta che il 90% dell'emigrazione italiana a Sousas proviene dal Veneto e dalla Lombardia. Poi in veloce sequenza, si alternano "O Surdato Innamurato" e "Simme e Napule' Paisa'". A nessuno sembra più di tanto importare questa piccola discrepanza culturale.

L' Associazione Culturale dei Mantovani in Brasile

Esiste da sette anni, nel cuore di una della metropoli più grandi, caotiche e cosmopolite del mondo, un circolo che ha la funzione di "stringere in modo sempre più forte i lacci culturali che esistono tra Mantova e il Brasile". E' l' Associazione Culturale dei Mantovani in Brasile, con sede a San Paolo e che funziona grazie al lavoro e alla competenza di un numero limitato di persone di straordinaria passione. Nel circolo sono presenti membri appartenenti ad almeno tre generazioni diverse. Per questo, senza dubbio, l'Associazione, da un lato, ha la capacità di preservare la memoria storica legata alla nostra città e all'immigrazione in Brasile, e dall'altro lato convive e domina le nuove tecnologie, come testimonia la presenza del nuovo sito Internet.
La decana del circolo, nonché ' presidentessa onoraria, e' Wally Cremaschi. La sua casa e' al 23 piano di uno dei grattacieli più centrali di San Paolo. La sensazione, per uno spettatore che si affaccia alla finestra della vasta sala e osserva al notte paulista   completamente illuminata, e' quella di essere al centro del mondo. Da qui, Wally, ottantenne quanto mai lucida, dipana racconti sulla Mantova che fu.
"Ho vissuto tra Mantova e Ostiglia fino alla fine della seconda guerra Mondiale. Ho fatto il Liceo Classico Virgilio e poi mi sono laureata a Bologna. Nel 46 sono venuta in Brasile per lavoro, insieme a mio marito. Da allora vivo qua a San Paolo, ma ogni uno o due anni torno" afferma Wally. "Mantova e la sua provincia e' cambiata tanto da allora, e per me che torno a intervalli di tempo regolari e' ancora più facile e chiaro vedere questa evoluzione graduale. Tornare ogni tanto in città e a Ostiglia e' anche un modo per riscattare l'immagine di queste località nel momento in cui le ho lasciate, durante le manifestazioni fasciste prima, e sotto i bombardamenti alleati poi".
E la presenza italiana a San Paolo nel dopoguerra? "San Paolo ha una fortissima presenza italiana, e in quegli anni l'arrivo di nostri connazionali era ancora consistente. Esistono ancora oggi quartieri costruiti dagli italiani nella prima parte del XX secolo, e che per la forma e per lo stile si può dire che rappresentano una parte di Italia dentro al Brasile". Bela Vista e Bixiga sono due esempi che possono ricordare molto da vicino la ben più nota Little Italy di New York.
Oggi l'Associazione vive soprattutto grazie all'impegno del suo presidente. Lauro Spaggiari e' figlio di italiani e ha vissuto in Italia per molti anni. Oggi e' preside di uno dei più importanti istituti scolastici brasiliani, il Collegio Dante Alighieri, una splendida struttura con interni in marmo costruito sullo stile dei collegi della Torino degli anni'20. "Una scuola come quasi non ne esistono più nemmeno in Italia" dice con orgoglio Spaggiari. Un istituto, senza alcun dubbio, dove la cultura italiana viene preservata e la conoscenza della lingua e' assolutamente obbligatoria.
Lauro ci spiega che "in una città immensa come San Paolo qualsiasi tipo di attività associativa e' resa difficile da problemi pratici, logistici. Spesso per spostarsi servono ore di macchina, questo fa si che anche le energie si disperdano. Anche per questo motivo non e' facile per il circolo rappresentare la sua funzione per tutti i discendenti mantovani nella capitale paulista".
Che la presenza italiana sai tuttavia dominante e' un dato di fatto. Per esempio suscita davvero una certa impressione camminare per i cimiteri più centrali della città e rendersi conto che i cognomi che suonano familiari sono la stragrande maggioranza e non una eccezione.
L'associazione Mantovani in Brasile guarda anche al futuro, soprattutto grazie all'aiuto di due giovani, Ricardo Monesi e Leandro Goya, che si occupano, tra le altre cose, di sviluppare il sito Internet. Secondo Ricardo "non e' facile stimolare l'interesse dei ragazzi per la ricerca delle proprie origini. Spesso l'unico motivo per cui un ragazzo richiede la cittadinanza italiana e per poter lavorare all'estero, magari negli Stati Uniti. Nel caso mio e di Leandro, molto forte e' il legame con l'Italia dove entrambi abbiamo fatto esperienze di studio"'. Ricardo e Leandro sono due ragazzi impegnati, gia insegnano all'Università', completamente immersi nel caos metropolitano di San Paolo. Dedicare tempo al Circolo Mantovani e' una sottile via di fuga allo stress.

Rio Grande do Sul

Brasile: spiaggia, sole, esotismo per eccellenza. Ma c`e` una parte di questo immenso paese, una parte ai piu`sconosciuta, che sfugge completamente a questo stereotipo e rivela un lato nascosto e inatteso.
Nello stato di Rio Grande do Sul, il piu` meridionale di tutto il Brasile, al confine com l`Uruguay, esistono ancora oggi piccoli paesi immersi nel verde e circondati da immense vallate, dove la vita rispecchia fedelmente quella dell`Italia del nord dei primi anni del ventesimo secolo.
Pochi sanno che in questo popoloso stato del Brasile e` stata la presenza italiana il motore principale di sviluppo, a tal punto che ancora oggi camminando per le strade delle citta` dell`interno si leggono soltanto nomi italiani o sfogliando un elenco telefonico, si possono contare sulle punte delle dita i cognomi tipicamente portoghesi. Citta` come Bento Goncalves, Galopolis, Flores de Acuna, e ancora piu` inequivocabilmente, Garibaldi, Nova Milano, Nova Bassano, Nova Padua mostrano ancora fortissimi i segni di un`eredita` che in certi momenti storici si e` dimostrata anche ingombrante.
Per spiegare meglio questo concetto e` necessario ritornare agli anni `30 del secolo passato, in cui l`Italia, alleata com la Germania nazista, rientrava in uno schieramento militare opposto 
rispetto al Brasile. Come conseguenza di tutto cio`, la lingua italiana fu bandita e molti italiani, per paura di rappresaglie 
addirittura distrussero i propri documenti.
Questo in qualche modo indeboli` la diffusione dell`italiano, ma non la piego` del tutto. Ed e` per questo che ancora oggi e` possibile sentire gli anziani dei piccoli paesi parlare una lingua di incrocio tra il portoghese e i dialetti del nord italia, definito talian. 
Parlando all`interno di un bar di Galopolis com alcuni signori, dove ancora si gioca a briscola, tre sette e c`e` anche un campo da bocce, l`impressione e` quella di un vero e proprio salto nello spazio e nel tempo. Se in primo momento c`e` un po` di timore ad aprirsi, poi ognuno vorrebbe raccontare la propria storia, la storia della propria famiglia. E se la lingua e` piu` simile al dialetto veneto che a quello lombardo, ci e` capitato anche di sentire una parlata molto simile al mantovano puro. Gli chiediamo il cognome e ci risponde Tommasoni. Se due indizi fanno una prova...
Un` altra citta` quasi esclusivamente italiana e` Nova Padua. Entrando in paese, la prima cosa che si incontra e` un cartellone com la scritta "Pequeno Paraiso Italiano", piccolo paradiso italiano. Abbiamo occasione di incontrare il sindaco, che di cognome fa Pan. Ci racconta che a Nova Padua il 95% della popolazione e` di origine italiana e che ancora oggi i matrimoni "misti" sono una rarita`. Nella nazione simbolo per antonomasia della multietnicita` e della mistura delle razze, il Brasile, incontrare un paese dove i neri o i mulatti non esistono e` davvero un`eccezione. Questa e` Nova Padua, dove cognomi come per esempio Araldi o Borella sono molto numerosi.
Nelle citta` piu` grandi, come ad esempio Caxias do Sul, capire cosa rappresenti ancora oggi l`italiano e` piu` difficile. Tutti hanno un nonno o una zio italiano, ma pochi conoscono davvero la lingua. E allora se capita di vedere nei cartelli pubblicitari di compagnie teelfoniche slogan in italiano, si pensa piu` ad una strategia di marketing che ad un effettivo sentimento di appartenenza. La gente si ricorda delle proprie origini solo durante l`ora della telenovela. Buona parte di Terra Nostra e`stata girata proprio a Caxias do Sul

Tortelli, agnolin e sbrisolona sono di casa in Brasile

Girare per le corsie di un supermercato brasiliano e trovare accanto ai tradizionale succhi di maracuja e mango, ai dolci di cocco e alla carne per fare il churrasco anche i tortelli di zucca e la sbrisolona. Incredibile ma vero, questo puo` accadere se il supermercato e` localizzato in qualche piccola o medio piccola citta` dello stato di Rio Grande do Sul, che rappresenta la parte piu` meridionale del Brasile.
E non si tratta certo di alimenti di importazione: sono tutti cibi rigorosamente prodotti nella regione, seguendo una tradizione quasi centenaria che ormai si puo` definire consolidata. Per scoprire le ricette e vedere i nomi com cui questi alimenti sono conosciuti il modo migliore e` consultare i libri di cucina del luogo. Ecco qualche risultato di queste analisi.
Partiamo dal cibo piu` noto, i tortelli di zucca, che qui sono universalmente conosciuti come tortei, chiaro segno della presenza mantovana e veneta anche nel dialetto locale. Se la ricetta e` praticamente identica a quella che esige la nostra tradizione (unica, comprensibile deroga, l`assenza della mostarda mantovana, che evidentemente ha avuto difficolta` a varcare la frontiera), cio` che muta in modo notevole e` il condimento. Ai nostri classici burro e salvia, i riograndensi (almeno secondo alcuni libri) sembrano preferire un sugo a base di pollo e gallina, oltre al parmigiano grattuggiato. Ma cio` che balza agli occhi come il fatto piu` curioso e` che in uno dei libri di cucina consultati, questo piatto viene definito como tortello toscano. Del perche` non c`e` nessuna spiegazione sul libro stesso.
Passando daí tortelli agli agnolin, anche qua non ci sono differenze fondamentali nella ricetta. A quanto pare, in ogni caso, il segreto per prepararli bene e` che "la pasta - farina di granoduro, sale e uova, senza latte ne acqua - sia ben dura e stesa in modo da risultare il piu` fina possibile". E nel cuocerli " non lasciarli mai piu` di cinque minuti sul fuoco".
Il salame e` davvero molto diffuso in tutta la regione, ed e` un prodotto di ottima qualita`. E` molto speziato, com aglio e noce moscata. Per gli antichi coloni il salame era il simbolo dell`abbondanza, del benessere della vittoria sulla carestia. Addirittura nello stato di Rio Grande do Sul al salame fu dedicato un proverbio: per indicare una persona ricca, senza preoccupazioni economiche, si diceva (in dialetto veneto) "Quel ga` ei salami pica` su cantina" (Quello ha i salami appesi in cantina).
Passando ai dolci, molto diffusa in tutta la regione e` la sbrisolona. La 
ricetta e` identica a quella mantovana, ma il nome e` diverso: qui si parla di sfregola, o sfregola`, o sfregolata a seconda delle zone. E` facile incontrarla in diversi forni, soprattutto nelle piccole cittadine dell`interno della regione.
E per chiudere in bellezza, i vini. Lo stato di Rio Grande do Sul e` quello che produce i migliori vini di tutto il Brasile, il clima e` favorevole in questo senso e la qualita` e` discreta. Tra le tante famiglie che producono vino, le marche che portano cognomi italiani la fanno da padrone. E tra questi anche i mantovani si difendono.
Ad esempio la famiglia Viapiana produce vini nella citta` di Flores de Acuna. La famiglia sa di essere di origine mantovana, ma della citta` non sa nulla (ci chiedono se Mantova e` vicino all`Etna, o e` a rischio terremoto). Ma parlano tra loro ancora in dialetto. 
Elton Viapiana, che dirige la tenuta, ci mostra con orgoglio i premi vinti dalla propria famiglia nei concorsi vinicoli. L`azienda fu creata da Antonio Viapiana, che dalla provincia di Mantova emigro` nel 1875. Si stabili` da subito nella regione e mettendo a frutto le sue conoscenze pregresse impianto` i primi vitigni con i rustici attrezzi dell`epoca.
Oggi la famiglia Viapiana produce Cabernet, Merlot, Boredaux e anche vino bianco. Ovviamente l`azienda vinicola si e` sviluppata e ingrandita, ed oggi e` ospitata in una struttura moderna ed efficiente.
Elton si mostra contento della visita, vorrebbe che ci trattenessimo di piu`. Quando ci congeda ci regala alcune bottilglie del suo vino, quasi fosse un gesto di ideale ricongiunzione con la sua terra totalmente sconosciuta. Ma l`incantesimo dura poco. Non facciamo nemmeno in tempo a salire sulla macchina, che la sua attenzione sembra gia` del tutto rapito da questo "nuovo modello di Audi A3". Ci chiede quanto costa e come sono le prestazioni. Noi lo salutiamo, in cerca di altra Mantova in Brasile. 

 

Moises Mondadori e la musica Italo brasiliana

Nella musica brasiliana la presenza di tanti cognomi italiani e` una realta`ben consolidata. Boscoli, Calcagnotto, Possi sono solo alcuni esempi di nomi che hanno fatto la storia del genere. Al di la` di questi gia` noti, c`e` una storia, che e` ai piu` sconosciuti e che lega ancora una volta la musica brasiliana all`Italia, e in questo caso alla provincia di Mantova in particolare. E` la storia di Moises Mondadori, il primo musicista a incidere dischi nello stato di Rio Grande do Sul, e senza dubbio uno dei primi in tutti il Brasile.
Moises, nato il 7 dicembre del 1895 in un piccolo paese dell`interno vicino a Porto Alegre, era figlio di Emilio Mondadori, mantovano emigrato in Brasile nel 1875 e Margherita Fontana. A 18 anni si sposo` com Elisa Pelin, dalla quale ebbe ben dieci figli. Da sempre la sua passione fu la Fisarmonica, una vecchia Todeschini di 48 bassi e tastiera a bottoni. Nel 1914, data del suo trasferimento a Porto Alegre, questa passione divenne il motivo della sua celebrita`.
Se i primi due mesi passati nella capitale dello stato di Rio Grande do Sul furono piuttosto difficili lungo i banconi del mercato della citta`, l`incontro decisivo nella vita di Moises fu com Saverio Leonetti, il proprietario della Casa Eletrica.
La Casa Eletrica di Porto Alegre fu la prima casa discografica dello stato di Rio Grande do Sul, situata fra i rioni di Glorie e Teresopolis. Leonetti aveva portato le macchine per incidere musica direttamente da Amburgo, in Germania. E` all`interno di questa casa che si sviluppo` la carriera artistica di Moises, conosciuto nell`ambiente musicale come il Cavalier Mondadori.
Mondadori incise le sue musiche tra il 1914 e il 1923. L`incisione era fatta in principio nei dischi di cera e poi trasportata su di un composto definitivo, per mezzo di un processo lungo e delicato. Mondadori incise in questi 9 anni circa una quarantine di musiche, ed ognuna empiva un disco, il quale veniva inciso solo su un lato. 
Fra le sue piu` importanti incisioni, Prima rosa della foresta (un valzer), Polca Riograndense e Polca Vacariana (polca), Mate Amaro (mazurca) e anche un samba, dal titolo Maestro Domenico. Molta gente ancora oggi possiede i suoi dischi, che, con una buona dose di fortuna, possono essere ancora reperiti nei mercati delle pulci o dell`antiquariato di Porto Alegre. Il problema di questi dischi e` che sono vecchi 78 giri, quindi difficilmente acsoltabili perche` ormai quasi piu` nessuno possiede gli strumenti per riprodurli. Comunque esistono anche in commercio alcune raccolte di musica tradizionale di Rio Grande do Sul, dove alcune canzoni di Mondadori sono incluse.
La vita artistica di Mondadori fu abbastanza breve: piu` tardi si sarebbe occupato di agricoltura e di fabbricazione di tegole in una fornace propria. Mori` molto in la` negli anni, e la gente lo continuo` a ricordare come una persona espansiva, socievole e molto attiva.
Quindi anche Mantova ha dato il suo contributo allo storia e allo sviluppo della musica brasiliana. Se si volesse ricorrere all`anedottica, si potrebbe ricordare inoltre che la famiglia Gonzaga, oltre ad essere la famiglia che domino` Mantova per diversi secoli, e` anche la piu` celebre famiglia della musica brasiliana. Chiquinha, una della piu` importanti figure femminili nella storia della musica brasiliana, Luiz, figura fondamentale nella storia del folcore musicale del nord-est del Brasile, e Luiz Junior, grande star popolare degli anni `70, tutti hanno Gonzaga come cognome e appartengono alla stessa famiglia, che e` ormai sinonimo di nobilta` musicale

Fabio Veneri 

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