2003                                           Salvo D'Acquisto 

Carabinieri 

Ventitre settembre 
Sessant'anni fa, in una piccola frazione sul litorale laziale, nelle vicinanze di Roma veniva scritta una pagina d'eroismo, sacrificio e martirio da un giovane ventitreenne.
Salvo D'Acquisto. 
Un figlio dell'Arma dei Carabinieri che sacrificò la propria giovinezza, per gli altri. 
Ventitre settembre, ventitre predestinati alla morte, ventitre le storie, le persone. 
Ventitre gli anni vissuti e forse, ventitre, i minuti trascorsi scavando una fossa e maturando quella scelta sublime d'amore.
I ventidue non capirono subito, increduli assaporavano con le lacrime agli occhi la nuova vita.
Il crepitio delle armi li riportò alla cruda realtà. 
Poi un silenzio irreale. 
Una fossa smisuratamente grande. 
Una divisa e un volto sereno che, sembrava scrutare il fondo del cielo. 
Così lo immaginiamo oggi, con lo stesso sguardo sereno, che ci osserv
a dall'immensa volta celeste. 
Un astro luminoso, fulgido esempio d'amore fino all'estremo.

Pietro Liberati

23 settembre 1943  -  23 settembre 2003 
60° Anniversario morte di Salvo D'Acquisto

Il 23 settembre 1943, il vice brigadiere dei Carabinieri Salvo D'Acquisto, in forza alla stazione di Torre in Pietra, a pochi chilometri da Roma, fu prelevato dai soldati tedeschi, che  lo  costrinsero  a  seguirli  a  Torre di  Palidoro, ove,  per rappresaglia in seguito allo

scoppio di una bomba, si trovavano 22 persone tenute come ostaggio. L'ordigno era esploso nella Torre, abbandonata nei giorni precedenti dalla Guardia di Finanza, causando la morte di un soldato tedesco e il ferimento di altri due. 
Al sottufficiale fu ordinato di indicare il colpevole tra i 22 civili rastrellati nei dintorni. Le affermazioni del Carabiniere sull'innocenza degli ostaggi aumentarono l'astio dei tedeschi che lo picchiarono e lo obbligarono insieme alle altre 22 vittime designate a scavarsi la fossa. 
D'Acquisto durante quei terribili minuti maturò e mise in atto il suo proposito sacrificale: accusò se stesso quale unico autore del "presunto" attentato. 
Il comandante tedesco anche se ben consapevole della falsità delle affermazioni ne ordinò l'immediata fucilazione lasciando liberi gli ostaggi. Alla sua memoria è stata concessa la medaglia d'oro al valor militare.
Salvo D'Acquisto

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L'Associazione Nazionale Carabinieri di Mantova commemora l'Eroe dell'Arma 

Il 23 settembre 2003, in piazza Salvo D'Acquisto di Mantova, nel 60° anniversario, saranno commemorate le figure dei carabinieri M.O.V.M., Salvo D'Acquisto e del Ten. Mercuro Sandulli a cui è intitolata la Sezione A.N.C. cittadina. Alla cerimonia interverrà il Generale Serva, Coordinatore dell'A.N.C. per la Regione Lombardia, Autorità civili, militari, religiose e le Associazioni d'Arma. Alle 11,30 dopo il saluto ai presenti, sarà letta una breve rievocazione degli eventi occorsi 60 anni fa e la cerimonia si concluderà con la deposizione di una corona d'alloro al monumento dedicato a Salvo D'Acquisto da parte del sodalizio. 
Successivamente alle ore 12,30 nei locali del ristorante "Ai Garibaldini" ci sarà una colazione durante la quale verrà presentato un opuscolo commemorativo del 50° della Sezione stampato per la ricorrenza. 
La piazza fu titolata all'Eroe nel 1974 mentre il monumento dedicato a Salvo D'Acquisto, opera dello scultore Bonfatti Giuseppe, è stato inaugurato nel settembre del 1977 dal fratello dell'Eroe e dal promotore, maresciallo Acerbi, alla presenza delle maggiori autorità civili e militari della regione.

Opuscolo commemorativo per il  50° della Fondazione della Sezione dell'Associazione Nazionale Carabinieri di Mantova 

"Dal Risorgimento alla Repubblica i Carabinieri a Mantova" è il titolo della pubblicazione che ripercorre i 50 anni di presenza in città della Sezione.
Copertina dell'Opuscolo dell'A.N.C. di Mantova per il 50° All'interno una sintetica storia dell'Arma dei Carabinieri e dell'Associazione, il ricordo del Ten.M.O.V.M. Sandulli a cui dal 1968 è intitolata la Sezione e dei soldati mantovani della Divisione Acqui morti a Cefalonia. A seguire la cronologia delle attività sociali con i Presidenti ed i Soci che hanno dato un contributo allo sviluppo della Sezione dal 1953 al 2003 corredata da numerose fotografie. Uno spazio è dedicato alle altre Sezioni presenti nel territorio Provinciale. Nelle pagine successive un sunto della storia della città di Mantova, dalle origini ai primi moti Risorgimentali per poi proseguire ed integrarsi, dalla I° guerra d'Indipendenza, con la presenza dei Carabinieri nel mantovano, fino alla Costituzione della Repubblica Italiana. In conclusione, una carta topografica della città in cui sono evidenziati la maggior parte dei toponimi, delle lapidi e dei monumenti dedicati alle figure ed ai luoghi che hanno caratterizzato quel periodo storico. A corredo delle 36 pagine (29x21), 135 fotografie e 20 disegni originali. 
Dell'opuscolo, stampato con il contributo dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Mantova, ne è prevista la distribuzione gratuita ai Soci, alle biblioteche e archivi locali, a tutte le Sezioni ANC all'estero ed a quelle nei capoluoghi di provincia in Italia.
Maggiori informazioni sul sito www.anc-mantova.org 
PiLib


L'ORGOGLIO DELLA BENEMERITA DIFFUSO NEI CINQUE CONTINENTI
Carabinieri, nei secoli fedeli dal Messaggero di S.Antonio
Nicola Di Cesare: "essere Carabinieri a vita ci aiuta a trovare un'identità che ci fa superare il disagio di sentirci sia stranieri all'estero che stranieri in Italia". 
di Laura Napoletano

C'è chi attende con ansia il 2 giugno di ogni anno per poter portare i propri alamari all'Ambasciata d'Italia. C'è chi pazientemente scava nel passato della nostra storia contemporanea per riesumare gesti e ideali altrimenti dimenticati. C'è chi si adopera con tutte le energie per portare aiuti concreti a famiglie italiane indigenti. È un caleidoscopio multiforme quello che popola le 18 sezioni dell'Associazione Nazionale dei Carabinieri sparse nei vari angoli della Terra, ma fuori dai confini d'Italia. Un mondo che raccoglie intorno a sé l'orgoglio di appartenere ad un'associazione pregna di ideali, e unita da un legame alla causa che si identifica pienamente nel motto Nei secoli fedele.
Non sono famosi come gli alpini che dei loro raduni hanno fatto un evento mediatico, e non sono coreografici come i bersaglieri che sfilano di corsa, ma nei loro incontri annuali scende in strada tutto il peso e la solennità di un Corpo Militare che va ben al di là del puro spirito d'aggregazione. C'è l'orgoglio di una divisa che affonda le proprie radici nella storia del nostro Paese e che, soprattutto, fuori dalla penisola, viene percepito come una vera seconda pelle. Non è soltanto l'aspetto associativo quello che ci preme portare avanti.
Marco Ruggiero, presidente della Sezione di Lugano, è impegnato da mesi in una ricerca storica che vede protagonisti l'ultima nata della grande famiglia delle Associazioni dei Carabinieri. In una piccola via di Lugano abbiamo scoperto una lapide che ricorda decine di ticinesi accorsi in difesa del Risorgimento italiano e arruolati nel Regio Esercito, anche tra le fila dei Carabinieri. Eroi dimenticati che la nostra associazione vuole riportare alla luce per garantire loro il giusto rispetto. Siamo nati soltanto nell'ottobre del 2002 ma vogliamo recuperare il tempo perduto utilizzando il prestigio del nostro nome anche in favore di queste memorie storiche dimenticate. Inserita in una Confederazione che conta la presenza di almeno 500 mila italiani, la sezione di Lugano non ha incertezze sul proprio futuro, certa di un prossimo coinvolgimento di decine di commilitoni. Composta attualmente da 20 soci (tra essi figurano due generali di Corpo d'Armata), l'associazione si è subito distinta per il suo attivismo, e lo scorso 4 novembre ha portato il suo contributo alla commemorazione degli italiani caduti nei vari teatri bellici. Il monumento ai caduti italiani, posto nel parco dell'Ospedale italiano, fondato nel 1902, ricorda 158 martiri italiani residenti all'estero (tra essi vi sono anche due carabinieri). Insieme al sindaco di Lugano, Giorgio Giudici, e al console d'Italia, Giovanni Ceruti, abbiamo reso onore alla loro memoria ricordandone la peculiarità: essi erano, infatti, tutti cittadini italiani residenti o nati nel Canton Ticino, e alla chiamata alle armi potevano rimanere in Svizzera al riparo degli eventi, anziché onorare con la vita la propria patria d'origine. Aperta a militari che prestano o hanno prestato servizio nell'Arma dei Carabinieri e a simpatizzanti che abbiano congiunti o siano discendenti di carabinieri in servizio o in congedo, l'Associazione ha saputo trovare anche una sua particolare strada nel difficile cammino del rinnovamento dei ranghi. Se infatti è facile trovare nuovi iscritti in Italia (attualmente sono 300 mila gli iscritti, di cui 110 mila sono militari in servizio), non è possibile fare altrettanto con i membri residenti nel mondo, destinati a scomparire per ovvie ragioni naturali. Il nostro sodalizio - spiega Antonio Giallonardo, presidente della sezione di Toronto e protagonista della cattura del bandito Giuliano in Sicilia - è nato nel 1973 e forse siamo tra le associazioni più longeve in seno alle 1.632 sezioni presenti attualmente. Il nostro serbatoio, però, si va assottigliando perché il grande flusso migratorio degli anni Cinquanta e Sessanta si è esaurito, e con esso si sono fermati gli arrivi di potenziali associati. Per questo motivo abbiamo aperto completamente le porte ai figli e ai nipoti dei nostri associati, tutti motivati da una comunanza di ideali e orgogliosi di perpetuare i valori dell'Associazione. In effetti quello che lega i tanti associati tra loro è più di una semplice divisa. Il lungo cammino storico, iniziato il 13 luglio 1814 su iniziativa di Vittorio Emanuele I di Savoia (fu lui ad istituire il Corpo dei Carabinieri Reali), ha sempre visto gli uomini in divisa nera operare contemporaneamente su due fronti: quello strettamente militare e quello di forza di polizia. E in entrambi i compiti, i militi dell'Arma hanno sempre dato prova di abnegazione. Il contingente inviato in Iraq nel mese di giugno rappresenta infatti soltanto l'ultimo anello di una catena ricchissima di date ed eventi. E ricca di eroi. Membro della Mississauga Canadian Benevolent Association, dell'International Police Association, Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana, e decorato con medaglia commemorativa del 125° anniversario della Confederazione Canadese, Giallonardo incarna la stima che gli associati riscuotono da parte delle comunità ospitanti. La nostra professionalità viene rispettata a migliaia di chilometri di distanza, anche quando siamo in congedo. Anche qui a Toronto esiste un intenso scambio culturale e d'informazioni tra la nostra sezione e le polizie canadesi. Veniamo interpellati per molti aspetti logistici e tecnici e l'interscambio è utilissimo per migliorare costantemente il bagaglio professionale di chi opera per la salvaguardia della sicurezza sociale. Stretta la collaborazione anche tra i carabinieri di Melbourne e la Polizia Federale Australiana. I contatti con i comandi della Polizia del Victoria - conferma il presidente della sezione, Felice Prattico - con la Crime Commission e il Governo del Victoria, si sono intensificati costantemente dalla data della fondazione della nostra sezione (1972) e rappresentano il cardine sul quale cresce il rispetto nei confronti dei nostri associati, considerati cittadini di grande sensibilità sociale e di grande rispetto nei confronti delle istituzioni australiane.
Sono due le date importanti per i soci dell'Anc nel mondo. In giugno, infatti, gli associati partecipano con entusiasmo alla commemorazione della fondazione dell'Arma, che vede spesso presenti delegazioni di alti ufficiali provenienti dall'Italia. Altrettanto sentito è inoltre il festeggiamento, in novembre, della Virgo Fidelis, patrona dell'Arma, che aiuta i presenti a ricordarsi dei meno abbienti. Le feste servono a finanziare i nostri sodalizi - spiega Serafino Antimo Savastano, presidente dell'Anc di Valenca, Brasile - ma anche a dare un concreto contributo agli anziani e agli orfani della città, e alle casse dell'Oaomac, un ente con sede a Roma che assiste i familiari di carabinieri caduti che si trovano in stato di bisogno. Orgogliosi di poter esibire la propria uniforme (un privilegio accordato ai membri delle sezioni estere), i soci di Ottawa partecipano al servizio di rappresentanza, insieme alle famose Giubbe Rosse presso la Corte Suprema del Canada, per il giuramento di connazionali che ottengono la cittadinanza canadese.  È un evento speciale - conferma Rolando Rofani, presidente della sezione di Ottawa, nata nel 1995 - che ci lega ancora di più alle nostre origini: siamo testimoni di un'accettazione ufficiale da parte dello stato che ci ospita, e idealmente garantiamo per l'integrità dei nuovi cittadini canadesi. Con il nostro impegno cerchiamo di non essere dimenticati - sintetizzano, infine, Nicola Di Cesare, presidente della sezione di Parigi, nonché ristoratore affermato - dai nostri connazionali in patria. Abbiamo istituito un gemellaggio con la Gendarmerie di Parigi che una volta l'anno vede uniti i due sodalizi alla presenza del Comandante Generale dell'Arma.

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