autore:  Luigi Rossi 

Testo

 SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ 


Il primo Giudice della città di Francoforte teneva tra le mani, a una certa distanza dalla punta del naso, la scrittura di carta grigignola. Leggeva assorto e, di tanto in tanto, buttava un'occhiata all'imputato che gli stava di fronte. Si notava, nel Giudice, una curiosità che aumentava con la lettura del documento, quasi il desiderio di conoscere chi gli stava davanti con i due apprendisti, pallidi e dalla lunga e sudicia capigliatura scura. 
Leggeva, il Giudice, movendo appena le labbra: 
"Dieweilen dan sich recht und wolgebüren thuet in allen profinzen,stätten, fleckhen, märckhen… als vögten, regenten, verwaltern, schultheißen…“ 
Che vuol dire: „ 
Agli illustrissimi di ogni provincia, città, regione e marca, ai vogti, ai reggenti, amministratori e sindaci…“ 
Poi, continuando: 
„…wihr Joannes Jacobus Moroiaccius, verwalter der durchleuchtigsten J.C.B.…in Tremetzo, Mayländischen gebiets…“ 
Che significa 
:„…noi Giovanni Jacobo Moriaccio, amministratore dell'illuminato J.C.B.a Tremezzo nel milanese...“ 
E,senza ascoltare il brusio che proveniva dalla sala, continuava: 
„…das fürweiser Joannes Brentanus von dem orth Tremetzo von dem ehr-und manhaften Albertus Brentanus, der herschafft underthan, auch erentugenten Catharina Pattuna, seiner ehehausfrauen, in dem heiligen ehestandt ehrlich erzeuget worden, welche bayde eltern dizeit ihres lebens in catholischer religion ein frombs exemplarisch leben..." 
Che vuol dire “ 
…testimoniamo che Giovanni Brentano da Tremezzo è figlio di Alberto Brentano, nostro suddito, e di Catarina Pattuna, sua moglie, nato nel sacro matrimonio e ambedue i genitori hanno vissuto nella religione cattolica…“ 
Giovanni Brentano, la schiena dritta, stava davanti al giudice. I due lavoranti alla sua destra, in attesa che il primo giudice vagliasse il caso. 
Per cinque giorni erano stati chiusi in una fetida cantina con un alto pertugio protetto da un'inferriata. Dal buco filtravano il rumore della pioggia e il brusío dei passanti, le bestemmie dei carrettieri e le grida dei bambini. La pesante porta di legno s'apriva una volta al giorno per una ciotola di brodaglia fredda. 
Nell'aula del tribunale c'erano alcuni membri della gilda dei commercianti, vestiti per bene: larghi cappelli e lo spadino al fianco. Chiacchieravano sottovoce e fissavano Giovanni Brentano e i due ragazzi: 
italiani e stranieri, dicevano. Come fosse una colpa parlare un'altra lingua, venire da lontano e trovarsi in quel luogo. 
Sua Eccellenza terminò d'esaminare la scrittura: 
"...Die zue mehrer uhrkhundt haben wihr vorgemelte uns mit unser eigen handt underschriben und unser gewohnlich, auch angeborn secret an disen brieff anhengen lasen, welcher geben ist Tremetzo den vierten Mayn MDCXIX°. 
Che dignifica 
„…il presente documento abbiamo steso e sottoscritto di propria mano, a Tremezzo il quattro maggio 1619.“ 
Firmato 
Joannes Jacobus Morgiacius, locumtenens 

Qualche colpo di tosse, dal fondo della sala, come per far capire ch'era ora d'arrivare al sodo: non si poteva far aspettare dei cittadini per bene che pagavano le imposte e rispettavano la religione. 
Il Giudice sollevò gli occhi dal documento. Si fece silenzio. I due lavoranti abbassarono lo sguardo. 
Il Giudice dichiarò: 
- Johannes Brentanus da Tremezzo, figlio di Albertus Brentanus e di Catarina Pattuna, battezzato e legittimo. Di professione mercante. Rilasciato il 4 maggio 1619. Seguono le firme…- 
Giovanni Brentano annuì, confermando quanto il giudice aveva letto. 
Sua Eccellenza continuò: 
- Guaita Johannes Baptista e Martinelli Johann, d'anni quindici, vi accompagnano nel vagabontaggio, vendendo ai mercati e alle porte delle case...- 
Giovanni Brentano annuì ancora. Si voltò a guardare i commercianti della città, raggruppati in fondo alla sala. 
- Quattro giorni fa, senza permesso, Voi entraste nella città e iniziaste grande smercio. I signori commercianti Hering, Meyer e Berents vi consegnarono alle guardie. Queste hanno provveduto all'arresto e al sequestro della merce: limoni, aranci, olive, stoccafissi e vasi di grasso. -disse il Giudice. 
Giovanni Brentano affermò ch'era tutto vero, aggiungendo: 
- Con i miei garzoni sono stato bastonato. Ancora oggi mi dolgono le ossa e mai credevo che il nostro operato fosse atto illecito in questa città di galantuomini timorati di Dio.- 
- Sarà.- fece il giudice.- Venite da molto lontano. Nella nostra città arrivano forestieri da molte parti. Questa è la stagione degli ambulanti Welscher o Italiener.- 
- Veniamo da lontano. Da noi ci sono monti e il freddo e la neve vi regnano per mesi e mesi. Giro, con gli apprendisti, da fine marzo a ottobre e, ogni anno, il cammino s'allunga. Quest'anno, per disgrazia, sono capitato a Francoforte.- 
Il Giudice depose il documento e fece un gesto con la mano, quasi invitando l'imputato a parlare. Dal fondo della sala giunse il borbottio dei commercianti, scandalizzati dal procedere di sua Eccellenza. Il giudizio, per loro chiarissimo, doveva essere emesso in breve tempo: lo straniero doveva tornare al suo luogo d'origine. Smetterla di fare concorrenza ai commercianti per bene. 
- L'inverno è duro, Eccellenza. La famiglia non arriva alla fine dell'inverno senza la mia attività. Da noi i bambini muoiono in tenera età. Al paese le case sono fredde, il terreno non dà frutti e le capre danno poco latte. Io ho ventott'anni e da quindici giro per gli stati esteri. Pochi soldi e molta fame. Nei mercati ci stanno attorno e molti desiderano i nostri frutti: li vendiamo per poco, sono di qualità…Teniamo i prezzi bassi, in questi anni di guerra.- 
Dal fondo della sala qualcuno disse ad alta voce: 
- Rovinano il mercato, questi cattolici!- 
Il Giudice alzò una mano chiedendo silenzio. Poi, rivolto al comasco, disse: 
- Continuate.- 
Giovanni Brentano, da Tremezzo, continuò: 
- Non chiediamo di guadagnare tanto quanto i commercianti del luogo. Possiamo offrire prodotti di qualità a un prezzo buono per tutti. Ho sempre rispettato la vita e le persone: i due lavoranti lo possono testimoniare. Chi nasce nelle nostre contrade sa quant'è importante l'acqua, il vento, un albero e le pietre.- 
A questo punto il Giudice lo interruppe. 
- Dove avete imparato la nostra lingua,Voi che venite da lontano e non siete un sapiente?- chiese fissando il mercante. 
Giovanni Brentano rispose prontamente: 
- Nelle vostre piazze e strade. Non sarò un sapiente ma non nomino Iddio invano e lo ringrazio per le stagioni, la famiglia e i mercati. Nel mio cuore c'è il paese lontano, con i vecchi, le donne e i bambini. Non profano il corpo delle donne. Non rubo, nonostante ciò che riferiscono i bottegai di questa città. Non dico il falso: la mia vita, la data di nascita, il battesimo, il nome di mio padre e mia madre, tutto è sul documento che la Signoria Vostra tiene tra le mani.- 
Giovanni Brentano s'interruppe, quasi per riprendere fiato. Ciò che il comasco andava dicendo ebbe l'effetto di confondere il segretario. Il Giudice se ne accorse e, vedendolo con la penna a mezz'aria, gli disse: 
-Lasciate stare...- Il segretario depose il suo strumento e osservò i presenti. 
Dal fondo della sala cominciarono a rumoreggiare i mercanti. Uno disse a voce alta: 
-Noi vogliamo giustizia. Il Welscher non può rovinare i nostri mercati e poi farci la predica! - 
Fu allora che il primo Giudice della città di Francoforte, dopo un attimo di silenzio, sentenziò: 
- Non posso giudicare con il metro della giustizia divina. Devo usare una misura più misera, quella umana. Iddio, messere, è troppo lontano dai banconi del tribunale. A Cesare bisogna dare quel che è di Cesare… Perciò ordino che i vostri beni vengano confiscati. Inoltre, prima dell'imbrunire, con i garzoni, dovrete lasciare questa città e non farvi più ritorno.- E s'alzò dallo scranno, abbandonando la sala. 
Il segretario aggiunse: 
- Andatevene…- concludendo con un altrimenti molto significativo. 
Giovanni Brentano, con i lavoranti, uscì nella piazzetta antistante il tribunale. Ad attenderli, trovò i mercanti. Uno gli urlò: 
- Adesso proverete la nostra giustizia!- 
Il comasco si girò, come per rifugiarsi nel tribunale. Il segretario gli sbarrò la strada, sibilando: 
- Andate, quella è la direzione…E non tornate più.- 
Giovanni Brentano e i due ragazzi entrarono nella piazza. Fecero alcuni passi e videro i bottegai che, aiutati da lavoranti e conoscenti, venivano loro incontro con nelle mani bastoni e sassi. Non potevano fuggire. 
L'assalimento fu rabbioso. Dieci, venti persone gli si buttarono addosso. Alzavano i bastoni e li lasciavano ricadere con forza o gli strappavano i vestiti o li colpivano dove capitava. Calciavano con rabbia. Johann Martinelli si raggruzzò, la faccia petrea, cercando di proteggere il capo. Il giovane Guaita urlava dal dolore, colpito alla nuca e alla schiena. Al Brentano spaccarono subito il naso. 
Quando le mani, i bastoni e i piedi cessarono di colpire, i tre comaschi s'accorsero d'una muta folla che li osservava. 
Erano ridotti in una condizione penosa. Il sangue ricopriva il volto di Giovanni Brentano. L'ambulante provò ad alzarsi. Disse qualcosa agli altri. S'alzarono lentamente, cercando di puntare alla fontana zampillante all'angolo della piazzetta. Provarono a fare qualche passo, ricaddero a terra. Si rialzarono e stramazzarono di nuovo. 
- Gesù pietà...- ripeteva tremante Johannes Baptista Guaita. 
La gente rideva, urlava e sputava. 
Cominciò a piovere. Caddero le goccie sulle ferite e i tre comaschi chiusero gli occhi, stringendosi l'un con l'altro. Pregarono la loro antica preghiera: 
Sia santificato il nome di Dio, 
sia fatta la Sua Volontà… 
Uno dei due garzoni mormorò con un filo di voce: 
- Iddio state vicino a mia madre.- Un rantolo improvviso e il sangue gli sgorgò dalla bocca, irrorandogli il petto. Il giovane crollò sul selciato. Poi il silenzio e il battito della pioggia. 
Giovanni Brentano si caricò del cadavere del giovane apprendista, mentre l'altro garzone mormorava infiniti 
Iddio pietà . L'ambulante si trascinò alla fontana ripetendo Sia fatta la tua volontà… 
Depose il corpo sui ciottoli umidi, immerse le mani nell'acqua e iniziò a lavare il cadavere del giovane Johannes Baptista Guaita. 

Quando venne il buio uscirono dalla porta che conduce alle banchine sul fiume. A metà strada c'era un terreno dove venivano sepolti gli stranieri. 
Quella notte, con le mani lacerate, Giovanni Brentano da Tremezzo e Johann Martinelli scavarono l'eterna dimora per il garzone Johannes Baptista Guaita. 

Luigi Rossi 


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