autore:  Susana Riganti

Testo

UGUALI E DIVERSI
STORIE DI ITALIANI ALL'ESTERO

Sebbene il protagonista della storia sia Ernesto Martino, tutto cominciò nel 1898 quando Giuseppe e Teresa decisero di partire. Loro avevano riunito il denaro sufficiente per cominciare una nuova vita con maggiore possibilità per il loro figlio: Ernesto. Questi, al quale piaceva l'arte, era intelligente e non gli mancava istruzione. Compì il proprio apprendistato artistico nella bottega di uno scultore a Parigi; dopo aver trascorso qualche anno in Francia giunse nel 1890 a Brescia. Lì si formò in Disegno e Pittura, ma operò quasi sempre fuori della sua città d'origine; aveva quasi vent'anni e voleva farsi strada da solo. 
Giuseppe, suo padre, lesse le lettere del cugino Raúl. Che fortuna aveva avuto Raúl; lui era partito alcuni anni prima per Buenos Aires. Argentina veramente un paradiso!
Teresa era d'accordo con il marito, Ernesto Martino meritava un futuro nel campo artistico. Così con la speranza di un futuro prospero salirono sulla nave per l'America, lasciando dietro l'amata Lombardia, il lago di Como, il borgo natio: Carnago.
All'inizio non fu facile, a Buenos Aires, come in tutte le capitali, c'erano centri artistici ben noti. Ernesto, ragazzo disinvolto, strinse amicizia con i più prestigiosi architetti dell'urbe. Qui, grazie alle raccomandazioni di un noto professionista, Christofersen, entrò subito a contatto con benestanti proprietari che gli commissionarono diverse opere, fatto che segnò la definizione dell'artista sia come scultore sia come maestro nella finissima arte dello stucco. Gli furono affidati le prime grandi commissioni. 
Nonostante lui rimanesse in città, i suoi genitori si stabilirono a Luján, il cui paesaggio assomigliava alla cara Lombardia. Comprarono delle terre e vi costruirono una casa; i compaesani non mancarono, tra cui i Bava, famiglia perbene di apicultori. La loro figlia Rosa diventò alcuni anni dopo la moglie di Ernesto Martino, noto ormai come "il maestro Riganti".
Tra le sue opere non dimenticò mai la famiglia; per la moglie disegnò un ritratto a matita, e per i figli due teste insieme in bronzo. 
Le grandi costruzioni si succedevano, la tendenza al decorativismo si accentuava sulla facciata della Borsa di Commercio di Buenos Aires e il Teatro Cervantes rifletteva nei suoi rilievi e nei motivi barocchi la sua personalissima impronta.
Con la famiglia ormai formata, acquistò qualche terra vicina al quartiere di Vicente López. Si stabilirono lì, nella casa dove vissero fino alla loro morte. Questa villa finemente decorata da sé stesso contava su un ampio giardino che la circondava, il quale non aveva niente di diverso da quelli della sua terra. 
Ma il maestro cercò di rimanere nel proprio studio, per lunghe ore della settimana, sommerso nell'arte. Per motivi di salute di Rosa, la famiglia si trasferì per più di un anno alla Terme di Montecatini e lui ne trasse profitto per conoscere nuove tecniche e nuovi materiali che apparvero nel primo decennio del Novecento, nell'Europa della belle époque.
A Mar del Plata resta soltanto un capolavoro: la decorazione del Club di Golf nel quartiere di "Los Troncos". Mi sarebbe piaciuto conoscerlo, ma ad essere sincera dopo aver visto le sue fotografie, mio marito, Guglielmo Martino gli assomiglia assai. Nello stesso anno della sua morte, 1949, nasceva mio marito. 
Per riprendere il filo del discorso dirò che Ernesto ebbe tre figli: Raúl, Aldo ed Ernesto Fortunato. Questi fu l'unico ad avere la passione per l'arte e si laureò come architetto; noto e prolifico nella professione come suo padre.
Nel primo periodo le sue realizzazioni si inquadrarono entro un classicismo, man mano passavano gli anni, adottò però un sobrio eclettismo. Dotato di una spiccata sensibilità alla natura dei materiali, Ernesto Fortunato impiegò assai spesso e volentieri il legno; ebbe, inoltre, l'idea di disegnare mobili ad hoc per le costruzioni. Le sue case sono tutte dai tetti a due spioventi e con un'ottima distribuzione delle stanze a seconda le abitudini della famiglia che ci viveva. In alcuni lavori prediligeva sempre il soggiorno con il camino, come luogo intimo; e particolarmente in quelli che restarono proprietà della famiglia usava disegni di mosaici fatti da lui stesso.
Lavorò molto a Córdoba, a Mar del Plata, a Santa Fé, a La Plata e a Buenos Aires. Essendo a Rosario fornì la prima prova di originalità con un disegno di parcheggio, con cui vinse un primo premio rilasciato dall'università. Alcuni anni dopo costruì un palazzo a Mar del Plata, il primo ad avere un parcheggio nel sottosuolo.
In una villa di quest'ultima città sfruttò la pittoresca località sulla costa con delle torri alquanto affascinanti. Negli ultimi anni della sua breve vita insegnò presso l'Università di La Plata e di Buenos Aires.
È stato lui, senza dubbio, ad ereditare la spinta del padre.
La villa sopraccennata di Vicente López si divise in tre parti. Nella parcella più ampia delle altre innalzò la casa dove nacque e crebbe mio marito fino alle nostre nozze. Posso dire che la villa fu veramente splendida. Vi potei vedere gli arredi interni e il giardino. Quel giardino così caro ai nostri ricordi.
Guglielmo Martino, senza aver conosciuto suo nonno, ha lo stesso portamento e disegna come lui. Nostri figli Guglielmo Manuel, e Giovanni Martino possiedono una grande abilità con la matita; si può dire, in questo caso, "tale il padre, tale i nipoti". La stessa sensibilità per percepire l'arte in tutte le sue forme.
Questo è un breve racconto fatto da una studentessa della lingua italiana e nipote politica del maestro.

Susana Riganti

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