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Diritto di essere
Fin da piccola anch'io, come tutti i bambini del mondo, amavo molto le favole. Mi piacevano così tanto, che mi proposi di scriverne anch'io qualcuna quando fossi una volta divenuta grande.
Desideravo scrivere delle favole che avrebbero fatto sognare tutti i bambini del mondo.
Non so più quante volte allora leggevo e rileggevo tutti i libri di favole che mi capitavano sotto mano e che erano la mia passione. Mia nonna mi aveva regalato dei bellissimi esemplari di favole e io li custodivo ben nascosti, in un posto che conoscevo solo io. Per delle ore stavo a fantasticare in quel mondo magico e tutto mio. Era un mondo incantato, dove vivevano re e regine, principi e principesse, fatine bellissime e maghi e streghe cattive. Io varcavo quel mondo, fino a divenire in quei momenti uno dei tanti personaggi che popolavano questo mondo, chiamato da me, "Fantasia."
Mi sembrava di essere "Alice nel paese delle meraviglie".
Mi piaceva vivere in quel posto tutto mio, dove il bene era più forte del male e infine tutti vivevano felici e contenti.
Dimenticavo in questo modo la realtà che mi stava intorno. Per svariati motivi io non sono potuta rimanere a lungo nel mio mondo fantastico. Le circostanze reali della mia vita mi costrinsero molto presto a diventare adulta. Sono stata confrontata molto presto a delle situazioni più grandi di me e in cui per me non c'era più tempo per le favole. A mie spese ho imparato che, in molte circostanze, il bene, non prevale sul male, così
come invece accadeva nel mondo della mia Fantasia. Per vari motivi ho dovuto attendere moltissimi anni, quasi una vita, prima di scrivere il mio primo libro. Con rammarico devo però ammettere che non è di certo una bellissima favola per bambini come sognavo, ma lettura per adulti. E non è soltanto la storia della mia vita, ma anche quella di molti altri esseri umani, che come me, non hanno avuto " il diritto d'essere" e tanto meno di "scegliere."
Scritto col cuore e dunque molto soggettivo il mio libro lo dedico a tutti i bambini del mondo.
Dopo la pubblicazione del mio primo e unico libro scritto in olandese, molti lettori mi hanno chiesto il motivo per cui ho voluto pubblicare la mia storia.
Forse per farvi capire meglio il motivo, posso raccontarvi quello che mi è accaduto qualche tempo fa, poco prima di Natale. Credo che sia stato quest'episodio il motivo cruciale che mi a stimolato a scrivere. La rabbia e l'impotenza che provai in quel momento, mi diedero la carica necessaria.
Durante le vacanze natalizie, il mio nipotino di nove anni Lorenzo è da qualche giorno il mio ospite. E un bambino bellissimo, di carattere molto dolce e con due occhi stupendi che guardano il prossimo con l'innocenza dei suoi teneri anni. La sua pelle ha il colore del "caffè è latte, " (ma più caffè che
latte) Lui è il frutto della relazione di mio figlio con una ragazza giamaicana. Ormai da giorni gli avevo promesso di ornare insieme l'albero di Natale, cosa che gli piaceva tanto, ma al contrario dell'anno precedente, quel giorno lui non dimostrava alcun interesse. Nonostante le mie incitazioni rimaneva impassibile e chiuso come un riccio. Sembrava afflitto da cose più grandi di lui, e dal suo visino triste notavo che a malapena riusciva a trattenere il "magone" che in quel momento lo tormentava.
Dimenticai in quel momento l'albero e tutto il resto e andai a sedermi vicino a lui. Lorenzo rimase immobile e, sempre con la testa china, evitava di guardarmi. Ero proprio curiosa di sapere, che cosa lo tormentava ma dovevo prima di tutto cercare di metterlo a suo agio.
Delicatamente cominciai ad accarezzargli i suoi ricci neri come il carbone, fino a che capii che il magone incominciava a sciogliersi: le lacrime che lui fino allora aveva coraggiosamente cercato di trattenere, bagnavano adesso il suo bellissimo visino bruno.
Lo tenevo stretto a me senza fare domande, aspettando il momento giusto. Poco dopo, quando la crisi sembrava passata, di nuovo gli chiesi con calma, "se c'era qualcosa che non andava." Lui di nuovo non mi rispose.
Facendo finta di niente ricominciai il mio lavoro e cercando di guadagnare tempo, gli domandai che cosa desiderasse di bello quest'anno da Babbo Natale. Ancora con la testa in giù Lorenzo mi rispose: "Non ho proprio bisogno di nulla, nonna." Quel nulla, detto in quel modo indifferente e soprattutto da un bambino giocherellone come lui era una cosa molto insolita. "Bene", gli risposi, "ma io credo che tu un desiderio anche piccolo lo dovresti sicuramente avere, non è forse così Lorenzo?" "Si, nonnina" mi rispose lui ancora con un filo di voce. "Io vorrei…" disse pian piano, mentre di nuovo non riusciva a trattenere le lacrime; " io vorrei che gli altri bambini smettessero di dirmi delle cose cattive e di chiamarmi "Muso nero!" E questo per me il migliore regalo che Babbo Natale, mi possa fare; … "tu nonna potresti aiutarmi? "
Provai una tale pena per lui, che lo abbracciai commossa, provando allo stesso tempo tanta rabbia dentro e mi sembrava in quel momento di rivivere un dejà-vu. Un continuo ripetersi di frase scontate che da generazioni non ci davano tregua.
Cercando di nascondere il mio turbamento gli promisi che avrei senz'altro scritto a Babbo Natale. Non l'avrei fatto soltanto per lui, ma anche per tutti gli altri bambini di colore, che secondo me, hanno il sacrosanto diritto di vivere in armonia e senza traumi, il tempo delle loro favole e della loro innocenza.
Gli raccontai allora della mia infanzia e di quella del suo papà; da come da bambina ero stata strappata via dalla terra nativa, la Sicilia, per venire a vivere in Belgio. E come lui, avevo sofferto allora per l'ostilità delle bambine belghe. Gli dissi che, il più delle volte, i bambini che dicono cose cattive non sono veramente cattivi, ma soltanto maleducati. Lo consolai assicurandogli, che secondo me, lui aveva il musetto più bello del mondo. Lui mi sorrise rinfrancato e senza dire una parola; si diresse verso l'albero che doveva ancora essere ornato. Durante quest'episodio mi venne in mente una bellissima canzone degli anni sessanta-settanta di Fausto Leali, "Angeli Neri." Una canzone di protesta. "La preghiera di un povero nero, che prega il pittore di un altare di dipingere un angelo nero, perché anche i bimbi vanno in cielo anche se sono solo negri." Spero che molti di voi se la ricordino ancora. Sarebbe bello, come dice il testo di questa canzone, se anche nelle chiese, che secondo me sono il simbolo di pace e uguaglianza ci fossero dei dipinti d'angioletti anche neri, come il mio Lorenzo. Non risolverebbe di certo così il problema razziale, ma sarebbe bello, e forse potrebbe, aiutare anche molti bianchi a riflettere.
Ho scritto a volte con rabbia, ma anche con orgoglio, e speranza che qualcuno o qualcosa possa cambiare. Sarebbe nell'interesse di tutti noi vivere in una società in cui ci può essere un posto per ognuno di noi, indipendentemente dal colore della pelle e le nostre convinzioni politiche o culturali.
Cercare di vivere insieme in armonia e fratellanza sarebbe una cosa giusta e soprattutto molto bella. È un diritto che tocca a tutti i bambini del mondo.
Non soltanto il diritto d'essere, ma anche quello di vivere ovunque e altrove.
Miccichè Santa
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