|
STORIA DI UN CORVINERO
Quando il nonno aveva voglia di risalire il corso del tempo si rifaceva al suo domicilio di via Bernardo Alcedo 147 in Lince,dove aveva lasciato la sua metà, Zoila, la madre dei suoi due figli, Josè Antonio y Pedro Alibrandi Vivanco.
Il nonno non fu solo un vecchio lupo di mare ma fu anche bigamo e al Callao mise su la sua seconda famiglia: vittima del suo "amor olvidado", di quel suo "cuore scordato", di montaliana lettura, che sovente colpiva quanti varcavano i confini per quella "terra di dimenticanza", non fece in tempo a crescerne una sino in fondo, lasciando i suoi figli, di qua e di là dell'oceano, nella solitudine della loro
infanzia. A noi Alibrandi italiani e peruani lasciò l'eredità del "kilombo" che nel tempo ci ha fatti scoprire famiglia globale al tempo della globalizzazione.
L'abuelo Nino, giovane quattordicenne, era stato risucchiato dall'emigrazione transoceanica di fine secolo per diventare in terre assai lontane pik and showell man, uomo di picco e pala, ma laggiù il nonno non scese in
miniera, ma nelle stive di una nave da carico a fare il mozzo lungo il rio de la Plata.
Era partito dal villaggio di Macumbo, il villaggio dei Cumbo conti Borgia, costruito sulla sabbia del litorale tirrenico con le case dai tetti di canne e le tegole di fango rosso cotto per imbarcarsi dal porto di Genova a bordo del Sirio il 4 agosto del 1906 assieme al fratello Peppe, più grande, che garantiva per Nino davanti ai genitori che non sapevano leggere e
scrivere. Salpavano col biglietto di seconda classe alla volta di Bona
Savia (Buenos Ayres) dove li attendeva il fratello maggiore Calogero che aveva promesso di portarli nella terra del Callao a fare i corvineros, i pescatori di corvine.
Peppe e Nino erano contenti di partire col Sirio per l'America varcare i confini, allegri del loro destino: partivano per riscattare le terre dei Cumbo, l'immenso arenile davanti al quale si apriva il mare di San Giorgio da dove le madri di Macumbo, con la pena dentro al cuore, vedevano i loro figli andarsene,messi a faticare dentro alle stive ad allamare esche per il salpato di tonni e pescispada e ora, sospirando a quella lontana lanterna, li vedevano partire per le Americhe lontane,all'altro capo del mondo per loro che non sapevano di geografia.
A las cinco de la tarde, raccontava il nonno, il Sirio urtò terribili scogli incagliandosi nelle secche di capo Palos a Cartaghena di Spagna. A bordo era l'ora del rancio e i due fratelli Peppe e Nino persero di vista il compagno d'imbarco Gaetano Papuzza da Capo d'Orlando. Giunti a salvamento sotto alla lanterna di Capo Palos i due sangiorgioti piangevano il marinaio di Capo d'Orlando che a riva altrettanto faceva dei due compagni di viaggio. I tre paesani proseguirono fino a Buona Savia, dove i fratelli, a ricordo del loro salvamento, posarono assieme al fratello Calogero in uno studio fotografico davanti ai lampi al magnesio, ritratti in formato gabinetto. Nino era al suo primo imbarco da mozzo sul rio de la Plata e in uno dei suoi primi viaggi aveva conosciuto il famoso Cicirello, insediatosi, dopo lungo peregrinare per mare, anche lui nella cuna del Callao. A quel tempo Nino aveva attorno ai 16 anni, l'età con la quale sbarcò alla marina davanti alla statua del Nettuno, nel porto di Messina, di ritorno dalle Americhe. Era l'anno 1908, l'anno del terremoto e a prima vista i due fratelli non si accorsero della città terremotata, essendo le macerie dei suoi quartieri coperte dalla Palazzata dello Juvara ancora intatta e all'impiedi, poi quando scesero quello che si diceva di Messina, "viola sull'acque", divenne
vistocogliocchi.
Tra un'emigrazione e l'altra Nino, fresco di matrimonio con donna Teresa, la sarta di Macumbo, lasciata la sua casa sull'arenile con l'orto recintato con pietre di mare tirate a secco, fu spedito al fronte in divisa di grigioverde a fare la guerra in Albania come caporale delle sentinelle avanzate. La guerra in trincea passò tra vaghe promesse di voto e di terre ai soldati che, una volta smobilitati, tornarono sulle rotte transoceanciche e stavolta la destinazione di Nino fu al Callao, dove il fratello Calogero si era installato nella Casa Grande dei siciliani, assieme agli altri Alibrandi, Francesco il baleniere e il figlio Gaetano, formando assieme alle altre famiglie di genovesi come gli Zolezzi e i Cocchella, il famoso ridotto degli emigranti italiani nella terra del Perù.
Calogero aveva sposato Filomena Cocchella della comunità dei genovesi. Siciliani e genovesi erano stati attratti al Callao da quell'insospettabile ricchezza di pesce destinata a diventare la loro Pachamama. Dire dei siciliani significava dire pescatori di corvine, los corvineros, specializzati nella pesca in mare aperto. Dire dei genovesi significava dire pescatori di scoglio, sotto costa. Entrambi si trasformarono, con l'evoluzione della pesca, in pescatori di anchovetas, allorché Nini Zolezzi si mise a fare la harina de pescado. Farina di pesce che ebbe, nell'immediato dopoguerra, la sua maggiore destinazione in Europa.
Anche noi, una volta arrivati in Lince nell'appartamento di via Bernardo Alcedo al numero 147, ci sentiamo a casa nostra. Tio Josè Antonio, che ci porta alla scoperta dei luoghi del nonno e proclama di essere di sangue mestizo, con ascendenze europee anzi meridionali, mi accompagna al santuario della Pachamama, un centro della religiosità inca sulla costa da dove muoviamo alla conoscenza del Tawantisuyu, le quattro parti del mondo inca: un'immensa spianata dove giungevano gli indios per deporre offrendas alla Madre Terra e al Dio del cielo Viracocha. Giù a picco è il mare dove giungevano i corvineros che trovavano in quelle acque, a nord del Callao, la loro Pachamama. Anche il nonno impiegava una giornata per arrivare a remi sotto al santuario della Pachamama.
La nostra venuta dall'Italia è considerata come un regalo di Natale e l'abuelita Zoila non si stanca di dirci che "aqui, Pepe, in Lima està tu casa". Nella sera di una Lima senza niebla giungiamo alla casa di via Bernardo Alcedo 147 dove " su targeta ", sul portone d'ingresso, annuncia che è casa Alibrandi, del medico endocrinologo Josè Antonio, degli Alibrandi, da sempre fedeli a Lima da quando vi vennero ad abitarla con il nonno. Sulla consolle color antracite dentro al tinello che prende luce dal patio, che ha per tetto il cielo di Lima, "estan acasados" i ritratti della famiglia Alibrandi e Vivanco e in una cornice d'argento anche quelli di Antonio Alibrandi e Zoila Vivanco che tio Josè si porta alle labbra baciandoli a testimonianza di com'era bella la vita al tempo del loro amore: lo bella que era la vida cuando se amaban!
A la comida de Navidad gli Alibrandi italiani e peruani si interrogano sul "porque estamos aqui reunidos" e il Barriga, di razza bretone, sposato a Gilda, hija de tio Josè, risponde: "porque ha hecho il fatto con su abuelito".
Il kilombo del nonno, l'amor olvidado, il cuore scordato in una terra lontana che induce anch'essa alla
dimenticanza sono entrati nella letteratura financo in quella del poeta dialettale siciliano Ignazio Buttitta che racconta di " francisi e taliani ", figli di padre siciliano emigrato in Francia, che tutti insieme fecero "na famigghia". E' la storia universale di Simone Catalano che emigrò a Parigi al tempo della fame, allargando la famiglia unendosi a una francese. Gli nacque il primo figlio e poi anche il secondo: mezzi siciliani e mezzi d'un altro mondo! Che c'è di meraviglia, conclude il poeta dialettale nella Peddi nova, francesi e italiani fecero una famiglia: quello che hanno fatto gli Alibrandi mettendosi a tavola! Mutuamente riconoscendosi e accettandosi con il loro viaggio al tempo della globalizzazione che accorcia i tempi e riduce le distanze.
A tavola mi mettono in guardia contro il maleficio del ceviche che stregò lo zio Gaetano che il ceviche mangiò e mai più in Italia tornò. Per i nostri figli, fuori dagli sguardi familiari, il commento è più immediato: il nonno si trovò senza famiglia perchè aveva mentito sul suo stato di acasado in Italia! Ma non per questo in via Bernardo Alcedo venne meno la familia Alibrandi che ogni domenica continuava a riunirsi con i suoi membri al numero 147: tio Gaetano, ogni domenica saliva a Lince dal Callao con le sue baghettes, comprate alla boulangerie che ancora profumavano di
Francia, per fare visita alla famiglia del cugino Antonio rientrato in Italia col foglio di via obbligatorio. Inevitabilmente a tavola la discussione cadeva sui migliori italiani al mondo. Tio Gaetano, che era un soltero e nella sua casa de madera al Callao teneva la foto in grande della Pampanini, aveva la sua teoria in proposito e i veri italiani per lui erano i Toscanini, Bellini, Pampanini, Chiapperini..." Entonces, yo soy Barrighini, e perciò italiano, interloquiva il Barriga che aspirava alla mano di Gilda e stava dall'altra parte di Lince, in via Arenales. I suoi figli e la moglie Gilda, per via del nonno Antonio, italiano, hanno il doppio passaporto con cittadinanza italiana ed europea, nel segno del padre autoproclamatosi italiano aggiungendosi alla lista. Anche loro giunti al paese di Macumbo,fecero il giro delle stradine del paese,fermandosi sotto l'albero di gelsi sotto al quale stava
riunita la famiglia Alibrandi e prima di incontrarsi, Gilda, Barriga e i suoi figli entrarono in chiesa raccomandandosi al santo Giorgio a cavallo perchè fugasse loro ogni dubbio sul pregiudizio che accompagna i siciliani - y si fueran maphiosos ! - e dalla chiesa del villaggio mossero verso l'albero di gelso facendo una famiglia.
All'aeroporto B. Chavez di Lima anche per noi c'erano i niños di casa Alibrandi che alzavano lo stendardo della familia Alibrandi con su niña acostada alla torre di Pisa e impazienti chiedevano del nostro arrivo: "cuando allegan los italianos?". Dei niños di casa Alibrandi, Santiago mostra evidente il retaggio del nonno con le sue orecchie a sventola, come mi indica la madre mentre il niño si inerpica sulla strada in salita ritagliata nel deserto della Pachamama. La doppia vita del nonno si stempera nei ricordi famiglia, di com'era la vita al tempo del nonno nel quartiere di Lince tra via Bernardo Alcedo e via Arenales, dove D'Onofrio fece fortuna vendendo gelati col suo carrozzino ed ora i figli hanno ceduto il suo marchio alla Nestlè che non ha rinnegato quello d'origine, "D'onofrio cerca de ti" sui tricicli gialli che bordeggiano sui viali di
Lima. Ma su tutto tiene banco una leccornia, che tio Gaetano era riuscito a trovare al Callao, rinnovellando la cucina siciliana: il mosciame di tonno o di delfino, la tonnina essiccata, condita all'uso sicialiano con olio e
peperoncino. In visita nella cuna del Callao cerchiamo di carpire il segreto dei siciliani che nella ribera chucuitana avevano stabilito la loro Casa Grande. E osservando il promontorio a ovest del Callao si sovrappone ai nostri occhi la vista di un altro orizzonte a noi familiare e altrettanto agli occhi di un marinaio siciliano in terra straniera: il promontorio di Capo d'Orlando ridisegnato sulla punta del Callao nel mare del Perù, immagine consolatoria che lo faceva sentire a casa sua come se non fosse mai partito da quella terra alla quale mai tornò.
Al museo de la Nacion il dubbio del poeta i cui versi sono scolpiti nel granito all'ingresso, ci torna a interrogare sul nostro viaggio: Quizas yo hubiese sido/un Blanco Aventurero o un indio Emperador? "Il nonno fu un blanco
aventurero, lo sfiorò mai questo sentimento che pervade anche noi? Vorremmo " tocar el cielo / penetrar la tierra / ver en lo oscuro para encontrarte /, nella giornata che conclude il nostro viaggio con la riunione di tutti gli Alibrandi, compreso il ramo dei Cocchella, venuti a salutarci alla vigilia del nostro rientro in Italia. In mezzo a tanta festa l'abuelita Zoila ci ricorda ancora: Pepe, regresa, aqui en Lima es tu casa!"
Guardo il ritratto del nonno sulla consolle che ci fa compagnia nella serata dei ricordi degli Alibrandi, de l'amor olvidado , del cuore altrove e anch'io sussurro la cancion prediletta - forse un huayno de la sierra? -
"Tus ojos serrados / El mundo seguirà andando / Tu boca era la mia / Yo no la beso màs".
Giuseppe Alibrandi
All rights reserved
Mantovaninelmondo© 2003
liberatiarts©
Mantova Italy |