|
I bambini della soffitta
Mentre l'orrore faceva gridare le acque del Po, nel Brasile meridionale la paura faceva tacere l'idioma del poeta Virgilio. Mentre soldati attraversavano i paesaggi di Mantova, un fabbro lombardo era questore a Nova Trento, sud di Brasile. Divideva il proprio tempo ed i muscoli battendo sull'incudine il ferro in brace, suonando il pistone nella Filarmonica Padre Sabattini e pacificando gli effetti del vino in circostanze precise: le feste di San Virgilio, il patrono, o nei balli della Società Humaitá.
Il ferraio Luigi Tridapalli era figlio di Carlo e nipote di Domenico, questi oriundi di San Benedetto Po.
Nata nel 1875, Nova Trento era una quieta colonia italiana, dalla maggioranza trentina, presa dalla frenesia soltanto quando il campanile annunciava la morte di un parente, oppure la cerimonia della macellazione dei maiali, un avvenimento gastronomico collettivo.
Della macellazione e del sangue in terre ancestrali, vaghe e lontane, le notizie arrivavano dal Reporter Esso, della Radio Nazionale di Rio de Janeiro. Quando la guerra era ormai vicina arrivava qualcuno: un'autorità subalterna il cui incarico era quello di auscultare se "guai a chi parla italiano!", in nome e per ordine del dittatore Getúlio Vargas.
La persecuzione ai dialetti italiani - e ad altre lingue, era cosa solita in colonia. L'ordine politico della
dittatura richiedeva una sola lingua in Brasile. All'inizio, Getúlio Vargas ed i nazisti parlavano la stessa lingua. Ma quando Vargas ha avvertito il crollo degli alleati di Hitler, non solo è diventato un entusiasta interlocutore di Roosevelt, come ha addirittura dichiarato sospetti tutti gli immigranti tedeschi, giapponesi ed i nostri oriundi.
Ed il valzer di Vargas è andato avanti fin quando persino le associazioni sportive, le palestre, sono state costrette a cambiare i loro nomi italiani in qualunque altro, legato alla storia di Brasile. È per questo che abbiamo a Nova Trento, ancor oggi, la Sociedade Humaitá - per forza - nome di una battaglia vinta dai brasiliani nella guerra contro il Paraguay.
La paura imposta dalla dettatura dello "Stato Nuovo" di Getúlio aveva una sola traduzione. Sempre che un telegramma inviato al questore Luigi Tridapalli annunciava una nuova blitz idiomatica, i nostri vecchi traducevano la paura cercando rifugio nelle foreste della Mata Atlantica. Incapaci di dire un'unica parola in portoghese, buona parte saliva il fiume per pescare nei boschi, gli altri andavano sulle montagne. Sin da bambini, c'incanta la storia di uno dei nostri: ha scalato la montagna di spalle, facendo capire - dalle orme lasciate a perfezione per gli stretti sentieri tra la fauna e la flora tropicali, che alcun italiano si nascondeva sulle vette da dove si vede il mare. Così la polizia politica non è mai riuscita a capire se gli italiani camminavano in avanti oppure indietro.
Durante quelle incerte operazioni di repressione, per forza della sua carica di questore, il ferraio Luigi Tridapalli doveva ospitare qualche guardia linguistica di Florianópolis. Venivano sempre affamati, ghiotti del vino e della polenta. Arrivavano puntualmente mezz'ora prima di pranzo, con l'appetito stimolato dalle cappe delle rare case lungo l'unica e sinuosa strada di Nova Trento. Si sbrigava la nonna Giuseppina Tolomeotti in Tridapalli ad abbrustolire una pollastra, rimestare la polenta, correva nell'orto per un po' di verdura. Al nonno Luigi toccava una missione assai più sgradevole di quella sull'incudine: chiudere i bambini nella soffitta.
Quasi analfabeti nella lingua portoghese anche loro, restavano i puttelli in silenzio profondo, mangiando polenta fritta, formaggio e salsiccia nell'afosa soffitta, mentre la guardia della polizia politica veniva accuratamente convinta dal vino che all'interno del Brasile meridionale si parlava esclusivamente la lingua di Luís de Camões, Getúlio Vargas e dei cantanti della radio.
Oggi i tempi sono cambiati. La dittatura e le guardie idiomatiche di Vargas sono sepolte, anzi, molto ben sepolte, in delle tombe illustri, così vetuste come quella del dittatore.
Con fede, memoria e orgoglio, gli italiani di Brasile non devono più nascondere i figli nella soffitta. I bimbi parlano anche altre lingue oltre il portoghese, del quale sono fieri. Non dimenticheranno mai, però, l'idioma del poeta Virgilio, quello della culla.
Bravissimi agricoltori e muratori, oggi sono anche ingegneri, medici, professori, avvocati, insomma, come dice un samba, "gente della miglior qualità". Sono le nuove generazioni, che coniugano il verbo nel passato e nel futuro.
Siamo i figli ed i nipoti dei bambini della soffitta.
Tanti anni dopo questi bambini hanno ancora in mente una frase dei vecchi, concludendo la storia di quello che, di spalle, ha salito la montagna, disegnando una discesa con i passi della salita.
- Indietro non si va!
DANTE MENDONÇA
All rights reserved
Mantovaninelmondo© 2003
liberatiarts©
Mantova Italy |