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Assenze
Chiara rimane dondolandosi sul seggiolone che aveva ereditato da suo nonno, ha gli occhi pieni di lacrime e il pensiero assorto nei ricordi.
Nel suo ventre gonfio fiorisce una nuova vita.
Mentre suo marito pota le rose del giardino, lei é cosciente che con il trascorrere degli anni, si fa
più evidente la somiglianza con sua madre, nei gesti e anche nei lineamenti affinati del suo volto,
però il colore bronzo della sua pelle rivela la presenza del sangue di suo padre. Un padre
che credeva morto, perché di quello l'avevano convinta la sua famiglia, attraverso
la narrazione di suo nonno che in risposta ai suoi interrogativi, rispondeva severamente nel suo idioma nativo che
non aveva mai abbandonato totalmente -suo padre é morto-.
Chiara reclina la testa sulla spalliera del seggiolone e ricorda con chiarezza come se
fosse successo un momento fa.
Il volto della nonna e della mamma si oscuravano e le loro minute figure sembravano prese
da un freddo eterno che le ghiacciavano l'anima, togliendogli il respiro
e la parola.
La mia domanda rimaneva flottando nell'aria alcuni istanti e poi sfumava come una
illusione spezzandosi inesorabilmente contro l'ermetismo. Mi sono abituata a non indagare
sopra quel tema che sembrava scatenare una bufera che lasciava tutti costernati e a me
una sensazione di intrigo e mai soddisfatta.
Benché alcune volte, mamma era disposta a colmare la mia inquietudine, davanti allo sguardo tagliante del nonno, le parole
le restavano mute in gola. Quel silenzio deve averla ferita profondamente perché le sue pupille
si riempivano di pianto, allora mi promettevo di non tornare a ferirla,
giacché mai avevo resistito nel vederla piangere.
Mi andavo convincendo che la morte inopportuna di papà l'avesse
cambiata, diventando mia madre una donna inerme e pensierosa, immersa fin d'allora in un vuoto terribile
da cui non é mai potuta emergere.
Arrivò il tempo in cui partii per la città per accrescere i miei studi, perché il nonno diceva che a volte, l'intelligenza e la sapienza nelle donne possono essere un
male, una carriera decente era l'unico patrimonio sicuro che loro potevano
offrirmi.
Un giorno il nonno partì senza annunzio, il suo cuore diede uno sobbalzo e
si fermò. La morte lo trovò seduto sulla sedia di paglia intrecciata all'ombra del pergolato, prendendo mate, canterellando sottovoce una
canzonetta e fumando la pipa, sempre con lo sguardo lontano come nel
vuoto o forse guardandosi dentro, verso i ricordi della sua Italia, in
cui non é mai potuto ritornare.
Nonostante era un uomo semplice e generoso aveva un carattere forte, però
non si oppose quando la morte lo raccolse, si lasciò andare mansuetamente,
forse perché percepiva che la nonna gli sarebbe andata incontro alcuni mesi
più tardi. La nonna era una donna che possedeva una illimitata comprensione per le debolezze umane.
Mia madre rimase in casa e fece della solitudine la sua unica compagna, cominciò
ad andare piano perché il rumore dei suoi passi non rompesse il
silenzio, in rare occasioni lo rompeva per dare voce ai ricordi, ma presto i suoi occhi si inondavano e la sua anima
vi affogava.
Del suo amore giovanile le restava il ricordo.
Per sentirmi più vicina, si prendeva il ventre come quando mi aveva albergato dentro di sé e trovava
così il modo di accarezzarmi attraverso la distanza. Mi ha trasmesso tutto il suo amore e in quell' abbraccio distante mi
trasmetteva la protezione che lei supponeva mi avesse riparato delle sofferenze.
A volte la sua vocazione di madre e il suo infinito dono avevano resistito al proposito di togliersi la vita in modo volontario. Nella sua immensa solitudine frequentemente la
visitava la paura, che si infiltrava tra le fessure degli anni e le pene
che le avevano tatuato l'anima. La paura le parlava di quell'inganno, che mai aveva trovato la
volontà per confessare.
Nei nostri incontri ogni volta la percepivo più leggera, sottile e distante, finché in una sera
fragrante di quell'estate, sentì che moriva definitivamente, giacché
una parte di se lo aveva fatto molti anni prima, prese per mano la
propria ombra per non andarsene da sola e intraprese l'ultima tappa del viaggio; Non
portò bagagli, solo quel segreto che oscurò la sua vita.
Continuo dondolandomi e ho trovato le forze necessarie per leggere un
diario che era appartenuto a mia madre, trascriverò testualmente parte del
brano che mi rivelarono ciò che per tanti anni era stato nascosto.
11 Maggio 1924
Sento un rumore che corre per le mie vene e il mio cuore batte con tanta forza.
" Sono innamorata!"
In questi mesi ho cercato di mantenermi serena però la felicità si
evidenzia e non riesco a dissimulare la passione che mi divora, parlandomi di urgenze e piaceri.
Suppongo che sempre ho saputo che mi sarei innamorata, lo avevo sognato sin dalla mia
infanzia immaginando in ogni momento tutti i particolari, però questo che sento
oggi supera le mie fantasie.
20 Ottobre 1925.
Mi sento sola, e questa solitudine mi risulta intollerabile.
Sono mesi che se n' é andato senza avvertirmi. Ho perso tutta la speranza e anche la
capacità di sognare.
Ho commesso l'errore di arrendermi all'uomo sbagliato, il suo abbandono
merita solo di escluderlo dalla mia vita, però non potrò mai pentirmi di avere conosciuto l'amore.
Chiarina si é svegliata, papà dondola la culla per calmare il suo pianto, vorrei
poter abbracciare quell'uomo di poche parole e di gran cuore che é
mio padre, però non posso e mi vince la vergogna.
Mi domando mamma, perché il nonno celó la verità?
Lo ricordo come un essere segnato da un grande senso di giustizia, bonario e retto,
però stimo che quello non gli bastò per vincere il suo orgoglio.
Ne aveva abbastanza giacché, la sua unica figlia era caduta in una passione sbagliata, disonorandosi per tutta la vita.
Posso solo assicurare che non fu un fatto di sangue o di colore che
contribuì ad abbattere la sua arroganza italiana, fu sicuramente la frustrazione di non avere potuto offrirti una
felicità piena, come quella che sono avessi riuscito al riparo della tua coppia.
Che cosa non avrebbe fatto il nonno per vederti ridere nuovamente come
prima!
se definitivamente lui é vissuto sempre pensando ai suoi.
Sono convinta che adesso devono trovarsi tutti insieme, attorno alla tavola assaggiando
le tagliatelle e un buon bicchiere di vino rosso, là in quel piccolo paesino
ai piedi del Monte Bianco, dove il nonno tanto ansimò ritornare, dove la nostalgia non ha nome di persona, é solo un sentimento accompagnato
da un dolce sorriso.
Cara mamma ti ho amato tanto!
Però sicuramente non ti bastò per riempire le tue assenze.
Ignacio, mio sposo, finisce di darmi una rosa. Di queste assenze sto parlando mamma, di cose come queste, che
nemmeno tutto l'affetto che ti hanno dato i nonni poterono soppiantare.
Ábaco.
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