autore:   Miriam Actis in Chialvo

Testo

Assenze

Chiara rimane dondolandosi sul seggiolone che aveva ereditato da suo nonno, ha gli occhi pieni di lacrime e il pensiero assorto nei ricordi.
Nel suo ventre gonfio fiorisce una nuova vita.
Mentre suo marito pota le rose del giardino, lei é cosciente che con il trascorrere degli anni, si fa più evidente la somiglianza con sua madre, nei gesti e anche nei lineamenti affinati del suo volto, però il colore bronzo della sua pelle rivela la presenza del sangue di suo padre. Un padre che credeva morto, perché di quello l'avevano convinta la sua famiglia, attraverso la narrazione di suo nonno che in risposta ai suoi interrogativi, rispondeva severamente nel suo idioma nativo che non aveva mai abbandonato totalmente -suo padre é morto-.
Chiara reclina la testa sulla spalliera del seggiolone e ricorda con chiarezza come se fosse successo un momento fa.

Il volto della nonna e della mamma si oscuravano e le loro minute figure sembravano prese da un freddo eterno che le ghiacciavano l'anima, togliendogli il respiro e la parola.
La mia domanda rimaneva flottando nell'aria alcuni istanti e poi sfumava come una illusione spezzandosi inesorabilmente contro l'ermetismo. Mi sono abituata a non indagare sopra quel tema che sembrava scatenare una bufera che lasciava tutti costernati e a me una sensazione di intrigo e mai soddisfatta.
Benché alcune volte, mamma era disposta a colmare la mia inquietudine, davanti allo sguardo tagliante del nonno, le parole le restavano mute in gola. Quel silenzio deve averla ferita profondamente perché le sue pupille si riempivano di pianto, allora mi promettevo di non tornare a ferirla, giacché mai avevo resistito nel vederla piangere.
Mi andavo convincendo che la morte inopportuna di papà l'avesse cambiata, diventando mia madre una donna inerme e pensierosa, immersa fin d'allora in un vuoto terribile da cui non é mai potuta emergere.
Arrivò il tempo in cui partii per la città per accrescere i miei studi, perché il nonno diceva che a volte, l'intelligenza e la sapienza nelle donne possono essere un male, una carriera decente era l'unico patrimonio sicuro che loro potevano offrirmi.
Un giorno il nonno partì senza annunzio, il suo cuore diede uno sobbalzo e si fermò. La morte lo trovò seduto sulla sedia di paglia intrecciata all'ombra del pergolato, prendendo mate, canterellando sottovoce una canzonetta e fumando la pipa, sempre con lo sguardo lontano come nel vuoto o forse guardandosi dentro, verso i ricordi della sua Italia, in cui non é mai potuto ritornare.
Nonostante era un uomo semplice e generoso aveva un carattere forte, però non si oppose quando la morte lo raccolse, si lasciò andare mansuetamente, forse perché percepiva che la nonna gli
sarebbe  andata incontro alcuni mesi più tardi. La  nonna  era una donna che possedeva una illimitata comprensione per le debolezze umane.
Mia madre rimase in casa e fece della solitudine la sua unica compagna, cominciò ad andare piano perché il rumore dei suoi passi non rompesse il silenzio, in rare occasioni lo rompeva per dare voce ai ricordi, ma presto i suoi occhi si inondavano e la sua anima vi affogava.
Del suo  amore giovanile le restava il ricordo.
Per sentirmi più vicina, si prendeva il ventre come quando mi aveva albergato dentro di sé e trovava così il modo di accarezzarmi attraverso la distanza. Mi ha trasmesso tutto il suo amore e in quell' abbraccio distante mi trasmetteva la protezione che lei supponeva mi avesse riparato delle sofferenze.
A volte la sua vocazione di madre e il suo infinito dono avevano resistito al proposito di togliersi la vita in modo volontario. Nella sua immensa solitudine frequentemente la visitava la paura, che si infiltrava tra le fessure degli anni e le pene che le avevano tatuato l'anima. La paura le parlava di quell'inganno, che mai aveva trovato la volontà per confessare.
Nei nostri incontri ogni volta la percepivo più leggera, sottile e distante, finché in una sera fragrante di quell'estate,  sentì che moriva definitivamente, giacché una  parte di se lo aveva fatto molti anni prima, prese per mano la propria ombra per non andarsene da sola e intraprese l'ultima tappa del viaggio; Non portò bagagli, solo quel segreto che oscurò la sua vita.

Continuo dondolandomi e ho trovato le forze necessarie per leggere un diario che era appartenuto a mia madre, trascriverò testualmente parte del brano che mi rivelarono ciò che per tanti anni era stato nascosto.

11 Maggio 1924

Sento un rumore che corre per le mie vene e il mio cuore batte con tanta forza.
 " Sono innamorata!"
In questi mesi ho cercato di mantenermi serena però la felicità si evidenzia e non riesco a dissimulare la passione che mi divora, parlandomi di urgenze e piaceri.
Suppongo che sempre ho saputo che mi sarei innamorata, lo avevo sognato sin dalla mia infanzia immaginando in ogni momento tutti i particolari, però questo che sento oggi supera le mie fantasie.

20 Ottobre 1925.

Mi sento sola, e questa solitudine mi risulta intollerabile. Sono mesi che se n' é andato senza avvertirmi. Ho perso tutta la speranza e anche la capacità di sognare.
Ho commesso l'errore di arrendermi all'uomo sbagliato, il suo abbandono  merita solo di escluderlo dalla mia vita, però non potrò mai pentirmi di avere conosciuto l'amore.
Chiarina si é svegliata, papà dondola la culla per calmare il suo pianto, vorrei poter abbracciare quell'uomo di poche parole e di gran cuore che é  mio padre, però non posso e mi vince la vergogna.

Mi domando mamma, perché il nonno celó la verità? 
Lo ricordo come un essere segnato da un grande senso di giustizia, bonario e retto, però stimo che quello non gli bastò per vincere il suo orgoglio. 
Ne aveva abbastanza giacché, la sua unica figlia era caduta in una passione sbagliata, disonorandosi per tutta la vita.
Posso solo assicurare che non fu un fatto di sangue o di colore che contribuì ad abbattere la sua arroganza italiana, fu sicuramente la frustrazione di non avere potuto offrirti una felicità piena, come quella che sono avessi riuscito al riparo della tua coppia.
Che cosa non avrebbe fatto il nonno per vederti ridere nuovamente come prima!
se definitivamente lui é vissuto sempre pensando ai suoi.
Sono convinta che adesso devono trovarsi tutti insieme, attorno alla tavola assaggiando le tagliatelle e un buon bicchiere di vino rosso, là in quel piccolo paesino ai piedi del Monte Bianco, dove il nonno tanto ansimò ritornare, dove la nostalgia non ha nome di persona, é solo un sentimento accompagnato da un dolce sorriso.
Cara mamma ti ho amato tanto! 
Però sicuramente non ti bastò per riempire le tue assenze.

Ignacio, mio sposo, finisce di darmi una rosa. Di queste assenze sto parlando mamma, di cose come queste, che nemmeno tutto l'affetto che ti hanno dato i nonni poterono soppiantare.

Ábaco.

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